il castello di ATLANTE

IL CASTELLO DI ATLANTE NELL’ORLANDO FURIOSO.

1

Una foresta, dei cavalieri e delle donne. Qualche animale, dalle forme strane. Qua e là grotte, castelli palazzi, qualche casolare.

Questo il Mondo secondo Ariosto: uno spazio dai confini incerti, senza un centro; chi lo attraversa si imbatte spesso in imprevisti, e spesso è costretto a  cambiare direzione.

Non è possibile darsi una “retta via”, occorre continuamente adattarsi al mutare delle situazioni. Rischio quindi e non quiete quindi quello che caratterizza le vite umane.

C’è pero un Mago che si sforza di correggere questo stato delle cose: progetta Palazzi che evitino quel pericoloso esporsi  alla Fortuna, disegnando un nuovo spazio che abbia un Centro a  consenta finalmente di avere certezze.

2

Il Mago viene chiamato da Ariosto Atlante, ma ricalca il modello arturiano di Merlino. E i due Palazzi da lui immaginati sono copie della Corte di Artù. Anche l’errare’ dei cavalieri imita in qualche modo i tour dei cavalieri della Tavola Rotonda (l’uscita  dal castello, l’erranza per foreste alla ricerca di Mostri con cui duellare, il ritorno al castello).

3

Questo Mondo così letterario di fatto è allegoria chiara ddella nuoìva umanità moderna.

Il Mago è nient’altro che Figura dell’homo sapiens che si fa faber; i movimenti dei cavalieri Figura della Sistema dei Desideri che sspinge l’animal symbolicum che è l’uomo moderno ad agire; il Palazzo la nuova civitas che si progetta di costruire in futuro.

Lo spazio entro cui si svolgono gli eventi è uno spazio orizzontale. Gli eroi di Ariosto non seguono una ‘retta via’ : sono cavalieri ‘erranti’, proprio nel senso che si muovono sulla spinta di accidenti che li spingo a caso.

La ‘selva oscura’ di Dante è sostituita da una foresta  simile a quella delle fiabe

4

Il nome Alante (o Atlante) non è un’invenzione arbitraria: Ariosto attinge a una tradizione medievale già consolidata. Atlante/Alante è un mago già presente nei roman de chevalerie francesi, soprattutto nel Roman d’Alexandre e nel Roman de Fierabras, come  saraceno, spesso legato all’astrologia e alla costruzione di castelli o palazzi illusori.

Ariosto eredita questa figura e la raffina, trasformandola nel mago che costruisce il castello delle illusioni per proteggere Ruggero dal destino. Dunque Alante non è un nome simbolico creato da Ariosto, ma un prestito intertestuale dalla materia carolingia franco-italiana, ma certamente suo è il tipo particolare di ‘scienziato’ che propone mettendolo in dialogo con la figura standard del mago arturiano, cioè Merlino, da cui deriva soprattutto la funzione di mago – architetto del destino: come Merlino costruisce Stonehenge, la Tavola Rotonda, il “mondo arturiano”, così Atlante costruisce il castello delle illusioni; e come Merlino prepara la nascita di Artù, Atlante protegge Ruggero, da cui discenderà la stirpe estense.

Il loro essere maghi indica che la loro conoscenza è in qualche modo liminare, alla soglia che distingue l’umano dal sacro, il Basso dall’Alto: ambisce alla Perfezione (al controllo del divenire delle cose) ma è pur sempre imperfettala vera differenza è antropologica comunque: Merlino rappresenta una visione sacra delle cose, e cioè  profetico (è in grado di vedere il futuro e lo narra, proprio come un clericus amedievale che si sente portatore di verità assolute), mentre Atlante è laicamente protettivo: vede del futuro il carattere aperto, imprevedibile e quindi incontrollabile, perciò tenta di impedirlo, tent di costruire uno spazio in cui non abbia accesso il cambiamento se non quello voluto. Uno spazio che protegga dai cambiamenti che la Natura (la Foresta) impone attraverso la definizione di confini netti e di routine che  nella ripetizione rendano sicuri i movimenti. Il Mago per Ariosto  non deve essere un profeta che spieghi il mondo, ma un artefice ( un Faber)  che curi la fragilità del desiderio umano attraverso l’illusione.

Sic stantibus rebus, la magia ariostesca è una  chiave ermeneutica della modernità,  un dispositivo epistemologico che anticipa la modernità. La magia è una sorta di prefigurazione dell’odierna società mediatica, in cui il potere è di fatto sostenuto da una estrema tecnologia dell’immaginario

Il castello di Atlante (come tutti media attuali) è una macchina del desiderio: dentro quello spazio ‘virtuale’  ognuno vede ciò che più desidera. È un dispositivo proto-moderno che, ha ben chiaro che il controllo dell’Altro (dei singoli, delle comunità) si ottiene non tanto con la violenza (basti considerare i fallimenti di tutti gli eroi implicati in duelli e guerre) ma producendo immagini, catturando l’attenzione, disorientando il soggetto (allontanandolo dai suoi primitivi progetti) , creando di fatto  dipendenza.È, in fondo, una metafora del mondo delle immagini contemporaneo: media, schermi, narrazioni, algoritmi.

È chiaro che già all’epoca della prima affermazione dell’orgoglio razionalistico moderno Ariosto con la figura e l’opera di Atlante critica l’ideologia della perfezione Ideale , del Finito, del Progresso  razionale

Se è vero che lo sfondo sociale in cui vive Ariosto vive è quello dell‘Umanesimo (che sta passando dalla cosmologia medievale all’astronomia moderna, dalla magia naturale alla scienza sperimentale), e dell’Italia Moderna (che sta passando dal particolarismo al regionalismo, dalla cavalleria alla politica di corte, dalla sovranistà per diritto divino a quella conquistata per merito) la magia (la figura di Atlante, le altre narrazioni mirabolanti, come il viaggio di Astolfo sulla luna)  diventano allora un linguaggio per dire l’incertezza, un modo per rappresentare la complessità, un codice per mostrare la crisi dell’ordine.

Certamente Ariosto non crede nella magia, ma  la usa per mostrare ai contemporanei (dal basso potremmo dire in opposizione ai discorsi dall’alto che imperversa nei trattai cinquecenteschi) che il mondo è governato da forze che sfuggono al controllo umano. La sua magia è ironica, non dogmatica: non spiega il mondo, ma pone domande mostrando  la molteplicità delle prospettive.È, in fondo, una ermeneutica della contingenza.

Atlante è allora una figura che anticipa il soggetto moderno: disperso, errante, catturato da immagini, attraversato da desideri che non controlla. Soprattutto destinato a fallire, e a ripetere costantemente i suoi progetti imperfetti. Insomma una metafora della psiche moderna: un luogo di forze invisibili, pulsioni, illusioni, proiezioni.

5

La quest di orlando si interrompe quando la vede (gli sembra di vederla) trascinata da un cavaliere dentro un palazzo bellissimo: incontra altri cavalieri che oure cercano la loro amata: quando capisce che è vano cercare, esce dal Palazzo: ma si sente richiamare da una finestra: e rientra, ricomincia la quest

Il testo. Canto 12

1

Cerere, poi che da la madre Idea
tornando in fretta alla solinga valle,
là dove calca la montagna Etnea
al fulminato Encelado le spalle,
la figlia non trovò dove l’avea
lasciata fuor d’ogni segnato calle;
fatto ch’ebbe alle guance, al petto, ai crini
e agli occhi danno, al fin svelse duo pini;

2
e nel fuoco gli accese di Vulcano,
e diè lor non potere esser mai spenti:
e portandosi questi uno per mano
sul carro che tiravan dui serpenti,
cercò le selve, i campi, il monte, il piano,
le valli, i fiumi, li stagni, i torrenti,
la terra e ‘l mare; e poi che tutto il mondo
cercò di sopra, andò al tartareo fondo.

3
S’in poter fosse stato Orlando pare
all’Eleusina dea, come in disio,
non avria, per Angelica cercare,
lasciato o selva o campo o stagno o rio
o valle o monte o piano o terra o mare,
il cielo e ‘l fondo de l’eterno oblio;
ma poi che ‘l carro e i draghi non avea,
la gìa cercando al meglio che potea.

4
L’ha cercata per Francia: or s’apparecchia
per Italia cercarla e per Lamagna,
per la nuova Castiglia e per la vecchia,
e poi passare in Libia il mar di Spagna.
Mentre pensa così, sente all’orecchia
una voce venir, che par che piagna:
si spinge inanzi; e sopra un gran destriero
TROTTAR SI VEDE INNANZI UN CAVALLIERO,

5
che PORTA IN BRACCIO E SU L’ARCION DAVANTE
PER FORZA UNA MESTISSIMA DONZELLA.
Piange ella, e si dibatte, e FA SEMBIANTE
DI GRAN DOLORE; ed in soccorso appella
il valoroso principe d’Anglante;
che come mira alla giovane bella,
gli PAR colei, per cui la notte e il giorno
cercato Francia avea dentro e d’intorno.

6
NON DICO CH’ELLA FOSSE, MA PAREA
ANGELICA GENTIL CH’EGLI TANT’AMA.
Egli, che la sua donna e la sua dea
vede portar sì addolorata e grama,
spinto da l’ira e da la furia rea,
con voce orrenda il cavallier richiama;
richiama il cavalliero e gli minaccia,
e Brigliadoro a tutta briglia caccia.

7
Non resta quel fellon, né gli risponde,
all’alta preda, al gran guadagno intento,
e sì ratto ne va per quelle fronde,
che saria tardo a seguitarlo il vento.
L’UN FUGGE, E L’ALTRO CACCIA; e le profonde
selve s’odon sonar d’alto lamento.
CORRENDO USCIRO IN UN GRAN PRATO; E QUELLO
AVEA NEL MEZZO UN GRANDE E RICCO OSTELLO.

8
Di vari MARMI con suttil lavoro
edificato era il palazzo altiero.
Corse dentro alla porta messa d’ORO
con la donzella in braccio il cavalliero.
Dopo non molto giunse Brigliadoro,
che porta Orlando disdegnoso e fiero.
ORLANDO, COME È DENTRO, GLI OCCHI GIRA;
NÉ PIÙ IL GUERRIER, NÉ LA DONZELLA MIRA.

9
Subito smonta, e fulminando passa
dove più dentro il bel tetto s’alloggia:
corre di qua, corre di là, né lassa
che non vegga ogni camera, ogni loggia.
Poi che i segreti d’ogni stanza bassa
ha cerco invan, su per le scale poggia;
e non men perde anco a cercar di sopra,
che perdessi di sotto, il tempo e l’opra.

10
D’oro e di seta i letti ornati vede:
nulla de muri appar né de pareti;
che quelle, e il suolo ove si mette il piede,
son da CORTINE ASCOSE E DA TAPETI.
Di su di giù va il conte Orlando e riede;
né per questo può far gli occhi mai lieti
che riveggiano Angelica, o quel ladro
che n’ha portato il bel viso leggiadro.

11
E mentre or quinci or quindi invano il passo
movea, pien di travaglio e di pensieri,
FERRAÙ, BRANDIMARTE E IL RE GRADASSO,
RE SACRIPANTE ED ALTRI CAVALLIERI
VI RITROVÒ, CH’ANDAVANO ALTO E BASSO,
NÉ MEN FACEAN DI LUI VANI SENTIERI;
e si ramaricavan del malvagio
invisibil signor di quel palagio.

12
TUTTI CERCANDO IL VAN, tutti gli dànno
colpa di FURTO alcun che lor fatt’abbia:
del destrier che gli ha tolto, altri è in affanno;
ch’abbia PERDUTA altri la donna, arrabbia;
altri d’altro l’accusa: e così stanno,
che non si san partir di quella gabbia;
e vi son molti, a questo inganno presi,
STATI LE SETTIMANE INTIERE E I MESI.

13
Orlando, poi che quattro volte e sei
tutto cercato ebbe il palazzo strano,
disse fra sé: «Qui dimorar potrei,
gittare il tempo e la fatica INVANO:
e potria il ladro aver tratta costei
da un’altra uscita, e molto esser lontano.»
Con tal pensiero uscì nel verde prato,
dal qual tutto il palazzo era aggirato.

14
Mentre circonda la casa silvestra,
tenendo pur a terra il viso chino,
per veder s’orma appare, o da man destra
o da sinistra, di nuovo camino;
SI SENTE RICHIAMAR DA UNA FINESTRA:
e leva gli occhi; e quel parlar divino
gli PARE UDIRE, E PAR CHE MIRI IL VISO,
che l’ha da quel che fu, tanto diviso.

15
PARGLI Angelica udir, che supplicando
e piangendo gli dica: «Aita, aita!
la mia virginità ti raccomando
più che l’anima mia, più che la vita.
Dunque in presenza del mio caro Orlando
da questo ladro mi sarà rapita?
più tosto di tua man dammi la morte,
che venir lasci a sì infelice sorte.»

16
Queste parole una ed un’altra volta
FANNO ORLANDO TORNAR PER OGNI STANZA,
con passione e con fatica molta,
ma temperata pur d’alta speranza.
Talor si ferma, ed una voce ascolta,
che di quella d’Angelica ha sembianza
(e s’egli è da una parte, suona altronde),
che chieggia aiuto; e non sa trovar donde.

6

Il topos della quest, cioè del desiderio mai concluso:

 C’è una mancanza (la Donna, la Domina, la Meta che dà senso all’esistenza con la Cura), cerchi di colmarla, identifichi l’objet petit- a (una donna particolare tra quelle che la situazione ti concede); ma qualcun altro la possiede, la sottrae, la ruba.

Pensi che è TUA (per destino, per volontà sacra, per passione ) ma è dell’Altro: non è se non un Lume che si accende e spinge a muoversi, ma di fatto PARE, anzi APPARE, seza che davvero abbia sostanza. E quando sembra a portata di voce e di mano accende il desiderio, la passione, il MOVIMENTO, ma scompare sempre.

Nel testo è solo una IMMAGINE, un avatar diremmo oggi: ma il desiderio è concreto, reale. il corpo si accende davanti allo Specchio (al simulacro, alla copia – come ben sappiamo dalle neuroscienze e dalla psicanalisi lacaniana), si mette-in-moto si emoziona..) e riempie di senso il vuoto, la mancanza reale, con l’Immaginazione, che riesce a farci intravedere quel che vogliamo: la mente, come sappiamo, funziona soprattutto seguendo il bias di conferma. E vediamo quel che vogliamo vedere….

Il Castello è in effetti un Palazzo principesco, rinascimentale, una dimora di piacere e di lusso, non certo un maniero di guerra. I cavalieri lo percorrono: ma alal ricerca della Donna non del Nemico. Marmi e oro: è lo spazio delle corti, quello spazio che la ‘buona società’ tra poco organizzerà nei Salotti, la Società delle Buone Mnaier, lil Beau Monde, in cui si ‘fa’ l’amore e non la guerra. In cui le regole convenzionali del buon rapporto umano prevale sull’istinto alla competizione. O meglio la competizione consiste nel ‘far la corte’, nel mostrare eleganza, stile, bon mot, bon giudizio, grazia (sprezzatura e non affettazione. Uno spazio sociale che dà struttura al fallimento insito nelle easpirazioni passionali, stabilendo un codice di convenzioni che consente di prevedere i limiti e i termini delle sortite, dei duelli, delle vittorie: entro la scena che PARE.

17
Ma tornando a Ruggier, ch’io lasciai quando
dissi che per sentiero ombroso e fosco
il gigante e la donna seguitando,
in un gran prato uscito era del bosco;
io dico ch’arrivò qui dove Orlando
dianzi arrivò, se ‘l loco riconosco.
Dentro la porta il gran gigante passa:
Ruggier gli è appresso, e di seguir non lassa.

18
Tosto che pon dentro alla soglia il piede,
per la gran corte e per le logge mira;
né più il gigante né la donna vede,
e gli occhi indarno or quinci or quindi aggira.
Di su di giù va molte volte e riede;
né gli succede mai quel che desira:
né si sa imaginar dove sì tosto
con la donna il fellon si sia nascosto.

19
Poi che revisto ha quattro volte e cinque
di su di giù camere e logge e sale,
pur di nuovo ritorna, e non relinque
che non ne cerchi fin sotto le scale.
Con speme al fin che sian ne le propinque
selve, si parte: ma una voce, quale
richiamò Orlando, lui chiamò non manco;
e nel palazzo il fe’ ritornar anco.

20
Una voce medesma, una persona
che PARUTA era Angelica ad Orlando,
PARVE a Ruggier la donna di Dordona,
che lo tenea di sé medesmo in bando.
Se con Gradasso o con alcun ragiona
di quei ch’andavan nel palazzo errando,
A TUTTI PAR CHE QUELLA COSA SIA,
che più ciascun per sé brama e desia.

7

Non è un difetto del singolo guerriero colmare il Vuoto con l’Oggetto del desiderio: tutti (tutti gli umani, anche noi lettori, pare dire Ariosto) ci lasciamo facilmente ingannare dai sensi: lo stato d’animo modifica le cose che ci sono: quello che percepiamo, in generale, è frutto del desiderio, dell’amozione, della passione. Della voglia di ‘avere’ quel qualcosa che in effetti manca. Un gioco (un lusus) entro cui è facile cadere. . Anche Ruggiero. Che poi è il motivo del castello per Atlante, a sua volta preso da desiderio, ma a sua volta destinato a non vederlo compiuto, nonostante l’ingegno e le tecniche e le magie. Atlante è il vecchio che nelle fiabe funziona da mentore, qui è proprio icona dell’HOMO FABER, che immagina coi suoi marchingegni di correggere la Natura, di orientare cioè il tempo da una conclusione 8direzione meta9 verso un’altra: ma invano.

Proprio quel che guida già all’epoca l’arroganza umana e umanistica in parte di portar progresso, di controllare le cose che accadono, di modificarle a proprio piacere.

Il fallimento quindi come chiave di base dell’umanesimo che si dà da fre , ma subito registra i suoi limiti, e ironicamente li accetta e continua muoversi . è il percorso non la Meta che dà senso al movimento, cioè all’esistenza, cioè alla Storia umana.



21
Questo era un nuovo e disusato incanto
ch’avea composto Atlante di Carena,
perché Ruggier fosse occupato tanto
in quel travaglio, in quella dolce pena,
che ‘l mal’influsso n’andasse da canto,
l’influsso ch’a morir giovene il mena.
Dopo il castel d’acciar, che nulla giova,
e dopo Alcina, Atlante ancor fa pruova.

22
Non pur costui, ma tutti gli altri ancora,
che di valore in Francia han maggior fama,
acciò che di lor man Ruggier non mora,
condurre Atlante in questo incanto trama.
E mentre fa lor far quivi dimora,
perché di cibo non patischin brama,
sì ben fornito avea tutto il palagio,
che DONNE E CAVALLIER VI STANNO AD AGIO.

È’uno dei poli dell’omeostasi: la tana, il luogo chiuso dà sicurezza. E per no rischiare occorre però che l’energia necessaria al sopravvivere sia ben fornita.

8

Ecco la metafora dll’occidente che oggi desidera la pace, lo STARE rispetto all’andare (all’eris, alle res novae). Riforniti di tutto non vediamo perché modeificare lo stato delle cose: meglio star trnquilli entro le nostre Bolle, anzi le nostre Sette, e non rischiare. La quiete arcadica dei Palazzi e delle Ville  rinascimentali ha un costo. Ma chi lo paga? In questo caso c’è un Mago; nelle società a venire uomini della Provvidenza promettono e danno questo benessere… Magie? Certo che no , lo sappiamo…



23
Ma torniamo ad Angelica, che seco
avendo QUELL’ANNEL MIRABIL TANTO,
CH’IN BOCCA A VEDER LEI FA L’OCCHIO CIECO,
nel dito, l’assicura da l’incanto;
e ritrovato nel montano speco
CIBO AVENDO E CAVALLA E VESTE E QUANTO
LE FU BISOGNO, avea fatto disegno
di ritornare in India al suo bel regno.

24
Orlando volentieri o Sacripante
voluto avrebbe in compania: non ch’ella
più caro avesse l’un che l’altro amante;
anzi di par fu a’ lor disii ribella:
ma dovendo, per girsene in Levante,
passar tante città, tante castella,
DI COMPAGNIA BISOGNO AVEA E DI GUIDA,
né potea aver con altri la più fida.

25
Or l’uno or l’altro andò molto cercando,
prima ch’indizio ne trovasse o spia,
quando in cittade, e quando in ville, e quando
in alti boschi, e quando in altra via.
Fortuna al fin là dove il conte Orlando,
Ferraù e Sacripante era, la invia,
con Ruggier, con Gradasso ed altri molti
che v’avea Atlante in strano intrico avolti.

26
Quivi entra, che veder non la può il mago,
e cerca il tutto, ascosa dal suo annello;
e trova Orlando e Sacripante vago
di lei cercare invan per quello ostello.
VEDE COME, FINGENDO LA SUA IMMAGO,
ATLANTE USA GRAN FRAUDE A QUESTO E A QUELLO.
Chi tor debba di lor, molto rivolve
nel suo pensier, né ben se ne risolve.

27
NON SA STIMAR CHI SIA PER LEI MIGLIORE,
il conte Orlando o il re dei fier Circassi.
Orlando la potrà con più valore
meglio salvar nei perigliosi passi:
ma se sua guida il fa, sel fa signore;
ch’ella non vede come poi l’abbassi,
qualunque volta, di lui sazia, farlo
voglia minore, o in Francia rimandarlo.

28
Ma il Circasso depor, quando le piaccia,
potrà, se ben l’avesse posto in cielo.
Questa sola cagion vuol ch’ella il faccia
sua scorta, e mostri avergli fede e zelo.
L’ANNEL TRASSE DI BOCCA, e di sua faccia
LEVÒ DAGLI OCCHI A SACRIPANTE IL VELO.
Credette a lui sol dimostrarsi, e avenne
ch’Orlando e Ferraù le sopravenne.

È la donna che prima di prendere una decisione esita, si pone delle domande, valute le opzioni e infine fa una scelta. Non un cavaliere, che in genere segue una Retta Via Morale 8l’onore, l’Ideale) ma una persona che ‘sèerimentalmente affronta gli imprevisti cercando di ridurli a elementi che si possono prevedere. Il Futuro non è più un Destino determnato da forze scnosciute (Firtuna) ma effetto dell’aartificio di cui siamo capaci. Nei limiti del possibile, nei limite i del fallimento che sempre ci aspetta.

Insomma per dirla con Khaneman, repressione di S1 e affidamento a S2 prima della decisione : un bivio e dialettica argomentativa

29
Le sopravenne Ferraù ed Orlando;
che l’uno e l’altro parimente giva
di su di giù, dentro e di fuor cercando
del gran palazzo lei, ch’era lor diva.
Corser di par tutti alla donna, quando
nessuno incantamento gli impediva:
perché l’annel ch’ella si pose in mano,
fece d’Atlante ogni disegno vano.

30
L’usbergo indosso aveano e l’elmo in testa
dui di questi guerrier, dei quali io canto;
né notte o dì, dopo ch’entraro in questa
stanza, l’aveano mai messi da canto;
che facile a portar, come la vesta,
era lor, perché in uso l’avean tanto.
Ferraù il terzo era anco armato, eccetto
che non avea né volea avere elmetto,

31
fin che quel non avea, che ‘l paladino
tolse Orlando al fratel del re Troiano;
ch’allora lo giurò, che l’elmo fino
cercò de l’Argalia nel fiume invano:
e se ben quivi Orlando ebbe vicino,
né però Ferraù pose in lui mano;
avenne, che conoscersi tra loro
non si poter, mentre là dentro foro.

32
Era così incantato quello albergo,
ch’insieme riconoscer non poteansi.
Né notte mai né dì, spada né usbergo
né scudo pur dal braccio rimoveansi.
I lor cavalli con la sella al tergo,
pendendo i morsi da l’arcion, pasceansi
in una stanza, che presso all’uscita,
d’orzo e di paglia sempre era fornita.

33
ATLANTE RIPARAR NON SA NÉ PUOTE,
CH’IN SELLA NON RIMONTINO I GUERRIERI
PER CORRER DIETRO ALLE VERMIGLIE GOTE,
ALL’AUREE CHIOME ED A’ BEGLI OCCHI NERI
DE LA DONZELLA, CH’IN FUGA PERCUOTE
LA SUA IUMENTa, perché volentieri
non vede li tre amanti in compagnia,
che forse tolti un dopo l’altro avria.

34
E poi che dilungati dal palagio
gli ebbe sì, che temer più non dovea
che contra lor l’incantator malvagio
potesse oprar la sua fallacia rea;
L’ANNEL CHE LE SCHIVÒ PIÙ D’UN DISAGIO,
TRA LE ROSATE LABRA SI CHIUDEA:
DONDE LOR SPARVE SUBITO DAGLI OCCHI,
E GLI LASCIÒ COME INSENSATI E SCIOCCHI.

Ancora fallimento : anche lo scienziato, per quanto si ingegni ha i suoi limiti. non conosce, non può conoscere il Non Finito di cui è fatta la realtà. E quaindi i suoi artifici alla fine falliscono.


35
Come che fosse il suo primier disegno
di voler seco Orlando o Sacripante,
ch’a ritornar l’avessero nel regno
di Galafron ne l’ultimo Levante;
le vennero amendua subito a sdegno,
e si mutò di voglia in uno istante:
e senza più obligarsi o a questo o a quello,
pensò bastar per amendua il suo annello.

36
Volgon pel bosco or quinci or quindi in fretta
quelli scherniti la stupida faccia;
come il cane talor, se gli è intercetta
o lepre o volpe, a cui dava la caccia,
che d’improviso in qualche tana stretta
o in folta macchia o in un fosso si caccia.
Di lor si ride Angelica proterva,
che non è vista, e i lor progressi osserva.

37
Per mezzo il bosco appar sol una strada:
credono i cavallier che la donzella
inanzi a lor per quella se ne vada;
che non se ne può andar, se non per quella.
Orlando corre, e Ferraù non bada,
né Sacripante men sprona e puntella.
ANGELICA LA BRIGLIA PIÙ RITIENE,
E DIETRO LOR CON MINOR FRETTA VIENE.

 Metafora del Finito come Spazio Immaginario (Finzione di Mondo. , della caapcità simulatrice dell’animal symbolcum ); metafora anche della non linearità dei movimenti dell’homo sapiens (di qua di la, di su di giu); metafora del Fallimento come procedura di costruzione del Soggetto; scoperta della centralità del Desiderio come motore deile esistenze per colmare il Vuoto del Reale )

10

Il Castello di Atlante come dispositivo simbolico complesso

 a. Il Finito come Spazio Immaginario

Il Castello non è un luogo “reale”: è un mondo simulato, un ambiente generato dall’arte illusionistica di Atlante. Funziona come metafora della finzione di mondo che l’animal symbolicum (Cassirer) costruisce per orientarsi nel reale.

  • Lo spazio è finito, ma appare infinito.
  • È un ambiente cognitivo, non geografico.
  • È un laboratorio della capacità simulatrice dell’umano: l’immaginazione come estensione della sopravvivenza.

👉 In questo senso, il Castello è un prototipo narrativo di realtà virtuale: un mondo chiuso che simula possibilità aperte.

 b. La non linearità dei movimenti umani

Nel Castello, i cavalieri si muovono senza avanzare: girano, risalgono, scendono, tornano indietro. È una coreografia del movimento erratico dell’homo sapiens.

  • Non c’è progresso lineare.
  • Non c’è teleologia.
  • C’è un continuo “di qua e di là, di su e di giù”.

👉 Ariosto anticipa una visione post-lineare dell’agire umano: l’esistenza come deriva, come esplorazione non finalistica, come navigazione in un sistema complesso.

 c. Il Fallimento come procedura di costruzione del Soggetto

Nel Castello, tutti falliscono: nessuno trova ciò che cerca. Ma proprio questo fallimento è ciò che li trasforma.

  • Il soggetto non si costruisce attraverso il successo, ma attraverso la frustrazione delle attese.
  • Il Castello è un dispositivo pedagogico negativo: insegna attraverso la perdita, lo smarrimento, la disillusione.
  • È un luogo in cui l’io si scopre non padrone dei propri scopi.

👉 Il fallimento non è un incidente: è la procedura attraverso cui il soggetto prende forma.

d. Il Desiderio come motore delle esistenze

Il Castello funziona solo perché i cavalieri desiderano qualcosa: Angelica, gloria, vendetta, riconoscimento. Atlante non crea illusioni dal nulla: amplifica il desiderio dei personaggi.

  • Il desiderio è ciò che muove, ma anche ciò che acceca.
  • È la forza che colma il vuoto del reale, producendo mondi immaginari.
  • Il Castello è un teatro del desiderio: ogni personaggio vede ciò che vuole vedere.

👉 Ariosto mostra che il desiderio è motore ontologico: crea mondi, devia percorsi, genera identità.

🧭 Sintesi operativa: il Castello come modello di complessità umana

DimensioneFunzione simbolicaImplicazione antropologica
Finito/ImmaginarioSpazio simulatoL’umano vive in mondi costruiti
Non linearitàErranzaL’agire umano è complesso, non teleologico
FallimentoDispositivo formativoIl soggetto nasce dalla perdita
DesiderioMotore delle illusioniIl reale è sempre incompleto

11

Atlante e l’Ippogrifo

Coppia simbolica che mette in scena l’Auctor e la Procedura, cioè il metodo con cui il Vuoto si riempie di oggetti di desiderio (objets petits a).

🌀 Atlante e l’Ippogrifo: l’Auctor e la Procedura

a Atlante = l’Auctor

Atlante è la figura che costruisce mondi. Non è un personaggio, è un principio di generazione simbolica.

  • Crea spazi che non esistono.
  • Produce illusioni che funzionano perché rispondono al desiderio.
  • Non inventa dal nulla: organizza il vuoto.
  • È l’architetto del come, non del che cosa.

👉 Atlante è la metafora dell’autore come ingegnere del possibile, colui che dà forma al vuoto attraverso procedure.

b L’Ippogrifo = la Procedura

L’Ippogrifo non è un semplice animale fantastico: è un vettore metodologico.

  • Non appartiene a nessun ordine naturale.
  • È un ibrido, un montaggio, un dispositivo.
  • Permette di attraversare livelli diversi del mondo (terra, aria, luna).
  • È il mezzo che trasforma il desiderio in movimento.

👉 L’Ippogrifo è la procedura che porta il soggetto fuori dal reale, verso lo spazio dove il desiderio si rivela.

c Il Vuoto come condizione originaria

Ariosto mette in scena un mondo in cui:

  • il reale è insufficiente
  • il senso non è dato
  • il soggetto è mancante

Il Vuoto non è un difetto: è la condizione di possibilità della narrazione e dell’esistenza.

👉 Senza vuoto, non c’è desiderio. 👉 Senza desiderio, non c’è movimento. 👉 Senza movimento, non c’è soggetto.

d L’“objet petit a” come prodotto della Procedura

Nel Furioso, ogni personaggio insegue qualcosa che non può possedere:

  • Angelica
  • la gloria
  • la fedeltà
  • la ragione
  • la fama

Questi oggetti non sono mai l’oggetto vero: sono oggetti-calamita, puri effetti del desiderio.

L’Ippogrifo e il Castello di Atlante funzionano come macchine di produzione dell’“a”:

  • moltiplicano le immagini
  • deviano i percorsi
  • creano miraggi
  • mantengono vivo il movimento

👉 L’“objet petit a” non è ciò che si trova: è ciò che fa muovere.

e Auctor + Procedura = Metodo di generazione del senso

La coppia Atlante/Ippogrifo mostra che:

  • il senso non è dato
  • il mondo non è pieno
  • il soggetto non è compiuto

Il metodo ariostesco è un metodo di emersione: l’Ordine viene dal Disordine e non dall’Ordine

  1. Vuoto
  2. Desiderio
  3. Procedura (Ippogrifo)
  4. Illusione operativa (Atlante)
  5. Oggetto-calamita (a)
  6. Erranza del soggetto
  7. Ritorno al vuoto
  8. Nuova generazione

È un ciclo, non una linea.

🧭 Sintesi operativa

Atlante = chi costruisce il dispositivo Ippogrifo = il dispositivo in azione Vuoto = la condizione Desiderio = il motore Objet petit a = il prodotto Soggetto = l’effetto collaterale del processo

12

Il reale non nasce dall’ordine, ma dal disordine; non da un progetto, ma da un’emergenza; non da mete raggiungibili, ma da attrattori strani che orientano senza mai farsi afferrare.

.

A

Ordine dal Disordine (e non dall’Ordine)

L’idea classica: l’ordine è ciò che precede, il disordine è ciò che rompe. La tua idea (e quella dei sistemi complessi): il disordine è la condizione generativa, l’ordine è un effetto. Il reale non è progettato; Non è lineare; Non è stabile. È un pattern emergente che nasce da interazioni locali, non da un disegno globale.

L’ordine allora è solo  una cristallizzazione temporanea del caos.

B

Il reale come sistema emergente

Un sistema emergente è un sistema in cui le parti non “sanno” cosa sta facendo il tutto; il tutto non è riducibile alla somma delle parti; le proprietà globali emergono da connessioni, non da essenze

Esempi: il meteo, il cervello, l’economia, la follia di Orlando, la trama del Furioso stesso

 Il reale non è un edificio: è un campo di forze.

C

 Le mete come attrattori strani

Gli attrattori strani sono figure della teoria del caos: non sono punti da raggiungere; non sono obiettivi concreti, ma  forme dinamiche che orientano il movimento, non si raggiungono mai, ma determinano la direzione

Nel Furioso: Angelica, la gloria, la ragione, la fama, la Luna (come archivio del perduto)

Nella vita: identità, riconoscimento, amore, senso

👉 Le mete non sono destinazioni: sono motori di traiettoria.

D

La fisica dei quanti come metafora epistemica

La quantistica ci suggerisce un mondo non deterministico, non locale, non lineare, basato su probabilità, non su certezze, in cui l’osservatore modifica ciò che osserva

L’Orlando furioso (il castello di Atlante)è una metafora perfetta per il reale come sistema emergente: non c’è un ordine predefinito, l’ordine appare dopo, come effetto, le connessioni creano pattern, il vuoto non è assenza: è potenzialità

Insomma Il reale è un campo di possibilità, non un meccanismo.

E

  L’incontro e la connessione come generatori di direzione

La direzione non viene da un fine, ma da un incontro tra forze, tra desideri, tra soggetti, tra eventi, tra errori

È la logica dell’emergenza: la direzione nasce dalla connessione, non dalla volontà.

Nel Furioso ogni deviazione genera una nuova trama, ogni errore apre un nuovo mondo, ogni incontro produce un nuovo movimento. Insomma Il reale è un ecosistema di deviazioni.

In Sintesi il Furioso è Figura narrativa di modello teorici della fisica contemporanea. ovvero

  1. Ordine dal disordine → il reale è un pattern emergente
    1. Attrattori strani → le mete non si raggiungono, ma orientano
    1. Fisica dei quanti → il mondo è probabilistico, non deterministico
    1. Connessione → la direzione nasce dall’incontro, non dal progetto

14

Personaggi più esemplari

 della dimensione ‘ironica’ del soggetto umano dentro il castello

Ecco una selezione dei personaggi più esemplari della dimensione “ironica” del soggetto umano dentro il Castello di Atlante, inteso come dispositivo che rivela — con leggerezza e crudeltà insieme — la fragilità, la comicità involontaria e la dissonanza tra ciò che i personaggi credono di essere e ciò che sono davvero.

L’ironia qui non è umorismo: è scarto epistemico, è il soggetto che inciampa nella propria immagine.

A

Ruggiero — l’eroe che non sa di essere ingannato

Ruggiero è l’emblema dell’ironia tragica:

  • crede di avanzare, ma gira in tondo
  • crede di inseguire Angelica, ma insegue un fantasma
  • crede di essere libero, ma è prigioniero del suo stesso desiderio

Ironia del soggetto: L’eroe più nobile è quello più manipolabile. La sua forza lo espone alla trappola.

B

 Bradamante — la guerriera che cerca ciò che la fuga

Bradamante è potente, lucida, determinata. Eppure, nel Castello:

  • perde l’orientamento
  • scambia illusioni per realtà
  • si lascia trascinare dal desiderio di Ruggiero

Ironia del soggetto: La più razionale è vittima della passione più irrazionale. La sua identità guerriera si incrina davanti all’oggetto d’amore.

C

Sacripante — il cavaliere dell’autocompiacimento

Sacripante è forse il personaggio più ironico in senso ariostesco:

  • si crede irresistibile
  • si crede stratega
  • si crede protagonista

Nel Castello, invece:

  • è ridotto a una figura comica
  • corre dietro a un’Angelica che non lo vede
  • è prigioniero del proprio narcisismo

Ironia del soggetto: L’io che si prende troppo sul serio diventa caricatura di sé stesso.

D  

Gradasso — il conquistatore che non conquista nulla

Gradasso è l’incarnazione dell’illusione di potenza:

  • vuole Orlando
  • vuole Durindana
  • vuole tutto ciò che brilla

Nel Castello:

  • è disorientato
  • è ridicolizzato
  • è un gigante che inciampa nella propria hybris

Ironia del soggetto: La volontà di dominio si rivela impotenza mascherata.

E

Atlante — l’autore che perde il controllo della sua opera

Atlante è il più ironico di tutti, perché:

  • costruisce il Castello per proteggere Ruggiero
  • ma la sua opera genera caos
  • e alla fine fallisce proprio per eccesso di controllo

Ironia del soggetto: L’autore che vuole governare il mondo finisce travolto dalla sua stessa finzione.

 Perché questi personaggi sono “ironici”?

Perché nel Castello:

  • nessuno è ciò che crede di essere
  • nessuno raggiunge ciò che insegue
  • tutti sono riflessi deformati del proprio desiderio

L’ironia ariostesca è una forma di epistemologia narrativa:

  • mostra la distanza tra immagine e realtà
  • rivela la fragilità dell’identità
  • smonta la serietà dell’io
  • trasforma il fallimento in conoscenza

in Sintesi, i personaggi più esemplari della dimensione ironica nel Castello sono:

PersonaggioTipo di ironiaCosa rivela
RuggieroIronia tragicaLa vulnerabilità dell’eroe
BradamanteIronia passionaleLa fragilità della ragione
SacripanteIronia narcisisticaLa comicità dell’autocompiacimento
GradassoIronia della potenzaL’impotenza del dominatore
AtlanteIronia autorialeIl fallimento del controllo

SECONDA PARTE

SERIE ICONOGRAFICA — “Il Castello di Atlante come Dispositivo del Desiderio”

1️⃣ Il Finito come Spazio Immaginario

Titolo: La Stanza che si Moltiplica Immagine:

  • Una stanza quadrata, semplice, quasi monastica.
  • Ogni parete contiene una cornice vuota.
  • Dalle cornici escono altre stanze identiche, come in un loop ricorsivo.
  • Le stanze si ripetono, ma non si espandono: restano dentro il perimetro originario.

Significato visivo: La finitezza che genera mondi. L’immaginazione come moltiplicazione interna, non come fuga esterna.

2️⃣ La Non Linearità dei Movimenti Umani

Titolo: La Mappa Senza Nord Immagine:

  • Un labirinto trasparente visto dall’alto.
  • I corridoi non formano un percorso: si intrecciano, si sovrappongono, tornano indietro.
  • Piccole figure umane camminano in direzioni diverse, alcune in salita, altre in discesa, altre sospese.
  • Nessuna freccia, nessun orientamento.

Significato visivo: L’esistenza come deriva. Il movimento umano come oscillazione, non come progresso.

3️⃣ Il Fallimento come Procedura di Costruzione del Soggetto

Titolo: La Torre Incompiuta Immagine:

  • Una torre in costruzione, fatta di impalcature.
  • Ogni piano è incompleto: travi sospese, scale che non arrivano da nessuna parte.
  • Al centro, una figura che tenta di salire, cade, risale, ricomincia.
  • Il cielo è aperto, non minaccioso: il fallimento non è tragedia, è condizione.

Significato visivo: Il soggetto come cantiere. La caduta come parte del metodo.

4️⃣ Il Desiderio come Motore delle Esistenze

Titolo: La Lanterna del Vuoto Immagine:

  • Una lanterna sospesa nel buio.
  • Dentro non c’è una fiamma, ma un vuoto luminoso.
  • Le figure umane camminano verso di essa, ognuna vedendo una forma diversa riflessa nel vetro.
  • La luce non illumina il mondo: illumina chi la guarda.

Significato visivo: Il desiderio come forza generativa. Il vuoto come origine del movimento.

🧩 Composizione finale: “Il Castello come Sistema”

Puoi immaginare le quattro immagini come pannelli di un’unica tavola:

  • In alto a sinistra: La Stanza che si Moltiplica
  • In alto a destra: La Mappa Senza Nord
  • In basso a sinistra: La Torre Incompiuta
  • In basso a destra: La Lanterna del Vuoto

Al centro, un piccolo castello stilizzato, quasi un’icona, che non rappresenta un luogo ma un processo: la simulazione, l’erranza, la frustrazione, il desiderio.

Atlante — L’Auctor

Titolo: L’Architetto del Vuoto Immagine:

  • Una figura anziana, non magica ma ingegneristica, circondata da strumenti: compasso, corde, specchi, lenti.
  • Davanti a lui non c’è un castello, ma un vuoto geometrico, una griglia sospesa nel nulla.
  • Le sue mani non costruiscono oggetti: tracciano procedure, linee, algoritmi, percorsi potenziali.
  • Il volto non guarda il mondo: guarda il possibile.

Significato visivo: Atlante non crea cose: crea condizioni. È l’autore come progettista di mondi, colui che organizza il vuoto in forma.

2️⃣ L’Ippogrifo — La Procedura

Titolo: Il Vettore dell’Impossibile Immagine:

  • Un animale ibrido, metà cavallo metà rapace, ma stilizzato come un diagramma vivente.
  • Le sue ali sono fatte di frecce direzionali, vettori, curve di flusso.
  • Il corpo è una linea continua che si piega, si spezza, si ricompone.
  • Non vola in cielo: vola tra livelli di realtà (terra, aria, luna), rappresentati come piani sovrapposti.

Significato visivo: L’Ippogrifo è la procedura che permette al desiderio di attraversare il reale e il possibile. È il metodo che trasforma la mancanza in movimento.

3️⃣ Il Vuoto — La Condizione

Titolo: La Camera Anecoica del Reale Immagine:

  • Uno spazio completamente nero, ma non minaccioso.
  • Al centro, una piccola fenditura luminosa.
  • Da quella fenditura emergono forme incomplete: un volto, una mano, un oggetto non finito.
  • Tutto è in potenza, nulla è ancora definito.

Significato visivo: Il vuoto non è assenza: è matrice. È lo spazio in cui il desiderio può nascere.

4️⃣ L’Objet Petit a — Il Prodotto

Titolo: La Scintilla che Attira Immagine:

  • Un piccolo oggetto luminoso, impossibile da definire: cambia forma a seconda dell’angolo.
  • Attorno, figure umane che lo inseguono, ognuna vedendo qualcosa di diverso.
  • L’oggetto non illumina il mondo: illumina chi lo guarda.

Significato visivo: L’oggetto del desiderio non è ciò che si trova, ma ciò che fa muovere. È un effetto della procedura, non una realtà.

5️⃣ La Coppia Atlante/Ippogrifo — Il Metodo

Titolo: Il Laboratorio del Desiderio Immagine:

  • Atlante in basso, che disegna una spirale procedurale.
  • L’Ippogrifo in alto, che percorre quella spirale trasformandola in traiettoria.
  • Al centro, il Vuoto che si accende.
  • In cima, l’Objet petit a che emerge come scintilla.

Significato visivo: La coppia Atlante/Ippogrifo mostra che il desiderio non è un dato, ma un processo:

  1. Vuoto
  2. Metodo
  3. Movimento
  4. Oggetto
  5. Soggetto

🧭 Composizione finale (tavola unica)

Puoi immaginare la serie come una tavola in quattro quadranti + un centro:

  • Atlante (in basso a sinistra)
  • Ippogrifo (in basso a destra)
  • Vuoto (in alto a sinistra)
  • Objet petit a (in alto a destra)
  • Centro: Il Metodo — la spirale che li connette

SERIE ICONOGRAFICA — “Le Maschere dell’Ironia nel Castello di Atlante”

1️⃣ Ruggiero — L’Eroe che Avanza Stando Fermo

Titolo: Il Cavaliere sul Tapis Roulant Immagine:

  • Un cavaliere in armatura corre con decisione su un tappeto mobile che lo riporta sempre indietro.
  • Dietro di lui, specchi che moltiplicano la sua figura, come se avanzasse in mille direzioni.
  • Davanti, un’ombra di Angelica che si dissolve appena lui si avvicina.

Significato visivo: L’ironia tragica dell’eroe che crede di procedere, ma è prigioniero del proprio desiderio.

2️⃣ Bradamante — La Guerriera che Insegue la Propria Ombra

Titolo: La Lancia che Punta il Vuoto Immagine:

  • Bradamante, fiera e determinata, brandisce la lancia verso una figura di Ruggiero riflessa in una superficie d’acqua.
  • L’acqua si increspa e l’immagine si deforma.
  • Attorno a lei, sentieri che si biforcano e si ricongiungono senza logica.

Significato visivo: L’ironia passionale della ragione che si perde inseguendo ciò che non si lascia afferrare.

3️⃣ Sacripante — Il Narciso Cavalleresco

Titolo: Lo Specchio che Ride Immagine:

  • Sacripante si osserva in uno specchio convesso che lo deforma in modo caricaturale.
  • Lui non se ne accorge: si sistema l’elmo con compiacimento.
  • Dietro di lui, Angelica passa oltre senza guardarlo.

Significato visivo: L’ironia narcisistica dell’io che si prende troppo sul serio e diventa involontariamente comico.

4️⃣ Gradasso — Il Gigante che Inciampa

Titolo: L’Armatura Troppo Grande Immagine:

  • Gradasso indossa un’armatura enorme, sproporzionata, che gli impedisce di muoversi.
  • Ogni passo è un inciampo.
  • La spada che desidera (Durindana) è sospesa in alto, irraggiungibile, come un oggetto da vetrina.

Significato visivo: L’ironia della potenza che si rivela goffa, pesante, inefficace.

5️⃣ Atlante — L’Autore Intrappolato nella Propria Opera

Titolo: Il Burattinaio Impigliato nei Fili Immagine:

  • Atlante tira i fili di un grande teatro di marionette.
  • Ma i fili si intrecciano e lo avvolgono, immobilizzandolo.
  • Le marionette (i cavalieri) continuano a muoversi da sole, fuori dal suo controllo.

Significato visivo: L’ironia autoriale: chi vuole controllare tutto finisce controllato dalla propria stessa costruzione.

🧩 Composizione finale: “Il Teatro dell’Ironia”

Puoi immaginare la serie come una tavola unica:

  • In alto: Ruggiero e Bradamante (ironia tragica e passionale)
  • In basso: Sacripante e Gradasso (ironia comica e grottesca)
  • Al centro: Atlante (ironia autoriale)

Il Castello non è lo sfondo: è la macchina scenica che amplifica le illusioni e rivela le maschere.

TERZ A PARTE

15

L’Individuo nella Modernità secondo l’Orlando Furioso

il Soggetto in Ariosto si costruisce attraverso un quadrato semiotico: in alto IDEALE vs DUTTILITA’, in basso NON IDEALE cioè CINISMO, e NON DUTTILITA’ cioè PAZZIA. Quali personaggi dell’O.F. esemplificano queste differenti soluzioni che sono alla base del processo di formazione dell’Individuo Moderno?

Ecco una griglia concettuale, esempi testuali, e una breve interpretazione antropologica utile per intendere la formazione dell’individuo ATRUALMENTE Moderno.

Non si pensa alla persona come qualcosa che è, ma qualcosa che può/deve diventare: c’è un tempo (il Futuro) che è a disposizione dell’homo faber per trasformare la Natura, per correggere la Natura. Siamo nati figli di qualcuno ma non ci dobbiamo più pensare come condannati a ritenere quel ‘qualcuno’: abbiamo, come homo sapiens, le potenzialità per trasformare ogni cosa (ogni istante, ogni veneienza9 in KAIROS, in occasione per dare alle cose stesse ( e a Noi in particolare) una FORMA NUOVA (questo vuol dire MODERNO).

Naturalmente queste trasformazioni sono consentite dal fatto che non siamo vincolati ad elementi come il DNA ma (come afferma Pico della Mirandola) al fatto che siamo organismi ‘aperti’ cioè ‘imperfetti’, determinati solo in parte dal corpo, che consente NUOVE cose, perché siamo dotati di procedure di visione e delibratzione che ci consentono di ESPANDERE l’esistente. 

Per Ariosto, l’O.F. di fatto sintetizza il sistema delle possibilità che si danno al singolo  proprio secondo la formula della dialettica: un bivio di procedure che consentono crescita, in modo diverso, ma che sottoposte ad un eccesso (negativo fino all’annullamento) portano ad altri risultati: IDEALE vs DUTTILITA’ cioè tener fermo il timone verso una meta ovvero cambiar rotta in rapporto alle necessità del momento; e conseguentemente PAZZIA vs CINISMO , quando non si accetta mai di cedere dalla propria strada, dal proprio stile. Troppo Ideale porta alla follia, troppa duttilità al cinismo opportunistico.

Ariosto questo rappresenta nelle narrazioni del poema, che appare antico nei contenuti ma addirittura avveniristico nel sotto testo.

 Il quadrato semiotico del Soggetto ariostesco

AsseCategoriaPersonaggi esemplariFunzione antropologica
Alto sinistraIDEALEAstolfo, Ruggiero (nelle sue fasi più etiche)L’aspirazione alla misura, alla razionalità, alla cavalleria come codice
Alto destraDUTTILITÀAngelica, Bradamante, Rinaldo, AriodanteAdattamento, strategia, negoziazione con il mondo
Basso sinistraNON IDEALE / CINISMORodomonte, Gano, Marganorre, AlcinaDisincanto, potere, manipolazione, violenza
Basso destraNON DUTTILITÀ / PAZZIAOrlando, Sacripante, FerraùFissazione, monomania, perdita del controllo, identità fratturata

1. IDEALE

Personaggi: Astolfo, Ruggiero (momenti etici)

  • Astolfo è il più “ideale” perché incarna la razionalità magica: sale sulla Luna, recupera il senno, riporta ordine. Non è un eroe muscolare, ma un mediatore: rappresenta la possibilità di una ragione ironica, non tragica.
  • Ruggiero, quando non è travolto dalle passioni, incarna l’ideale cavalleresco: fedeltà, misura, responsabilità.

 Funzione: l’ideale ariostesco non è ascetico, ma equilibrato, ironico, capace di distanza critica.

 2. DUTTILITÀ

Personaggi: Angelica, Bradamante, Rinaldo, Ariodante

  • Angelica è la figura più duttile: sopravvive perché adatta il proprio ruolo, manipola i codici cavallereschi, sfugge alle definizioni.
  • Bradamante è duttile nel senso positivo: sa negoziare tra amore, dovere, destino dinastico.
  • Rinaldo alterna furia e diplomazia, ma è capace di rientrare nei ranghi.
  • Ariodante è l’esempio della duttilità tragica: crede, dubita, soffre, ma resta dentro il codice.

 Funzione: la duttilità è la forma moderna della sopravvivenza: il soggetto si costruisce adattandosi senza dissolversi.

3. NON IDEALE / CINISMO

Personaggi: Rodomonte, Gano, Marganorre, Alcina

  • Rodomonte è la forza bruta che non crede più nei valori: un eroe “disincantato”, che usa il codice cavalleresco come maschera.
  • Gano è il traditore sistemico: il cinismo politico.
  • Marganorre rappresenta il potere tirannico, arbitrario.
  • Alcina è il cinismo seduttivo: manipola, inganna, consuma.

 Funzione: il cinismo è la tentazione moderna di ridurre tutto a potere, interesse, dominio.

🔹 4. NON DUTTILITÀ / PAZZIA

Personaggi: Orlando, Sacripante, Ferraù

  • Orlando è l’esempio massimo: incapace di modulare il desiderio, implode. La sua follia è non-duttilità: fissazione assoluta, perdita della distanza da sé.
  • Sacripante è prigioniero della gelosia e dell’ossessione per Angelica.
  • Ferraù è dominato da un codice d’onore rigido, quasi meccanico.

 Funzione: la pazzia ariostesca è la crisi del soggetto che non sa negoziare con il mondo.

 In definitiva l’Orlando Furioso di  Ariosto come laboratorio dell’individuo moderno

Il quadrato semiotico mostra che Ariosto non offre un modello unico di soggettività, ma quattro strategie di sopravvivenza nel mondo complesso:

  1. IDEALE → misura, distanza, ironia
  2. DUTTILITÀ → adattamento, strategia, intelligenza situata
  3. CINISMO → potere, manipolazione, disincanto
  4. PAZZIA → rigidità, fissazione, perdita del sé

L’individuo moderno nasce proprio nel movimento tra questi poli, oscillando tra aspirazione all’ordine e necessità di adattamento, tra rischio di disincanto e rischio di perdita di sé.

Ariosto anticipa la modernità perché mostra che il soggetto non è dato, ma si costruisce — e si costruisce sempre in bilico.

Diventare Soggetto con la modernità diventa un Compito nel senso che si tratta di inventarsi un proprio modo di essere Soggetto, non di copiare o ripetere quel che gira intorno a noi da quando nasciamo. La proposta narrativa di Ariosto è questo sistema a quattro componenti, in cui il senso è dato dalla connessione semiotica con l’opposto, come mostra l’illustrazione seguente:

Più in generale, attraverso questo sistema di personaggi dal vario atteggiamento verso le cose del mondo, possiamo ricavare il Modello dell’Individuo Moderno, modello antropologico che in qualche modo sembra anticipare quanto diranno le scienze evoluzionistiche biologiche e neurologiche nel XXI secolo:

  • l’animal che noi siamo, deve trovare un equilibrio tra le due esigenze del procurarsi energia (predando altri organismi) e dall’evitare di essere ucciso da altri organismi. Insomma una polarità  RISCHIO / PAURA che sin traduce nelle due opposte procedure.
  • uscire dalla tana, dallo spazio dove tutto è previsto, dove ci si limita a ripetere le scelte)
  • andare fuori dalla tana, per procurarsi energia

Insomma STARE vs ANDARE, ovvero STABILITA’ (routine) vs CAMBIAMENTO. Tradotto in formule ‘culturali’, l’IDEALE vs CINISMO, tener fede alla propria Meta o abbandonarla quando utile.

L’eroe ariostesco è certamente diverso da quello tipico dei poemi epici, quello che non molla mai la sua retta via,  che non ha mai dubbi  (Enea, Orlando della Chanson, Dante…). Più simile ai personaggi del Decameron, considera varie alternative prima di fare le scelte. Certo nel sistema di Ariosto ogni personaggio è più una Figura Allegorica che una Persona, e viene rappresentato in tutto il poema con le stesse caratteristiche, in modo che il Lettore ben comprenda il suo specifico modo di agire (ovvero di ex istere) e possa alla fine avere per così dire il quadro completo delle alternative con cui assolvere al proprio compito di animal symbolcum:

Se confrontiamo questo quadrato con Tasso, Cervantes, o Montaigne di fatto esploriamo altri quattro modelli di soggettività (altre quattro proposte di Individuo) che emergono nel passaggio dalla Rinascenza alla modernità.

Quadrato semiotico del soggetto moderno: Ariosto vs. Tasso, Cervantes, Montaigne

QuadranteAriostoTassoCervantesMontaigne
IDEALEAstolfo, Ruggiero (etico)Tancredi (eroe tragico), Armida (idealizzata)Don Chisciotte (idealismo assoluto)L’io che cerca misura, saggezza, equilibrio
DUTTILITÀAngelica, Bradamante, AriodanteClorinda (ambivalente), Erminia (adattiva)Sancho Panza (pragmatico), DoroteaL’io che si osserva, si adatta, si sperimenta
CINISMORodomonte, Gano, AlcinaGoffredo (stratega), Argante (potere), Armida (seduttrice)Il mondo sociale: locandieri, duca, preteIl mondo esterno come teatro di illusioni
PAZZIAOrlando, Ferraù, SacripanteTancredi (delirio amoroso), Clorinda (confusione identitaria)Don Chisciotte (follia eroica)L’io che riconosce la propria instabilità

🔹 Lettura comparativa

  • Per Ariosto il soggetto è mobile, ironico, oscillante. La follia è perdita di misura, il cinismo è potere disincantato, la duttilità è sopravvivenza. L’ideale è fragile ma possibile.
    • Per  Tasso il soggetto è tragico, diviso, in lotta tra grazia e desiderio. L’ideale è assoluto ma irraggiungibile, la duttilità è ambivalente, il cinismo è strategia politica, la pazzia è dolore metafisico.
    • Per  Cervantes il soggetto è parodico, eroico, fallibile. Don Chisciotte incarna l’ideale che si scontra con la realtà, Sancho la duttilità che salva. Il cinismo è il mondo, la pazzia è resistenza.
    • Per Montaigne Il soggetto è riflessivo, sperimentale, autocritico. L’ideale è la saggezza, la duttilità è l’adattamento, il cinismo è il mondo esterno, la pazzia è la condizione umana.

In  Sintesi

  • Ariosto costruisce il soggetto come gioco di equilibri tra poli instabili.
  • Tasso lo vive come dramma interiore, tra grazia e desiderio.
  • Cervantes lo mette in scena come parodia eroica, tra sogno e realtà.
  • Montaigne lo esplora come esperienza riflessiva, tra corpo e pensiero

Ecco la versione più astratta e “ruvida” del quadrato semiotico ariostesco, ricorrendo a :

  • forme simboliche al posto dei personaggi: una bussola per l’IDEALE, un fiume per la DUTTILITÀ, una corona spezzata per il CINISMO, uno specchio infranto per la PAZZIA
  • linee irregolari e texture grezze per evocare la tensione e la frizione che attraversano il soggetto moderno
  • colori terrosi e contrastati per dare corpo visivo al concetto di “ruvido” che ti sta a cuor

Oggi nella realtà globale che vince a livello ideologico nel XXI secolo, il Soggetto, vincolato alle formule della Thatcher (non c’è società ma solo individui, l’unica cosa che conta è il risultato) e di Thiel (l’asimmetria tra individui è ‘verità’ che non va corretta, ma accettata; l’umanità è costituita non da una unica communitas ma due distinte categorie), ha un unico compito: VINCERE. L’individuo per essere veramente tale , deve riuscire ad entrare nella communitas delle elìte che gestiscono poteri e privilegi, disinteressandosi delle esistenze degli esclusi (Baumann)

L’ideale è insomma il Risultato, la Duttilità un’arma per conseguirla: la Virtù massima è quindi il Cinismo, e chi non l’adotta è semplicemente non un perdente ma un pazzo, un non umano.

Pubblicato da bruno nasuti

rompe e riempe scatole semio antropo reuro sistemo filo eccetero logico filo filo filo

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