ARTIFICATION

Secondo Dissanayake, l’ARTIFICATION è un tipo di comportamento riscontrabile universalmente.

In qualsiasi cultura gli adulti, esclusivamente nei confronti dei neonati, adottano comportamenti elaborati, ripetitivi, esagerati:

  • utilizzano specifiche emissioni vocali,
  • movimenti ritmici,
  • effusioni ed espressioni facciali insolite.

I neonati, a loro volta, guidano queste interazioni tramite le loro reazioni positive o negative, indirizzando i loro interlocutori nella scelta delle espressioni, dei suoni e dei movimenti. I neonati stimolano, plasmano e influenzano in vari modi il ritmo, l’intensità e la varietà dei vari comportamenti assunti durante questo particolare tipo di relazione interpersonale.

 A tutto questo va aggiunto che i neonati sono capaci di un elaborazione intermodale (cross-modal) e percepiscono i segnali vocali, visivi e cinetici simultaneamente (Schore 1994).

 Questo scambio di informazioni associate, questo scambio di “pacchetti” di informazioni provenienti da varie modalità sensoriali, ha anche una specifica qualità temporale. Lo scambio comunicativo presenta un elaborato tempismo ed un preciso coordinamento temporale che viene sviluppato seguendo un adattamento reciproco le cui “regole” vengono formulate durante il processo (Beebe 1986; Beebe, Stern and Jaffe, 1979; Beebe et al. 1988; Nadel et al. 1999; Papoušek and Papoušek 1981; Stern 1971).

Lo sviluppo di questo scambio coordinato tra il neonato e chi lo cura, ed il conseguente accordarsi di questi comportamenti a livello fisico, emotivo e cognitivo, presenta benefici cognitivi e sociali per il bambino. La Dissanayake (2007, 2009a) afferma che questa interazione sia un processo adattivo passato in gran parte inosservato tra gli psicologi evoluzionisti, un adattamento comportamentale volto ad assicurare che le madri avessero un legame affettivo con la prole e conseguentemente garantisse al neonato le cure necessarie durante le prime fasi dello sviluppo.

 Questi segnali ritualizzati propri delle madri ancestrali, sarebbero stati adattivi in quanto avrebbero rinforzato, per mezzo della ripetizione, dell’esagerazione e dell’elaborazione, le reti neurali responsabili dei sentimenti di affinità. I neonati che inducevano nella madre frequenti comportamenti di attenzione e cura avrebbero goduto di maggiori possibilità di sopravvivenza e le loro madri avrebbero goduto un maggior successo riproduttivo. (Scherer and Zentner 2001). Madre e infante, avrebbero entrambi goduto di questo successo evolutivo inconsapevolmente guidati dal senso di piacere che ne avrebbero tratto.

 Il piacere, viene fatto notare, è la ricompensa anche di altri comportamenti adattivi in relazione

  • al sesso,
  • al cibo,
  • al riposo,
  • all’essere ammirati
  • ed allo stare al caldo.

Ritualizzazione ed emotività.

Il processo di ritualizzazione, secondo la Dissanayake (2009a), conferisce importanza a certi segnali specifici tramite operazioni che mirano ad attrarre ed a mantenere l’attenzione delle altre persone. In uno stato di coscienza ordinario non facciamo esperienza di emozioni vere e proprie, ma i nostri stati affettivi possono essere descritti come fluttuazioni dell’umore: con valori positivi, negativi o neutri. Reazioni emotive vere e proprie vengono innescate da discrepanze o cambiamenti improvvisi che suscitano il nostro interesse consapevole.

 Partendo dalla teoria che la comprensione (appraisal) di un indice saliente o nuovo avviene nella forma dell’anticipazione del significato di tale evento in relazione ai propri interessi vitali (Watson and Clark 1994), la Dissanayake suggerisce che tutti gli artisti, operanti con qualsiasi medium, attuino gli stessi comportamenti istintivi osservati dagli etologi durante i comportamenti ritualizzati delle altre specie animali.

Tramite la semplificazione o la formalizzazione, la ripetizione con o senza variazioni, l’esagerazione e l’elaborazione, oggetti, materiali, corpi, ambienti, suoni e scansioni ritmiche presenti nella realtà quotidiana vengono “resi speciali” (made special), passano dal dominio dell’ordinario a quello dello straordinario (Hogan 2003; Jakobson 1971; Mukařovský 1964/1932; Shklovsky 1965/1917) (STRANIAMENTO).

Per mezzo di questi comportamenti gli artisti riuscirebbero ad attrarre ed a sostenere l’attenzione del loro pubblico inducendo ed influenzando le loro emozioni proprio come fanno i neonati con le proprie madri.

 Artification

Questi comportamenti evoluti nel corso delle interazioni con i neonati vengono considerati operazioni proto-estetiche responsabili di aver prodotto una sorta di bagaglio di capacità e di sensibilità.

Una volta utilizzato in modo consapevole ed in un nuovo contesto culturale, questo insieme di capacità e di sensibilità si sarebbe poi evoluto in una predisposizione comportamentale che sarebbe divenuta nuovamente adattiva.

Queste pratiche di artification portate avanti durante le cerimonie ed i riti religiosi sarebbero inavvertitamente divenuti nuovamente adattivi. La partecipazione ad un rito avrebbe prodotto due benefici adattivi, sia per i singoli individui che per l’intero gruppo. In circostanze incerte, l’aver avuto un “qualcosa da fare” sancito culturalmente avrebbe alleviato l’ansia e la partecipazione in un’attività temporalmente organizzata avrebbe rinforzato i legami all’interno del gruppo.

La Dissanayake sottolinea il fatto che gli effetti suscitati dalle arti

  • non sono dati dalla mera presentazione di stimoli che attivano moduli cognitivi e percettivi capaci di dirigere l’attenzione verso informazioni salienti,
  • ma dalla manipolazione che viene fatta di questi stimoli. Le reazioni emotive sarebbero suscitate dall’arrangiamento di questi stimoli in relazione ad altri stimoli e dalle altre operazioni compiute al fine di conferire una qualità estetica.

Secondo la artification hypothesis una precisa comprensione della produzione e della fruizione artistica sarebbe più ampia e profonda rispetto al punto di vista prevalente negli studi di psicologia sperimentale e di neuroestetica (Brown e Dissennayake, 2009).

 Opposizione ad una concezione occidentale di arte

 Nelle critiche che i sostenitori dell’artification hypothesis muovono nei confronti degli studi estetici di stampo neuroscientifico e di psicologia sperimentale viene sottolineato il fatto che l’arte viene spesso caratterizzata o fatta coincidere con la bellezza (Dutton, 2009; Martindale, Locher, & Petrov 2006; Thornhill 2003), con il talento (Dutton 2009), con l’originalità (Miller 2000), con la creatività (Martindale, Locher e Petrov 2006; Miller 2000; Dutton 2009) o con la rarità (Dutton 2009), ma che in culture diverse da quella occidentale, la produzione e la partecipazione artistica risultano diffuse e frequenti, alla tradizione viene spesso dato un valore superiore sia rispetto alla creatività che alla novità, e che alla bellezza vengono spesso preferite la paura e lo shock. Secondo Dissanayake e colleghi, molti studi di estetica sperimentale e di neuroestetica partono da un concetto troppo radicato nella cultura occidentale moderna. Opere d’arte, ma anche paesaggi ed altre scene presenti nel campo visivo, vengono trattati come se fossero entità statiche percepite da soggetti statici. Gli studi etnologici su altre culture e società raramente ci informano di opere d’arte statiche e di osservatori contemplativi come avviene in molti studi di estetica sperimentale ed a questo proposito occorre notare come, anche all’interno della cultura occidentale nel corso del XX secolo abbiamo assistito in campo estetico, psicologico ed artistico ad uno spostamento dell’attenzione dalla contemplazione alla partecipazione che muove dalla percezione come fenomeno passivo alla percezione come esplorazione e creazione attiva (Gibson, 1986; Neisser, 1976), dall’opera chiusa all’opera aperta, dal messaggio alla polisemanticità (Jakobson 1985; Eco, 1962; Barthes, 1977), dal genio ispirato al produttore (Marinetti 1909; Benjamin, 2008), dall’oggetto alle relazioni (Heidegger, 1935; Duchamp, 1973; Dèbord 1967, 1998; Deleuze e Guattari, 2003; Borriaud, 2010). La prospettiva bioevolutiva proposta dalla Dissanayake riserva un forte atteggiamento critico nei confronti della estetica filosofica occidentale moderna. La sua posizione non esclude che ci siano altri approcci possibili allo studio dei prodotti del cervello umano, ma insiste sul fatto che tali approcci debbano prendere in considerazione le nozioni fondamentali della biologia evoluzionistica.

La ricerca della Dissanayake muove dall’assunzione che il lungo processo evolutivo che ha disegnato il cervello umano (e non) ha fatto in modo che i suoi prodotti fossero innanzitutto fenomeni di tipo biologico, fenomeni il cui valore risiede principalmente nel contributo positivo dato alla sopravvivenza delle creature che li possiedono. Ne consegue che per trovare una giustificazione biologica all’arte occorre chiedersi quale sia il suo contributo positivo all’evoluzione della specie, una nozione che l’autrice vede scontrarsi con la nozione secondo la quale il valore estetico di un prodotto sia qualcosa che esula dalla sua utilità pratica. La domanda che si pone la Dissanayake è: “esiste un modo interessante o rilevante secondo il quale possiamo accettare che l’arte contribuisca, o abbia contribuito, positivamente all’evoluzione della specie?” (Dissanayake,

An addition to skill and intuition, other qualities and characteristics pervade

ideas about art today:artifice (something contrived, “artificial” rather than natural, imitative rather

than the real thing)

beauty and pleasure (admiration and enjoyment)

the sensual quality of things (color, shape, sound)

the immediate fullness of sense experience (as contrasted with

habituated, unregarded experience)

order or harmony (shaping, pattern-making, achieving unity or wholeness)

 innovation (exploration, originality, creativity, invention, seeing things in a

new way, surprise)

adornment (decoration, display)

self-expression (presenting one’s personal view of the world)

a special kind of communication (conveying information in a special kind

of language; symbolizing)

non-utilitarian (made for its own sake, having no function)

serious and important concerns (significance, meaning)

make-believe (fantasy, play, wish-fulfillment, illusion, imagination)

heightened existence (exalted emotion, ecstasy, self-transcendence

Which of these meanings or connotations are included in our notions of

rock art? Philosopher Denis Dutton has offered a “cluster” definition of art

considered as a universal cross-cultural category.

1

He lists twelve characteristics,

most or all of which he claims will be found in artifacts and performances that are

typically called art. Dutton’s list includes features of works of art themselves as

well as qualities of the experience of art. These are:

 giving direct pleasure

 skill and virtuosity

 style

 novelty and creativity

 a critical language of judgment and appreciation

 representation

 a special focus or bracketing-off from ordinary life

 expressive individuality

 emotional saturation

 intellectual challenge

 art traditions and institutions

 imaginative experience

Pubblicato da bruno nasuti

rompe e riempe scatole semio antropo reuro sistemo filo eccetero logico filo filo filo

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