Ovvero : che cos’è l’amor?
1
PROBLEMA
L’Amore è l’esperienza delle esistenze umane che procura più piaceri e dolori. La causa è probabilmente che essa nasce da una pulsione fisiologica ma viene vissuta come un desiderio individuale, con l’equivoco di partenza di pensare che la propria idea di amore sia quella ‘vera’.
Questo equivoco deriva dal fatto che si immagina ancora per lo più l’uomo come un dato genetico e non culturale, ovvero che egli possegga una sua ‘autenticità’ originaria ‘vera’: al contrario è certo che quello che si chiama individuo è frutto del tempo e dello spazio in cui vive, ovvero che le idee che ha sull’amore non sono ‘sue’ ma semplici estensioni di idee esterne.
Dentro l’uomo occidentale albergano in effetti vari modelli d’amore, di cui in genere non si percepisce la natura storica: scambiandole per ‘verità’ ogni incontro d’amore è destinato allo scontro di modelli diversi e quindi è condannato al fallimento.
A meno che non si percepisca l’esistenza del problema e ci si faccia carico della sua soluzione ‘in situazione’
2
SFONDO
Oggi sappiamo (dalle nuove scienze della mente e dell’evoluzione) che ‘non esiste relazione sessuale’ – per dirla con le parole di Lacan), che cioè la parola ‘amore’ è solo un significante (antropologico) con cui le varie culture umane hanno cercato di disinnescare il grande potenziale di turbolenza connesso alla pulsione sessuale.
Ogni organismo si riproduce; evoluzionisticamente si è rivelata più vantaggiosa la riproduzione sessuata. Nel momento in cui l’homo diventa sapiens percepisce che questa procedura ha effetti collaterali controproducenti sul piano della sopravvivenza del gruppo di appartenenza (l’incremento di conflittualità mimetica tra i partner).
Allora ogni cultura elabora ‘figure’ (riti, miti9 con cui la pulsione acquisti ‘senso’ ovvero venga ‘messa-in forma’, in modo da renderla prevedibile e controllabile.
Ogni cultura, ovviamente, elabora le sue specifiche ‘figure’ d’’amore.
3
FIGURE
Nella cultura occidentale moderna convivono varie ‘figure ‘ dell’amore: a partire dall’anno Mille si succedono tra le altre, le rappresentazioni dell’amor cortese, dell’amor petrarchesco, dell’amor romantico: ognuna in genere viene proposta e interpretata come la ‘vera’ idea dell’amore: in particolare
- nel primo modello la donna (Domina, Domna) è ‘pretesto per parlar d’altro’, cioè l’ostacolo che consente al maschio di acquisire una forma sociale di autocontrollo nelle ritualità del ‘servizio’
- nel secondo l’amore (per la Donna) è visto come esperimento di conoscenza della contraddizione insita nell’uomo moderno tra passione e ragione, contraddizione che richiede un continuo esercizio di stile, cioè di ‘messa – in forma’ dello spirito, esternamente al matrimonio
- nel terzo è il matrimonio che appare il coronamento dell’amore, quale soluzione della contraddizione tra sensi e intelletto: l’individuo per realizzare la propria Differenza deve dare spazio alle proprie passioni, fino al sacrificio di Sé, in nome dell’ideale dell’Autenticità
Nel Novecento si prende atto del fatto che l’Amore è in effetti la situazione da cui meglio emerge la contraddittorietà della condizione umana, nell’emergere continuo di conflitti di coppia, di crisi di modelli, di catastrofi individuali.
E oggi, di fronte a questa complessità, ci si può approccia secondo due vie fondamentali:
- il ‘sogno’, ovvero la ripetizione passiva di modelli di ‘pienezza’ appresi in continuazione dall’industria culturale ( per cui conta la ‘performance’, l’intensità della situazione, senza il peso di un progetto di lunga durata)
- la ‘ricerca’ consapevole ovvero la ricerca ‘in situazione’ di soluzioni che si basano su minore arroganza epistemologica e su più modestia cognitiva, che partendo da domande cercano nuove soluzioni ‘parallattiche’ (Zizek)
4
In concreto
- All’inizio si dà per scontato che l’amore sia una ‘conquista’ (dell’uomo verso la donna)
L’unica differenza è che all’iniziale figura della Forza (più o meno bruta) si accompagna quella del Servizio cortese(Excalibur), del Rito (il ‘fare la corte’ de Le relazioni pericolose) e dell’Altrove (In the mood for love). Forme di controllo (autocontrollo)affidate rispettivamente all’etica, allo stile, alla passione. Ognuna ovviamente con efficacia limitata alla situazione storica di riferimento.
- Poi lo si percepisce come conflitto tra individui
L’evoluzione sociale fa emergere da un lato che quei modelli sono inefficienti nella loro ambizione di Totalità, di perfezione, dall’altro che alla base della ricerca di relazione non esiste “Corrispondenza” (come afferma il mito platonico) ma “Conflitto” tra le differenti visioni di Perfezione delle singole monadi che chiamiamo Soggetto: individualisticamente ognuno è proteso alla ‘felicità’ (Ultimo tango a Parigi), ma ,appunto, ‘ciascuno a suo modo’. È da questa incomprensione che possono emergere esiti violenti, distruttivi, sia verso l’Altro sia verso di Sé.
- Infine lo si percepisce come campo di mediazione tra le ‘situazioni’ individuali
L’accettazione della natura culturale (cioè storica) e non ontologica del fenomeno dell’Amore (del fatto che “non esiste relazione sessuale”), porta progressivamente i singoli individui, ancora ‘ciascuno a suo modo’ ma consapevolmente , a ‘cercare’ soluzioni di controllo della relazione, a elaborare forme peculiari di relazione, entro una polarità che vede :
- da un lato la forma dell’eccesso (di esonero dalla complessità del fenomeno o di abbandono al flusso delle passioni, cioè di esclusione della prospettiva dell’Altro come ‘ostacolo’ al proprio ‘godimento’ ) – come mostra Shame,
- dall’altro la forma dell’autocontrollo, dell’accettazione della natura etica della relazione d’amore oltre che estetica e logica (Un valzer tra gli scaffali)
