Tatuaggio

TATUAGGIO

Il tatuaggio: nelle comunità antiche era un codice per costruire l’identità(alla lettera il fatto di essere uguale ad i componenti di un clan, di un gruppo, che già si distingue nella comunità per qualità utili alla setssa comunità); nella società del flusso un dispositivo di mercato che consente immediatamente di comunicare all’esterno la propria ‘differenza’ di persona che parla solo col corpo e non con i libri. Di facile accesso (come tutte le merci nella società del mercato globale) e diffuso tra quelli che semplicemente re-agiscono alla complessità delle cose e rinunciano a pro-agire. teatro e fascismo del virus contro l’umanesimo che ha fondato la cultura e la società occidentale moderna (homo faber).

Il tatuaggio è passato da codice di appartenenza (società stabili, clan, ruoli) a dispositivo di mercato per comunicare una differenza immediata in una società del flusso dove il corpo diventa l’unico linguaggio accessibile a chi non ha più strumenti culturali per pro‑agire. È un teatro identitario che, nella sua versione contemporanea, funziona come virus estetico: occupa il corpo quando la cultura (homo faber) arretra.

1. Genealogia del tatuaggio come dispositivo identitario

A. Società antiche: il tatuaggio come codice. Il tatuaggio è un linguaggio collettivo, non individuale.

Funzioni strutturali:

  • Appartenenza: il segno dice “io sono parte di questo clan”.
  • Uniformità: essere uguale agli altri è la condizione dell’identità.
  • Utilità sociale: il gruppo è già differenziato per competenze (caccia, guerra, cura).
  • Stabilità: il segno è permanente perché permanente è il ruolo.
  • Trasmissione: il tatuaggio è un archivio corporeo di genealogie e funzioni..

B. Società del flusso: il tatuaggio come mercato Il tatuaggio diventa un dispositivo di mercato che sostituisce la cultura con la pelle.

Funzioni contemporanee:

  • Differenza immediata: il segno dice “io non sono come voi”.
  • Accessibilità totale: come ogni merce globale, è economico, rapido, replicabile.
  • Identità reattiva: non costruisce, risponde alla complessità.
  • Corpo come unico linguaggio: chi non ha strumenti culturali usa il corpo come superficie comunicativa.
  • Performatività narcisistica: il segno è un annuncio, non un’appartenenza.

2. La struttura antropologica del passaggio

La larga diffusione del tatuaggio oggi è sintomo della transizione antropologica in atto nella società del flusso: l’umano non più identificato nella sua ‘ profondità’ me nella superficie, una umanità che si realizza non con la costruzione ma con la reazione patetica alle persone alle cose. [1]

L’evoluzione, si può dire, del Sapiens che accanto o al posto della figura di Homo faber (la cui Identità è costruita attraverso il lavoro, la competenza, il progetto, la cultura e la narrazione) pratica e adotta quella dell’ Homo psychologicus  se non  addirittura epidermicus (la cui identità è costruita attraverso la superficie, il segno, la visibilità, la re – azione emotiva selle passioni, il consumo).

 3. Il tatuaggio come teatro

Nella società del flusso il corpo diventa palcoscenico, manifesto, schermo, brand personale . E il tatuaggio è un gesto teatrale: comunica senza chiedere interpretazione. È immediato, non richiede mediazione, non richiede cultura.  È teatro senza testo, recita davvero adatta a tutti, specialmente a quelli che (perché così ‘formati’ dall’industria culturale) sono così specializzati a delle competenze funzionali al mercato che non hanno tempo e soprattutto passione per cose ‘lente’ come i libri. Recita adatta specialmente ad adolescenti o preadolescenti che – se emergono da ambienti dall’antropologia e dalla economia disastrata- assetati di NUOVE identità, assorbono con facilità codici che riducono ogni complessità, come il fandom, le droghe, il cibo, l’eccesso performantico, e appunto il tattoo.

4. Il tatuaggio come “fascismo del virus”

Se le cose stanno così, si può concludere che il tatuaggio è un segno/effetto/ causa  del nuovo invisibile fascismo che tutti ci piglia. È, beninteso, non un giudizio morale, ma una metafora strutturale.

Il tatuaggio contemporaneo funziona in effetti come:

  • virus estetico: si diffonde per imitazione, non per significato
  • fascismo epidermico: impone un codice visivo uniforme sotto la maschera della differenza.
  • colonizzazione del corpo: occupa lo spazio che la cultura non presidia più.
  • sostituzione del linguaggio: elimina la parola, la complessità, la narrazione.

Insomma in generale, dove arretra la cultura, avanza il segno.

5. Tipologia dei tatuaggi nella società del flusso

Essendo un codice anche il tatuaggio si comporta come tutti i codici, nel senso che a parte la grammatica, di cui si è parlato, ha una sua semantica che esprime significati particolari in rapporto a problemi particolari. Ad esempio:

  • Tatuaggio‑brand (Segni riconoscibili, icone pop, simboli globali. Funzione: appartenenza al mercato)
  • Tatuaggio‑autobiografia (Frasi, date, nomi. Funzione: sostituire la narrazione con la pelle).
  • Tatuaggio‑armatura (Pattern, geometrie, full sleeve. Funzione: protezione identitaria contro la complessità).
  • Tatuaggio‑tribù postmoderna (simboli di sottoculture – trap, fitness, street. Funzione: appartenenza immediata a gruppi effimeri.)
  •  Tatuaggio‑shock (provocazione, eccesso, dolore. Funzione: esistere attraverso la ferita.

 6. Sintesi

Il tatuaggio contemporaneo è:

  • reattivo
  • epidermico
  • di mercato
  • teatrale
  • imitativo
  • anti‑fabbrile

 Il dispositivo identitario di chi non costruisce ma re‑agisce, la risposta immediata di un corpo che non ricorre più a strumenti astratti per pro‑agire.

7.

E le arti pop del secondo Novecento?

Una genealogia delle pratiche epidermiche: come il tatuaggio popolare e le forme di arte pop che usano la pelle (body painting, make‑up performativo, skin‑design, cosmetica artistica, sticker art, glitter culture, ecc.) condividono la stessa struttura ma divergono per funzione, ritmo, economia del segno.

 Una sorta di “fascismo del virus” in due forme: tatuaggio e stile&cosmesi.

Il Tatuaggio popolare

  • colonizza la pelle in modo permanente
  • impone un codice visivo sotto la maschera della differenza
  • sostituisce la cultura con la superficie

L’Arte pop sulla pelle

  • colonizza la pelle in modo effimero
  • diffonde micro‑codici imitativi
  • produce identità “a tempo”, consumabili

 Il tatuaggio è virus stabile; l’arte pop è virus volatile.

 6. Mappa sistemica che distingue il levigato dal ruvido:

DispositivoLevigatoRuvido
Tatuaggiogeometrie, minimal, linee puliteold school, tribal, shock
Body paintingestetica pop, festivalstreet, protesta, guerriglia visiva
Make‑up artisticofashion, editorialdrag, underground, queer performance
Sticker/glittercute, kawaiipunk, DIY, noise

Insomma la pelle è il campo di battaglia tra levigato (ordine estetico) e ruvido (disordine identitario).

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Per concludere un raffronto del tattoo con la cosmesi che tanto incombe nelle vite dell’homo faber .

Cosmetica e tatuaggio appartengono allo stesso regime epidermico della società del flusso: il corpo come superficie comunicativa. La differenza non è antropologica, ma di grado:

  • la cosmetica è effimera, modulabile, reversibile → identità performativa
  • il tatuaggio è permanente, indelebile, irreversibile → identità reattiva

Entrambi sostituiscono la cultura con la pelle, ma con ritmi e profondità diverse.

Cosmetica e tatuaggio condividono tre funzioni strutturali:

  • visibilità (apparire)
  • codifica (segnare)
  • comunicazione immediata (senza parola)

Sono due forme dello stesso passaggio antropologico: dalla identità costruita (homo faber) alla identità mostrata (homo epidermicus).

Differenza di grado (non di struttura)

A. Cosmetica contemporanea (donne e uomini) È un dispositivo epidermico leggero: identità a breve durata

  • temporanea
  • reversibile
  • modulabile (si cambia ogni giorno)
  • rituale quotidiano
  • funzione performativa: “oggi sono così”
  • economia del segno: consumo rapido, aggiornamento continuo
  • teatro: scena mobile, effimera, adattiva

B. Tatuaggio È un dispositivo epidermico pesante: identità a lunga durata.

  • permanente
  • irreversibile
  • non modulabile
  • atto unico (anche se ripetibile)
  • funzione reattiva: “io sono così”
  • economia del segno: investimento identitario, fissazione
  • teatro: scena fissa, stabile, dichiarativa

3. Teatro del corpo: due regimi temporali

DispositivoTempoRitmoLinguaggio
Cosmeticabrevequotidianomodulazione
Tatuaggiolungodefinitivodichiarazione

La cosmetica è teatro quotidiano. Il tatuaggio è teatro monumentale.

4. Funzione sociale: differenza di intensità

Cosmetica

  • costruisce ruoli temporanei
  • permette adattamento ai contesti
  • è un linguaggio di superficie
  • è un dispositivo levigato (ordine estetico, controllo)

Tatuaggio

  • costruisce identità permanenti
  • non permette adattamento (solo aggiunta)
  • è un linguaggio di profondità epidermica
  • è un dispositivo ruvido (ferita, incisione, shock)

 La cosmetica è gestione dell’immagine.  Il tatuaggio è incisione dell’identità.

5. Il “fascismo del virus” nei due dispositivi

Cosmetica

  • colonizza la pelle in modo soft
  • produce conformità estetica (trend, filtri, look)
  • è un virus levigato: si diffonde senza ferire

Tatuaggio

  • colonizza la pelle in modo hard
  • produce conformità epidermica sotto la maschera della differenza
  • è un virus ruvido: ferisce, marca, imprime

Due versioni dello stesso fenomeno: la pelle come campo di battaglia dell’identità.

6. Mappa sistemica (la  grammatica: levigato/ruvido)

DispositivoLevigato  Ruvido
Cosmeticamake‑up, skin-care, grooming  contouring estremo, drag, effetti speciali
Tatuaggiolinee sottili, minimal, geometrie  old school, tribal, blackwork, shock

La cosmetica tende al levigato: ordine, pulizia, controllo. Il tatuaggio tende al ruvido: incisione, dolore, dichiarazione.


[1] Il tatuaggio è un segno apparentemente solo stilistico ma di fatto equivalente alla ricerca del risultato immediato che si ottiene con il privilegio, con la conquista e l’imbroglio, la simulazione e dissimulazione più che con il comunque conclamato ‘merito’ che emerge solo con il labor. Il vestire, il fashon, il gesto la performance insomma come codici di differenza in situazione.

Pubblicato da bruno nasuti

rompe e riempe scatole semio antropo reuro sistemo filo eccetero logico filo filo filo

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