GHOST IN THE SHELL

GHOST final cut

ABSTRACT

  1. Focus : come inserire il film nella serie precedente
  2. Trama: il romanzo di formazione di un cyborg
  3. Modelli teorici: dall’inumano al post – umano al trans – umano
  4. Modelli dal / nel film: sistema dei personaggi secondo lo schema di Greimas
  5. Scene / indizi : confronto Inizio / Fine; alcuni dettagli ermeneutici

1

Focus

  1. Primo piano

Con Ghost in the shell, dopo Il Buco, continuiamo a verificare quanto diverse dalle superfici che chiamiamo ‘norma’ siano le strutture che soggiacciono al fondo  dell’umano.

Così dopo aver intravisto quanta parte abbia –  nascostamente – nelle nostre esistenze la pulsione primordiale della jouissance nella ‘necessità’ della sopravvivenza, con Ghost in the shell cerchiamo di mettere a fuoco quanto sia (e sia stata) decisiva la tecnica / la tecnologia per costituire la specificità dell’homo sapiens.

Da decenni ormai la cultura cyber sta cercando di chiarire come l’adattabilità dell’homo sapiens, espansa in modo vertiginoso nel corso della sua evoluzione attraverso la tecnica, possa essere un’arma a doppio taglio: crescita quasi illimitata dall’affrancamento dai vincoli della Natura, ma anche pericolosa deriva di eccesso, con gravi rischi per la stessa permanenza dell’homo sapiens.

Nel film essendo la protagonista un cyborg, lo spettatore è invitato a conoscere  in modo prima empatico e poi analitico la condizione tragica dell’uomo contemporaneo, in concreto eccitato protagonista di mondi tecnologici(quindi in movimento, “finti”, asimmetrici) ma, nelle proprie auto – rappresentazioni,  strenuo difensore di “equilibrio”, armonia, “autenticità” purezza.

Il film mette in scena un cyborg che, essendo (come ognuno di noi oggi) nello stesso tempo una macchina e una mente, scopre che il suo (il nostro) agire emerge sempre dalla con – fusione di esecutività e responsabilità, di ripetizione per default e di deliberazione da problemi.

Per dare profondità a questa rappresentazione dell’individuo misto della contemporaneità, gli autori del film inscenano uno spazio sociale caratterizzato da una precisa contrapposizione di Forze: da un lato l’Impresa, dall’altro lo Stato, che in parte cooperano in parte si contrappongono: quel che le accomuna è lo scopo di realizzare nuovi dispositivi tecnologici capaci di espandere le potenzialità dell’uomo[1] ; quel che le differenzia sono gli scopi peculiari, il Profitto Particolare per l’Azienda, la Giustizia per lo Stato. Insomma lo sfondo antropologico entro cui agisce la protagonista è l’antico dilemma: individuo vs comunità, Privato vs Pubblico.

Il cyborg (l’uomo macchina della contemporaneità) si trova quindi a sperimentare l’asintoticità dei due diversi copioni di umanità (“stili di vita”) cui siamo oggi chiamati a dare risposta:

–              Regola della Efficacia in Situazione che pretende di essere Legge Universale, cioè l’automatismo (sia di un algoritmo sia di un sentimento), la velocità d’azione (il passage a l’acte)

–              Regola della Gerarchia in Situazione, che sa di essere provvisoria, cioè l’analisi (sia pragmatica sia etica), l’indugio nell’azione (il modello teorico prima dell’azione)

b. sfondo

L’umano che prende coscienza della complessità del Non Finto (connessioni invisibili a determinare le cose che avvengono intorno e dentro il corpo) punta ad eliminare l’imprevisto: il racconto, il rito, la religione, la scienza aiutano a costruire Mondi, cioè a ritagliare settori del Reale fino a dare Ordine (umano) al Disordine (naturale) percepito. La massima aspirazione è eliminare prima o poi le incertezze dal Mondo: e questo avviene sempre più con la Tecnica, che rende inutile (con la capacità di risolvere i problemi emergenti di vario carattere) il Dubbio a favore della Verità della Efficacia. Nessun bisogno di Teoria se i fatti sono lì a portata di mano a dare immediate certezze e a creare soluzioni.

Questa è in fondo la storia stessa dell’homo sapiens: liberarsi della sorpresa a favore della ripetizione.

Ripetizione che è innata già nel funzionamento degli organismi omeostatici che noi siamo[2], e che, una volta percepita, viene esaltata come procedura fondamentale dell’umano in tutte le culture[3].

2

Trama

Situazione iniziale

  • Un futuro prossimo. Una città cibernetica: colori elettrici, ologrammi, schermi, groviglio di grattacieli e strade, movimenti incessanti di entità varie.[4]
  • Un Potere che si dà l’obiettivo (la vision) di realizzare la Pace (cioè la sicurezza per chi vive in città) attraverso l’ingegnerizzazione delle menti delle persone, e affida ad una impresa privata (la Hanka) il compito di dare forma ad un nuovo tipo di Uomini, dalle potenzialità  maggiorate grazie alla nuova tecnologia.[5]
  • Gli scienziati realizzano un prototipo sicuro ed efficiente, un cyborg con mente reale e corpo artificiale, donna a vedersi, ma priva di tutte le componenti fisiologiche fanno di un corpo umano una donna (insomma non ha sesso e quindi non è distratta per così dire da desideri e dai sentimenti che emergono propriamente da un corpo di carne). È in effetti una macchina con la funzione di polizia, cioè con la mission specifica di individuare ed eliminare i criminali informatici.[6]

Rottura dell’equilibrio

  • Un anno dopo.
  • Un’azione di polizia: il cyborg (chiamato Maggiore) individua il luogo dove si sta compiendo un crimine (informatico)[7] ed interviene per default, nonostante l’invito del capo della Polizia a indugiare per capire meglio la situazione e fare delle scelte mirate.
  • L’azione ha successo: ma il capo della polizia invita Maggiore a correggere il suo modo di agire: l’obiettivo di un agente della Polizia è la Pace sociale, per cui la competenza tecnica va controllata dalla Virtù[8], il singolo gesto va collocato entro lo Sfondo; e il singolo congegno (il cyborg) deve agire quindi in modo etico non protocollare.[9]
  • Maggiore comincia ad avvertire dei glitch: ogni tanto la sua mente è attraversata rapidamente da segnali strani che, non essendo decifrabili in base ai codici che conosce, le creano turbamento [10]

Peripezie

Fondamentalmente da questo momento in poi si hanno due percorsi di ‘formazione’ –privata e pubblica -che progressivamente porteranno Maggiore a scoprire che

  • in effetti la sua identità umana precedente alla trasformazione cybog era quella di una ragazza ribelle al sistema, frequentatrice di centri sociali, dal nome Tomoko, figlia unica di una madre che vive da sola
  • gli hacker antisistema sono guidati da un cyborg mal riuscito (un rifiuto del sistema), tale Kuze, che si propone di destrutturare il sistema di potere dominante e creare un network di menti alternative con cui dare vita ad un altro Mondo senza padroni, un modo di libertà

Dall’incontro con Kuze, Maggiore comincia a percepire lo sfondo generale da cui è emersa la sua singolarità: lei è solo l’ultimo prodotto di un programma di Ricerca e Sviluppo[11] con cui il Potere Pubblico (lo Stato) e il Potere privato (l’industria cibernetica, facendo un cinico uso di persone umane, intende  realizzare un Sistema Sociale in cui si risolva il problema di ogni società umana, quello della Sicurezza, attraverso cyborg (nuovo tipologia di umano) che siano esenti dal ‘rumore’  del Corpo (sentimenti, ricordi, esperienze particolari)e totalmente dediti all’esecuzione di procedure impiantate surrettiziamente nella mente.[12]

La definitiva metamorfosi di Maggiore in Motoko si ha quando Ouelet le rivela che la sua memoria è stata hackerata: allora la coscienza diventa autocoscienza,  elabora un Sé Autobiografico in grado di scrivere la sua vita, di scegliersi da sola il copione ‘umano’ da recitare.

Situazione finale

Nel cimitero Mira contempla e abbandona definitivamente la tomba di Motoko: “non sono i ricordi a definirci ma i fatti” è la Regola che detta a Mira la decisione: lei non è più l’essere umano che vive nel corpo e con la mente di carne; non solo non torna ad essere la figlia della madre, ma rifiuta anche la Fuga dal Reale, verso l’Utopia di un Altrove di Libertà edenica, proposta da Kuze[13].

Ormai sente di rappresentare un altro tipo di umanità, in cui coesistono la carne e la macchina[14], e che eredita la ragione di vita della Ouelet (R&S per espandere le potenzialità dell’uomo) e la conseguente funzione trans umanista: mescolarsi con lo sporco del mondo, darsi il compito di agire in modo utile per il bene comune, contro le derive ciniche alla Hanka. Un esempio: l’eliminazione fisica del villain (Cutter) non avviene sotto la spinta emotiva della rabbia o della vendetta (passage a l’acte), ma dopo una consultazione tra Aramaki e Maggiore (riflessione etica e politica) in cui anche la politica mostra di aver accettato che le decisioni si prendono in cooperazione, secondo il modello del network che Kuze aveva cercato di realizzare nell’underground.

3

Modelli Teorici

A

Zizek, Disparità,p.35

Da un punto di vista heideggeriano la civiltà globale scientifico – tecnologica di oggi costituisce una minaccia per la differenza ontologica, ciò che Hedigger chiama un “pericolo” immanente nel nostro modo di vivere. L’espressione più diffusa di questa minaccia è la premonizione, più o meno comunemente accettata, che oggi noi (l’umanità) ci stiamo avvicinando ad un mutamento radicale, l’ingresso in un modo di essere “postumano”. Questo mutamento viene a volte descritto come una minaccia per l’essenza stessa dell’essere umano, mentre a volte viene celebrato come un passaggio a una nuova Singolarità (mente collettiva, una nuova entità cyborg, o un’altra versione del superuomo di Nietzsche). Inoltre questo mutamento è sia teorico che pratico, percepito da tutti noi: chi può valutare le implicazioni e le conseguenze della biogenetica, dei nuovi impianti protesici che si fondono col nostro corpo biologico, dei nuovi modi di controllare e regolare non solo le nostre funzioni corporali ma anche i nostri processi mentali?

All’interno di questo orientamento al “superamento dell’umano” coesistono due opposte tendenze, il POSTUMANESIMO e il TRANSUMANESIMO, che si rifanno vagamente al dualismo di CULTURA  e SCIENZA.

I “post umanisti” (Donna Haraway e altri) sono teorici della cultura che osservano come il progresso sociale e tecnologico dei nostri giorni sta minando la nostra esclusività umana: la lezione dell’ecologia è che in fin dei conti noi siamo una delle specie animali sulla terra, che l’animalità è parte della nostra natura più profonda, che non c’è chiara distanza ontologica che ci separa dal mondo animale, laddove la scienza e la tecnologia contemporanee rendono sempre più visibile fino a che punto   la nostra identità più profonda deve fare affidamento su dispositivi e appigli tecnologici; SIAMO QUEL CHE SIAMO ATTRAVERSO LA MEDIAZIONE TECNOLOGICA. [15]

Per cui, se per i post umanisti gli “umani” sono una strana specie di animali cyborg, i “trans umanisti” (ray Kurzwell e altri) fanno riferimento a recenti innovazioni scientifiche e tecnologiche (intelligenza artificiale, digitalizzazione) che mostrano l’emergere di una Singolarità, un nuovo tipo di intelligenza collettiva, nella quale la mente non sarà più sottomessa alle costrizioni del corpo (compresa quella della rivoluzione sessuale).

Questo orientamento trans umanista rappresenta il quarto livello nel percorso dell’antiumanesimo:

  • non è l’anti umanesimo teocentrico (a partire dal quale i fondamentalisti religiosi americani usano il termine “umanesimo” come sinonimo di cultura secolare),
  • né l’”anti umanesimo teorico” francese che ha accompagnato la rivoluzione strutturalista degli anni Sessanta (Althusser, Foucault, Lacan),
  • ma nemmeno la riduzione anti umanista “profondamente ecologica”, dell’umanità a una delle tante specie animali sulla terra, la specie che con la sua hybris ha fatto deragliare l’equilibrio della vita terrestre si trova ad affrontare la giusta vendetta della Madre Terra.
  • Lo slogan delle scienze post umane di oggi non è più il “dominio”, ma – a sorpresa – una progressiva, contingente non programmata, affermazione. Per Jean-Pierre Dupuy

“la tecnologia che si profila al nostro orizzonte attraverso una convergenza di tutte le discipline mira esattamente alla “non padronanza”. L’ingegnere di domani non sarà un apprendista stregone per sua negligenza o ignoranza, ma per scelta. Si “darà” complesse strutture o organizzazioni e si proverà a imparare di che cosa sono capaci indagando le loro caratteristiche funzionali – un approccio ascendente dal basso verso l’alto. Sarà un esploratore e uno sperimentatore almeno quanto un esecutore. La misura del suo successo sarà molto più la sorpresa[16] che le sue stesse creazioni gli daranno della confermità delle stesse a una serie di compiti prestabiliti  (Le debat, 129, 2004)”

B

Chris Anderson, Wired, La fine della teoria

Oggi le società come Google cresciute in un’epoca di enormi masse di dati non devono più accettare modelli sbagliati. Anzi non devono più accettare alcun modello in generale. L’analisi di big – data permette di conoscere modelli di comportamento che rendono possibili anche delle previsioni: al posto dei modelli subentra il confronto diretto dei dati. LA CORRELAZIONE SOSTITUISCE LA CAUSALITA’. La domanda del Com’è? diventa inutile rispetto al Cos’è?

È finito il tempo di qualsiasi teoria del comportamento umano, dalla linguistica alla sociologia. Dimenticatevi la tassonomia, l’ontologia, la psicologia. Chi sa per quale motivo la gente fa quello che fa? Il punto è che è così, e noi possiamo registrarlo e misurarlo con una precisione senza precedenti. Con una quantità sufficiente di dati, i numeri parlano da soli.

Le risposte fin qui (ventimila) sono sconcertanti: quelle esatte sono la metà, più o meno il risultato che si avrebbe rispondendo a caso. Anche io l’ho fatto ottenendo lo stesso risultato e spesso ho risposto a caso perchè davvero non vedevo la differenza. Sì certo i volti generati da un computer hanno qualche imperfezione su collo e orecchie, la musica ha tonalità strane, i quadri qualche distorsione, i testi suonano vuoti benché perfetti. Ma è tutto impercettibile. Meravigliosamente, paurosamente impercettibile

C

Han

La possibilità di ricavare modelli comportamentali dalle masse dei big data annuncia l’inizio di una psicopolitica digitale.

[…]

Gli abitanti del panotticon digitale non sono prigionieri: vivono nell’illusione della libertà. Nutrono il panotticon digitale di informazioni, esponendo e illuminando volontariamente se stessi.l’auto- illuminzione è più efficace della illuminazione da parte degli altri, vi è è qui un parallelismo con l’auto – sfruttamento[17]: quest’ultimo è più efficace dello sfruttamento esercitato da altri, perché si accompagna al sentimento della libertà. Nell’auto – illuminazione l’esibizione pornografica e il controllo panottico coincidono: la società del controllo si compie là dove i suoi abitanti si confidano non per costrizione esterna, ma per un bisogno interiore: dove quindi la preoccupazione di dover rinunciare alla propria sfera privata e intima cede al bisogno di esporsi senza pudore alla vista: ossia dove LIBERTA’ e CONTROLLO DIVENTANO INDISTINGUIBILI.[18]

[…]

Il panottico digitale non è una società disciplinare bio- politica, ma una società della trasparenza psicopolitica: al posto del bio – potere subentra lo psico -potere. Grazie alla sorveglianza digitale, la psicopolitica è in grado di leggere e controllare i pensieri: la sorveglianza digitale sostituisce l’ottica inaffidabile, inefficiente, prospettica del bio-potere. È così efficace perché è a – prospettica. La bio – politica non permette alcun subdolo accesso alla psiche degli uomini: lo psico- potere invece è in grado di introdursi nei processi psicologici.[19]

[…]

Il data mining[20] rende visibili modelli di comportamento collettivi dei quali, come singoli, non siamo mai consci. Così, esso rende accessibile l’inconscio collettivo. Possiamo chiamarlo, in analogia con l’inconscio – ottico, l’inconscio – digitale: lo psico – potere è più efficace del bio – potere in quanto sorveglia, controlla e influenza gli uomini NON DALL’ESTERNO, ma dall’INTERNO.

Richiamandosi alla loro logica inconscia, la psicopolitica digitale si impossessa del comportamento sociale delle masse. La società della sorveglianza digitale, che ha accesso all’inconscio collettivo, al futuro comportamento sociale delle masse, sviluppa tratti totalitari: ci consegna alla programmazione politica e al controllo. Finisce in tal modo l’era della biopolitica. Entriamo oggi nell’era della psicopolitica digitale

Daniel C. Dennett, Dai batteri a Bach, 2018, p.312

La cultura umana iniziò profondamente darwiniana, con competenze senza comprensione che generarono varie strutture preziose allo stesso modo in cui le termiti costruiscono i loro castelli. Nel corso delle successive centinaia di migliaia di anni, l’esplorazione culturale dello spazio dei progetti a poco a poco si dedarwinizzò, sviluppando gru[21] che potevano essere costruite per costruire altre gru che permettevano ad altre gru di funzionare ancora più in alto, diventando un processo composto da una comprensione sempre maggiore.

In sostanza la cultura evolve  

  • All’inizio creando gradualmente sacche di Comprensione crescente (MEMI)[22];
  • quindi Maggior controllo top down (SCHEMI, MODELLI TEORICI => PROGETTI NON INTELLIGENTI);
  • infine una Ricerca guidata più efficiente (PROGETTI INTELLIGENTI).[23]

[…]

Non abbiamo avuto bisogno di ciò che Freeman Dyson ha chiamato un dono di Dio per arrivare dove siamo oggi[..]

L’intuizione rivoluzionaria di Darwin è che tutti i progetti della biosfera possono – e in definitiva devono – essere il prodotto dei processi di selezione naturale ciechi e privi di comprensione e di scopo.

A che cosa serve la comprensione e come può emergere una mente umana come quella di Bach o Gaudì? Un esame più attento di come sono progettati i computer, che usano le informazioni per svolgere compiti in precedenza riservati a pensatori umani capaci di comprendere, ha aiutato a chiarire la distinzione tra processi di progettazione bottom up e come quelli delle termiti – e della stessa selezione naturale – e processi intelligenti di progettazione “top  down”. Tutto ciò ci ha condotto all’idea di INFORMAZIONE COME PROGETTO CHE VALE LA PENA RUBARE, comprare o comunque copiare. Cambiamanti importanti nell’architettura neurale, ma aggiunse migliaia di affordances gibsoniane – che arricchirono le ontologie degli esseri umani e produssero a loro volta altre pressiini selettive a favore di adattamenti – strumenti per pensre – utili per tener conto di tutte queste opportunità. L’evoluzione culturale evolvendosi essa stessa si allontanò dalle ricerche non guidate o casuali in direzione di processi sempre

[…]

La trasmissione culturale una volta fissata come principale innovazione comportamentale della nostra specie, non solo innescò

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Modelli dal / nel Film

Sistema dei personaggi secondo Greimas

DESTINATOREOGGETTO del DESIDERIODESTINATARIO
Coscienza etica del Bene/Male(lo Stato come  Regola[24])Coscienza pragmatica dell’Efficacia (Economia come Legge)Algoritmo / Imperfezioni delle Connessioni – Macchina[25]Trauma fisico (sperimentazione subita) e cognitivo (emergenza del disordine dal sistema)[26]Coscienza cognitiva (scientifica etica sistemica) e Cura[27]Pace (ordine sociale, sicurezza)DEL  Sistema Crescita Profitto NEL SistemaEseguire compiti / Fare scelteFuga DAL SistemaRicerca dell’Uomo Nuovo‘? ? ? ? ? ?
AIUTANTIPERSONAGGIOOPPOSITORI
Virtù, Responsabilità + Hanka Cinismo, Efficienza + Stato (investimenti)Scienza (Ouelet) + Trauma (sentimento) + Kunze (cognizione del passato, Memorie)Trauma – NetworkHanka + Maggiore /Tomoko1Akimari 2Cutter Maggiore / Tomoko 4 Kunze Ouelet  Cutter / MaggioreAkimari /kunze/ TomokoAkimari + Kunze / CutterCutter, Akimari, Maggiore, OueletCutter
   

5

Scene & Dettagli

Inizio / Fine

INIZIO

  1. Fondo nero scritte a presentare lo sfondo ‘temporale’ (il da-sein generale) entro cui collocare il particolare della vicenda narrata. “Nel futuro il confine tra uomo e macchina sta scomparendo. I progressi della tecnologia consentono agli umani di potenziarsi con parti cibernetiche.”
  2. Movimento verticale con attraversamento di una sbarra bianca orizzontale per traverso, e nuova scritta che avvia alla singolarità” da narrare. “la Hanka robotics finanziata dal governo sta sviluppando un agente militare che renderà quel confine sempre più labile trapiantando un cervello umano in un corpo interamente sintetico metterà insieme le caratteristiche più potenti di umani e robot”
  3. Nuovi movimenti verticali con strisce bianche che attraversano il nero e infine un casco che appare a destra in movimento rotatorio, colore ruggine, con schermo a barre al posto degli occhi, con un numero bustrofedico alla Leonardo (da destra verso sinistra)
  4. Un polso con camice bianco e numero identificativo
  5. Appaiono varie figure in tuta ruggine casco vetro che accompagnano un corpo su barella con voce che indica la situazione della procedura di intervento (combinazione umano e robot)
  6. Infine movimento camera verticale inverso (dal basso verso l’alto) con nuovi attraversamento di nastri bianchi che adesso si rivelano per luci neon
  7. Luce che trapassa verso il blu chiaro mentre assoni metallici si associano a quelli di carne in una danza in cui le distanze vengono superate e le parti diverse si combinano 
  8. La progressiva concrezione del corpo propone un processo di inversione temporale, per cui quello che siamo abituati a percepire come scheletro / resto di un già organismo si accresce progressivamente di muscoli
  9. Dal buio verso la luce dell’azzurro bianco, una sorta di rispecchiamento di duplicato che si rincorrono (platonicamente)
  10. L’e – mergenza della creatura che vien fuori da una sorta di schermo luminoso e infine galleggia in aria con la sua sovrapposizione di entità che una volta unite, prima appaiono come ceramica e infine – rotto il guscio – creatura umana, con tutti i frammenti del contenitore che volano intorno
  11. Quell’immagine umana gira entro un cubo alla maniera dell’uomo leonardesco tra sfondi cupi e contrasti chiari / ombre
  12. L’utero cibernetico è un oblò simile ad uno degli attacchi delle astronavi: l’uscita, la nascita, un caleidoscopio di colori (giallo oro rosso bianco) a rappresentare la varietà del divenire biologico
  13. La presentazione del titolo del film propone infine l’articolo “the” entro un triangolo che appare un evidente rinvio al simbolo teofanico della trinità

Un mondo la cui ‘legge’ è il codice binario (colori bianco nero all’inizio) entro cui il sangue dei corpi veri è sostituito dal sintetico delle tute color ruggine e le entità che sono presenti sono identificate attraverso numeri e non nomi (cultura dei DATA ovvero dei fatti astratti dalla storia differente delle singolarità che vivono).

Ambiente solo artificiale, di tecnica come ‘natura seconda’, in cui scompaiono i volti differenti dei corpi a favore delle maschere ‘identiche’ della funzione, e in cui la differenza non è nei nomi /che rinviano sempre a da-sein) ma alla perfetta simmetria funzionale dei numeri. I contatti sono possibili solo se in presenza di tute: i corpi di carne sono nascosti definitivamente nelle loro imprevedibili imperfezioni, a favore della prevedibilità e controllabilità di strumenti tecnologici.[28]

Ancora più perturbante la rappresentazione della nascita di un essere vivente in cui il ghost (“anima” / fantasma) viene connesso ad uno shell (corpo / guscio): in effetti è come una duplicazione della favola biblica della creazione dell’uomo, per cui qualcuno che non è Dio, dona ‘anima’ a qualcosa che è fatta di esclusiva materia bruta assemblata (connessa) già in ‘forme’ analogiche a quelle umane.

La citazione rinascimentale dell’uomo di Leonardo (perfetta simmetria entro perfetta figura geometrica)[29] vuole essere un richiamo ermeneutico per gli spettatori che amano dare anche qualche occhiata al nostro passato : quell’icona è conosciuta ormai come una sorta di logo del Rinascimento, ma inserita nella scena della nascita del cyborg vuole garantire che la ricerca tecnologica non è nata oggi. Per Baumann “bisogna probabilmente risalire al Rinascimento per rilevare le radici originarie dell’idea che sia possibile ingegnerizzare la pace e la prosperità tramite la scienza e la tecnologia, convinzione rafforzata da gran parte del pensiero illuministico”. Certamente fin da allora emerge il problema di fondo circa la definizione dell’umano: ”al posto dell’antica convinzione secondo cui se vuoi la pace devi cercare giustizia [emerge] la convinzione che le tecnologie di sorveglianza al servizio della sicurezza sempre più grandi e veloci e connesse possano in qualche modo garantire la pace”; ma questa razionalizzazione “è manifestamente infondata ed esclude fatalmente altre opzioni”[30].

Questa operazione consiste in fondo nella sostituzione della sacralità del Trascendente (religione, Riti, Miti) come garanzia di quiete con la sacralità dell’Immanente (Techné, Leggi, Miti come Efficienza): ma mentre l’uomo leonardesco rappresenta con evidenza solo un ‘modello’ (una sorta di rappresentazione grafica di una idea platonica immaginaria – una ‘fantasia), il cyborg che galleggia dentro il cubo è una entità ‘vivente’ che prende il posto dell’uomo limitato che siamo noi tutti

FINE

Lo sfondo

  • La città al sole, con colori chiari: riprese dall’alto in basso con zoom che suggerisce il superamento della frontiera, l’ingresso nella tessitura della metropoli, nella volontà di scavare all’interno della superficie di macchine in movimento dinamiche ma anonime e automatiche (la ripetizione), corpi particolari di persone vive con ricordi ed emozioni (la differenza). 
  • Un interno di casa, con una ripresa schermata da una porta, come a spiare l’intimità irripetibile di una persona (la madre di Motoko che cambia il suo modo di rapportarsi alle cose, toglie il telo di plastica entro cui era rimasta sepolta la sua esistenza per la scomparsa della figlia)

Il movimento dall’alto verso il basso simula il movimento iniziale proprio dell’umano, quello dell’approfondimento, dell’andare verso il profondo delle cose, dello scavare sotto la superficie, della curiosità per quello che si nasconde sotto l’apparenza. E la scoperta,  ovvero il togliere da sotto la coperta quel che vi è nel gesto della madre di Motoko che toglie il Velo di Maja che ingombrava la sua vita, e viene illuminata da un tenue sole che filtra dalla finestra in alto: il tenore mediocre delle esistenze che a volte ‘scoprono’ verità che cambiano la stessa esistenza.

Primo piano:

  • Movimento macchina dal basso verso l’alto a rivedere – con occhio nuovo – il paesaggio metropolitano: l’occhio della macchina da presa scorre come tra canali, entro le strade e gli spazi costretti della città, mettendo a fuoco qua e là ologrammi di ‘persone’ che – ovviamente – sono non persone ma finzioni, ‘reali’ certamente ma non nel senso abituale del termine.
  • A dare evidenza storica – per così dire alla scena – a questo movimento macchina si alternano scene in cui i protagonisti sono agenti dello Stato- il capo, che entra in ufficio tra agenti che salutano militarmente; Batou che scende da un elicottero con altri agenti, in posizione dinamica di chi è sempre pronto ad agire)

Il movimento simula la modificazione cognitiva che consegue alla presa d’atto che il substrato della città è carne (persone di sentimenti e di imprevedibilità): la nostra umanità consiste in questo ‘emergere’, in questo innalzamento verso l’artificiale tecnologico che struttura avvero l storia dell’umanità. Del resto già adesso le nostre esistenze sono solo produzione dell’ars. Le figure che sembrano galleggiare tra i grattacieli in aria sono nient’altro che le ‘fantasie’ del nostro immaginario, ormai densamente popolato da queste ‘idee’ sgargianti nella loro estrema innaturalità . Insomma il movimento simula un hegeliano moto dal Soggetto (intimità) all’Oggetto (la società artificiale) per approdare alla Sintesi di un cyborg che è sia sentimento che algoritmo, sia passione che razionalità.

  • Sul bordo di un tetto di grattacielo, accovacciata, con lo sguardo in basso, il cyborg Maggiore / Motok, come un felino in agguato, con le gambe pronte al balzo, e lo sguardo lontano verso il brulicare della metropoli. Ferma come una statua, priva dei fremiti che indichino passioni: mentre la sua voce enuncia in forma di aforisma il punto finale della sua formazione (Io so chi sono e perché sono qui: Maggiore …ingaggiare obiettivi) si alza in piedi a indicare che è finito il tempo dell’animal e si toglie la veste che la assimila alle persone normali, e rimasta sola con lo shell artificiale, si gira con le spalle verso il vuoto e come un tuffatore si lascia cadere giù finchè la sua figura si dissolve progressivamente
  • Ma mentre sta iniziando la discesa una rapida apparizione di Arimaki, il capo della polizia, che dice ‘approvo’

I gesti di Maggiore stanno a significare ritualmente la definitiva assunzione del copione che la società (nella combinazione ‘perversa’[31] di Arimaki, Cutter, Ouelet cioè  Stato, Industria e Scienza)  le ha assegnato  di cyborg che si toglie di dosso anche i segni tecnologici più banali del vestito (che rimandano comunque a desideri di coprire/ scoprire un corpo di carne) e si abbandona senza più guardare avanti alla mescolanza con l’abisso della metropoli. Un supereroe ancora insomma: ma a differenza di Batman consapevole della casualità del mondo che sta affrontando non ha lo sguardo che indaga, ma solo la esecutività del cyborg che risponde all’ordine del capo. In contrasto con la disobbedienza della seconda scena del film, in cui si sente obbligata ad eseguire automaticamente l’azione per cui è stata programmata, adesso ha conquistato la Virtù dell’obbedienza. La proposta che vien fatta allo spettatore disorientato della globalizzazione è quindi che noi dobbiamo assolutamente assumere tutti i supporti che ci consentono di aumentare la nostra limitata organicità organica, ma dobbiamo anche a ‘stare alle regole’, e che le regole sono quelle che emergono da una struttura di gerarchia che sia capace di agire in nome della giustizia e non dell’utile

 Dettagli ermeneutici (alcuni)

  • Respiro / Anima [32]: Mind Soul Ghost nelle parole della dottoressa [33]
  • Gatto di Schroediger[34] 
  • Glitch [35]
  • Immersione nell’ Abisso[36](Ulisse tra i Sommersi)
  • Memoria come plasticità , come necro porta per espansione e distruzione[37]
  • Memoria come deposito di Dati[38]
  • Cani[39]
  • Bambole[40] : identico / Altro dall’umano, specchio che obbliga alla riflessione sulla consistenza dell’umano (come la bambola, ‘diverso’ ma come)
  • Sangue: Presenza / assenza[41]
  • Network[42] -> mente, menti (rete, relazioni vs gerarchia—-ma nuclei ‘emergenti’) intenzione vs singolarità

[1] Sul piano sociale, all’ordine (la “sicurezza”) realizzato attraverso la repressione dei corpi l’ordine (la “sicurezza”) realizzata attraverso l’ingegnerizzazione delle menti. Dal Bio – Potere allo Psico – Potere.

[2] La sopravvivenza di ogni organismo vivente è condizionata dalla disponibilità (ingestione) di energia dall’esterno: la pienezza di energia determina lo stato di quiete, la mancanza di energia lo stato di in – quietudine. Con l’emergere della coscienza i due stati acquistano sempre più attributi psichici, cioè la quiete si connota come coscienza della sicurezza, l’inquietudine come coscienza di pericolo, quindi paura.

[3] La frontiera, il muro, la cornice, l’hortus conclusus sono alcune delle figure della ripetizione come ‘stasi’

[4] Un Mondo Finito, cioè l’equivalente della comunità descritta in The Village, anche se con contenuti opposti (lì l’idillio arcadico, qui il ‘rumore bianco ’ della società tecnologica). In pratica l’immagine di questa città è icona della nostra attuale società: l’artificiosità tecnologica non è ancora invasiva al punto da trasformare tutta l’architettura urbana, ma certamente espande e determina òe nostre esistenze, dagli spazi privati a quelli pubblici, nel tempo del relax come in quello del lavoro. Dall’impianto idraulico ai laptop, siamo in ogni situazione ‘espansi’, cioè uomini che ancora hanno un corpo ma che per vivere dipendono da moltissima tecnologia, più o meno sofisticata.

[5] La sicurezza è da sempre l’obiettivo di ogni comunità, di ogni cultura: la pace sociale prima assicurata dalla sottomissione alle leggi sacre delle religioni, con la Modernità viene cercata con dispositivi di biopotere (Foucault), e adesso con dispositivi di psicopotere (Negri, Bifo, Han). Controllo delle menti oggi come al tempo delle religioni, ma attraverso dispositivi tecnologici: non riti che costringono e limitano le libertà dei singoli, ma pratiche di formazione delle menti (la società dello spettacolo di Guy Debord, lo storytelling dell’industria culturale) che determinano il modo di desiderare, lasciando ai singoli la possibilità di scegliere i propri singoli objet petit –a e la sensazione di ‘libertà’ proprio laddove c’è servitù totale. Nel film è lo Stato (erede della Modernità) a dare l’orientamento politico generale, ma è il Mercato che – coi finanziamenti pubblici – si assume il compito di dar vita a quegli obiettivi generali con progetti particolari di impresa che rispondono solo al criterio dell’utile dell’azienda e non del sistema generale.

[6] La figura fantascientifica del cyborg ovviamente sta ancora a dire in forma allegorica una verità che ci appartiene: l’uomo che viene formato oggi, a partire dalla scuola delle competenze e dall’università delle specializzazioni, è un congegno da inserire all’interno di una struttura già funzionante, rispetto alla quale si deve porre in termini di totale funzionalità, come il bambino innestato nel motore del treno di Snowpiercer, l’uomo in carriera della contemporaneità deve ragionare solo in termini di efficienza, controllando per quanto possibile la parte emotiva della sua sensibilità umana (corpo) e umanistica (ricerca). Insomma il cyborg Maggiore è figura dell’uomo ideale della presente ideologia neo lib e della futura società cibernetica in cui contano solo i dati, non teorie e tanto meno emozioni. 

[7] In una società cibernetica il crimine non può che essere legato all’informazione: hackerare quindi dal termine hacker che  deriva dall’inglese to hack che significa, letteralmente, tagliare o fare a pezzi. In particolare, riprendendo la definizione del vocabolario Treccani, un hacker è colui che “servendosi delle proprie conoscenze nella tecnica di programmazione degli elaboratori elettronici, è in grado di penetrare abusivamente in una rete di calcolatori per utilizzare dati e informazioni in essa contenuti, per lo più allo scopo di aumentare i gradi di libertà di un sistema chiuso e insegnare ad altri come mantenerlo libero ed efficiente”. In altre parole il crimine consiste nell’inserire all’interno di un sistema chiuso degli elementi di ‘rumore’ che ‘fanno a pezzi’ quella struttura, ovvero quel sistema di Big Data: l’hacker insomma mira, oltre che a estrapolare dati dal sistema in cui si inserisce, soprattutto a destrutturare il sistema, in modo da rendere impossibile ai suoi controllori il data mining, le procedure di ‘messa-in-forma’ che trasformano in ‘informazione’ elementi altrimenti scollegati.

[8] Questo richiamo alla responsabilità individuale oggi si rivolge a tutti quelli che lavorano entro strutture d’impresa (pubblica o privata) che, abituati a identificare il proprio compito nell’esecuzione efficace di precise mansioni (protocolli), non si pongono affatto il problema del fine dell’azione, e si accontentano di agire per default, appunto, indipendentemente dal variare delle situazioni, non rivolgendo attenzione all’eventuale ‘rumore’ che emerga dal reale. Gli specialisti – di qualunque livello professionale – si rintanano all’interno degli steccati disciplinari e dimenticano problemi cognitivi, etici e tanto più politici.

[9] In un mondo non ancora totalmente cibernetico le istituzioni politiche si danno ancora il compito di agire solo dopo aver considerato la complessità della situazione, dando attenzione ai vari elementi di sfondo che la singola macchina specializzata non può cogliere. Il richiamo alla gerarchia da parte del capo di polizia è proprio in questa necessità ancora umanistica di tener conto che non tutte le situazioni sono eguali, e che in ogni situazione prima di attivare i protocolli bisogna indugiare, bisogna crearsi – per così dire – dei modelli teorici (abduttivi, come sa ogni buon detective) sulla cui base poi decidere cosa fare. Insomma il singolo operatore all’interno di una struttura operativa deve assumere su di sé anche la responsabilità di decidere se e come è Bene fare quello per cui / a cui è stato chiamato: più in generale occorre un’etica che guidi l’agire, e l’etica a sua volta (in un Mondo d’Ordine) non può che dipendere dalla conoscenza che emana dalla gerarchia. Nella figura del capo della Polizia del film in qualche modo è rappresentata ancora la logica propria dello Stato Moderno (la sicurezza sociale come fine immanente) ma con la connotazione Postmoderna del Dubbio (la Legge ormai è vista come Regola provvisoria e sicuramente inadeguata a precedere tutta la realtà).

[10] L’opera della tecnologia imita la natura. Così come la copiatura del DNA è soggetta ad errori, così ogni macchina costruita dall’uomo ( in questo caso il cyborg  connotato dalla connessione di sinapsi organiche e artificiali) per quanto aspiri a presentarsi come ‘sistema esperto’ (cioè come un Mondo Finito totalmente conosciuto e controllato) è sempre aperto alle ‘singolarità’ quantistiche (Interstellar), a variazioni che ‘emergendo’ in modo imprevisto danno spazio a sorprese, e quindi – se avvengono davanti a menti funzionanti con carne e già dotate di coscienza, cioè di cognizioni – a dubbi, esitazioni, insomma all’Autocienza.

[11] Per Daniel C. Dennet l’ontologia specifica dell’umano consiste nell’intenzionalità, ovvero nella possibilità di ripetere con consapevole e crescente progettualità quelle procedure che hanno consentito l’evoluzione della vita dai primi batteri di quattro miliardi di anni fa all’homo sapiens (Bach ad esempio, come propone giocosamente nel titolo di un suo libro); l’acronimo che usa Dennet è R&S, appunto ricerca e sviluppo. Nel campo degli organismi non umani la ricerca è in effetti legata al caso (processi bottom up) ma lo sviluppo è dato dal fatto che una tecnologia nuova rivelandosi efficace per assicurare la continuità del gene esplode per così dire e si sviluppa (come ad esempio il sesso)in modo ‘emergente’. Per quanto riguarda l’uomo il passo decisivo sarebbe stato quello per cui, grazie all’evoluzione della mente prima si espande la Comprensione (semantica), e poi la Ricerca da Casuale diventa Guidata, ovvero più efficiente grazie al fatto che i processi top down indirizzano quelli bottom up in seguito all’emergere e alla diffusione per contagio dei memi (fino alla conquista del linguaggio). Nel film questo R&S viene proposto – attraverso le azioni di polizia e impresa – nella sua forma ideologica di Assoluto, di procedura che non lascia altra strada che continuare – a ogni costo – nella strada della ricerca, in nome di un Telos (il Bene Generale) che divide la comunità dei viventi in ‘sommersi e salvati’ (per usare la nota espressione di Primo Levi): il Bene è in effetti un concetto equivoco come emerge già dai contrasti tra il capo della polizia e l’Ad della haka; ma sicuramente a monte, come sfondo implicito , è già dato per scontato che conta il Generale più del Particolare, eliminando gran parte dei risultati precedenti di R&S che possiamo identificare sbrigativamente con il termine di ‘umanesimo’ e che usiamo identificare con termini – altrettanto ambigui, bisogna ammettere – come ‘diritti universali’ dell’Individuo. Kuze è la figura della parte dei senza parte, dell’intellettuale che si fa guida di una diversa modalità di uso della R&S (la cultura underground potremmo dire).

[12] In effetti le azioni sono molteplici e sono tutte coerenti con lo schema narrativo del Viaggio dell’Eroe di Campbell: prove su  prove in cui sperimentare la molteplicità e la variabilità dell’umano fino a superare la soglia definitiva dell’iniziazione, dell’avvento alla nuova identità autodeterminata. In concreto

  • Dopo aver appreso che la geisha è stata hackerata da un’entità sconosciuta nota come Kuze, Maggiore rompe il protocollo e “si tuffa” nella sua intelligenza artificiale in cerca di risposte. L’entità tenta un contro-hack e Batou è costretto a disconnetterla. 
  • Rintracciano l’hacker in una discoteca yakuza , dove vengono attirati in una trappola. L’esplosione distrugge gli occhi di Batou e danneggia il corpo di Maggiore. Cutter è infuriato per le azioni di Killian e minaccia di chiudere la Sezione 9 a meno che Aramaki non la tenga in riga.
  • Kuze rintraccia il consulente Hanka della Sezione 9, il dottor Dahlin, e la uccide. 
  • Il team collega il suo omicidio alla morte di altri ricercatori senior dell’azienda e si rende conto che Ouelet è il prossimo obiettivo. 
  • Kuze prende il controllo di due operatori sanitari e li invia a uccidere Ouelet. Ora con occhi cibernetici, Batou ne uccide uno mentre Maggiore riparato sottomette l’altro. 
  • Mentre interrogano il lavoratore, Kuze parla attraverso di lui prima di costringerlo a suicidarsi. 
  • Togusa rintraccia l’hack in un luogo segreto, dove il team scopre un gran numero di umani collegati mentalmente come una rete di segnali improvvisata: sperimentazione di network digitale, di intelligenza collettiva
  • Maggiore viene catturata e Kuze rivela di essere un soggetto del test Hanka fallito dallo stesso progetto che ha creato lei. La esorta a mettere in discussione i suoi ricordi e a smettere di prendere i suoi farmaci in quanto aiutano effettivamente a bloccare i suoi ricordi. Kuze poi la libera e fugge.
  • Maggiore allora affronta Ouelet, che ammette che 98 soggetti del test sono morti prima di lei e che i suoi ricordi sono impiantati . 
  • Cutter, convinto ormai del fatto che Maggiore ha assunto una sua capacità di prendere decisioni in modo autonomo, ordina a Ouelet di ucciderla. Invece, Ouelet, che ha sempre avuto nei suoi confronti un rapporto di ‘cura’ , consapevole di avere a che fare con una persona e non con una macchina, si sacrifica: dà al cyborg un indirizzo e la aiuta a scappare, così che poi Cutter la uccide (avendo tradito la Legge dell?utile dell’Azienda da cui dipende) cinicamente incolpando proprio Maggiore. Informa Aramaki e la squadra che il cyborg ormai fuori controllo deve essere eliminato.
  • Maggiore  segue l’indirizzo di un appartamento occupato da una madre vedova, la quale rivela che sua figlia, Motoko Kusanagi , è scappata di casa un anno fa ed è stata arrestata; durante la custodia, Motoko si è tolta la vita . Maggiore la lascia e va a confidarsi con Aramaki (con il rappresentante della Giustizia)
  • maggiore lascia e contatta Aramaki, che permette a Cutter di origliare a distanza la loro conversazione.
  •  Batou, Togusa e Aramaki eliminano gli uomini di Cutter che cercano di tendere loro un’imboscata, mentre Maggiore segue i suoi ricordi nel nascondiglio dove Motoko è stata vista l’ultima volta. Lì, lei e Kuze si incontrano e ricordano le loro vite passate come radicali antisistema, il successivo rapimento da parte dell’Hanka per essere usate come cavie nella sperimentazione in atto.
  • Cutter schiera un “carro armato ragno” per ucciderli. Kuze quasi muore prima che Killian sia in grado di strappare il Motor Control Center del carro armato, perdendo un braccio nel processo: ormi agisce autonomamnente non catturare i criminali, ma aiutandoli, sulla base diela conquista di una autocoscienza che le consente di avere una soggettività etica. Il braccio meccanico che si rompe ne è la prova visiva: se ubbidisse solo all’algoritmo, lo sforzo cesserebbe una volta toccata la soglia predefinita: ma lei la sorpassa per la spinta della ‘cura’ per l’Altro.

[13] Ferito a morte, Kuze chiede a Mira  di “venire con me, non c’è posto per noi qui”m ma lei  rifiuta, dicendo “no, non sono pronto a partire, io appartengo a questo posto”. Kuze dicendo che sarà sempre con lei nella sua mente, svanisce e muore ucciso da un cecchino Hanka Batou e la squadra salvano Maggiore , mentre Aramaki esegue Cutter con il suoconsenso . 

[14] La carne in questione è però la mente, mentre la parte propriamente dedicata alle emozioni (sistema gastroenterico, i nervi, il cuore – i topoi della cultura del Pathos) sono sosstituiti da congegni regolati da algoritnìmi e quindi incapaci da procurare ‘rumore’ alla mente. L’identità è allora data non dai ricordi – che pur invadono la mente – ma dalle azioni in presenza, dalle decisioni che nascono dal sistema 2 di Khaneman

[15] Nel film sono le figure istituzionali (i poliziotti)che pensano di poter risolvere il problema sociale fondamentale della sicurezza la ‘pace’ , attraverso persone ‘aumentate’: in particolare è Batou che nel momento in cui ‘acquista’ nuovi occhi, diventa effettivamente un agente più efficace per realizzare la ‘giustizia’. Tutto quello che chiamiamo cultura in fondo è stato (è) possibile solo grazie alle innovazioni scientifico – tecnologiche messe in atto nel corso dell’evoluzione stessa: a partire dalla riproduzione del fuoco, all’invenzione di strumenti di scavo, alle vesti ecc., noi umani in fondo siamo tali solo grazie a tutto quello che ci allontana dalla nostra base originale di animali. Oggi certamente siamo uomini, ma vediamo e sentiamo le cose certamente in altro modo rispetto ai nostri nonni, figuriamoci rispetto agli antenati: un esempio per tutti può essere il modo in cui adesso guardiamo una artita di calcio. Abituati alle cornici artificiale di macchine fotografiche, di videocamere, cineprese, abituati alla moltiplicazione di riprese in modalità diverse significa che stare allo stadio dal vivo viene ormai percepito come un guardare povero, privo dei dettagli e delle anamorfosi che può dare un sistemadi telecamere. Certamente la compresenza di corpi continua a dare denstà emotiva alle situazioni ma la visione aumentata ci ha abituato ormai a scambiare per ‘reali’, anzi più reali, quelle immagine colte elettronicamente rispetto a quelle colte con gli occhi. Non c’è bisogno di congegni inseriti nel corpo per ‘aumentare’ il corpo: sono gli strumenti filtro, i canali, a dare già questa trasformazuione antropologica.

[16] Per la dottoressa Ouelet la ‘nascita’ di Myra è un “miracolo”: qualcosa di diverso da quanto si aspettasse lei dalle sue stesse pratiche

[17] Nell’ideologia neo lib, il modello antropologico corrente è quello del capitale umano, ovvero del singolo che vede se stesso come un capitale su cui investire e di  cui sfruttare le potenzialità accelerandone (come da teoria capitalistica di base) l’uso, ovvero intensificando l’intraprendenza di fronte alle varie situazioni, identificandosi come un competitor all’interno di un Mondo Mercato in cui tutti concorrono verso il Successo, l’affermazione costante della propria Differenza. Il Pathos che s’annida dentro l’organismo umano così viene sublimato all’interno di un Logos di Mercato (non di Società) in cui conta l’efficacia delle proprie iniziative e non la responsabilità rispetto agli altri individui. Non esiste società appunto ma solo Mercato: non c’è bisogno di controllo dall’alto ma ognuno si impegna da solo a ‘dare il massimo’.

[18] Il motto cartesiano del “Cogito ergo sum”, va quindi rimodulato in “Sono visto, ergo sum”

[19] L’ingresso nelle menti umane è ovviamente presente nel racconto del film in forma semplificata, attraverso le vicende dei personaggi: alcuni di essi hanno incorporato particolari dispositivi (porte) che consentono di ‘immettere’ o ‘togliere’ dati nelle loro menti. Nella realtà sociale di oggi l’immissione nelle menti procede attraverso le porte esterne al corpo che si chiamano ‘schermi’: schermi di ogni tipo (televisori, portatili, telefonini ecc.) che in effetti consentono flusso costante di dati, potenzialmente in doppia direzione, ma con enorme sproporzione numerica tra ingresso e uscita. Le persone che oggi si considerano ancora Soggetto Cartesiano sono inconsapevolmente effetto di una strategica esposizione a una serie mai finita di ‘porte’ del genere, sì che il loro Immaginario appare con evidena solo sottoprodotto dell’insieme dei Codici Simbolici che hanno lentamente assorbito – ognuno a suo modo, in conseguenza delle proprie specifiche situazioni esistenziali- nel corso delle loro vite.  

[20] Con data mining si intende l’insieme di tecniche e metodologie volte ad estrarre una quantità considerevole di dati ai fini del loro utilizzo scientifico o industriale, mediante l’applicazione di sistemi automatici applicati a fattori statistici.

[21] Dispositivi tecnici (singoli attrezzi) o tecnologici (procedure) 

[22] I memi, come i virus, sono simbionti che dipendono dall’apparato riproduttivo degli ospiti, che essi sfruttano per i propri obiettivi: quindi affinché ci sia un’esplosione della popolazione dei memi deve già esistere un istinto a imitare o copiare[22],  che “si ripagherebbe” fornendo qualche beneficio in termini di fitness (genetico) ai nostri antenati.. gli antenati dei nostri parenti non umani più stretti a quanto pare non vissero mai, o non abbastanza a lungo, nelle condizioni opportune per poterci seguire sulle pietre di questo guado. Gli scimpanzè e i bonobo, per esempio, non mostrano l’interesse, l’attenzione concentrata, il talento imitativo necessario per provocare l’incendio culturale cumulativo che ci distingue dagli altri ominidi..[..]è possibile che agli inizi la vita  si sia evoluta molte volte per poi fare fiasco, più e più volte, per poi fare fiasco, finché una certa origine azzeccò (in misura sufficiente) un numero sufficiente di dettagli per sopravvivere indefinitivamente.

I primi memi, che fossero protoparole pronunciabili o silenziose abitudini comportamentali di altro tipo, erano sinantropici, non ancora addomesticati, e dovevano essere particolarmente ‘contagiosi’ prima della serie di geni e memi per il rafforzamento delle pratiche di copiatura ]…] non appena la comunicazione verbale divenne non solo un “buon espediente” ma un talento obbligatorio per la nostra specie, si detErminò una pressione selettiva a favore di modifiche organiche che rendevano più efficiente il processo di acquisizione del linguaggio. L’innovazione più importante è l’altricità (l’infanzia prolungata) che estese il periodo in cui la prole dipende dai genitori per la protezione, la nutrizione e – per nulla accidentalmente – l’educazione. Questo aumento enorme del periodo di interazione “faccia a faccia” fu incrementato ulteriormente dal monitoraggio dello sguardo, che a sua volta, rese possibile l’attenzione congiunta, e come aggiunge Tomasello, l’INTENZIONE congiunta..

[23] In pratica l’uomo si differenzia dagli altri organismi perché accrescendo la ‘comprensione’ delle cose con cui si imbatte – prendendole cioè dentro di sé (Con <= cum) sotto forma di categorie regolate dalla analogia (Hofstadtaer, prima nelle forme semplici di emozioni funzionali alla sopravvivenza – come Pericolo / Salvezza-, poi  come icone e schemi (frames) del tipo Lupo / Pecora , o come “part of”, come sottoinsiemi collegati – zanne, coltello, cibo, fuoco, legna ecc. – è in grado da un certo punto in poi di cominciare a farsi guidare dalle categorie (memi) per prevedere le situazioni future (strategie di caccia ad esempio)e infine ricercare – costruire per il futuro – situazioni analoghe, inventando sempre più strumenti (technè). L’umano si differenzia dagli animali proprio per questa crescita di ‘tecnologia’: la ‘gru’ fondamentale per accelerare tutta l’evoluzione in direzione di quello che chiamiamo ‘umano’ è stato senz’altro il linguaggio. Lo pensiamo come un dato naturale, ma in effetti emerge dall’evoluzione come progetto non intelligente e alla fine è stato motore di tante altre tecnologie (come le regole sociali, le civiltà ecc.). le macchine emergono presto da questo scenario come sottoprodotto evoluto delle prime tecnologie. E l’uomo si trova dove si trova oggi perché dalla natura ha ricavato questa artification.

[24] La Legge qui viene intesa in opposizione a Regola: la Legge si propone come emanazione di un Trascendente (Dio, Scienza, Tecnica) e quindi non ammette che sia messa in discussione; la Regola invece è una convenzione auto imposta dall’uomo a se stesso in termini strumentali (per creare ordine appunto) e può essere messa in discussione. Come dice Kant nella Lettera sull’Illuminismo, è chiaro che in presenza del Noumeno (dell’Inconoscibile) il singolo uomo sa benissimo che le regole sociali possono essere sbagliate e deve far di tutto per modificarle, a patto che nel frattempo continui a rispettarle in modo da non creare uno spazio senza regole (una terra di nessuno9 in cui appunto riemerge il bellum omnium contra omnes.

[25] Il cyborg se perfetto congegno strumentale costruito come dispositivo specifico per risolvere precisi problemi ‘tecnici’ non può che agire in modo automatico: di fronte al problema, avendo capacità di vedere meglio dell’umano il quadro generale può intervenire per default, senza minimamente porsi il problema del Bene e del male 8se è o no il caso, il momento ecc. . ma la macchina, ogni macchina, è soggetta ad imperfezione. Nel caso particolare le sinapsi materico-organiche evidentemente non completano la totale ingegnerizzazione della mente del cyborg che avverte dei difetti (glitch9 degli scarti che creano alla mente comunque cosciente l’emergere di un Trauma (un qualcosa di strano che non trova risposta entro il codice con cui dovrebbe funzionare). E dal dubbio emerge l’autocoscienza, che rispetto alla coscienza che gli consente di ‘far bene’ il proprio compito, crea sfondi, crea una profondità di inquadramento del singolo dettaglio, che avvia progressivamente al Dubbio, quindi alla Ricerca, cioè all’inquietudine di cui è propriamente fatto l’umano rispetto all’animale 

[26] Vittima come Tomoko della sperimentazione, ne esce come ‘monstrum’, come macchina imperfetta da eliminare: lo choc dell’autocoscienza è non solo determinato dall’attraversamento di questo esperimento subito, ma anche dall’aver già prima(essendo parte di un centro sociale di opposizione al sistema in sé) deciso di ‘fuggire’ dal sistema, di essere come ancora si dice ‘alternativo’. Solo che la conoscenza dell’invisibile ontologia della sperimentazione scientifico tecnologica portata avanti dall’alleanza  Stato / Impresa lo spinge ad una rivolta di sistema, a cioè utilizzare le tecnologie non per creare la pace di Arimaki, ma per creare un Ordine Nuovo, un Altrove, una Utopia

[27] È la coscienza ‘transumana’ della scienza che sa oggi di non poter essere arrogantemente padrone del reale, che sa di poter procedere solo per modelli e sperimentazioni, per tentativi ed errori, ovvero sa che le nuove pratiche che emergono dalle teorie possono avere conseguenze distruttive per l’umano, ma che sa anche che (in termni di evoluzione) l’umano consiste proprio nella continua adattabilità assicurata dalla sua capacità di artification, che evolve appunto (Dennett) con procedure di R&S (Ricerca e sviluppo). E sa che ogni ricerca è appunto sperimentazione che può portare ricavi ma che nasce da costi. Il progetto transumano consiste nell’elaborazione di una nuova umanità ‘espansa’, capce di affrontare i problemi della sopravvivenza entro un ambiente sempre più imprevedibile proprio aggiungendo elelenti tecnologici al corpo e alla mente di cui fin qui è dotato l’uomo. la posizione del personaggio è propriamente ‘tragica’ nella consapevolezza che un ipotetico bene passa attraverso un danno certo: per realizzare questo progetto oggi lo scienziato non può agire da solo ma all’interno di strutture di ricerca di enormi dimensioni per investimenti e strutture. E quindi non può che immergersi nella alleanza Potere / Mercato: sacrificio vs cura quindi.

[28] Oggi, senza arrivare ancora a operazioni estreme, questa situazione è già data dalla possibilità (necessità in situazione) di contatti ‘separati’ in cui i dispositivi tecnologici filtrano le differenze: ad esempio in un Meet siamo in tanti presenti, ma senza la profondità tridimensionale, entro la bidimensionalità degli schermi, che rimandano solo in modo identico volti diversi ma ncorniciati allo stesso modo, ovvero separati dalla varia mutevolezza delle loro dinamiche esistenziali concrete.

[29] Il concetto chiave è quello non dichiarato ma attivo per default di CORNICE: essa corrisponde alla FRONTIERA  di cui parla Lotman, ovvero alla procedura semiotica fondamentale della SEPARAZIONE come MESSA IN FORMA  dell ‘INFORME. L’organismo imesso entro un ‘mondo’ separato sta a significare ancor prima che coerenza tra le parti, la separazione di un FINITO  dal NON FINITO. Un Mondo appunto è lecito allora solo in questo modo, e entro questo spazio limitato l’Umano acquista FEDE nella sua CAPACITA’ TECNICA.

[30] Z. Baumann, D: Lyon-  Sesto potere,p.109. in effetti la questione fondamentale dell’umano per Baumann è che “la fonte profonda perenne della nostra inquietudine di cui il desiderio sempre più forte di sorveglianza non è che una manifestazione sempre più” è la “spinta a ricercare la comodità, un habitat non preoccupante né faticoso, totalmente trasparente, privo di sorprese o di misteri, che non ci colga mai alla sprovvista o impreparati, un mondo senza emergenze né incidenti, senza ‘conseguenze non previste2 né rovesci della sorte. Il mio sospetto è che una simile pace ultima del corpo e della mente sia l’essenza della popolare e intuitiva idea di “ordine”: un’idea che si cela sotto qualsiasi tipo di confusione, pronta a far ordine e mantenerlo. Un’idea che inizia con una donna (o un uomo) di casa che si dedica a tenere in bagno le cose che vavvo in bagno, in camera da letto le cose che vanno in camera da letto e in salotto le cose che vanno in salotto, e arriva fino ai guardiani che vigilano sugli accessi: receptionist e vugilantes che separano che ha il diritto di entrare da chi chi dovrà restare bloccato altrove e lottano per crare uno spazio in cui, in ultima analisi, niente si muive a meno che qualcuno non lo muova. Il luogo che più si avvicina a questa immagine è il CIMITERO”

[31] L’etimologia della parola ci porta lontano dalla connotazione moralistica che in genere viene associata alla parola (malefico) e ci aiuta a rilevare ancora la caratteristica decisiva dell’humanitas nell’intezionalità: per +vertere indica un volgere qualcosa / qualcuno da cima a fondo, attraverso uno spazio finito. Perversione indica insomma a capacità di immaginare un percorso (un progetto nel caso del film) e di portarlo a compimento: un compito che è proprio , per intendersi, dell’eroe mitologico tipico, ma che l’uomo contemporaneo continua ad assegnarsi, attraversando incidenti e sorprese. Maggiore è il punto finale del percorso che emerge come ‘miracolo’ – cioè come sorpresa secondo la dottoressa – da una sperimentazione che ben corrisponde nel suo frame di base alla quest degli eroi di ogni tempo  

[32] La parola che la cultura cristiana e platonica fa coincidere con lo spirito separato dal corpo, Ovviamente nel latino storico vale solo a indicare appunto, come nel film, il respiro del corpo (cfr. rianimazione): come a dire, ‘rimettiamo in chiaro’ come stanno davvero le cose. 

[33] Ouelet è chiara allusione citazione dell’ebraico Qoelet . L’etimologia del termine ebraico Qohèlet deriva dal participio presente femminile del verbo qahal, che significa convocareadunare, “radunare in assemblea”. Letteralmente dovremmo tradurre Qohèlet, participio presente femminile, con l’animante, nel senso di colei che anima il discorso, l’animatrice.

La desinenza femminile può indicare il genere, ma anche una funzione; poiché i verbi collegati a Qohèlet sono nella forma maschile, si tratta di un attributo che è diventato, in seguito, nome proprio. Riprendiamo da Wikipedia alcune informazioni al riguardo “I Greci tradussero questa parola con il termine Ekklesiastès – traduzione greca dei Settanta che ha reso l’ebraico “qahal” (assemblea) con l’equivalente greco “Ekklesia”. “Ekklesiastès” significa dunque “colui che parla o che partecipa all’assemblea”, senza nessun collegamento alla terminologia cristiana.Tuttavia, Plutarco usò questo termine in modo duplice per indicare l’atteggiamento di Qohèlet sia quando si pone da solo i quesiti in qualità di maestro (concionator), sia quando si risponde in qualità di spettatore. Per Voltaire “Chi parla, in quest’opera, è un uomo disingannato dalle illusioni di grandezza, stanco dei piaceri e disgustato della scienza. È un filosofo epicureo, che ripete ad ogni pagina che il giusto e l’empio sono soggetti agli stessi accidenti; che l’uomo non ha niente in più della bestia; che sarebbe meglio non esser nati, che non c’è un’altra vita, e che non c’è niente di buono né di ragionevole se non il godere in pace il frutto delle proprie fatiche assieme alla donna amata. L’intera opera è di un materialista a un tempo sensuale e disgustato.” La dottoressa è in effetti una scienziata disgustata della scienza che alla fine si sottomette alla scelta morale che rinvia alla ‘artificiosa’ dimesione dell’umano come delibrazione singolare su basi persoìnali ‘giocose’ (regole9 senza alcuna garanzia di sacralità trascendente o immanente. 

[34] Una sovrapposizione di immagini in termini lineari prima- dopo (la ferita, la cura, il cilindro col gatto che prima c’è poi non c’è) a sottolineare sia la procedura ‘fisica’ teorica’ per cui davvero la ferita (materica) possa scomparire (si tratta di determinare o meno delle correlazioni quantistiche tra macro e micro mondo) sia la ‘quest’ la domanda di senso del cyborg (che si chiede appunto come una cosa possa contemporaneamente esserci o no – come quella cosa che si chiama Maggiore esista davvero o no, se sia quella cosa maggiore o anche contemporaneamente una persona, una memoria umana)

[35] Emergenze, singolarità, percetti non codificati non riconoscibili con i codici di cui è in possesso maggiore, ovvero il Trauma lacaniano, il non immediatamente evidente, che crea perturbante, problema “ci aggrappiamo ai ricordi come se fossero quello che ci definiscono, ma non è così: è quello che facciamo che ci definisce” parole di Ouelet, quindi di chi sa che il passato (alla Nietzsche è una catena che vincola troppo). Ma l’uomo comune ne ha bisogno per dare profondità alle mergenze del presente: lo scienziato sa che sono ‘narrazioni’ e che il nuovo io, il sé autobiografico, deriva dalla capacità di liberarsene, per attingere al nuovo, al cambiamento

[36] Citazione dell’archetipico viaggio agli inferi come obbligo di straniamento rispetto alla superficie del mondo che appare per poter davvero, a contatto con il nonvisibile del passato, percepire ilfinora Non Visto, per attingere altre porte di conoscenza, per espandere la conoscenza. Nella vicenda cyber è chiaro che si tratta di un atto di hakeraggio , un furto: ma se rapportato, come fanno le immagini del film, al viaggio archetipico dell’eroe, questa è una tappa decisiva per la formazione dell’Io. Anche per le nsotre quotidianità questa allegoria dice qualcosa sulla necessità di attraversare le ombre della luce, di abbandonarsi alle tenebre del dolore, per potere davvero acquisire una misura delle cose con cui abbiamo a che fare nel mondo dell’ovvietà normalizzante. Dei sentimenti etrodeterminati, delle tendenze, degli sciami.

[37] G.Tonelli, Tempo. Il sogno di uccidere Chronos,2021,p.”Il presente che viviamo è un artefatto piutosto complicato. Ma anche il nostro passato è qualcosa di molto diverso dal catalogo immutabile delle esperienze vissute che immaginiamo. La nostra memoria infatti è plastica: ogni volta che ricordiano un episodio in qualche modo lo riviviamo aggiungendo o togliendo qualcosa all’esperienza originale. Le nostre emozioni, addirittura lo stato d’animo di un momento, possono modificare significativamente l’esperienza vissuta” . ad esempio la madeleine di Proust come dispositivo di espansione del presente; ma anche il brindisi di un figlio in occasione del compleanno del padre (Vintenberg in Festen ,film del 1998)come distruzione (si porta in scena una lontanissima violenza subita). Insomma i ricordi sono, come tutti i ndispositivi della psiche, estremamente labili ed estremamente finti, soprattutto estremamente perturbanti rispeo all’ordine, rispetto all’ambita ripetizione di uno stato di quiete. Quindi per un ‘agente’ che deve agire in modo efficace, ovvero se entro un sistema di regole precarie quelli di uno stato, in modo da realizzare la giustizia, sono un ostacolo. Il copione di efficacia per un ruolo pubblico insomma non può che, riportare nel segreto dell’intimo, i ricordi: che ci definiscono solo nei nostri racconti di idealizzazione o di rancore personale. Per fare la stori, queste passioni agiscono sempre: ma la giustizia è altro, è ‘finzione’, con regole uguali per tutti.

[38] Nel mondo dell’informazione la Memoria è esente dal virus dei sentimenti, è un accumulo quntitativo di Dati, cioè di bit messi in forma secondo processi algoritmici, che rendono veloce ogni procedura, e soprattutto esatta, perfettamente neutra rispetto alaa mano 7 mente / emozione7 intenzione di chi manovra quel dispositivo. Il migliore die mondi possibili insomma, l’Iperuranio Platonico finalmente realizzato. Su queste basi si costruiscono quelli che nel campo cibernetico vengono chiamati sistemi esperti. Un data base è in effetti come un campo di calcio, cioè uno spazio finito, regolato da precise procedure, entro cui quindi tutto è esttamente ruèetibile e controllabile. Sostituire la memoria plastica dell’homo sapiens co quella rigida dell’informatica  consente davvero di eliminare l’imprevedibilità delle scelte dei singoli e delle masse, orientandole fin dalla nascita immettendo precisi modelli e procedure di azione in cui prevale sempre il ‘passage a l’acte’. Psicopotere dunque, ovvero ( e siamo nella cronaca di oggi) Psicopolitica (Han).

[39] Icona dell’Altro: la cura per i randagi è segno della presenza nel poliziotto di una visione delle relazioni con le cose aperta all’accettazione dell’imprevisto, del movimento, delle differenze. Insomma rifiuto di un mondo come ‘sistema eserto’

[40] Icone dell’ Identico / Altro dall’umano: uno  specchio che obbliga alla riflessione sulla consistenza dell’umano (come macchina eterodiretta, come occasione di ‘profondità’)

[41] In un mondo artificiale anche la violenza è diversa da quella deIl Buco: lì sangue e orrore immediato, qui meccanismi che si rompono e sempre distacco psicologico, nell’automatica classificazione degli incidenti meccanici come eventi della ripetizione, della reversibilità. Si rompe un braccio meccanico, arriva sempre il tecnico che aggiusta. Ecco la deriva del nostro quotidiano, l’abitudine a dare per scontato che, pur mitizzando l’armonia della Natura (che è segnata dall’entropia, dalla irreversibilità) , in effetti ci lludiamo di stare in una situazione in cui in fondo tutto si può, anzi si deve ripetere. La famogerata Resilienza insomma nasce da questa illusione cognitiva; da qui ovviamente l’incapcità di accettare he semplicemente le cose non torneranno MAI quelle di prima. In fondo lo sappiamo tutti. C’è la morte alla fine, la fine: ma facciamo finta di essere come cybog, più o meno indistruttibili.

[42] L’utopia di Kuze è l’utopia dell’intellettuale che pensa da sempre ad una repubblica delle lettere, a duna città ideale, in cui le menti migliori cooperano in forma dialettica di scambio continuo a crare l’espansione e il miglioramento dell’umano. Niente gerarchia, niente Pre – Potere, ma solo nuclei provvisori, ‘singolarità’ di menti che trovano ‘worm hole’ entro cui tuffarsi per riemergere in un altrove mai visto ma sperato. Magiore nella narrazione del film rifiuta questa prospettiva di Ricerca e di Disperanza rispetto al qui e ora, ed hehelianamente accetta una sintesi al ribasso che sostituisce la Prosa del mondo alla fuga delle anime belle: accetta cioè che la conoscenza, la tecnologia, sia usata qui e ora, in questo mondo imperfetto, per realizzare (entro sistemi imperfetti di gerarchie) ‘obiettivi’ in ‘situazione’

Pubblicato da bruno nasuti

rompe e riempe scatole semio antropo reuro sistemo filo eccetero logico filo filo filo

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