Tre sonetti e un percorso: dalla fuga (Solo e pensoso) , alla nicchia (O cameretta) , all’invenzione della elìte (Voi ch’ascoltate)
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Il rifiuto del Rumore della Città (della comunità, dell’altro) porta il singolo a cercare rifugio nell’Eccesso, nel Ex – cessus, nel superamento dei confini del centro abitato. La trangressio però, che punta a liberarsi dal controllo della regole, dal doversi adeguare alle intenzioni e al giudizio degli altri (giudizio dettato dall’accettazione delle abitudini verità dettate dalla Grande A lacaniana), che punta a dare spazio illimitato alla propria personale jouissance, di fatto fallisce: il Vuoto di senso che merge tra le ‘piagge ‘ della natura (là dove non c’è uomo) significa che improvvisamente il singolo si rende conto che l’unico modo per colmare’ di significato l’esistenza individuale è – paradossalemtne- stare in mezzo all’Altro.
Questa trasformazione della pulsione in desiderio prende il nome di Amore: e prende le sembianze limitate di Donna. L’eros è solo la forma concreta che prende quest’avvertimento del trauma del reale: questa donna particolare è un fatto contingente, dettato al caso alla situazione, al kairòs. Quel che che immodificabile è il fatto che ‘cerare’ una donna mi dà modo di riempire di senso la vita: mi dà una direzione. Insomma la donna è la Phi lacaniana per il maschio, che in essa vede un quid misterioso che promette di dare finalmente pienezza (senso) a quello che non ce l’ha. In concreto questa o quella donna è semplicemente un Objet petit-a, un ‘finito’ che con la sua ‘finitezza, consente di limitare il disturbo del Non Finito di cui consiste la società, la natura, la realtà.
Solo et pensoso i piú deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.
5Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:
sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
10et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.
Ma pur sí aspre vie né sí selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co’llui.
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Se non è la transgressio, la soluzione sarà la micro comunità che però nasce solo dalla capacità di autodeterminare un Mondo personale, di ricavare all’interno della Grande A un proprio Mondo, fatto appunto di Spazi e di Parole messi in forma autonomamente, in alternativa a quelli sociali, riusandoli anzi in modo ‘artistico’.
Intanto il raccoglimento in una nicchia ecologica di sopravvivenza in cui difendersi comunque dal ‘controllo’ sociale e dar sfogo alla pulsione di jouissance (la cameretta, il letto, ummaginiamo i libri, la carta e la penna per scrivere)
O cameretta che già fosti un porto
a le gravi tempeste mie diürne, luce riparo come Limite dalla Mimesis del Mondo (vergogna)
fonte se’ or di lagrime nocturne, ombra godimento come Liberazione dalla Castrazione Simbolica
che ’l dí celate per vergogna porto.
O letticciuol che requie eri et conforto godimento dell’eccesso vs castrazione delle regole (affanni)
in tanti affanni, di che dogliose urne ombra
ti bagna Amor, con quelle mani eburne, luce
solo ver ’me crudeli a sí gran torto!
Né pur il mio secreto e ’l mio riposo odioso
fuggo, ma piú me stesso e ’l mio pensero, refugio chero
che, seguendol, talor levommi a volo; alto (desiderio)
e ’l vulgo a me nemico et odïoso riposo
(chi ’l pensò mai?) per mio refugio chero:
tal paura ò di ritrovarmi solo. Solo/suolo (paura)
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Cameretta:
- Materialmente, spazio di separazione dalla comunità di appartenenza
- Simbolicamente,
— segno di Protezione (fosti un porto) dalla Conflittualità (gravi mie tempeste diurne) –dalla Castrazione Simbolica (il dì celate bisogno di autocontrollo)
— segno di ‘jouissance’, abbandono alla Pulsione (fonte di lacrime) dell’Eccesso (spazio dell’objet petit-a)
Sistema semiotico
- Asse Luce / Ombra il valore negativo della visibilità, all’opposto della segretezza. Segreto è se – cretum, secernere, separare appunto. oggi viviamo come in vetrina perenne, in cui la connessione con l’Altro (la società) consiste nella continua adesione alle regole (alla Castrazione simbolica)
- Asse Dentro / Fuori
- è la procedura semiotica fondamentale, il se-parare. Se una comunità vuole dare senso alle cose (costruire un Mondo), comincia con il separare spazi e, al suo interno, stabilire regole sulla base di codici binari (A vs B, cfr. sistemi emergenti), a partire dallo spazio. Prima di tutto Alto / Basso (cfr. legge di gravità) e Dentro / Fuori (paura / sicurezza cfr. una tana, un nido, una capanna, un muro, una casa, una camera).
NON FINITO
Rumore /Abietto /Natura (VUOTO)
FINITO A Grande Altro(Codice Simbolico Comunità)
FINITO B Immaginario (codice simbolico del singolo)
Trauma => Objet petit-a
- Questa ‘separazione’, se l’uomo è sapiens, diventa presto ‘simbolica’ (cioè può essere costruita per ANALOGIA, estendendo il ‘significato’ d’origine anche a ‘segni’ assimilati per analogia appunto: occhiali da sole in interno, mutismo, girare lo sguardo, non invitare..)
- Asse Regola / Eccesso TEMPESTE
Vivere in comunità è possibile solo se si limita la jouissance del singolo, il suo Protosè. Ognuno per sopravvivere ha bisogno della cooperazione dell’altro (la madre, il padre, e poi altri del gruppo, ad esempio il gas la mattina, l’acqua della doccia …) e questo comporta una necessità di limitazione della jouissance, della ricerca pulsionale del proprio benessere individuale. La comunità pone ‘regole’ che ‘castrano’ simbolicamente proprio questa pulsione all’eccesso. L’eccesso il singolo deve frenarlo quando sta nello spazio ‘diurno’ e riservarlo allo spazio ‘notturno’. Insomma deve esserci senso di responsabilità, per quanto questo costi
- Asse Comunità / Io
La ‘vergogna’ è il segno interiore di questo sacrificio dell’eccesso: in comunità bisogna che ‘ci diamo una regolata’, perché ognuno degli altri vorrebbe espandere illimitatamente il proprio godimento facendo male proprio al mio Sé. La regola fondamentale è allora l’AUTOCONTROLLO, che vuol dire pudore, provar vergogna a dimostrare incondizionatamente le proprie passioni (che possono essere segno di non riconoscimento per l’altro). L’IMPERSONALITA’ – cioè accettare regole del gioco, come nel caso di una partita di sport (si pensi ai cavalieri dei tornei, si pensi a qualunque sport, a qualunque gioco di carte) – è la soluzione, impersonalità qui chiamata ‘vergogna’: insomma un invito a nascondere, in comunità, i propri sentimenti a favore del raccoglimento intimo, nei luoghi e nei tempi giusti
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Letto ( objet petit –a )[1]
- Asse semiotico Passato / Presente
l’esistenza è tempo che scorre, è entropia; l’ordine di cui godiamo in una situazione, non garantisce – mutato lo sfondo – la stessa valenza simbolica (di significato) quindi sentimentale di prima (quel che è stato bello ieri, oggi ci può dare fastidio)
Precarietà
- Asse semiotico Quiete / Affanno[2]
La stessa ambiguità si pone con gli ‘oggetti’. Quel che in una situazione ci dà l’idea di Pienezza, in altro contesto, ci dà l’idea di Vuoto. Lo spazio ristretto del letto – che restringe ancor più lo spazio di ‘godimento’ entro la stanza privata – è quindi a volte arena di benessere (quiete) a volte di malessere (affanno). Lo stare distesi a letto anche oggi coincide nell’immaginario con la posizione fisica di ‘chi non si regge in piedi’, ‘non ce la fa’, del “depresso” che fa resistenza all’attivismo frenetico cui si viene incessantemente chiamati, insomma di quello che non sa o non vuole fare niente, quello che resiste rispetto alle imposizioni castranti della comunità (web ,media, famiglia, scuola addirittura..) Anche l’asse semiotico disteso / in piedi si connota quindi ulteriormente come portatore di significati variabili in dipendenza delle connessioni. Only connect! !
- Asse semiotico Amore / Crudeltà scoperta del Reale: la regola stilnovistica dell’amoreche corrisponderebbe a chi ama P. ha scoperto che non è vera; l’oggetto d’amore (la persona da noi scelta come ‘unica’ può essere indifferente a Noi che amiamo.
Più in generale: la relazione intersoggettiva è sempre asimmetrica, il “riconoscimento” vicendevole (in qualunque contesto, come un’aula di scuola, un concerto, un pub…) non è mai automatico, va cercato e costruito (anzi può dar luogo all’inversione di senso, consentire all’altro di affermare il suo prepotere ….cfr. la dark lady)
In ogni caso, anche stare separato dal mondo (quando ci si riconosce invisibile all’occhio dell’Altro, magari per lamenbtarci come ‘vittima’ – della cattiveria dell’Altro, del caso –la sfortuna..) , non consente di fare a meno dell’Altro. Bisogno (mancanza, vuoto) che ci accompagna proprio se non ci regala il suo riconoscimento: se non funziona l’objet petit –a, allora eccolo in grande Vuoto che incombe!
- Asse semiotico Giustizia / Torto
Dalla evidenza della ‘crudeltà’ deriva l’attivazione conseguente di un sistema etico soggettivo, non valido in assoluto, ma determinato dallo sfondo cognitivo del soggetto: la giustizia per lo stilnovista / cortese consiste nella corrispondenza tra chi ama e chi è amata; l’ingiustizia nel mancato riconoscimento. Quindi se io amo e l’altro non mi ama il torto sta dalla parte di chi non ama! Questo schema di spiegazione porta al Vittimismo: la paranoia vede il male nell’Altro; e allora, se esasperata e banalizzata, posta al desiderio di “rimettere le cose a posto”, di creare Giustizia. Stalking quindi, assedio, nell’euivoco – oggi- del mito romantico dell’Assoluto perfetto Amore senza limiti: ed è abbastanza facile che si arrivi alla violenza fisica, fino all’omicidio.
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Volo
- Asse semiotico quiete / volo .
- stare distesi / muoversi verso l’alto.
Il riposo, il separarsi (secreto, la cameretta, il letticciuolo, l’objet petit-a) potrebbe / dovrebbe donare quiete, cioè l’equilibrio di chi non avverte la ‘mancanza’ (il Vuoto di senso del Mondo): invece dentro la camera è comunque presente nella mente del soggetto l’Immaginazione, che è capace di ‘portare in volo’ l’individuo, fuori da quella stanza, lontano, verso chi crea desiderio.
C’è una biforcazione del Soggetto: da un lato il corpo che sta nella quiete, disteso nel letto, separato dal Rumore del Mondo, dall’altro la mente che vola perché ‘pensa’ (perché vede la biforcazione e si sente chiamata valutare le due vie possibili, e si agita..).
Oggi facile, fin troppo, questa ‘evasione’ dalla materialità delle cose: web “ e subito voli….
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Volgo
- Asse semiotico Soggetto / Oggetto, Io / Altro
Separare / mescolare
Ordine / Rumore: la pulsione all’eccesso del godimento ci spinge a rifiutare ogni elemento che ci limita, ogni Rumore, in modo da costituire un Mondo personale in cui regole nostre assicurano la ripetizione delle nostre pulsioni. Ma il pensero (in rima con refugio chero) cioè la capacità di soppesare le biforcazioni di cui l’homo sapiens , l’uomo animal symbolicm è capace di percepire, ci spinge a rivedere la tensione ‘organica’ alla dispersione (la pulsione di morte della ‘solitudine’ ) a favore della costruzione razionale alla cooperazione:
- Asse semiotico Odio / Amore : e quindi quel che immediatamente cataloghiamo come odioso, come nemico da evitare, da cui separarsi, diventa infine l’unico rimedio alla conflittualità dell’isolamento. Insomma abbiamo bisogno di star in mezzo al Volgo, che per quanto invadente, è comunque uno ‘specchio’ necessario per mettere a fuoco i fatti, i problemi, per condividere dubbi e piaceri.
Il mondo ha senso solo se ‘comunichiamo’: e per comunicare bisogna uscire dalla cameretta, alzarsi dal letto. Nel mondo di P. era possibile solo se si andava in strada…
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Poi , appunto, la costituzione di una comunità di uomini speciali, di una elite, capace di ‘giocare’ coln le cose del mondo, trasformandole in Simboli, in testi che nascondono sotto testi. Enigmi artificiosi, che cercano comunque di far conoscere meglio la natura precaria dell’umano.
Non fuggire, non stare in camera, ma ‘volare’ col pensiero e costruire una comunità di gente che ‘immagina’ e costruisce’ simboli. Cioè Ordine, assumendosi la responsabilità di immaginare qualcosa che gli altri non riescono a ‘pensare’, presi come sono dalla ripetizione, dall’attaccamento ai protocolli della Grande A (preti, mercanti, operai, soldati…).
L’Altro qui non è più raffigurato dalla /nella Donna della tradizione cortese e stilnovistica ma dal Voi Lettori, dall’elite che studia e capisce e costruisce codici di senso.
L’Altro non è rifiutato ma selezionato: gli uomini sono non più divisibili in tre ordini (altomedievo9 ma in quattro. Ai tre del passato si aggiunge l’Auctor, lo scrittore laico, quello che dall’Ottocento chiamiamo Intellettuale, che studia e inventa forme nuove di humanitas (anzi antiche…) attraverso Simboli (parole, ma anche pitture, statue, palazzi, guardini, istituzioni politiche e giuridiche…).
Il senso della vita allora è qui e ora, nell’impegno di costruire Testi (che consentono anche di sperare di superare il limite entropico concesso a ogni organismo: il Lauro, la Gloria, cioè la fama, il continuare a essere ricordato, attraverso le opere simboliche, dopo la fine…).
In definitiva quindi il nuovo Mondo Umanistico dell’homo sapiens
- In superficie di intersoggettività da costruire in forma di desiderio, di selezione elitaria : quindi Laura, cioè la Donna, oggetto di desiderio, come segno’ della necessità di limitare il Sé per coesistere/rispecchiarsi / ottenere il ‘riconoscimento’ dell’Altro (della comunità)
- In profondità di ambizione mimetica all’affermazione della propria Differenza tramite le pratiche simboliche. Cioè il Lauro ovvero l’alloro, cioè la durata al di à dello specifico spazio tempo della esistenza materiale
Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono lettori, ascoltatori, Altro : bisogno riconoscimento
di quei sospiri ond’io nudriva ’l core
in sul mio primo giovenile errore
quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono,
del vario stile in ch’io piango et ragiono
fra le vane speranze e ’l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.
Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me medesmo meco mi vergogno;
et del mio vaneggiar vergogna è ’l frutto,
e ’l pentersi, e ’l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno
- Asse semiotico VOI /IO .
Quel Volgo altrove rimosso, allontanato, diventa l’indispensabile cooperante del Soggetto per dar vita ad un Mondo (quello delle Rime, il Canzoniere).
Il Soggetto in sostanza ha bisogno del riconoscimento dell’Altro: solo che stavolta, a differenza delle situazioni proposte da Cavalcante e Dante, ci si allontana definitivamente dalla Figura della Donna, che immediatamente rappresenta nella fresca tradizione lirica occidentale questa nostra umana necessità di sentir l’approvazione dello sguardo altrui qui in terra, quando siamo vivi(lo sguardo altrui in ogni caso, anche se ‘nemico’) come segno della propria Ex – istenza, della nostra differenza rispetto al Rumore del Modo (comunità, cose, eventi, tempo, spazi).
Al posto della Donna c’è il Voi dei lettori, o meglio di quei pochi in grado di corrispondere ai pensieri dell’Io che scrive, che seleziona e combina eventi e sentimenti, in forme armoniche di simmetria, che rappresentano il vero Mondo alternativo al Rumore del Reale.
Il Voi è una chiamata all’elizione, a costituire una ‘ideale’ comunità immateriale di perosne di uguale capacità di sentire e pensare formare.
La comunità concreta in cui viviamo (siamo costretti a vivere è un limite). E allora il Volgo va costruito. Come ? intanto lavorando personalmente e faticosamente alla individuazione del problema. Che non è di questa o quella situazione specifica (non è è colpa di Tizio o di Caio) ma di una rete sottesa e invisibile immediatamente di elementi dell’umano, che va appunto ‘scoperta’ disegnata e rappresentata. Luna volta operata questa ricerca (la quest, non va per i boschi, ma per i libri e per le esperienze da ‘leggere’ attraverso i libri – occhiali) ebbene allora si cerca una corrispondenza, la condivisione in chi ha avvertito gli stessi faticosi Problemi; solo in chi ha questa profondità di ricerca si potrà sperar di trovar cooperazione, riconoscimento ( pietà).
- Asse semiotico VARIO / IDENTICO
Le soluzioni proposte da Petrarca (rime ) hanno un senso solo se percepite alla luce dei problemi ( il tempo, i traumi, i cambiamenti) che rendono chi scrive consapevole di essere ai margini rispetto alla visione binaria del mondo proposta da Dante e dalla Chiesa. Una lateralità che si identifica con le parole come ‘vario stile ’ e ‘rime sparse’: a differenza del blocco fermo e immobile di certezze della generazione precedente, P. sottolinea che la ‘forma’ adeguata a rappresentare l’umano è la ‘varietà’ (il cambiamento) : l’esistenza è tempo, è tempo che scorre, tempo che oggi diremmo è entropia (porta alla fine di tutto non al Paradiso), e allora la scrittura deve darsi forme di movimento, forme che rinforzano l’idea di frammenti, di situazioni, di fatto slegate tra loro, che solo l’autore nella sua faticosa ricerca riesce a collegare attraverso Modelli Mentali altri. Petrarca insomma scrive un libro in cui CONNETTE quel che in sé è sconnesso. La sua opera di uomo consiste quindi non nell’ accomodarsi in un sistema simbolico già pronto (come fa dante che semplicemente fa un restyling della Bibbia) ma nel costruirsi un proprio sistema simbolico personale.
Questa è l’arte, questo è l’umano, dice oggi l’uomo non banale del XXI secolo: ‘giocare’ consapevolmente, costruire sistemi d’ordine, combinazione di segni, parole, che fino ad adesso non ci sono.
Oggi quasi tutti i ragazzi mirano a ‘fare l’artista’: sintomo che in fondo questa proposta di Petrarca è più urgentemente attuale per l’uomo che percepisce il Trauma dell’insufficienza del Grande Altro. solo che la quasi totalità fa come dante. Si accomoda su sistemi simbolici (pratiche, forme, usi, tecniche) già in uso, per passiva e rapida soddisfazione della possibilità di colmare il Vuoto con il Pieno di un objet petit-a a disposizione immediata nel / dal Mercato.
B
Esempi del ‘mettere-in forma’, dell’umano che trasforma in Ordine il Disordine, in Suono il Rumore, in Struttura i frammenti
1 LA SINTASSI
Prevale la subordinazione rispetto alla coordinazione, come evidente dalle prime due quartine. Per trovare il centro del discorso, il lettore è costretto a rincorrere in una serie di subordinate il ‘filo’ del pensiero. Il lettore è costretto a ‘cercare’ il filo: la struttura sintattica allontana la percezione dell’ordine che l’autore ha tessuto, lo costringe a fare anche lui una ‘quest’, alla pari o almeno in parallelo, con l’autore. Il lettore insomma è allontanato dalla ‘fluidità’ naturale del rispetto delle procedure economiche tipiche del ‘parlare’ in situazione, o dello scritto protocollare (dei testi sacri). È costretto a ricorrere al Pensiero Lento di cui parla Khaneman, al Sistema 2, faticoso dell’argomentazione.
Il risultato è che quelli che separatamente sono ‘puntini’ risultano connessi in una forma peculiare, tutta dell’autore, in modo che risulti un Ordine, ma un ordine che è solo il suo, del singolo, che appunto prende e ricombina i pezzi selezionati.
La rilevazione tipicamente scolastica sarebbe solo rilevare questa presenza della subordinazione: ma il lettore che ‘per prova intenda amore’, il lettore che cioè esperto della contraddittorietà delle esperienze di vita, si fa domande e va cercando un senso, se partecipa della curiosità e della ricerca ‘umana’ di petrarca, sa anche che questa forma è LA forma necessaria per uscire dalla vaghezza della ripetizione automatica di formule e di protocolli. La complessità sintattica è segno della PROVA che l’uomo deve superare – oltre l’uso delle armi alla macho – per affermare la sua DIFFERENZA, per ottenere un RICONOSCIMENTO, che non è più tanto dalla Donna (come pure recita la superficie delle composizioni del Canzoniere) ma dai Lettori, che di fatto sostituiscono il Volgo metonimicamente. La comunità che si costituisce tramite il ‘gioco’ dell’arte, è una comunità che coopera con l’autore a risolvere gli enigmi che l’autore nasconde nel testo: c’è un tessuto evidente di contenuto (Laura, le stagioni ecc.) ma c’è un sotto testo nascosto che il lettore deve costruire da solo, raccogliendo qua e là gli indizi che l’autore semina nei testi.
Enigma proposto attraverso il testo lirico, costruito combinando ‘frammenti’ di vita, attraverso tecniche retoriche già note, ma riusate in modo originale, coerente con la percezione dell’autore e con la sua intenzione simbolica.
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RIME
- SUONO/SONO //RAGIONO/ PERDONO
La rima unisce elementi che secondo la semantica appartengono a insiemi differenti: la rima cioè attraverso la somiglianza fonetica unisce quel che percepiamo, nel senso comune, come separato. La rima insomma crea una struttura di significato indipendente da quello proprio del Codice Simbolico di riferimento: festa/tempesta ad esempio se in rima acquistano ognuna una parte del significato dell’altro, diventano degli i bridi nuovi che portano al lettore una in-formazione nuova. Insomma la rima crea IN – FORMAZIONE.
Certo sul momento il pensiero veloce (il sistema uditivo) ci attesta soprattutto un’onda di ripetizione che ci rende – a livello prelinguistico , cioè anche prima di intender il significato – piacevole lo stare a sentire. È ritmo insomma, senza contenuto, è omeostasi pura, di quel pieno e vuoto che si alternano a ricordare il movimento altalenante che dà vita ad ogni organismo.
Il lettore ingenuo lì si ferma, come quando ascoltiamo l’ambarabà ciccì coccò delle filastrochhe. Il lettore non ingenuo pensa che sia un indizio del gioco enigmistico che l’autore intesse, e allora lavora di abduzione, collega quel che è messo in collegamento anche sulla base di cschemi che lui possiede nel suo bagaglio culturale, più o meno consapevole: e se ricorre al concetto di analogia, il gioco di interpretazione diventa una festa di ipotesi.
In questi casi delle qualrine di petrarca, in sintoni con tuto il complesso quadro di uhumanitas proposto, ci pare lecito immaginare che
- SUONO / SONO vogliono affermare il fatto che l’identità dell’uomo consiste nella capacità di trasformare il Rumore (i frammenti) in Suono (in Ordine), di dar vita a Sistemi Simbolici personali (senza subito accontentarsi di quelli già pronti all’uso nella/dalla comunità di appartenenza). La Differenza del Singolo è non nella Vis, nella Virtù sacrale, nell’Eros laico, ma nel (costruire) Simboli, Armonia, Senso (qui in terra, attraverso il tempo, attraverso gli errori, cioè l’uscir continuo dai confini della grande A)
- RAGIONO/PERDONO vogliono affermare, come sviluppo consequenziale, che l’uomo che è capce di trasformare in Simbolo quello che è informe, è capace appunto di creare una RATIO , una linea di procedura con cui ‘trattare’ le cose frammentarie, fino al punto da trasformare la PULSIONE in DESIDERIO, fino al punto da controllare l’Odio che il singolo prova per l’Altro e dare all’Altro il PER – DONO, un dono gratuito senza scambio, ovvero è capace di controllare la sua jouissance pur di ‘stare con l’altr’. Appunto rimanendo sul bordo del cerchio del Grande Altro, Petrarca sta Dentro la comunità da cui vorrebbe allontanarsi, ma costruendo al suo interno una micro comunità di Simili, elitariamente capaci di partecipare delle sue scritture.
- CORE/ERRORE//DOLORE / AMORE
In questa seconda serie, interposta per chiasmo all’interno delle due strofe, l’autore porta il lettore a riflettere sui topoi del suo comporre (il cosa), dopo aver focalizzato le procedure (il modo). Il termine più facile da capire è ovviamente AMORE proposto per ultimo, quasi in una climax ascendente, che ricostruisca la genesi di quella cosa che chiamiamo appunto Amore: all’origine c’è il corpo, la fisiologia del muscolo che accelera sotto la spinta dei sensi (della pulsione), fisiologia che ci porta a muoversi, a cercare, senza chiara direzione, qua e là, vagando – come i cavalieri di Artù nel bosco – da oggetto ad oggetto, in cerca di una pienezza che non troviamo facilmente. ERRORE quindi nel senso di QUEST non certo nel senso cristiano o dantesco di sbaglio. La nostra esperienza umana è fatta di sentimenti che ci portano a variare, a trovare frammenti, a fallire insomma. Fallimento che è sintetizzato dalla parola DOLORE, parola che in sé comporta in particolare la sofferenza del non vedersi riconosciuto dall’Altro. l’AMORE nient’altro è che il segno dell’aspirazione a trovare una corrispondenza in qualcuno dei tanti altro che incontriamo: certo la Donna è quella persona che nella tradizione culturale recente segna questo riconoscimento. Ma è un riconoscimento che costa sofferenza, dolore appunto, errore insomma, lenta ricognizione del mondo, selezione incerta, costruzione abduttiva e scoperta del fallimento. Alla fine la morte di laura anticipa semplicemente quella di lauro, cioè di chi scrive, cioè dell’uomo. entropia insomma da vincere con la costruzione di una relazione di vicendevole riconoscimento che costa fatica, rinuncia, dolore appunto.
- TUTTO / FRUTTO
È il riconoscimento che l’Ordine proposto dalla Comunità (la Grande A per Lacan, il Tutto per dirla filosoficamente e semioticamente, cioè la rappresentazione di un Mondo che pretende di spiegare TUTTO, senza eccezione, è capace davvero di dare FRUTTO. L’ordine sociale in qualche modo dipende da questo Tutto, rende possibile la coesistenza di tanti individui, coesistenza impossibile se quegli individui fossero lasciati ognuno alla propria pulsione di eccesso . il PERDONO di cui parla prima P. è appunto un ammetter questa necessità (come il ritorno in città in solo e pensoso, come la nostalgia dell’altro in O cameretta)
- SOVENTE CHIARAMENTE
Il tempo con l’immetterci in situazioni che ripetono problemi e dilemmi alla fine consente di arrivare ad una CONOSCENZA prima inesistente. È il tempo che invece che ciclo di ripetizione può diventare linea, formazione di linee in progressione. Il ‘conoscer chiaramente’ non è altro che figlio del tempo che ci porta attraverso ERRORI a eliminare certe pulsioni, a mettere da parte certi desideri. L’umano è questo costruirsi una conoscenza laica, insomma, non un accedere a libri sacri, a ideologie preconfezionate che ci guidano senza remore a comportamenti protocollari (libri religiosi, libri di filosofia, libri di politica, libri di sport, di musica…il mercato…). L’umano è FORM-AZIONE, IN-FORMAZIONE dal basso (esperienza selezionata e studiata) e non dall’alto (meccanismi come negli animali) . l’uomo è animal symbolicum, a patto che i simboli se li costruisca lui personalmente, con la responsabilità dei suoi significati arbitrari, precari, non assoluti.
- VERGOGNO /SOGNO
Le pulsioni e i desideri ci portano in VOLO, ci portano a immaginare un futuro diverso dal presente, ad eccedere dai confini precisi che la Grande A stabilisce prima di noi: queste ambizioni ci portano a pensare – oggi più che prima – al fatto che abbiamo diritto alla LIBERTA’, anzi alla FELICITA’. La conoscenza per errori invece , per Petrarca, esalta da un lato le ambizioni al cambiamento (SOGNO), ma anche l’ammissione del FALLIMENTO . “Quanto piace al mondo è breve sogno” : la vita è possibile dirigerla in linea retta, s’è detto sopra: ma la vita di fatto , pur non essendo un cerchio, non è una retta infinita, ma solo un segmento, con limiti precisi di inizio e fine.
Il senso è tutto nel passare dall’uno all’altro, riempiendolo di qualcosa che non c’è. di Simbolo appunto.
Questo forse rimane. Le emozioni certamente svaniscono col corpo.
[1] Oggi laptop, vestito, pub, musica, merce di ogni tipo “ che ci piace”, in genere ; la ragazza o il ragazzo di cui ci innamoriamo è destinato a passare…
[2] Dal prov. ‘afan’ (respiro in difficoltà). O dall’arabo ‘afan’ (esclamazione di chi si duole), e/o dal celtico ‘afan’ (combattimento’)
