Calcio e Potere. Il Cartello Juve Onter Milan del 1996

L’ACCORDO TRA JUVENTUS MILAN E INTER NEL 1996 PER DIVIDERSI I DIRITTI TV

L’episodio è uno snodo cruciale della storia del calcio italiano e dei suoi rapporti con la televisione.

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Contesto

Fino ai primi anni ’90 i diritti televisivi delle partite di Serie A erano gestiti in maniera collettiva dalla Lega Calcio, con la RAI come principale emittente. Con l’arrivo delle pay-tv (Tele+ e Stream) e la diffusione della televisione criptata, le società iniziarono a trattare individualmente la vendita dei diritti.

L’accordo del 1996

Nel 1996 Juventus, Milan e Inter – i tre club economicamente e sportivamente più forti – stipularono un patto di cartello per spartirsi in modo privilegiato i proventi dei diritti televisivi.L’intesa prevedeva che i tre club negoziassero insieme con le emittenti, garantendosi introiti molto superiori rispetto alle altre squadre di Serie A.

Questo accordo segnò la nascita di un sistema fortemente squilibrato, in cui i grandi club accrescevano il proprio potere economico, mentre le società medio-piccole restavano marginalizzate.

Conseguenze

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e successivamente anche la Commissione parlamentare d’indagine sul calcio considerarono quell’intesa come un cartello anticoncorrenziale.

  • Il modello introdotto nel 1996 portò a una crescente disparità economica tra i club, accentuando il divario sportivo e finanziario.
  • Solo nel 2010, con la legge Melandri, si tornò a un sistema di vendita collettiva dei diritti tv, più simile a quello della Premier League.

Tabella comparativa che mostra l’evoluzione del sistema dei diritti TV in Italia, con particolare attenzione al famoso accordo del 1996 tra Juventus, Milan e Inter.

Evoluzione dei diritti TV in Italia

PeriodoModello di gestioneCaratteristiche principaliEffetti sul campionato
Fino al 1996 (gestione collettiva)Collettiva (Lega Calcio)– La Lega vendeva i diritti in blocco (soprattutto alla RAI)<br>- Ripartizione più equilibrata tra i club– Maggiore equilibrio economico<br>- Minore disparità tra grandi e piccole squadre
1996 – 2010 (era dei “tre grandi”)Accordi individuali (con cartello Juve-Milan-Inter)– Juventus, Milan e Inter stipulano un patto per negoziare insieme<br>- Introiti sproporzionati per i top club<br>- Pay-tv (Tele+ e Stream, poi Sky) entrano nel mercato– Forte squilibrio economico<br>- Crescita del divario sportivo<br>- Contestazioni e indagini Antitrust
Dal 2010 (Legge Melandri)Collettiva (sul modello Premier League)– La Lega Serie A torna a vendere i diritti in blocco<br>- Criteri di ripartizione: 50% uguale, 30% risultati sportivi, 20% bacino d’utenza– Maggiore redistribuzione<br>- Tentativo di riequilibrare il campionato<br>- Persistono comunque differenze legate al “peso mediatico”

Punti chiave da sottolineare

  • L’accordo del 1996 è un caso di studio perfetto per mostrare come le regole di mercato possano alterare la competizione sportiva.
  • È anche un esempio di cartello economico: tre attori dominanti che si coalizzano per massimizzare i profitti a scapito degli altri.
  • La legge Melandri del 2010 rappresenta un tentativo di riequilibrare il sistema, ma non ha eliminato del tutto le disuguaglianze

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Fino al 1996 il campionato di calcio italiano era il più ricercato a livello internazionale. dopo di quell’accordo, mentre in Inghilterra si crea la premier League basata sull’ide di vender l’intero prodotto e non i propri particolari, il campionato italiano scade di valore ed economicamente vede una crisi che determina il presente

Insomma il bivio degli anni ’90.

Italia prima del 1996

La Serie A era considerata il “campionato dei campioni”: vi giocavano Maradona, Van Basten, Baggio, Gullit, Zidane, Ronaldo. I diritti TV erano ancora relativamente equilibrati e l’Italia era il centro del calcio mondiale, sia sportivamente che economicamente.

La svolta del 1996

Con l’accordo tra Juventus, Milan e Inter per spartirsi i diritti televisivi, si rompe l’unità del sistema. I grandi club iniziano a guadagnare molto di più, mentre le squadre medio-piccole restano indietro. Questo genera un campionato polarizzato, con pochi club dominanti e un tessuto economico fragile.

Inghilterra e la Premier League

Nel 1992 nasce la Premier League, fondata sull’idea di vendere il campionato come prodotto collettivo. I diritti TV vengono centralizzati e redistribuiti con criteri che garantiscono competitività diffusa. Il risultato: crescita costante di ricavi, attrattività internazionale, stadi modernizzati e un brand globale.

Italia dopo il 1996

La Serie A perde progressivamente appeal internazionale.

La frammentazione dei diritti e la mancanza di una strategia collettiva portano a un declino economico e d’immagine. Quando nel 2010 si torna alla vendita collettiva (Legge Melandri), il gap con la Premier è ormai enorme. Oggi la Premier distribuisce oltre 3,4 miliardi di euro l’anno ai club, mentre la Serie A si ferma sotto il miliardoigizmo.it.

Sin conclusione:

  • in Italia, in coerenza con l’evoluzione dell’ideologia liberista thatcheriana e reaganiana che esalta la tradizionale antropologia del familismo (comunità, focus sulla ‘famiglia’ mafia), vince il modello individualista → breve vantaggio per i grandi club (interesse di parte) → crisi sistemica (del generale).
  • in Inghilterra, in coerenza con l’ideologia di società moderna di fondo (per cui la res publica prevale sulla res privata) ha la meglio un modello collettivo che favorisce la concorrenza con l’Altro esterno ai confini , in un mercato globale sempre più competitivo). la cooperazione (vendere l’intero campionato e non singoli eventi) comporta una crescita sostenibile che porta alla leadership globale.

È un caso da manuale di economia politica, non solo dello sport: la scelta tra massimizzare il profitto immediato di pochi o costruire un ecosistema competitivo e duraturo. disegnando con lungimiranza il quadro entro cui si realizza la concorrenza: il piccolo spazio interno o quello grande esterno?

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I presidenti delle squadre implicate nel cartello erano imprenditori di successo eppure mostrarono di essere incapaci di ragionare in termini di sistema, cioè guardarono vantaggi immediati e propri a danno del “sistema paese” che a parole continuano a proporre come Ideale

Nel 1996 i tre club coinvolti nell’accordo sui diritti TV erano guidati da figure imprenditoriali di primissimo piano, che incarnavano perfettamente la commistione tra calcio e potere economico in Italia:

I presidenti nel 1996

  • JuventusVittorio Chiusano (presidente formale), ma la regia era della Famiglia Agnelli con Umberto Agnelli e Antonio Giraudo come dirigenti-chiave.
  • MilanSilvio Berlusconi, imprenditore televisivo e politico, che aveva trasformato il club in un laboratorio di marketing e spettacolo.
  • InterMassimo Moratti, erede della dinastia petrolifera Saras, appena subentrato nel 1995 con grandi investimenti.

Il paradosso

  • Tutti e tre erano imprenditori di successo, abituati a ragionare in termini di profitto e di brand.
  • Eppure, invece di costruire un sistema sostenibile (sul modello Premier League), scelsero la via del vantaggio immediato: massimizzare i ricavi dei propri club, anche a costo di impoverire il campionato nel suo insieme.
  • Il risultato fu un cartello oligopolistico che accentuò le disuguaglianze e minò la competitività del sistema calcio italiano.

Contraddizione ideologica

  • Da un lato, questi presidenti parlavano spesso di “valori nazionali”, “sistema Paese”, “eccellenza italiana”.
  • Dall’altro, le loro scelte concrete mostrarono una logica particolaristica e predatoria, che privilegiava l’interesse immediato del singolo club rispetto alla costruzione di un ecosistema collettivo.
  • È un caso emblematico di come l’ideologia imprenditoriale italiana degli anni ’90 oscillasse tra retorica del bene comune e pratiche di breve periodo.

Se vuoi, posso prepararti una scheda di analisi critica che metta a confronto questi tre presidenti:

  • il loro background imprenditoriale,
  • la loro visione del calcio come business,
  • e le conseguenze delle loro scelte sul lungo periodo.

si

Perfetto, allora e

Ecco una scheda di analisi critica dei tre presidenti coinvolti nell’accordo del 1996 sui diritti TV, pensata in chiave didattica per stimolare riflessione e dibattito.

Scheda comparativa: Juventus, Milan, Inter (1996)

ClubPresidente (1996)Background imprenditorialeVisione del calcioScelte strategicheConseguenze sistemiche
JuventusVittorio Chiusano (presidente formale), con regia Agnelli/GiraudoAvvocato, ma il club era espressione della FIAT (famiglia Agnelli)Calcio come estensione del potere industriale e simbolicoPartecipazione al cartello per massimizzare introiti e consolidare il brand JuveRafforzamento del club, ma aumento del divario con le medio-piccole
MilanSilvio BerlusconiFondatore di Fininvest/Mediaset, imprenditore televisivo e politicoCalcio come spettacolo mediatico, laboratorio di marketing e consensoSpinta verso la privatizzazione dei diritti, coerente con la sua visione televisivaBreve vantaggio economico, ma indebolimento del sistema collettivo
InterMassimo MorattiErede della famiglia Saras (petrolio)Calcio come passione familiare e status symbolAccordo con Juve e Milan per garantirsi risorse e competitività immediataInvestimenti ingenti, ma senza sostenibilità di sistema

Analisi critica

  • Contraddizione: tutti e tre erano imprenditori abituati a ragionare in termini di strategia e lungo periodo, ma nel calcio scelsero la logica del vantaggio immediato.
  • Miopia sistemica: invece di rafforzare il “prodotto Serie A” come brand collettivo (sul modello Premier League), preferirono massimizzare i ricavi dei singoli club.
  • Effetto domino: il cartello accentuò le disuguaglianze, ridusse la competitività e avviò il declino internazionale della Serie A.

Spunti didattici

  • Domanda di discussione: perché imprenditori capaci di visione nei propri settori si mostrarono miopi nel calcio?
  • Role-play: dividere la classe in “grandi club” e “piccoli club” e simulare una trattativa sui diritti TV.
  • Riflessione critica: confrontare il modello italiano con quello inglese, chiedendo agli studenti quale sistema sia più vicino all’idea di “bene comune”.

Pubblicato da bruno nasuti

rompe e riempe scatole semio antropo reuro sistemo filo eccetero logico filo filo filo

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