SNOWPIERCER

COMMENTO

L’impressione iniziale è che il prodotto diretto da Bong Joon-ho sia un blockbuster dalla trama banale e dalle velleità post-apocalittiche. E invece Snowpiercer è un vero e proprio calderone di idee e di commistione di toni e generi; un autentico film intertestuale, che richiede più di una visione per poterne gustare ogni sfaccettatura e ogni piccolo dettaglio. Difatti ridurre la pellicola del regista coreano a mera metafora dell’umanità (il Treno è il mondo) appare alquanto superficiale, perché l’opera contiene numerose sotto trame, livelli di comprensione sempre diversi, che pescano a piene mani dalla cultura occidentale, dalla religione e dalla società. Sono questi i veri motori dell’azione di Snowpiercer, che esibisce echi da arca di Noè: sopravvivenza, selezione naturale, oppressori, schiavi in rivolta, brutalità umana, inganni e ribaltamenti rivoluzionari, complottismo, educazione, efficientismo, scientismo. Tutto ciò è inserito (e debitamente nascosto) in una vicenda da mainstream, nella quale gli effetti speciali e la complessità interpretativa sono due elementi che vanno di pari passo.

In breve sintesi almeno tre sono i temi propri della scoietà globale che emergono dal sottotesto del film:

  • La manifestazione del Potere in forma composita (bio / psico, come già detto nelle note): prima di tutto il condizionamento cognitivo ( e quindi l’accettazione di una certa visione delle cose) poi quello fisico (con l’estremizzazione delle rppresentazioni di Inclusione / Esclusione) che portano al dominio del mondo delle passioni dei singoli membri della società (a cui qualcosa piace o meno non perché ci sia una autenticità interiore a dettare la scelta ma per il priming a cui sono sottoposti)
  • Rivolta: è qualcosa che riecheggia il mantra di Zizek, che da decenni insiste sul fatto che il comunismo è fallito nelle sue specifiche manifestazioni novecentesche ma non nella sua potenzialità di soluzione dei problemi della società globale. Anzi proprio l’avvio alla catastrofe consente di vedere come l’unica soluzione praticabile per ovviare alle crisi di ogni genere che sopravvengono sia porprio quello di darsi ancora questo obiertivo di ridistribuzione delle ricchezze. Da vedere ovviamente le maniere politiche ..
  • Fine della hybris ,del progresso, svelamento della inadeguatezza .Alla fine la soluzione , nel fil, consiste nel distruggere anche l’ultimo prodotto della tecnica (che consente una soluzione ma a gran prezzo per i più) a vantaggio di un nuovo inizio in cui si accetta la diminuzione della ‘quantità’ della vita a favore della ‘sfida’, del ‘sacrificio’

TEMI

  1.  ORDINE

«Passeggeri, questa non è una scarpa. Questa è disordine. Questa è la rappresentazione del caos. Questa è la morte. In questa locomotiva, la nostra dimora, solamente una cosa tiene caldi i nostri cuori proteggendoli dal gelo. Abiti? Armature? No, l’ordine. L’ordine è l’unica barriera che tiene lontana la morte. Tutti abbiamo un dovere su questo treno della vita: rimanere nelle sezioni stabilite. Dobbiamo ognuno di noi occupare il posto particolare che ci è stato assegnato. Voi vi mettereste una scarpa in testa? Naturalmente non lo fareste mai. Le scarpe non sono fatte per la testa, le scarpe appartengono ai piedi. In testa si mette il cappello. Il cappello sono io, voi siete le scarpe. Io appartengo alla testa, voi appartenete ai piedi. Così è, questa è la realtà. In principio l’ordine è stato stabilito dal biglietto: prima classe, economy e poi parassiti come voi.

È stata la sacra locomotiva a stabilire l’eterno ordine. Tutto fluisce attraverso la sacra locomotiva. Ogni cosa trova il suo posto, ogni passeggero ha la sua sezione. L’acqua che scorre o il calore che riscalda rendono omaggio alla sacra locomotiva. Tutto occupa una sua particolare posizione prestabilita. Questa è la realtà. Quindi, come in principio, io appartengo alla testa, voi appartenete alla coda. Quando il piede vuole sostituire la testa oltrepassa un confine sacro. Non oltrepassatelo. Rimanete al vostro posto. Siate scarpe. »[1]

Questo è il discorso con cui il Potere, ogni forma di potere, argomenta contro la Rivolta, ogni forma di rivolta. È un esempio di come funziona l’egemonia culturale’ gramsciana. Non è la Persona che davvero ha il potere a fare questo discorso, perché lui – nella sua cinica consapevolezza del disordine insondabile e indomabile con il Logos – sa che il logos è solo un’arma dell’invasione delle menti, uno strumento della menzogna, una ‘grand Narratif’ come direbbe Lyotard, che serva a incantare, a dare sicurezza, un mantra sacralizzante, che dice alla massa quel che vuole sentirsi dire. È un ministro a dire la menzogna, è un ministro che fa la parte del pifferaio magico, è un sottoposto burocratico, specializzato, che vive all’interno di questa bolla epistemica ed etica, per cui trasmette davvero con entusiasmo questa rappresentazione delle cose. è insomma l’equivalente dell’evangelista, dell’intellettuale che MEDIA tra le cose che cambiano e l’Assoluto ordinatore.

Nello specifico è una donna, che ha assunto aspetto androgino, senza il fascino tipico della donna che attrae col corpo, la donna che si è privata della sua femminilità e si è fatta uomo forte, duro, efficiente, congegno micidiale della catena di montaggio dell’ordine (macchina, certo, quando perde pezzi, come la dentiera…)

Da sempre, le società umane hanno cercato di dare forma ordinata alla variegata massa di elementi che interagiscono nella realtà in modo imprevedibile: mangiare e non essere mangiati sono problemi insormontabili di fronte alla variazione continua delle situazioni dell’ambiente in cui si vive.

Da quando l’Uomo acquista la Consapevolezza di questa sua condizione, la sua aspirazione massima è quella di riuscire a ‘fermare’ il cambiamento continuo delle cose che accadono là fuori, per poterle prevedere e controllare. In tal modo può passare dalla “naturale” condizione di instabilità e disordine ad una di certezza ed ordine, da uno stato di paura e angoscia ad uno di sicurezza e tranquillità.

Per fare questo ‘mette – in – forma’ gli elementi del reale, cioè li selezione e li combina in modo da costruire degli ‘ordini’ artificiali che non esistono nella realtà dei fenomeni che si verificano “là fuori”: insomma usa la technè, l’ars per trovare soluzioni nuove a problemi vecchi: e questo sia per quanto riguarda il modo di procurarsi da mangiare (economia)sia per quanto riguarda il modo di stare insieme (società).

Ma ogni ordine non può che nascere dal separare quel che prima è confuso (categorizzare, stabilire confini) e dal creare gerarchie (stabilire relazioni di alto / basso, prima / dopo, più / meno) tra quello che prima è alla pari.

La modalità di generazione di questo ordine all’origine non può che essere quello dell’”emergenza” ,cioè quella per cui l’ordine non deriva dall’ordine (meccanicismo deterministico o finalismo ) ma – “improvvisamente” – dal disordine, come novità  che non può essere prevista,[2] secondo la logica dell’ auto-organizzazione[3].

Questa per intenderci è la procedura con cui ad esempio le termiti costruiscono realtà complesse come un nido. Ma se le termiti non hanno Coscienza di questo ordine, l’uomo a partire da un certo momento della sua storia si fa Soggetto, cioè prende consapevolezza di quel che avviene intorno a lui, a lui e cerca appunto di controllare le cose che avvengono.

Quando percepisce l’esistenza di un ordine, cerca di fare in modo che esso non si modifichi. e qui nasce la ‘cultura’ in senso antropologico: l’Uomo si immagina una rappresentazione del mondo che dia senso a quel che accade e un coerente sistema di valori che definisca in modo chiaro quel che vada fatto e quel che vada evitato ai fini della conservazione dell’organizzazione percepita. Nell’impossibilità di dare spiegazioni causali al tutto, ci si limita a identificare l’inspiegabile con forze misteriose e invisibili (quelle che oggi noi identifichiamo grossolanamente con il termine di Sacro) che vanno ovviamente temute e tenute a bada con rituali, sacrifici, in modo da garantire la continuazione dell’ordine.

Nell’evoluzione dei tempi, col passaggio dall’antropologia sacra a quella laica della contemporaneità cambia solo l’identità del Sacro: non più certo immagini di dei o demoni antropomorfi, o di mostri orrorosi, che impongano Leggi, ma Teorie e Princìpi, immagini astratte di frames ed equazioni che impongono il Logos indefettibile della verità scientifica.

La parola chiave rimane comunque sempre la stessa: Ordine  

Naturalmente qualunque Ordine Umano riposa nella mente di qualche uomo che appoggiandosi a Dei e Logos impone asimmetrie nella distribuzione di beni e di potere. Ma questo ordine, qualunque tipo di ordine umano, non può che suscitare conflitti: e il problema dei Conflitti non può che essere risolto ricorrendo a due procedure fondamentali, la violenza esplicita sui corpi o quella nascosta sulle menti, la forza bruta o la parola argomentativa (il Leone o la Volpe di machiavelliana memoria, il bio potere di Foucault o lo Psyco potere di Baudrillard e Debord).

Il discorso di Wilford è, come già detto, il “Discorso – Tipo” del “Potere – Tipo”: un modello che consente di identificare le logiche persuasive che dai faraoni dell’Egitto al maistream globale contemporaneo riescono a tenere a bada le masse insoddisfatte, a riportarle al comportamento ideale del Gregge guidato dal Buon Pastore. Procedure retoriche, che oggi si chiamano ‘comunicazione’

La procedura principale nella comunicazione di oggi è l’immagine, che consente di arrivare rapidamente al sentimento e al riconoscimento: insomma l’ANALOGIA. L’immagine della scarpa e del suo uso, ad esempio,  sono parte certa della memoria di qualunque uomo: ecco allora che l’accostamento analogico di questa realtà concreta all’astratta idea di ordine consente a chi ha potere di stabilire, per così dire, il Postulato fondamentale da cui poi far discendere tutte le argomentazioni. Proprio come per la matematica (ma Godel..). c’è un Ordine, e l’ordine consiste nel fatto che la scarpa va usata per proteggere i piedi, non la testa: se la si pone sulla testa non proteggerebbe nulla, sarebbe inutile ,sia la testa che i piedi sarebbero condannate al disastro, al disordine.

Se questa è la regola generale (le cose vanno fatte secondo l’ordine per cui sono state inventate, le cose devono stare al proprio posto perché ci sia benessere),tutti gli eventi vanno valutati secondo una modalità binaria per cui quello che è analogo all’ordine (la ripetizione, l’identico, l’Identità quindi) è positivo, va accettato e difeso come garanzia di vita, mentre quello che contrasta (non rientra nella categoria disegnata) è negativo, nel senso che necessariamente comporta la distruzione dell’Ordine. La Differenza è il Male. Le Cose Nuove sono il male.

Il vero Postulato fondamentale è quindi il Monismo epistemologico implicito in questa argomentazione: esiste un solo ordine. Ogni alternativa non è “un altro ordine”, ma semplicemente il Disordine, quindi l’impossibilità di continuare a vivere ecc.

Di qui il ricorso al concetto di Sacro. Ovvero all’idea dell’intangibilità dell’ordine, in quanto espressione diretta della volontà superiore, Divina. E di qui il racconto dell’Eternità, del fatto che questa situazione per così dire non ha avuto inizio mai nel tempo, ma va avanti da sempre, da prima della storia è così.

Nei fatti l’Ordine va accettato perché ‘naturale’ voluto da dio[4]: sono i biglietti assegnati all’inizio (il fatto di essere nati in questa o quest’altra condizione) a segnare l’ordine (le stratificazioni sociali, le divisioni, le categorie, le appartenenze…e quindi le funzioni..). Questi confini devono essere rispettati: le linee di demarcazione (i confini, le categorie) rientrano nella sacralità e impongono un Ethos, un dovere, un obbligo inderogabile, un’etica dell’obbedienza, del rispetto, della ripetizione, della imitazione, del sacrificio e della rinuncia.

Per il bene collettivo (il treno, che difende dal gelo) ognuno deve fare quello che gli è toccato in sorte (anche lo schiavo): il concetto greco – latino di Polis o di Res Publica sacralizzato e deificato.

Sacrifici in nome del bene generale. Il Leviatano prossimo venturo, ormai presente, in effetti dopo l’emergenza corona virus.

Tutto questo ovviamente sintetizzato nel ‘senso di realtà’.  “questa è la realtà” è lo slogan che appesantisce ritmicamente ogni discorso del mainstream. Anche i movimenti antagonisti che protestano contro la globalizzazione di fatto si accontentano di muoversi entro questa visione: accettano di fatto l’idea che “questa è la realtà” e quindi all’interno del sistema propongno semplicemente di gestire in un modo più o meno corretto questo o quel dettaglio … ma non mettono mai in discussione le ‘verità’ sacre .

  • CIBO

La tematica qui è ridotta all’essenziale: non abbiamo scene di gastronomia, chef o delizie che soddisfino la mania contemporanea, fornendo materiale per l’oggetto privilegiato della lalia generale sul cibo, ma una riduzione –per così dire – hegeliana della questione, nel senso che di fatto il regista propone tra inizio e fine della storia, nel movimento dei ribelli, la contrapposizione tra i due estremi del mangiare, la bistecca e le ‘proteine’ (la carne ‘viva’ e la carne ridotta alla sua essenza chimica metabolica).

All’inizio la scena vede una massa brutalizzata di rifiuti umani che viene costretta a vivere in condizioni di sovraffollamento e che viene nutrita con razioni scientifiche di sostanze nutrienti necessarie alla sopravvivenza, nella loro forma ‘pura’ di barrette di forma geometrica perfetta e prive degli addobbi tipici di quello che chiamiamo cibo. Principi appunto, sostanze in termini filosofici, quel che ‘sta sotto ’ la superficie dei piatti che gli uomini si industriano a cucinare e variare. Alla fine si vede W. Che si cucina e mangia con calma una bistecca: si tratta sempre di proteine, ma naturalmente ha ‘attributi’ in più, quali odori, sapori, consistenza, calori ecc. insomma in cima al treno, il privilegiato mangia, come gli altri proteine, ma con l’aggiunta del ‘superfluo’: e di questo superfluo è fatto l’Uomo, nel suo progetto di controllare la natura, di darle forma. Solo che è qui visto come un privilegio.

Fuori di metafora: nella società globale le squisitezze delicate e raffinate di cui Babette è l’icona postmoderna sono possibili proprio perché c’è una massa invisibile di esclusi che sono costretti a contentarsi dell’essenziale. La Jouissance (la felicità della performance, del corpo che sta bene) dipende omeostaticamente dalla non juoissance di altri: è esattamente questo il senso del discorso di Mason, della sacralità dell’equilibrio.

Il “Soggetto” hegeliano è capace di costruire il treno (la storia) e di costruire Ordine: però nel farlo non può non incontrare la sua “negatività”, il Malessere dell’Altro, che mangia schifezze.

La massa che mangia cadaveri trasformati in proteine è appunto lo svelamento della complessa dimensione dialettica della realtà.

La sintesi di questa opposizione consiste nel CRONOL, cioè ancora nella chimica, ma quella che si ingerisce tramite il Naso, quella che porta ad una soluzione ‘umana’ dell’ars, della techné: un cibo completamente non naturale, una invenzione chimica da stregoneria, che trasforma materia inerte (non di corpi vivi).

Altre presenze di cibo nella storia del film sono: dei frutti, del sushi, che contribuiscono a completare questa sorta di critica della ragion culinaria che pare essere il film.

Tesi           >        Antitesi         >      Sintesi

Proteine      >       Bistecca       >      Cronol

Proviamo a ipotizzare le valenze ermeneutiche di questo sistema

PROTEINE

È la sublimazione della capacità umana di trasformare gli elementi vivi della natura in energia. La scienza arriva a superare la superficie di quel che si vede, arriva al ‘fondo’, all’essenza ontologica del ‘vivere’, di che cosa significa vivere. Seleziona e ricombina.

Se cibarsi significa dare forma nuova agli elementi presenti negli ‘esseri’, nelle cose dell’ambiente, allora la sua intima ultima ontologia è nel metabolismo che secerne e riconfigura: questo normalmente avviene nelle due forma di ESTERNO (cucinare) e INTERNO (digerire ecc.). nel film le due operazioni sono già state ‘unite’, fuse, nel senso che il quid iniziale è stato trasformato in barrette uguali, semplici, inodori e insapori. Sono l’equivalente delle piccole (a) con cui in genere risolviamo la richiesta di grande A (pieno), al di là dei fenomeni (vari piatti e ricette9 l’idea stessa del cibo: le sue componenti chimiche, ripulite di ogni superflua varietà storica.

Naturalmente a questo punto sorge una domanda: perché tra le tante sostanze di cui si nutre l’uomo, l’autore punta sulle proteine e non sui carboidrati o sui lipidi? Perché le componenti necessarie per il movimento, per lo sviluppo dell’intenzione?

BISTECCA

È presente di fatto due volte nella trama: all’inizio, nei vagoni di cosa, è ‘citata’ da Edgar, che manca della memoria di sapori e odori, e prega Curtis di descriverli per poter ‘immaginare’ quella realtà da cui è escluso; nel vagone finale è Wilford  che la cucina e invita – ah le buone maniere – Curtis a partecipare al banchetto, e poi la gusta con le forme della civiltà moderna.

La sottolineatura della cottura, dei sapori, della possibilità di scegliere tra vari livelli di cottura ecc. sta proprio a ricordare come l’umano sia proprio nella ‘consapevolezza’, nella ‘coscienza’ con cui fa quello che fanno tutti gli esseri viventi (stile!).

Ma In effetti rappresenta una ‘citazione’ della scena finale di ‘Odissea nello spazio ’: e così va interpretata, come controcanto all’esaltazione della linearità razionale dell’ Illuminismo. La ratio non porta al progresso dell‘umanità, ma solo al privilegio di una Parte, minima, di umanità, a danno dell’altra!

Un rinforzo di questa prospettiva si ha nella scena del SUSHI. A tutta prima sembra essere l’opposto della bistecca: è ‘crudo’, il che nella rappresentazione mainstream si oppone alla carne e al cotto, rinvia ai vari miti ecologisti:

  • Il non cotto si oppone ovviamente al cotto, come segno di ‘selvaggio’, di pre – civiltà, di ‘natura’ e quindi di ‘autentico’
  • L’esotico orientale a sua volta è solo una variante del romantico mito dell’altrove autentico, del lontano e strano rispetto al vicino e normale.

Ma la presentazione nelle forme raffinate di piatti – composizione, alla maniera di piccoli giardini zen (pratica di tutta l’haute cuisine contemporanea, e a maggior motivo nella cucina ‘povera’ dei vegetariani o vegani) rinvia ovviamente ad uno ‘stile’ di controllo antinaturalistico, in cui è la mente a guidare il corpo, la natura. La concentrazione spirituale della forma aiuta ad allontanare dalla violenza omeostatica delle cose che accadono là fuori nel reale, ad entrare in un reale in cui il sovrappiù di Regola imposta alla ‘semplicità’ del crudo è appunto il supplemento ideologico che impone un ordine che non esiste alle cose che fluiscono. Menzogna sofisticata dunque. nel senso che le ‘maniere’ sono l’umano’, anche se maniere strane..

Un altro elemento che accompagna la scena sushi è quello della rarità: si mangia sushi solo due volte l’anno, non per carenza di pesce in sé, ma perché con questo ritmo si produce omeostasi, l’equilibrio che la scienza afferma esserci in torno al 74%. L’insistenza sull’ equilibrio di un “sistema chiuso” fa il verso alle varie ideologie culinarie / dietetiche che imperversano nell’ Immaginario globalizzato (falsa coscienza occidentale!).

Ma si sottolinea anche lo snobismo dei ricercatori di squisitezze gastronomiche: appassionati di pratiche rare, magari in disuso, in nome della difesa dell’identità, della difesa di mondi / pratiche che vanno scomparendo. La realtà è che l’equilibrio perfetto del vagone acquario è possibile solo ‘dentro’ il sistema treno, grazie a tutte le varie nequizie e meraviglie che immediatamente non si vedono.

Le prelibatezze alla giapponese (o di qualunque altra stranezza) sono solo ‘sintomi’ del ‘patetico’ desiderio di Ordine che ci accompagna, della strisciante voglia di ideologia che è sotteso all’incapacità di accettare il disordine come reale: le fedi culinarie sono richieste di ‘sistema’ richieste di un Master che ci eviti la contraddizione, alla lettera si cercano ‘ricette’ di vita: la salvezza del pensare ‘separati’ (per categorie e gerarchie, anche etiche sicure) pur di non stare nel ‘pensare insieme’ della con – fusione, del conflitto.[5]

  • CRONOL

Come già detto, è il cibo non – cibo.

Non è necessario per continuare a  far vivere il corpo: Minsun la sua icona prima di essere liberato da Curtis ‘sta’ in prigione (in estasi, in ipnosi, in un modo di sogno, di immaginazione, di separatezza rispetto alle cose che accadono nei vagoni). È in trance, è al di là del materiale, in mondi di allucinazioni (sogno, fantasia…).

È icona raddoppiata dalla sigaretta, fumata con jouissance: anch’essa non nutre il corpo, ma la mente. Va dentro il corpo ma non procura metabolismo (cioè energia chimica, cioè proteine lipidi ecc.) ma solo SAPORI E ODORI. Aromatizza le vie interne del corpo, li porta lontano dalla via normale della funzione metabolica (del puro vivere materiale) verso artificiali strade non ‘naturali’.

Inalato non per bocca ma per naso, secondo gli egizi la via del cervello: di fatto rinvia al primissimo senso dell’olfatto, il meno razionale e razionalizzabile dei sensi, se si ragiona dentro le consuete formule di categorie di controllo del flusso delle cose, di fatto è la più semplice delle soluzioni nei confronti del mondo: si / no, in /out, attrazione / respingimento.

È il naso che guida il movimento, quello che fa scattare l’intenzione(buono mi avvicino, cattivo mi allontano).

L’effetto quindi è non nutrire il corpo ma far vedere ‘oltre’ lo spazio che abbiamo sotto gli occhi, andare ‘oltre’, trans.

Così la capacità di chiaroveggenza della ragazza (cioè di vedere prima quello che sta oltre, trans, le porte) è data dal fatto di pensare poco al cibo e al corpo come gli altri e solo al cronol

Anche il padre nella sua capacità di aprire porte è segnato dalla capacità di rompere i limiti, di andare oltre: solo che lui (il maschio è la storia scientifica, la tecnica, che sa fare ma agisce solo in termini di utile.

Infine il cronol è infiammabile, accende il fuoco, è esplosivo: alla fine sarà il cronol innescato dal padre a dar modo alla figlia di cambiare e di tornare nel mondo.


[1] A governare tutto è Wilford che è il padre, profeta e capotreno: un Noè tecnologico e minimalista che ha riempito il suo convoglio di tutti i comfort: giganteschi acquari per il pesce, allevamenti per la carne e vagoni-serra da Mille e una notte per frutta e verdura. Attorno a lui una corte viziosa si ciba di sushi e passa il tempo tra saloni di bellezza, orge e letali droghe sintetiche. Luogotenente di Wilford è Mason (Tilda Swinton) una ministra-preside di scuola, occhialuta e sadica.Gli inclusi e gli esclusi: a caso tutte le scelte..

[2] Per esempio: quando finiamo di fare il bagno e apriamo lo scarico dell’acqua, quasi sempre si forma un vortice nella vasca all’altezza dello scarico stesso; il vortice, però, è una forma di organizzazione dell’acqua inimmaginabile sia a livello delle singole molecole sia a livello globale del liquido fermo presente nella vasca prima di aprire il tappo. Ecco perché è così difficile prevedere i vortici nell’atmosfera, come i cicloni, che provocano distruzione e catastrofi.

[3] Cioè a capacità del sistema di riorganizzarsi da solo in risposta a uno stimolo esterno. In questo modo, i sistemi riescono a “inventarsi” nuove configurazioni autonomamente e sono cioè in grado di evolversi.

[4] Il Destino Manifesto con cui gli europei hanno giudicato e giustificato la sopraffazione dell’Altro: per i due ultimi secoli questa logica era rivolta a spese di Popoli e Nazioni visti come inferiori, adesso semplicemente a spese di chiunque non sia privilegiato. È il T.I.N.A.: i poveri e i ricchi, gli ammessi e gli esclusi, i rifiuti e gli utili non sono proposte come categorie di violenza ma di giustizia. È merito o colpa individuale star di qua piuttosto che di là.

[5] Lo zen predica la fusione:ma in realtà punta ad evitare il conflitto, la risorgenza del disordine,ad isolarsi,a separare il grano dal loglio…

lotta ,rivolta, salvezza..

Pubblicato da bruno nasuti

rompe e riempe scatole semio antropo reuro sistemo filo eccetero logico filo filo filo

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