PATERSON di Jarmusch

PATERSON

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Simmetrie / Asimetrie

Paterson nel suo girare uguale giorno per giorno ha la possibilità di verificare – per così dire – la struttura che regge la realtà: lui fa sempre gli stessi percorsi, ma ogni giorno sono diversi quelli che salgono, ognuno portatore di storie diverse, e di queste storie apprende naturalmente quando i passeggeri salgono in coppia e continuano a parlare. Paterson vede spesso tra i passeggeri coppie di gemelli, ma a volte nota anche delle differenze tra loro (ad esempio, vestire, hobby).

L’idea generale che collega queste occorrenze è che nell’ andare incontro alla realtà ci capita di incontrare delle simmetrie (le ripetizioni, le regolarità) ma anche di che quelle stesse simmetrie portano anche elementi di differenza.[1]

La coppia per eccellenza della cultura occidentale è ovviamente quella degli innamorati, magari degli sposati: e l’equivoco che parte da Platone che la coppia di amanti consista in una coppia di elementi identici prima separata ma destinata a ricomporsi, ha determinato nel tempo una serie infinita di equivoci e di conflitti:  “due cuori e una capanna!” recita l’antico slogan romantico. In effetti Paterson e la moglie vanno d’accordo: ma solo per il fatto che il maschio è totalmente consapevole della differenza che esiste tra loro e sceglie conseguentemente di accettare questa differenza come una condizione necessaria per la coesistenza. Stare con l’altro significa per lui accettare proprio la sua differenza: ingolla a fatica ma con apprezzamenti positivi la pesante focaccia della moglie, resiste con la dissimulazione alle pressioni della moglie circa la pubblicazione delle poesie, l’aiuta nella sua impresa di pasticciera, ne subisce pazientemente le scelte circa le tende l’arredamento il film..

Insomma la moglie ha una visione semplicistica delle cose (sembra voler cambiare le cose – dipinge –  ma poi ci si accorge che fa tutto in bianco e nero; e le piacciono i film in bianco e nero), ricorre facilmente al mercato per realizzare i suoi desideri (la voglia di fare musica è soddisfatta via web) ha un’idea finalistica del tempo  (punta al successo nella vendita dei suoi dolci, vuole farsi imprenditrice) e punta  a divertirsi in modo meccanico (impara a suonare la chitarra in mezza giornata).

Il marito al contrario cerca continuamente di andare oltre quel che i sensi immediatamente gli suggeriscono, ha un impiego da routine (guida i pullman di linea urbana) e passa il tempo libero scrivendo poesie su un piccolo quaderno o bevendo da solo una birra al pub: ha una idea del tempo di tipo ciclico e rifiuta di pensare alla pubblicazione delle sue poesie. Insomma vede il disordine del mondo e lo vive in modo dionisiaco: è consapevole del fatto che se le cose sono fuori sincrono, solo la nostra ‘cura’ (intenzione) ci consente di creare – qua e là – un ordine.  Come è appunto il caso di un matrimonio, che si regge solo se almeno uno dei due membri si assume la consapevolezza critica dell’istituzione e con essa la responsabilità etica del risultato. Come è –ovviamente – il caso dello scrivere poesie, ovvero dell’arte in generale: creare – “giocosamente”, “ironicamente” – “forme” laddove non ce ne sono (i fiammiferi) e/o deformando quelle che vengono proposte in modo meccanico illudendo della esistenza della ‘simmetria’, cioè della cosiddetta ‘bellezza’

La moglie rispetto all’arte ha un atteggiamento non modernista (consapevole della sua finzionalità, del fatto che vale solo nella ricerca del singolo che si pone fuori asse), ma quello tipico dell’homo psycologicus : vuole il successo, il riconoscimento sociale, immaginando che un’opera artistica  ‘valga’ non se aiuta ad allargare la conoscenza ma solo se ottiene il riconoscimento degli Altri.

Insiste col marito per la pubblicazione delle cose che scrive sulla base di un sillogismo che tien conto dei segni esteriori dell’arte (dell’artista) non della qualità (si sarebbe detto una volta della sostanza) del suo operare:

1 “SE

 tu scrivi poesie d‘amore (ha appena letto quella dei fiammiferi), e un poeta italiano antico e famoso di nome Petrarca scriveva poesie;

2 SE

io[2] – a cui dedichi le tue poesie – mi chiamo Laura e la donna a cui Petrarca ha dedicato le poesie si chiamava Laura ,

3 ALLORA

tu sei un poeta uguale a Petrarca e devi pubblicare come lui.”

 Naturalmente qualunque appassionato di lirica sa che quelle poesie Petrarca le ha “ri –  scritte” per quarant’anni e che l’amore costituisce solo la trama tematica superficiale del libro.

A confermare l’ipotesi della necessità della consapevolezza della asimmetria per creare – come play – delle simmetrie, si può considerare la presenza nella trama della coppia di neri che, all’interno del pub, – cioè in luogo pubblico, dove certamente ci sono occhi che osservano, anzi ‘spettatori’, propongono una versione ‘comica’ dell’amor romantico. Toni drammatici a dire una realtà di semplice distanza. Il maschio in effetti svela al meglio l’inghippo: è un attore di professione che anche nelle ore fuori scena continua a caricare (“caricaturare”) espressionisticamente le relazioni di teatralità, nella convinzione della ‘naturalezza’ dei copioni che va recitando (la corte assillante dell’innamorato respinto, il gesto di sangue). Non si realizza una relazione tra i due proprio per il fatto che si continua a recitare la parte dell’“Amor che a null’amato amar perdona”: la differenza che emerge è solo motivo di distanziamento. La presenza del maschio è solo una ossessiva presenza, dettata dall’illusione che l’eccesso di passione (pur se recitato) garantisca l’unione (al contrario della cauta – “cinica” – accettazione di Paterson verso la moglie)

2

Indizi / Sintomi ermeneutici

Gli specchi: in casa. i riflessi sul vetro: sul pullman. Sono indizi di una chiara volontà autoriale di portare in qualche modo lo spettatore a ricondurre la varie e sparse situazioni narrative al topos fondamentale della tarda modernità, quello della ‘identità’: lo specchio (dai kiti alle favole ) sono sempre stati segni di moltiplicazione dell’uguale, con l’abisso che nell’infinito ripeteresi porta al vuoto finale. A partire dalla asimmetria della figura che emerge dallo specchio si contesta proprio il semplice a amichevole concetto che in fondo le co se cambiano, ma anoi siamo noi, che abbiamo una identità.

La linea : la direzione che ci diamo per dare senso al ciclo che si ripete, nelle dimensioni opposte di automatismo o di scelta consapevole.  Ad esempio il verso è contemporaneamente linea e ciclo, in effetti Ritmo.  Ovvero da un lato una immediata fila di parole che nella grammaticale combinazione porta dal nulla al pieno di un significato; ma il suo interrompersi, il suo ritorno a capo, interrompe questa illusione di ratio illimtata, e riporta la linea al circolare omeostatico recupero del precedente verso, alla ripetizione di quel cominciamento in termini di simmetrie che leghino le asimmetrie semantiche. Il verso è una linea che sempre ricomincia, che dice la differenza e sempre la ripetizione. Anche laddove non ci siano i versi legati delle tradizioni passate.

Cane. La sua pervicace tenacia nel rovesciare la cassetta della posta ogni giorno che il padrone la raddrizza, è segno della ‘animalità’ che alberga al fondo delgli organismi quali noi siamo: il cano è ‘amcino’ di patersone, ma proprio perché contraddice le sue manie di ordine spicciolo, Gli ricorda sempre che il reale va verso la entropica dissoluzione: ed è non casualmente il cane che distrugge di fatto il quaderno in cui Paterson scrive i suoi versi. I progetti umani (che vogliono imporre il segno della linealità  all’emergenza del mondo della termodinamica) sono condannati comunque alla dissoluzione perché esiste qualcosa ‘là fuori’ che trasforma e deforma quello a cui diamo forma. Anche i più gradi testi del passato finiscono nel nulla. Come l’intera specie umana, prima o poi. Il cane è insomma, nella vita quotidiana di Paterson, il segno dell’asimmetria rispetto all’intenzione semplificatoria della moglie, che si dedica solo a progetti “realistici”, a disegni  geometrici. Il cane è  segno del conflitto, dell’entropia, della ‘naturalità del distacco e non dell’amore (ringhia se si baciano; inclina quel che Paterson raddrizza)

Sfondo urbano : degrado (ovvero entropia), cascate in fondo: non locus amoenus, ma acqua fluente dall’acquedotto,  fuori della cornice costruita dall’uomo, nel Non Tutto. La città è la civiltà che dimentica, costruita sulla necessità dell’entropia, del rapido abbandono di quello che non serve più. La modernità è  novum, ovvero rinnovo continuo,  fluire del mercato, delle mode, a cui la moglie di Paterson è così attenta. Solo il ‘poeta’  ha la possibilità di ritrovare il fluire ‘naturale’: nel senso che sa selezionare entro il profluvio di detriti qualcosa che può essere ‘messo-in – forma’ propria, provvisoriamente (le poesie scritte sono distrutte dal …cane, cioè dall’emergenza che “tutto traveste”)

Casa. Tre livelli: sub per lettura (biblioteca di libri) e scrittura , raccoglimento; piano terra per vita sociale (cucina, pranzo); primo  per notte (letto, contatto). In alto si concilia la differenza che emerge in tutta pienezza nell’underground, nell’isola di silenzio e artificio che è possibile nascondendosi all’occhio dell’altro (anche se è la moglie). La ricerca della propria differenza consiste nel cercare/ costruire forme proprie: e per farlo si tratta di fare i conti con i residui del passato, con libri et similia. La selezione sarà sempre personale, ma sarà la guida più o meno consapevole per affrontare la coesistenza del piano terra in cui la differenza deve coesistere con l’Altro, e soprattutto per edificare l’armonia artificiale dell’Amore del piano alto, in cui si dimentica il reale e si vive (si dorme, come mostrano le ripetute scene di cominciamento di giornata) in una dimensione ‘irreale’ dove il tempo (i gironi, le ore)  ripetono l’interruzione della finzione del sonno / sogno della coppia.

Chitarra L’arte è lenta e ripetuta rielaborazione nella pratica di paterson, come emerge anche nell’incontro con la ragazzina poetessa. Ma la moglie ripete lo schema oraziano dello scrivere luciliano dello stans pede in uno. Quantità, tecnica meccanica e non intenzionalità: non volontà di conoscere attravareso la pratica della tecnica che fa l’arte, ma solo ripetizione di formule facili senza altro scopo che ‘divertirsi’ e ‘avere successo. Perciò la musica country, a cui silenziosamente Paterson contrappone la ricerca di una ripetuta mescolanza con il divenire che incontra nel pub. Personaggi che si conoscono, ma ognuno con storie on facili da collocare in categorie di agevolezza . e ovviamente la ricerca di altro tipo di musica.

Rapper : ritmo a due tempi, rime, ripetizione immediata, forte sempre uguale, da gruppo simmetria appunto. Ma ritmo delle poesie di P. è quello della variazione delle emozioni. L’eterno ritorno consiste nella fisicità del respiro e delle cose che accadono: ma se si appiattisce il ritmo a quello della natura, scompare il diritto alla differenza personale. Insomma ritmo come ripetizione e simmetria sono necessità: ma variazioni del ritmo sono i segni della differenza del Soggetto vs il gregge che si aggrega (musiche contemporanee che fanno ballare aggregando (da grex, grecis, gregge) tutti)

Memoria oblio: il senso del tempo delle esistenze è tutto in quel che poi ne rimane, appunto in quel che se ne ricorda e in quel che si dimentica. Paterson anche in questo è ‘differente’: quando va nel pub, incontra i monumenti della cultura pop contemporanea: nella parete dei famosi ci sono le icone locali dell’industria culturale nazionale, segni cioè del main stream, del middle brow, ossia le foto e ritagli che esaltano il giocatore di baseball, l’attore comico del cinema in bianco nero. Nel suo garage biblioteca invece tiene viva la memoria del poeta locale ( William Carlos W.) e di altri che in qualche modo hanno avuto a che fare con la cittadina ( Dickinson, Allen Ginsberg: naturalmente ci sono anche i non locali,  i poeti della scuola di New York, nelle citazioni finali dell’Altro, il  giapponese che si riconosce ‘identico’ a Paterson nella differenza di lettura, scrittura e atteggiamento di fronte al mondo (si incontrano di fronte alla cascata, grazie alle poesie di Carlos). E i libri della biblioteca di Paterson alludono al fatto che esiste anche un high brow, una elite, che disegna intenzionalmente la sua memoria, al di fuori dello spazio e del tempo ristretto.

Taccuino. Si oppone al libro, che nella percezione tradizionale viene associato alla ‘durata’.  Non casualmente viene distrutto (cane) a sottolinerae che lo scrivere è un’opera futile in fondo, che qul che siscrive serve al momento a scoprire qualcosa che prima no si vedeva, ma che quella scoperta vale soprattutto per chi l’ha fatta. Così poco male se il taccuino è distrutto:  va semplicemente ricominciato, sottolineando che qul che si è scritto è destinato a non ripetersi, che occorre nuova scrittura di fronte aslle variazioni emergenti del reale. infinite possibilità, talvolta.

Pub rispetto all’isola della casa, è lo spazio dell’incontro con l’emergenza delle cose, col cambiamento. È propriamente il luogo del dionisiaco in contrasto col luogo apollineo delle regole di casa,

Gestione conflitti: Paterson, quando per l’incidente al pulman si accendono gli animi,  mostra come alla violenza si può contrapporre la  parola come soluzione dei problemi di coesistenza. In generale come l’arte- se aiuta a conoscere – elimina le ‘ignoranza’ che causa l’aggressività.

3

Appendice

La vita è in sé priva di senso; il senso glielo danno gli uomini; gli uomini glielo danno o attraverso il Codice Simbolico (quello elaborato dalla società che lo destina al ruolo di semplice fruitore, ovvero ‘spettatore’)

 o attraverso la ‘messa in forma’ del Reale (ovvero del Trauma che consegue alla scoperta della incompletezza – dell’inefficacia – del codice simbolico nello spiegare la molteplicità del divenire)

Perché LA POESIA in – SCRITTA SULLE SCENE?

Il codice Simbolico della società globalizzata contemporanea è dominata da un eccesso di icone e di suoni. La comunicazione nei media (maxi e micro) avviene di fatto soprattutto sollecitando i sensi, ovvero sfruttando la velocità delle emozioni, piuttosto che la lentezza delle analisi

: Jarmusch sottolinea al contrario come una immagine (cinematografica)

 acquista senso (il senso che l’autore vuole dare) solo se accanto (dentro) ad essa si collocano le parole, delle parole che cerchino di scomporre la semplicità apparente di quel che si vede sullo schermo, ovvero di rendere più opaca la digestione del testo. Insomma “mettere – in-  forma” quella realtà molteplice del quotidiano significa evitare di assimilarla troppo rapidamente, solo attraverso emozioni (ovvero schemi costruiti già dalla nostra storia personale)

Abbiamo molti fiammiferi in casa nostra/                                        tra tante cose i fiammif.

 Li teniamo a portata di mano, sempre/                      relazione (controllo, proprietà)- durata

Attualmente la nostra marca preferita/  hic et nunc: dal genere a persona, da sempre a oggi

 Sono confezionati benissimo/                           DESCRIZIONE della differenza :  1late etica

Piccole scatole resistenti/                                dati percepiti: vista= dimensioni, durata

 Con lettere blu scuro e blu chiaro bordate di bordate di bianco/         vista = colori

A forma di megafono/                     menteframe: analogia(intersecazione di insiemi diversi)

Come per dire ancora più forte al mondo/          eccentricità: dare scopo a chi non ce l’ha

Così sobrio e furioso e caparbiamente pronto/  timica: essenzialità (design) e funzionalità

 ami/                                                  relazione di non aggressività, di cooperazione, di cura

 Io divento la sigaretta e tu il fiammifero,/         analogia; topic del morire come stile, scelta

 O io il fiammifero e tu la sigaretta/ trasformazione, distruzione nella relazione

nel cielo 

                                                                          topic del desiderio (de sideribus)


[1] La forma che propone il film per sottolineare questa situazione è quella spaziale : la circolarità vs la linearità.

[2] Il sillogismo dà per scontato che esistano quelle cose che chiamiamo TU ed IO, che la realtà consista nella relazione; che esistano delle procedure garantite per ottenere i risultati desiderati, come l’imitazione ecc. insomma nel caso della moglie vige in tutto e per tutto sempre l’inconscio cognitivo della media borghesia occidentale, che attinge positivamente al Sistema 1 (pensieri veloci) per realizzare una dimensione semplice e a portata di mano del Mondo.

[3]

Pubblicato da bruno nasuti

rompe e riempe scatole semio antropo reuro sistemo filo eccetero logico filo filo filo

2 pensieri riguardo “PATERSON di Jarmusch

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