L’adolescente, il futuro, la scelta.
INDICE
1 Dizionario p.1
2 emozioni e ragioni : Problem Solving / Problem Posing p.10
3 dalle Emozioni alle ragioni : i film p.12
4 le trame p.13
5 le analisi p.14
6 le interpretazioni p.18
7. Appendici
1
Dizionario
- COMPLESSITÀ
In fisica, la complessità si riferisce allo studio dei sistemi complessi, cioè insiemi di molte parti interagenti che producono comportamenti globali non riducibili alla somma delle singole componenti.[1] Questa teoria ha aperto la strada a un pensiero che non riduce il reale a linearità: proprio come Lacan o Barthes mostrano che il linguaggio e il desiderio sono sistemi complessi, anche la fisica riconosce che il mondo è fatto di emergenze e instabilità.[2]
- SISTEMI EMERGENTI
Un sistema emergente mostra proprietà collettive che non possono essere dedotte dalle leggi che governano le singole parti. Caratteristiche fondamentali sono l’ imprevedibilità, l’irriducibilità, l’auto-organizzazione, la capacità di generare nuove strutture e comportamenti.[3]
Esempi: cristalli di neve, colonie di insetti, ecosistemi, mercati finanziari, reti neurali biologiche e artificiali.
Sul piano filosofico l’emergentismo si oppone al riduzionismo, sostenendo che il tutto è più della somma delle parti[4][5]
- CULTURA: ANTROPOLOGICA & UMANISTICO-SCIENTIFICA
• La cultura antropologica intende la cultura come insieme di pratiche, significati e relazioni viventi che vanno descritte dall’interno mediante metodi qualitativi e comparativi; enfatizza il contesto e la variabilità culturale.
• La cultura umanistico-scientifica raggruppa due tradizioni: le humanities (studio dei testi, interpretazione storica e critica) e le scienze (costruzione di oggetti conoscitivi mediante esperimenti, modelli e misure); la distinzione spesso viene tracciata sulla base del metodo e dell’oggetto di studio. Possiamo elaborare una tabella per evidenziare le differenze tra cultura antropologica e cultura umanistico-scientifica
| Attributo rilevante | Cultura antropologica | Cultura umanistico-scientifica[6] |
| Focus | Pratiche quotidiane, significati condivisi, sistemi simbolici e relazioni culturali | Conoscenza disciplinare: testi, opere, teorie; produzione e validazione del sapere |
| Metodo | Osservazione partecipante; etnografia descrittiva e comparativa; attenzione ai contesti locali | Metodo critico-interpretativo nelle humanities; metodo sperimentale e quantitativo nelle scienze |
| Oggetto | Culture come sistemi viventi di pratiche e valori | Testo, opera, disciplina scientifica; oggetti costruiti epistemicamente |
| Finalità | Comprendere come i soggetti costruiscono senso e ordine sociale | Generare interpretazioni, spiegazioni, modelli e tecnologie verificabili |
| Relazione con il particolare/il generale | Dal particolare (etnografia) si ricavano pattern culturali; sospetta del paradigma universale | Le umanità valorizzano il singolare interpretato; le scienze cercano leggi generali |
| Esempi applicativi | Studi etnografici su rituali, economia informale, pratiche urbane | Filologia, critica letteraria; fisica, biologia, ingegneria |
| Figure tipiche | Antropologi culturali, etnografi | Filologi, filosofi, storici; studiosi STEM e metodologi |
.criteri di valutazione connessioni, efficacia, adattabilità quantità, accumulo
Storicamente il dibattito tra queste culture è ricorrente: non si tratta di gerarchie ma di differenze epistemiche e operative che richiedono dialogo e integrazione, come mostrano discussioni sul difficile rapporto tra approcci umanistici e scientifici nella formazione e nella ricerca.[7]
- mente
– procedure bottom up & top
Bottom‑up: elaborazione che procede «dal basso verso l’alto»: i segnali sensoriali grezzi vengono aggregati e organizzati per costruire rappresentazioni del mondo.
Top‑down: elaborazione «dall’alto verso il basso»: aspettative, conoscenze pregresse e schemi cognitivi modulano l’interpretazione degli input sensoriali.
Meccanismi operativi
Nei processi bottom‑up l’informazione parte dagli organi di senso e si muove verso livelli sempre più astratti di elaborazione; è veloce, automatico e guidata dallo stimolo stesso.
Nei processi top‑down il cervello applica subito ipotesi, categorie e memoria per organizzare rapidamente i dati sensoriali, influenzando ciò che viene percepito.
Substrato neurale e temporale
Bottom‑up è associato a vie sensoriali subcorticali e a elaborazioni snelle e parallele che forniscono risposte rapide e spesso non consce.
Top‑down coinvolge aree corticali associative (memoria, attenzione, funzioni esecutive) che modulano i flussi sensoriali e integrano contesto ed esperienze precedenti.[8]
– procedure S1 & S2
Daniel Kahneman distingue due modalità di pensiero: Sistema 1 è il pensiero rapido, intuitivo e automatico; Sistema 2 è il pensiero lento, riflessivo e controllato.
Sistema 1Caratteristiche: veloce, automatico, associativo, spesso inconscio.Funzioni: rilevamento di pattern, giudizi immediati, risposte emotive e stereotipate, risparmio cognitivo.Limiti: soggetto a bias, euristiche e errori quando la situazione richiede analisi approfondita.
Sistema 2 Caratteristiche: lento, deliberativo, analitico, richiede sforzo cognitivo.Funzioni: controllo degli impulsi, valutazione logica, calcoli complessi, pianificazione e verifica delle ipotesi.Limiti: costoso in termini energetici e attenzione; tende a non attivarsi se il Sistema 1 domina la situazione.
Interazione tra i due sistemi: Dinamica: il Sistema 1 genera intuizioni e risposte immediate; il Sistema 2 può monitorare, correggere o confermare queste risposte, ma spesso resta inattivo o sovraccarico. Implicazione pratica: molte decisioni quotidiane sono guidate dal Sistema 1; per decisioni critiche è necessario attivare deliberatamente il Sistema 2 per ridurre bias e error
- bias cognitivo (di conferma)
Il bias di conferma è la tendenza a cercare, interpretare, ricordare e dare peso alle informazioni in modo da confermare le proprie credenze o ipotesi preesistenti, ignorando o svalutando evidenze contrarie.
Meccanismi cognitivi
- Selezione delle informazioni: si cercano fonti e dati che supportano la propria tesi e si evitano quelli incongruenti.
- Interpretazione selettiva: prove ambigue vengono lette come a favore delle convinzioni già formate.
- Ricordo selettivo: la memoria privilegia ricordi che rafforzano le proprie idee, indebolendo le informazioni contrastanti.
(Queste tre fasi spiegano come il bias agisca su raccolta, interpretazione e rievocazione dell’evidenza.)
Perché esiste (cause approssimate)
- Economia cognitiva: riduce il dispendio di attenzione ed energia; è un modo efficiente ma fallibile di prendere decisioni rapide.
- Motivazione affettiva: desiderio di confermare identità, valori o scopi personali rende più probabile accettare informazioni rassicuranti.
Effetti e conseguenze
- Consolidamento di convinzioni errate anche davanti a evidenza contraria;
- polarizzazione di gruppi e camere dell’eco;
- peggioramento del dibattito pubblico e decisioni cliniche o politiche fallaci.
- Può rafforzare stereotipi e impedire la revisione di ipotesi scientifiche o pratiche professionali.
Esempi concreti
- Ricerca di notizie che confermano una posizione politica e blocco o derisione di fonti contrarie.
- Clinico che interpreta sintomi solo alla luce di una diagnosi iniziale, trascurando segnali che la contraddicono.
- Lettore che interpreta dati statistici ambigui come prova della propria teoria perché così desidera.
(Questi esempi illustrano selezione, interpretazione e ricordo selettivo in contesti quotidiani e professionali.)
- LACAN: LA CASTRAZIONE SIMBOLICA
La castrazione simbolica è dunque il passaggio dal immaginario (fusione madre-bambino) al simbolico (ordine della legge e del linguaggio).
Secondo Lacan tre sono i registri che contribuiscono a determinare il Soggetto
- Simbolico (Codice) → ordine della Legge, del linguaggio, del Nome‑del‑Padre.
- Immaginario → ordine delle immagini, delle identificazioni, della relazione speculare.
- Reale → ciò che resiste alla simbolizzazione, l’impossibile, il limite irriducibile.
Le relazioni tra questi vertici (i Lati che hanno la funzioni di mediazione)sono indicati come
– φ (phi) → funzione fallica, segno della mancanza che struttura il desiderio.
– Soggetto supposto sapere (S.s.S.) → posizione attribuita all’Altro come detentore del sapere, tipica della dinamica analitica.
– objet petit‑a → oggetto causa del desiderio, resto irriducibile che spinge la pulsione.[9]
- DAMASIO;
PROTOSÉ, SÉ NUCLEARE, SÉ AUTOBIOGRAFICO
Damasio distingue tre livelli di Sé che si costruiscono progressivamente e che permettono all’individuo di rapportarsi al mondo e a se stesso.
1. Proto-Sé
- Definizione: livello più basilare e pre-riflessivo del Sé.
- Funzione: rappresenta lo stato corporeo in un dato momento, attraverso mappe neurali che monitorano costantemente l’organismo.
- Caratteristiche:
- Non è cosciente.
- È un insieme di segnali somatici e viscerali che informano il cervello sul corpo.
- Garantisce la continuità biologica e l’omeostasi.
- Esempio: la percezione implicita del battito cardiaco o della tensione muscolare.
2. Sé nucleare
- Definizione: livello in cui emerge la coscienza primaria.
- Funzione: permette di percepire il corpo come soggetto di esperienza “qui e ora”.
- Caratteristiche:
- Si attiva quando l’organismo interagisce con un oggetto o stimolo esterno.
- Produce la sensazione di essere un “io” che vive un’esperienza presente.
- È transitorio e legato al momento.
- Esempio: la consapevolezza immediata di provare paura davanti a un rumore improvviso.
3. Sé autobiografico
- Definizione: livello più complesso e narrativo del Sé.
- Funzione: integra memoria, linguaggio e immaginazione per costruire una storia personale.
- Caratteristiche:
- Si fonda su ricordi, progetti, valori e identità.
- Permette di collocare il Sé nucleare in una continuità temporale (passato, presente, futuro).
- È ciò che chiamiamo comunemente “identità personale”.
- Esempio: ricordare un evento d’infanzia e collegarlo alle proprie scelte attuali.
✨ Sintesi
- Proto-Sé → monitoraggio corporeo inconscio.
- Sé nucleare → coscienza immediata dell’esperienza.
- Sé autobiografico → narrazione identitaria che dà continuità e senso alla vita.[10]
- BADIOU: L’EVENTO
Per Alain Badiou, l’evento è una rottura ontologica che introduce una verità nuova e irriducibile all’ordine precedente. Non è semplicemente un fatto, ma un accadimento che trasforma il campo del possibile e interpella il soggetto.[11]
Schema concettuale
| Evento | Rottura ontologica, accadimento non previsto |
| Verità | Singolare, universale, assoluta (non relativa né empirica) |
| Soggetto | Si costituisce nella fedeltà all’evento |
| Situazione | Ordine precedente, campo del sapere dominante |
| Intervento | Atto che nomina l’evento e lo riconosce come tale |
Le implicazioni filosofiche sono nel fatto che
- Badiou si oppone al pensiero postmoderno della differenza e del relativismo:
- l’evento è atto di verità che rompe il consenso.[12]
- La sua teoria è militante: il soggetto non è spettatore, ma attore di trasformazione.
- L’evento è politico, amoroso, artistico o scientifico: quattro condizioni della verità.[13]
2
Emozioni e Ragioni
Problem solving e/o Problem Posing?
Per un ragazzo che deve adesso scegliere quale corso universitario intraprendere di fatto la vera scelta è tra cosi che avvino al Problem solving (forme chiuse di addestramenro disciolinare, avvio al protocollo aziendale immediato, al Bog daya disponibile in rete)e Problem Posing (forme aperte di addestamento a elaborare nuove domande prima di passare all’applicazione del già dato nel magazine del big data
Visualizza il mio pensiero
Scelta universitaria: Problem Solving vs Problem Posing
Breve premessa: la distinzione non è un’alternativa binaria ma un differente orientamento formativo. Problem Solving avvia a schemi applicativi, protocolli e competenze esecutive; Problem Posing allena a generare domande, progettare incertezza e produrre nuovi problemi prima di cercarne la soluzione. Entrambi servono; la questione è quale prevalga ora, in rapporto al progetto di vita e al mercato.
1. Cosa implica scegliere l’uno o l’altro (conseguenze pratiche)
- Problem Solving (forme chiuse)
- Obiettivo: renderti immediatamente spendibile; apprendimento di metodi, procedure, strumenti (tool, linguaggi, protocolli aziendali).
- Sbocchi: posizioni tecniche, operazioni, consulenza entry-level, aziende che cercano produttività rapida.
- Rischio: adeguamento rapido ai tool odierni ma minore autonomia creativa; skills legate a tecnologie che evolvono in fretta.
- Problem Posing (forme aperte)
- Obiettivo: sviluppare capacità di formulare problemi originali, pensiero critico, ricerca, design di questioni non previste.
- Sbocchi: ricerca, sviluppo prodotto, imprenditorialità innovativa, policy, ruoli strategici e creativi.
- Rischio: percorso più lento, meno “pronto all’impiego” immediato; richiede pazienza e capacità di navigare l’incertezza.
2. Quali domande farti prima di decidere (autovalutazione rapida)
- Preferisci lavorare su problemi definiti con procedure chiare o ti eccita mettere in discussione le stesse domande che ti vengono date?
- Vuoi reddito e inserimento rapido o sei disposto a investire più tempo in formazione per ruoli strategici futuri?
- Ti trovi a tuo agio con ambiguità e fallimento temporaneo o preferisci criteri di giudizio stabiliti e feedback chiari?
- Dove ti vedi tra 3–5 anni: operativo su progetti concreti o ideatore/ricercatore che guida domande e strategie?
3. Cosa cercare nei corsi universitari (indicatori pratici)
- Per Problem Solving: curricula con forte componente laboratoriale; stage obbligatori; certificazioni tecnologiche; moduli su project management, analytics, pratiche professionali.
- Per Problem Posing: corsi con seminari, tesi/tesine di ricerca, laboratori di design concettuale, metodi qualitativi, interdisciplinarità, opportunità di ricerca con docenti.
- Corsi ibridi: programmi con track applicativo + laboratorio di ricerca; lauree che offrono tirocini e opportunità di project work su problemi aperti.
4. Percorsi di studio consigliati (orientativi)
- Problem Solving: Informatica applicata, Ingegneria gestionale, Data Science, Economia aziendale con forte orientamento quantitativo, Tecnologie dell’informazione, Health Informatics.
- Problem Posing: Filosofia, Scienze Umane, Scienza dei Materiali (se vuoi ricerca), Design, Studi di Innovazione e Imprenditorialità, Scienze Politiche con metodi di ricerca, Matematica teorica o Ricerca operativa orientata a modelli.
- Percorsi ibridi (strategia consigliata per molti): Informatica + minor in Filosofia; Economia + corsi di design thinking; Biologia con laboratorio di ricerca; Studi interdisciplinari/Science & Technology Studies.
5. Strategie pratiche per esplorare prima di scegliere
- Mini-test in 4 passi (una mattina o un weekend)
- Risolvi tre problemi pratici con procedure date (es. mini-corso online su Excel/SQL; un tutorial coding) e valuta quanto ti soddisfa l’esecuzione.
- Prendi un testo breve (un articolo o un caso) e scrivi 5 domande “nuove” che non fossero quelle dell’autore; valuta quanto ti diverte la formulazione di quesiti.
- Partecipa a un incontro o webinar universitario su un corso di tuo interesse e fai domande ai docenti su metodi di insegnamento (lab vs seminario).
- Fai uno stage breve, job-shadowing o progetto estivo (anche volontario) in azienda o laboratorio di ricerca per capire l’ambiente quotidiano.
- Temporalizza la scelta: iscriversi a un corso con percorsi opzionali o doppio major/minor può dare tempo per decidere senza blocchi.
6. Come combinare i due orientamenti (strategia raccomandata)
- Scegli una base “solida e spendibile” (Problem Solving) e riserva spazio per laboratorio di ricerca, seminari critici o corsi di pensiero progettuale (Problem Posing).
- Alternativa: partire da Problem Posing (es. lauree umanistiche o design) e acquisire certificazioni tecniche nei primi anni (coding bootcamp, data analytics) per bilanciare creatività e spendibilità.
- Investi in portfolio: progetti concreti che mostrano capacità di applicare (solving) e di formulare nuove questioni o prototipi (posing).
7. Esempi rapidi di “mini-percorso” per due profili
- Profilo A — vuole inserimento rapido: Laurea in Data Science + stage + certificazioni; durante i corsi fare un progetto personale che parta da una domanda originale (es. impatto sociale dei dati).
- Profilo B — vuole innovare/ricercare: Laurea in Filosofia/Design/Scienze Sociali + partecipazione a laboratori di ricerca; integrare corsi brevi di coding/analytics per la praticabilità dei progetti.
Conclusione pratica
Non si tratta di scegliere “solo” Problem Solving o Problem Posing: la scelta migliore per un giovane oggi è costruire un profilo che sappia fare entrambe le cose — risolvere con competenza e porre nuove domande. Se devi decidere subito: se vuoi sicurezza e inserimento rapido, privilegia Problem Solving; se tolleri incertezza e vuoi lavorare sulla produzione di domande e senso, privilegia Problem Posing. Idealmente, costruisci il percorso per acquisire competenze tecniche di base e lascia spazio a esperienze aperte di ricerca, laboratorio e creatività.
3
Dalle emozioni le ragioni: le narrazioni
Due narrazioni – tra le tante – che rendono possibile entrare nella problematica sono Ghost in the Shell e Snowpiercer, che nelle forme della science –fiction, rappresentano in modo complesso come viene percepito oggi il futuro . Sono due opere che, pur molto diverse per linguaggio e ambientazione, rappresentano in modo potente i problemi del futuro secondo gli schemi proposti dai teorici dello sterminismo, del periodo interstiziale, del momento straussiano-
Ghost in the Shell e Snowpiercer sono due opere che, pur molto diverse per linguaggio e ambientazione, rappresentano in modo potente i problemi che abbiamo discusso: sterminismo, periodo interstiziale, momento straussiano
A
GHOST IN THE SHELL
La pellicola è l’adattamento cinematografico dell’omonimo manga del 1989 di Masamune Shirow; vede la presenza nel cast di Scarlett Johansson, Pilou Asbæk, Takeshi Kitano, Chin Han, Michael Pitt, Peter Ferdinando e Juliette Binoche.
a.1
Trama
Il maggiore Mira Killian è un cyborg a capo degli agenti della Sezione di Pubblica Sicurezza numero 9, un’organizzazione anti terrorismo cibernetico gestita dal governo, ma di fatto manipolata dalla potente Hanka Robotics. Vittima di un terribile incidente, in seguito al quale solo il suo cervello era sopravvissuto, è stata salvata dalla morte e trasformata in un soldato perfetto grazie ad un corpo interamente cibernetico: responsabile di questa operazione è la dottoressa Ouelet, una delle principali scienziate della Hanka Robotics.
Tra i compiti assegnati alla Sezione 9 c’è quello di trovare e terminare il misterioso Marionettista, in cui il suo vero nome è Hideo Kuze, una mente criminale che si cela dietro ad un audace attacco effettuato contro un alto dirigente e numerosi scienziati della Hanka Corporation. Grazie alle sue capacità fuori dal comune, Mira è l’unica in grado di scovare e affrontare una nuova minaccia, ossia Cutter, un sadico e spietato uomo d’affari capace di insinuarsi nella mente cibernetica fino ad assumerne il completo controllo.
Nel corso delle indagini, Mira viene a conoscenza di una terribile verità sul suo passato: ella scopre infatti che le hanno mentito e che la sua vita non è stata salvata, bensì le è stata rubata per farne materiale di ricerca da parte della Hanka Corporation, insieme a quella di altri giovani sbandati. Da quel momento in poi non si fermerà davanti a nulla, pur di svelare il mistero legato alla sua esistenza, recuperare il proprio passato e vendicarsi del capo della Hanka Corporation.
a.2
Snowpiercer (설국열차?, Seolgug-yeolchaLR; lett. “Trafiggineve”) è un film del 2013 diretto da Bong Joon-ho, tratto dal graphic novel Le Transperceneige, fumetto di fantascienza post-apocalittica, ideato da Jacques Lob e Jean-Marc Rochette.
Il film rappresenta il debutto cinematografico in lingua inglese per il regista sudcoreano Bong Joon-ho.
Trama
2031. In un mondo decimato da una nuova era glaciale, causata da esperimenti falliti per fermare il riscaldamento globale, un gruppo di sopravvissuti rimane in vita all’interno di un treno, lo “Snowpiercer”, che continua a spostarsi intorno alla Terra e si procura l’energia necessaria attraverso un apparente motore perpetuo. Il treno è un microcosmo di società umana diviso in classi sociali: i più poveri vivono nelle ultime carrozze, dove si nutrono esclusivamente di barrette “proteiche” che vengono loro date; i più ricchi nei vagoni anteriori. La convivenza tra loro sfocia inevitabilmente in lotte e rivoluzioni. I poveri sono continuamente oppressi dalla milizia di coloro che risiedono nella testa del treno, che rapiscono i loro bambini per farli lavorare come loro schiavi e facendoli vivere privi di igiene e di alimenti, punendo qualsiasi tentativo di ribellione.
Curtis, insieme all’amico Edgar e all’anziano Gilliam, decide di ribellarsi all’oppressione dei soldati e di condurre una rivolta fino alla locomotiva, con l’intento di uccidere lo stesso creatore del treno, Wilford. Una volta scoperto che le armi dei militari in realtà sono ormai scariche, Curtis ed Edgar, sostenuti dall’acrobatico Grey, da Tanya, a cui hanno portato via il figlio, dal menomato Andrew e da un infiltrato segreto che li aiuta inviando loro misteriosi messaggi, danno il via alla ribellione. Giunti al «vagone prigione», l’infiltrato, tramite un biglietto, consiglia di liberare un prigioniero che potrebbe essere loro d’aiuto per l’apertura delle porte di accesso agli altri vagoni. Curtis segue il consiglio e libera due prigionieri: Namgoong Minsu e sua figlia Yona. I due accettano di unirsi a loro in cambio di due cristalli di droga per ogni porta che riusciranno ad aprire.
Yona ben presto rivela i propri poteri chiaroveggenti. Scopre infatti che dietro una porta si trovano decine di soldati, ma non fa in tempo a fermare il padre, che apre la porta dando il via a una cruenta battaglia. Nella battaglia Curtis si trova di fronte a una scelta: salvare Edgar oppure catturare Mason, donna rispettata e autoritaria che risiede nella sezione di testa; a malincuore decide di catturare la donna, lasciando morire l’amico. I ribelli, con la cattura di Mason e il massacro di molti soldati, si trovano momentaneamente in vantaggio. Sapendo che i suoi uomini sono sfiniti dalla precedente battaglia, Curtis decide di proseguire soltanto con Yona, Minsu, Tanya, Grey ed Andrew, portando con loro Mason in catene e lasciando Gilliam nella sezione di coda.
Superati i vagoni acquario, ristorante e serra, il gruppo arriva a un vagone simile a una scuola. Qui scoprono che ai figli dei ricchi viene insegnata una quantità di fandonie, facendo loro credere che il treno è l’unico posto sicuro al mondo e che se cercheranno di fuggire pagheranno con la vita quel gesto. Il gruppo viene improvvisamente attaccato da un inserviente e dall’insegnante della «scuola», che uccide Andrew, prima di venire a sua volta uccisa da Grey. La situazione inizia a degenerare: un gruppo di soldati riesce a raggiungere la coda, mettendo spalle al muro i passeggeri e uccidendo Gilliam, mentre Curtis, a sua volta, uccide Mason.
Curtis decide di proseguire con i pochi alleati che gli sono rimasti. Giunti in una sorta di vagone sauna, il gruppo viene attaccato alle spalle e il nemico mira specialmente a Yona. Il gruppo riesce a scongiurare anche quest’altra minaccia, ma Grey e Tanya perdono la vita. Curtis, Yona e Minsu, gli unici sopravvissuti, proseguono verso la locomotiva, dove c’è un decadimento totale dell’umanità. Qui infatti trovano decine di giovani «ricchi» alle prese con un’orgia continua a base di alcool e droga.
Arrivati all’ultima porta, Yona sviene e Minsu inizia un dialogo con Curtis, il quale gli rivela le sue colpe: egli non è un eroe, in passato ha ucciso la madre di Edgar ed era pronto a uccidere anche lo stesso ragazzo pur di soddisfare la sua fame. Gli rivela inoltre come Gilliam abbia donato il suo braccio pur di salvare il piccolo Edgar ancora in fasce. Minsu afferma invece che secondo lui la locomotiva dovrebbe essere distrutta, in quanto ha notato che alcune costruzioni all’esterno precedentemente coperte dalla neve sono ora visibili, segno che il ghiaccio si sta sciogliendo e che fuori potrebbe esserci ancora vita. Ha inoltre preparato una bomba con la droga, ottenuta per far saltare la porta di uscita in quel vagone, ma, quando cerca di posizionarla, una donna esce dalla porta e gli spara, invitando poi Curtis a entrare nella locomotiva.
Curtis è costretto ad accettare e incontra finalmente Wilford, il quale gli rivela che è lui “l’uomo che l’ha aiutato dietro le quinte”. Per tutti questi anni si era sempre tenuto in contatto con Gilliam, allo scopo di attuare ciclicamente una ribellione quando nel treno si verificava una situazione di sovraffollamento che metteva in pericolo l’esistenza di tutti. Wilford cerca poi di convincere Curtis a diventare il nuovo capo della locomotiva.
Mentre Minsu, ferito, è impegnato in una lotta con un gruppo di persone appartenente alla testa del treno, Yona raggiunge Curtis, chiedendogli un fiammifero per far detonare la bomba. Curtis è inizialmente titubante, ma quando la ragazza gli mostra che il figlio di Tanya è costretto a lavorare in uno spazio ristrettissimo al di sotto del pavimento per la manutenzione della locomotiva, ritorna in sé. Yona riceve il fiammifero, mentre Curtis salva il bambino, sacrificando un suo braccio. Allo scoppio della bomba, Curtis e Minsu stringono tra loro Yona e il bambino, facendo loro da scudo.
Lo scoppio della bomba provoca un’enorme valanga nelle vicine montagne innevate, che colpisce il treno facendolo deragliare. Molti vagoni cadono in un precipizio, altri rimangono sepolti nella neve. Tutti i passeggeri, inclusi Curtis, Minsu e Wilford muoiono. Solo Yona e il bambino riescono a sopravvivere, uscendo all’aria aperta. Scoprono allora che la teoria di Minsu riguardo al progressivo termine di questa era glaciale era corretta: la ragazza e il bambino vedono un orso bianco che li guarda da lontano, rivelando che la vita all’esterno è di nuovo possibile.
3
Le Analisi
.
A
Ghost in the Shell (1995, 2002, 2017 + manga)
- Tema centrale: fusione tra corpo, tecnologia e potere.
- Problema rappresentato:
- Sterminismo tecnologico: la logica di annientamento non è più solo militare, ma inscritta nella sorveglianza totale, nella cancellazione dell’identità e nella possibilità di manipolare la memoria.
- Momento straussiano: la sicurezza e il controllo diventano priorità assolute; la libertà individuale è subordinata alla stabilità del sistema.
- Periodo interstiziale: la protagonista (Motoko Kusanagi) incarna l’interstizio: un soggetto che cerca emancipazione in un mondo dominato da logiche securitarie e tecnologiche.
- Collegamento al conflitto: come Israele/Palestina, la questione è la gestione di un territorio identitario (il corpo, la mente, la memoria) sotto logiche di sorveglianza e controllo.
Snowpiercer (film 2013, serie 2020–2022)
- Tema centrale: un treno che ospita gli ultimi sopravvissuti dopo una catastrofe climatica, divisi rigidamente in classi.
- Problema rappresentato:
- Sterminismo ecologico: la catastrofe climatica è il risultato di una logica sterminista che ha devastato il pianeta.
- Momento straussiano: l’ordine del treno è mantenuto da élite tecnologiche e militari, che giustificano la repressione come necessaria per la sopravvivenza.
- Periodo interstiziale: le rivolte dei vagoni di coda sono segnali di un possibile risveglio della storia, ma non ancora una nuova sequenza universale.
- Collegamento al conflitto: come Israele/Palestina, il treno mostra la gestione di uno spazio chiuso, con segregazione, controllo e cicli di rivolta repressa.
Sintesi comparativa
| Opera | Problema rappresentato | Legame con concetti teorici |
| Ghost in the Shell | Sorveglianza, identità, fusione uomo-macchina | Momento straussiano (sicurezza), interstizio (ricerca di emancipazione) |
| Snowpiercer | Catastrofe climatica, disuguaglianza sociale | Sterminismo ecologico, interstizio (rivolta), momento straussiano (ordine elitario) |
Spunto didattico
Puoi proporre agli studenti un laboratorio comparativo:
- Visione di estratti da Ghost in the Shell e Snowpiercer.
- Discussione: Quale dei due mondi rappresenta meglio il nostro presente?
- Attività: collegare le scene a concetti come “sterminismo”, “periodo interstiziale”, “momento straussiano”, “conflitto territoriale”.
B
Scheda di Analisi Filmica
Ghost in the Shell (1995, regia di Mamoru Oshii)
- Scene chiave da analizzare:
- L’inseguimento iniziale con la protagonista Motoko Kusanagi che si lancia da un grattacielo (tema: sorveglianza e controllo).
- Il dialogo finale con il “Puppet Master” (tema: identità, fusione uomo-macchina).
- Domande guida:
- In che modo la tecnologia diventa strumento di controllo e annientamento (momento straussiano)?
- Motoko incarna un soggetto interstiziale: quali possibilità di emancipazione apre?
- Quali analogie con conflitti territoriali e identitari (Palestina, corpi come territori)?
Snowpiercer (2013, regia di Bong Joon-ho)
- Scene chiave da analizzare:
- La rivolta dei vagoni di coda (tema: disuguaglianza e rivoluzione).
- Il confronto finale con Wilford, il capo del treno (tema: élite e ordine).
- Domande guida:
- Il treno rappresenta uno sterminismo ecologico: come la catastrofe climatica diventa logica di annientamento?
- Le rivolte dei vagoni di coda sono segnali di un periodo interstiziale: aprono davvero una nuova sequenza storica?
- Wilford incarna il momento straussiano: ordine e sicurezza giustificano la repressione?
Confronto tra le due opere
| Opera | Sterminismo | Periodo interstiziale | Momento straussiano |
| Ghost in the Shell | Annientamento dell’identità tramite sorveglianza e fusione uomo-macchina | Motoko come soggetto interstiziale | Sicurezza e controllo come priorità |
| Snowpiercer | Catastrofe climatica e segregazione sociale | Rivolte dei vagoni di coda | Ordine elitario e repressione |
Attività pratica
- Gruppi di lavoro:
- Gruppo A: analizza Ghost in the Shell con la lente di Badiou (interstizio).
- Gruppo B: analizza Snowpiercer con la lente di Thiel (momento straussiano).
- Compito: ciascun gruppo prepara un breve intervento (5 min) per mostrare come il film rappresenta i problemi di sicurezza, emancipazione e annientamento.
- Debate finale: confronto tra le due visioni del futuro (apertura emancipatrice vs chiusura securitaria).
C
Due colonne di analisi[14]
| GHOST IN THE SHELL | SNOWPIERCER | |
| Sterminismo | annientamento dell’identità tramite sorveglianza e fusione uomo-macchina. | catastrofe climatica e segregazione sociale |
| Periodo interstiziale | Motoko come soggetto che cerca emancipazione in un mondo dominato dal controllo. | rivolte dei vagoni di coda come segnali di risveglio della storia. |
| Momento straussiano | priorità alla sicurezza e alla stabilità del sistema. | ordine elitario e repressione giustificata come necessaria per la sopravvivenza. |
| Scene chiave | inseguimento iniziale; dialogo con il Puppet Master. Scena finale : Tomoko sul bordo di un grattacielo prima di passare all’azione | rivolta dei vagoni di coda; confronto finale con Wilford |
Domande guida
- Quale dei due mondi rappresenta meglio il nostro presente?
- In che modo la tecnologia (Ghost in the Shell) e l’ecologia (Snowpiercer) incarnano logiche sterministe?
- Le rivolte aprono davvero nuove sequenze storiche o restano interstizi senza futuro?
- Quali analogie con conflitti reali (Israele/Palestina, crisi climatica, sorveglianza globale)?
Box per appunti (da riprodurre graficamente)
- Concetti chiave: __________________________
- Scene analizzate: __________________________
- Argomenti del gruppo: _____________________
- Contro-argomenti: _________________________
4
INTERPRETAZIONI
La formazione dell’Io. problemi di base (Chi sono? cge devo fare? come lo devo fare? perché?) r soluzioni nei due film Ghost in the shelle e Snowpiercer, attraversi modelli Di Baldesar Cadtiglione( io come compito, Impresa come progetto lineare), Lacan (trinagolo) damasio (teoria del Sè) Hegel (servo padrone) Badiou (evento) Strauss (recupero della verità ontologica,adeguamento alla tecnologia)
Visualizza il mio pensiero
A
Formazione dell’Io — quadro operativo
Breve sintesi: quattro domande fondamentali per l’Io — Chi sono? Che devo fare? Come lo devo fare? Perché? — lette attraverso due film (Ghost in the Shell; Snowpiercer) e sezionate con sette modelli teorici (Castiglione, Lacan, Damasio, Hegel, Badiou, Strauss). Il risultato è una griglia interpretativa + proposte didattiche operative per aula.
a.1 Problemi di base e corrispondenti assi interpretativi
- Chi sono? — Identità come struttura narrativa, corporea e simbolica (autocoscienza, memoria, riconoscimento sociale).
- Che devo fare? — Funzione etico-pratica: compito, ruolo, dovere o progetto.
- Come lo devo fare? — Tecniche, media, strumenti, relazioni che rendono possibile l’azione dell’Io.
- Perché? — Giustificazione teleologica o ontologica: senso, valore, verità su cui si fonda l’azione.
a.2 Lettura filmica comparata (punti chiave)
Ghost in the Shell
- Chi sono? — Identità problematizzata: soggetto tra corpo artificiale (involucro meccanico) e “ghost” (residuo soggettivo, memoria), perdita di confini tra umano e macchina.
- Che devo fare? — Ricostruire continuità soggettiva; decidere tra obbedienza istituzionale e ricerca di autenticità.
- Come lo devo fare? — Attraverso tecnologia che sia insieme mezzo e sfondo assiologico; introspezione e hacking della memoria.
- Perché? — Per recuperare o fondare una verità soggettiva che resista all’alienazione tecnologica.
Snowpiercer
- Chi sono? — Identità definita dal posto nella struttura sociale (classe/box sul treno); soggettività costruita da memoria collettiva e trauma storico.
- Che devo fare? — Rivoluzione trasformativa: cambiare ordine sociale che determina ruoli.
- Come lo devo fare? — Azione collettiva organizzata; attraversamento fisico e simbolico dello spazio (avanzare verso la locomotiva).
- Perché? — Giustificazione morale e politica: giustizia distributiva e riappropriazione della storia condivisa.
a.3 Modelli teorici applicati (sintesi e incroci filmici)
- Castiglione / C. di Baldesar Cadiglione (Io come compito; Impresa come progetto lineare) Voce centrale: l’Io è un compito morale/progettuale da svolgere. Ghost: il “compito” è ritrovare continuità e responsabilità personale; il progetto è re-costruire sé fuori dalle prescrizioni corporative. Snowpiercer: la rivolta è impresa lineare con obiettivo chiaro (arrivare alla locomotiva), organizzazione e disciplina come mezzi.
- Lacan (triangolo: Immaginario, Simbolico, Reale) Voce centrale: l’Io è costruito in relazione al Simbolico (linguaggio, ordine sociale) e sfasato rispetto al Reale. Ghost: il “ghost” come residuo reale che sfugge alla simbolizzazione; il conflitto tra immagine del corpo (imago) e nucleo inarticolabile. Snowpiercer: la gerarchia del treno è un Grande Altro simbolico che assegna identità; la rivoluzione mette in crisi l’ordine simbolico.
- Damasio (teoria del Sé; soma, sentimento, narrazione biologica) Voce centrale: l’Io nasce da processi neurali-corporei integrati; la coscienza è una costruzione narrativa di sé fondata su segnali somatici. Ghost: problema centrale — quando il corpo è artificiale, come si generano segnali somatici autentici? Il film esplora la persistenza del Sé oltre il substrato biologico. Snowpiercer: i corpi traumatizzati definiscono la narrazione collettiva; ricostruire il Sé collettivo passa attraverso l’elaborazione somatica del trauma.
- Hegel (servo-padrone) Voce centrale: autocoscienza mediata dal riconoscimento, lotta per il riconoscimento produce soggettività. Ghost: lotta per essere riconosciuta come soggetto (non mero corpo macchinico) — il riconoscimento è interno/istituzionale. Snowpiercer: relazione servo-padrone evidente nelle classi del treno; la rivolta è tentativo di ribaltamento e riconoscimento reciproco.
- Badiou (evento) Voce centrale: l’Io si costella attorno a eventi che interrompono la situazione e producono fedeltà a un nuovo possibile. Ghost: l’emergere del “ghost” o della memoria aliena può funzionare come evento che radicalizza la soggettività. Snowpiercer: l’avanzata verso la locomotiva è evento-politico che fonda una nuova fedeltà collettiva.
- Strauss (recupero della verità ontologica; adeguamento alla tecnologia) Voce centrale: bisogna recuperare una verità ontologica che non si perda nella tecnica; la tecnologia richiede una rinegoziazione dell’essere. Ghost: riflessione esplicita sul rapporto tra tecnica e verità personale; il recupero della verità ontologica passa per la memoria e la responsabilità. Snowpiercer: tecnologia come ordine coercitivo; la verità ontologica emerge nella relazione etica tra individui e natura (o sua mancanza).
a.4 Griglia sintetica: domande → film → teoria (uso rapido in aula)
- Chi sono?
- Ghost in the Shell → problema identitario tra corpo e mente; Lacan, Damasio, Strauss.
- Snowpiercer → identità di classe/ruolo; Hegel, Damasio.
- Che devo fare?
- Ghost → scelta di autenticità vs obbedienza; Castiglione, Badiou.
- Snowpiercer → trasformare l’ordine; Badiou, Hegel.
- Come lo devo fare?
- Ghost → hacking della memoria, riflessione personale; Damasio, Lacan.
- Snowpiercer → azione collettiva, strategia; Castiglione (progetto lineare), Badiou.
- Perché?
- Ghost → ricerca di verità ontologica e responsabilità; Strauss, Damasio.
- Snowpiercer → giustizia e riconoscimento; Hegel, Badiou.
a.5 Proposte didattiche pronte all’uso (2 attività, 45–60 min ciascuna)
- Analisi comparativa guidata (gruppi da 3)
- Materiale: estratti scelti (scene chiave) da entrambi i film.
- Task: ogni gruppo applica due teorie diverse a una stessa scena (es. Lacan + Damasio su scena del riconoscimento; Hegel + Badiou su scena di rivolta).
- Output: 6-slide breve (o 1 foglio A3) con: domanda affrontata, concetto teorico, evidence filmico, breve interpretazione pedagogica.
- Role-play teorico: “Il processo dell’Io”
- Struttura: una simulazione in 4 stazioni corrispondenti alle domande base. Ogni stazione è animata da un “maestro” teorico (Lacan, Damasio, Hegel, Strauss).
- Compito studenti: — attraversano le stazioni; a ciascuna scrivono 1 azione concreta che l’Io dovrebbe compiere (politica, etica, tecnica).
- Conclusione: plenum per mediare contraddizioni e formulare un “manifesto” personale/collettivo dell’Io.
a.6 Materiale di supporto e riflessioni conclusive
Mappe concettuali consigliate: collegare ogni teoria a uno “strumento” didattico (es. Lacan → esercizi di analisi del linguaggio; Damasio → laboratorio corpo-emozione; Badiou → workshop su eventi e fedeltà).
Nota teorica veloce: i film funzionano come casi-limite che espongono tensioni teoriche: – Ghost enfatizza la questione ontologica-tecnologica dell’identità; Snowpiercer la questione politico-sociale del riconoscimento e del progetto collettivo.
Sguardo operativo: combinare approcci — es. usare Damasio per ancorare la soggettività al corpo e Badiou per progettare percorsi di trasformazione politica; Lacan e Hegel per insegnare a leggere come l’Io si produce in rapporto agli altri.
B
Prendere decisioni
È proprio dell’umano: quali modelli in competizione vengono rappresentati dai veri personaggi di Ghost in the Shell e di Snowpiercer?
Confronto rapido — modelli decisionali rappresentati nei personaggi
| Personaggio | Modello decisionale dominante | Carattere del modello | Esempio filmico |
| Maggiore Motoko Kusanagi (Ghost in the Shell) | Soggetto tecnologico ricorsivo (razionale-tecnico + resto reale) | Decisione come interrogazione dell’identità; calcolo tecnico integrato a crisi ontologica e residuo irriducibile (ghost) | Hacking della memoria; scelta tra ordine istituzionale e auto-ricostruzione |
| Batou / colleghi della Sezione 9 (Ghost in the Shell) | Razionalità pratica incarnata (affettività somatica + codice professionale) | Decisione situata, guidata da vincoli professionali, legami affettivi e segnali somatici | Azione tattica, protezione del gruppo, fiducia in procedure |
| Il Conduttore/ Wilford (Snowpiercer) | Decisione manageriale tecnocratica (progetto lineare) | Decisione come comando progettuale che mantiene l’ordine; legittimazione tramite efficacia tecnica e mito fondativo | Controllo della locomotiva; regolazione delle classi per preservare il sistema |
| Curtis/Andre/Layton (Snowpiercer) | Decisione politico-eventuale (militante, fedeltà all’evento) | Decisione come evento trasformativo che fonda una nuova soggettività collettiva; etica della fedeltà e della scelta radicale | Organizzazione della rivolta; sacrificio personale per rovesciare l’ordine |
| Melanie (serie Snowpiercer) | Decisione pragmatico-negoziale (adattamento tecnico-eticista) | Decisione come negoziazione fra responsabilità tecnica e imperativi morali; inventa regole per tenere insieme la comunità | Gestione delle risorse; compromessi morali per stabilità |
| Personaggi popolari/plebei (Snowpiercer) | Decisione come risposta identitaria di classe (riconoscimento/Hegeliano) | Decisione emergente da dinamiche di riconoscimento sociale; agire per affermare dignità e ricomposizione storica | Partecipazione alla marcia; rivendicazioni di riconoscimento |
Breve commento teorico (mappa dei conflitti)
- Razionalità tecnica vs resto umano: Motoko incarna il conflitto fra decisione come algoritmo e decisione come resto reale (memoria, desiderio). Qui si intrecciano Damasio (segnali somatici che informano la scelta) e Strauss (necessità di recuperare una verità ontologica davanti alla tecnica).
- Decisione come compito/progetto vs decisione come evento: Wilford/conduttore rappresenta la logica di impresa lineare e amministrativa (Castiglione; progetto lineare), mentre Curtis/Layton personificano il modello badiousiano dell’evento che interrompe la situazione e chiede fedeltà a una nuova causa.
- Riconoscimento e relazioni: Le decisioni della folla e dei leader popolari sono modellate dalla dinamica hegeliana servo-padrone: la scelta è anche richiesta di riconoscimento e di ridefinizione di ruoli sociali.
- Carica somatica ed emozionale: personaggi come Batou o i passeggeri mostrano decisioni governate da sensazioni corporee e legami affettivi più che da pura ragione tecnica — forbice Damasio / Lacan (il Simbolico plasma l’Io, ma il corpo-limite e il reale restano).
Lettura operativa per la didattica o l’analisi
- Usa Motoko per discutere: “Quando l’automatismo tecnico diventa insufficiente per decidere? Che resta del desiderio umano nell’algoritmo?”
- Usa Wilford per esplorare: “Decisione come legittimazione tecnica: in che misura il controllo tecnico può fondare l’autorità morale?”
- Usa Curtis/Layton per lavorare su: “Evento e fedeltà: come le decisioni collettive nascono da rotture storiche e diventano progetto politico?”
- Confronta coppie: Motoko vs Wilford (onta tecnologica vs comando tecnico), Batou vs Curtis (affetto incarnato vs azione politica) per far emergere le tensioni tra modelli.
Takeaway sintetico
Prendere decisioni nei due mondi non è mai solo “razionale”: è sempre ibridazione tra calcolo tecnico, segnali somatici, ordine simbolico e potenzialità di evento politico. I personaggi mostrano modelli in competizione — tecnologia che normalizza, corpo che insiste, collettività che rivendica riconoscimento, evento che fonda nuova fedeltà — e ciascun modello impone criteri diversi per determinare cosa sia una decisione “giusta”.
7
AèPPENDICE
A
GHOST final cut
ABSTRACT
Focus : come inserire il film nella serie precedente
Trama: il romanzo di formazione di un cyborg
Modelli teorici: dall’inumano al post – umano al trans – umano
Modelli dal / nel film: sistema dei personaggi secondo lo schema di Greimas
Scene / indizi : confronto Inizio / Fine; alcuni dettagli ermeneutici
1
Focus
Primo piano
Con Ghost in the shell, dopo Il Buco, continuiamo a verificare quanto diverse dalle superfici che chiamiamo ‘norma’ siano le strutture che soggiacciono al fondo dell’umano.
Così dopo aver intravisto quanta parte abbia – nascostamente – nelle nostre esistenze la pulsione primordiale della jouissance nella ‘necessità’ della sopravvivenza, con Ghost in the shell cerchiamo di mettere a fuoco quanto sia (e sia stata) decisiva la tecnica / la tecnologia per costituire la specificità dell’homo sapiens.
Da decenni ormai la cultura cyber sta cercando di chiarire come l’adattabilità dell’homo sapiens, espansa in modo vertiginoso nel corso della sua evoluzione attraverso la tecnica, possa essere un’arma a doppio taglio: crescita quasi illimitata dall’affrancamento dai vincoli della Natura, ma anche pericolosa deriva di eccesso, con gravi rischi per la stessa permanenza dell’homo sapiens.
Nel film essendo la protagonista un cyborg, lo spettatore è invitato a conoscere in modo prima empatico e poi analitico la condizione tragica dell’uomo contemporaneo, in concreto eccitato protagonista di mondi tecnologici(quindi in movimento, “finti”, asimmetrici) ma, nelle proprie auto – rappresentazioni, strenuo difensore di “equilibrio”, armonia, “autenticità” purezza.
Il film mette in scena un cyborg che, essendo (come ognuno di noi oggi) nello stesso tempo una macchina e una mente, scopre che il suo (il nostro) agire emerge sempre dalla con – fusione di esecutività e responsabilità, di ripetizione per default e di deliberazione da problemi.
Per dare profondità a questa rappresentazione dell’individuo misto della contemporaneità, gli autori del film inscenano uno spazio sociale caratterizzato da una precisa contrapposizione di Forze: da un lato l’Impresa, dall’altro lo Stato, che in parte cooperano in parte si contrappongono: quel che le accomuna è lo scopo di realizzare nuovi dispositivi tecnologici capaci di espandere le potenzialità dell’uomo[1] ; quel che le differenzia sono gli scopi peculiari, il Profitto Particolare per l’Azienda, la Giustizia per lo Stato. Insomma lo sfondo antropologico entro cui agisce la protagonista è l’antico dilemma: individuo vs comunità, Privato vs Pubblico.
Il cyborg (l’uomo macchina della contemporaneità) si trova quindi a sperimentare l’asintoticità dei due diversi copioni di umanità (“stili di vita”) cui siamo oggi chiamati a dare risposta:
– Regola della Efficacia in Situazione che pretende di essere Legge Universale, cioè l’automatismo (sia di un algoritmo sia di un sentimento), la velocità d’azione (il passage a l’acte)
– Regola della Gerarchia in Situazione, che sa di essere provvisoria, cioè l’analisi (sia pragmatica sia etica), l’indugio nell’azione (il modello teorico prima dell’azione)
b. sfondo
L’umano che prende coscienza della complessità del Non Finto (connessioni invisibili a determinare le cose che avvengono intorno e dentro il corpo) punta ad eliminare l’imprevisto: il racconto, il rito, la religione, la scienza aiutano a costruire Mondi, cioè a ritagliare settori del Reale fino a dare Ordine (umano) al Disordine (naturale) percepito. La massima aspirazione è eliminare prima o poi le incertezze dal Mondo: e questo avviene sempre più con la Tecnica, che rende inutile (con la capacità di risolvere i problemi emergenti di vario carattere) il Dubbio a favore della Verità della Efficacia. Nessun bisogno di Teoria se i fatti sono lì a portata di mano a dare immediate certezze e a creare soluzioni.
Questa è in fondo la storia stessa dell’homo sapiens: liberarsi della sorpresa a favore della ripetizione.
Ripetizione che è innata già nel funzionamento degli organismi omeostatici che noi siamo[2], e che, una volta percepita, viene esaltata come procedura fondamentale dell’umano in tutte le culture[3].
2
Trama
Situazione iniziale
Un futuro prossimo. Una città cibernetica: colori elettrici, ologrammi, schermi, groviglio di grattacieli e strade, movimenti incessanti di entità varie.[4]
Un Potere che si dà l’obiettivo (la vision) di realizzare la Pace (cioè la sicurezza per chi vive in città) attraverso l’ingegnerizzazione delle menti delle persone, e affida ad una impresa privata (la Hanka) il compito di dare forma ad un nuovo tipo di Uomini, dalle potenzialità maggiorate grazie alla nuova tecnologia.[5]
Gli scienziati realizzano un prototipo sicuro ed efficiente, un cyborg con mente reale e corpo artificiale, donna a vedersi, ma priva di tutte le componenti fisiologiche fanno di un corpo umano una donna (insomma non ha sesso e quindi non è distratta per così dire da desideri e dai sentimenti che emergono propriamente da un corpo di carne). È in effetti una macchina con la funzione di polizia, cioè con la mission specifica di individuare ed eliminare i criminali informatici.[6]
Rottura dell’equilibrio
Un anno dopo.
Un’azione di polizia: il cyborg (chiamato Maggiore) individua il luogo dove si sta compiendo un crimine (informatico)[7] ed interviene per default, nonostante l’invito del capo della Polizia a indugiare per capire meglio la situazione e fare delle scelte mirate.
L’azione ha successo: ma il capo della polizia invita Maggiore a correggere il suo modo di agire: l’obiettivo di un agente della Polizia è la Pace sociale, per cui la competenza tecnica va controllata dalla Virtù[8], il singolo gesto va collocato entro lo Sfondo; e il singolo congegno (il cyborg) deve agire quindi in modo etico non protocollare.[9]
Maggiore comincia ad avvertire dei glitch: ogni tanto la sua mente è attraversata rapidamente da segnali strani che, non essendo decifrabili in base ai codici che conosce, le creano turbamento [10]
Peripezie
Fondamentalmente da questo momento in poi si hanno due percorsi di ‘formazione’ –privata e pubblica -che progressivamente porteranno Maggiore a scoprire che
in effetti la sua identità umana precedente alla trasformazione cybog era quella di una ragazza ribelle al sistema, frequentatrice di centri sociali, dal nome Tomoko, figlia unica di una madre che vive da sola
gli hacker antisistema sono guidati da un cyborg mal riuscito (un rifiuto del sistema), tale Kuze, che si propone di destrutturare il sistema di potere dominante e creare un network di menti alternative con cui dare vita ad un altro Mondo senza padroni, un modo di libertà
Dall’incontro con Kuze, Maggiore comincia a percepire lo sfondo generale da cui è emersa la sua singolarità: lei è solo l’ultimo prodotto di un programma di Ricerca e Sviluppo[11] con cui il Potere Pubblico (lo Stato) e il Potere privato (l’industria cibernetica, facendo un cinico uso di persone umane, intende realizzare un Sistema Sociale in cui si risolva il problema di ogni società umana, quello della Sicurezza, attraverso cyborg (nuovo tipologia di umano) che siano esenti dal ‘rumore’ del Corpo (sentimenti, ricordi, esperienze particolari)e totalmente dediti all’esecuzione di procedure impiantate surrettiziamente nella mente.[12]
La definitiva metamorfosi di Maggiore in Motoko si ha quando Ouelet le rivela che la sua memoria è stata hackerata: allora la coscienza diventa autocoscienza, elabora un Sé Autobiografico in grado di scrivere la sua vita, di scegliersi da sola il copione ‘umano’ da recitare.
Situazione finale
Nel cimitero Mira contempla e abbandona definitivamente la tomba di Motoko: “non sono i ricordi a definirci ma i fatti” è la Regola che detta a Mira la decisione: lei non è più l’essere umano che vive nel corpo e con la mente di carne; non solo non torna ad essere la figlia della madre, ma rifiuta anche la Fuga dal Reale, verso l’Utopia di un Altrove di Libertà edenica, proposta da Kuze[13].
Ormai sente di rappresentare un altro tipo di umanità, in cui coesistono la carne e la macchina[14], e che eredita la ragione di vita della Ouelet (R&S per espandere le potenzialità dell’uomo) e la conseguente funzione trans umanista: mescolarsi con lo sporco del mondo, darsi il compito di agire in modo utile per il bene comune, contro le derive ciniche alla Hanka. Un esempio: l’eliminazione fisica del villain (Cutter) non avviene sotto la spinta emotiva della rabbia o della vendetta (passage a l’acte), ma dopo una consultazione tra Aramaki e Maggiore (riflessione etica e politica) in cui anche la politica mostra di aver accettato che le decisioni si prendono in cooperazione, secondo il modello del network che Kuze aveva cercato di realizzare nell’underground.
3
Modelli Teorici
A
Zizek, Disparità,p.35
“Da un punto di vista heideggeriano la civiltà globale scientifico – tecnologica di oggi costituisce una minaccia per la differenza ontologica, ciò che Hedigger chiama un “pericolo” immanente nel nostro modo di vivere. L’espressione più diffusa di questa minaccia è la premonizione, più o meno comunemente accettata, che oggi noi (l’umanità) ci stiamo avvicinando ad un mutamento radicale, l’ingresso in un modo di essere “postumano”. Questo mutamento viene a volte descritto come una minaccia per l’essenza stessa dell’essere umano, mentre a volte viene celebrato come un passaggio a una nuova Singolarità (mente collettiva, una nuova entità cyborg, o un’altra versione del superuomo di Nietzsche). Inoltre questo mutamento è sia teorico che pratico, percepito da tutti noi: chi può valutare le implicazioni e le conseguenze della biogenetica, dei nuovi impianti protesici che si fondono col nostro corpo biologico, dei nuovi modi di controllare e regolare non solo le nostre funzioni corporali ma anche i nostri processi mentali?
All’interno di questo orientamento al “superamento dell’umano” coesistono due opposte tendenze, il POSTUMANESIMO e il TRANSUMANESIMO, che si rifanno vagamente al dualismo di CULTURA e SCIENZA.
I “post umanisti” (Donna Haraway e altri) sono teorici della cultura che osservano come il progresso sociale e tecnologico dei nostri giorni sta minando la nostra esclusività umana: la lezione dell’ecologia è che in fin dei conti noi siamo una delle specie animali sulla terra, che l’animalità è parte della nostra natura più profonda, che non c’è chiara distanza ontologica che ci separa dal mondo animale, laddove la scienza e la tecnologia contemporanee rendono sempre più visibile fino a che punto la nostra identità più profonda deve fare affidamento su dispositivi e appigli tecnologici; SIAMO QUEL CHE SIAMO ATTRAVERSO LA MEDIAZIONE TECNOLOGICA. [15]
Per cui, se per i post umanisti gli “umani” sono una strana specie di animali cyborg, i “trans umanisti” (ray Kurzwell e altri) fanno riferimento a recenti innovazioni scientifiche e tecnologiche (intelligenza artificiale, digitalizzazione) che mostrano l’emergere di una Singolarità, un nuovo tipo di intelligenza collettiva, nella quale la mente non sarà più sottomessa alle costrizioni del corpo (compresa quella della rivoluzione sessuale).
Questo orientamento trans umanista rappresenta il quarto livello nel percorso dell’antiumanesimo:
- non è l’anti umanesimo teocentrico (a partire dal quale i fondamentalisti religiosi americani usano il termine “umanesimo” come sinonimo di cultura secolare),
- né l’”anti umanesimo teorico” francese che ha accompagnato la rivoluzione strutturalista degli anni Sessanta (Althusser, Foucault, Lacan)
- ma nemmeno la riduzione anti umanista “profondamente ecologica”, dell’umanità a una delle tante specie animali sulla terra, la specie che con la sua hybris ha fatto deragliare l’equilibrio della vita terrestre si trova ad affrontare la giusta vendetta della Madre Terra.
Lo slogan delle scienze post umane di oggi non è più il “dominio”, ma – a sorpresa – una progressiva, contingente non programmata, affermazione. Per Jean-Pierre Dupuy
“la tecnologia che si profila al nostro orizzonte attraverso una convergenza di tutte le discipline mira esattamente alla “non padronanza”. L’ingegnere di domani non sarà un apprendista stregone per sua negligenza o ignoranza, ma per scelta. Si “darà” complesse strutture o organizzazioni e si proverà a imparare di che cosa sono capaci indagando le loro caratteristiche funzionali – un approccio ascendente dal basso verso l’alto. Sarà un esploratore e uno sperimentatore almeno quanto un esecutore. La misura del suo successo sarà molto più la sorpresa[16] che le sue stesse creazioni gli daranno della confermità delle stesse a una serie di compiti prestabiliti (Le debat, 129, 2004)” “
B
Chris Anderson, Wired, La fine della teoria
“Oggi le società come Google cresciute in un’epoca di enormi masse di dati non devono più accettare modelli sbagliati. Anzi non devono più accettare alcun modello in generale. L’analisi di big – data permette di conoscere modelli di comportamento che rendono possibili anche delle previsioni: al posto dei modelli subentra il confronto diretto dei dati. LA CORRELAZIONE SOSTITUISCE LA CAUSALITA’. La domanda del Com’è? diventa inutile rispetto al Cos’è?
È finito il tempo di qualsiasi teoria del comportamento umano, dalla linguistica alla sociologia. Dimenticatevi la tassonomia, l’ontologia, la psicologia. Chi sa per quale motivo la gente fa quello che fa? Il punto è che è così, e noi possiamo registrarlo e misurarlo con una precisione senza precedenti. Con una quantità sufficiente di dati, i numeri parlano da soli.
Le risposte fin qui (ventimila) sono sconcertanti: quelle esatte sono la metà, più o meno il risultato che si avrebbe rispondendo a caso. Anche io l’ho fatto ottenendo lo stesso risultato e spesso ho risposto a caso perchè davvero non vedevo la differenza. Sì certo i volti generati da un computer hanno qualche imperfezione su collo e orecchie, la musica ha tonalità strane, i quadri qualche distorsione, i testi suonano vuoti benché perfetti. Ma è tutto impercettibile. Meravigliosamente, paurosamente impercettibile
C
Han
$La possibilità di ricavare modelli comportamentali dalle masse dei big data annuncia l’inizio di una psicopolitica digitale.[…]
Gli abitanti del panotticon digitale non sono prigionieri: vivono nell’illusione della libertà. Nutrono il panotticon digitale di informazioni, esponendo e illuminando volontariamente se stessi.l’auto- illuminzione è più efficace della illuminazione da parte degli altri, vi è è qui un parallelismo con l’auto – sfruttamento[17]: quest’ultimo è più efficace dello sfruttamento esercitato da altri, perché si accompagna al sentimento della libertà. Nell’auto – illuminazione l’esibizione pornografica e il controllo panottico coincidono: la società del controllo si compie là dove i suoi abitanti si confidano non per costrizione esterna, ma per un bisogno interiore: dove quindi la preoccupazione di dover rinunciare alla propria sfera privata e intima cede al bisogno di esporsi senza pudore alla vista: ossia dove LIBERTA’ e CONTROLLO DIVENTANO INDISTINGUIBILI.[18][…]
Il panottico digitale non è una società disciplinare bio- politica, ma una società della trasparenza psicopolitica: al posto del bio – potere subentra lo psico -potere. Grazie alla sorveglianza digitale, la psicopolitica è in grado di leggere e controllare i pensieri: la sorveglianza digitale sostituisce l’ottica inaffidabile, inefficiente, prospettica del bio-potere. È così efficace perché è a – prospettica. La bio – politica non permette alcun subdolo accesso alla psiche degli uomini: lo psico- potere invece è in grado di introdursi nei processi psicologici.[19][…]
Il data mining[20] rende visibili modelli di comportamento collettivi dei quali, come singoli, non siamo mai consci. Così, esso rende accessibile l’inconscio collettivo. Possiamo chiamarlo, in analogia con l’inconscio – ottico, l’inconscio – digitale: lo psico – potere è più efficace del bio – potere in quanto sorveglia, controlla e influenza gli uomini NON DALL’ESTERNO, ma dall’INTERNO.
Richiamandosi alla loro logica inconscia, la psicopolitica digitale si impossessa del comportamento sociale delle masse. La società della sorveglianza digitale, che ha accesso all’inconscio collettivo, al futuro comportamento sociale delle masse, sviluppa tratti totalitari: ci consegna alla programmazione politica e al controllo. Finisce in tal modo l’era della biopolitica. Entriamo oggi nell’era della psicopolitica digitale
Daniel C. Dennett, Dai batteri a Bach, 2018, p.312
“La cultura umana iniziò profondamente darwiniana, con competenze senza comprensione che generarono varie strutture preziose allo stesso modo in cui le termiti costruiscono i loro castelli. Nel corso delle successive centinaia di migliaia di anni, l’esplorazione culturale dello spazio dei progetti a poco a poco si dedarwinizzò, sviluppando gru[21] che potevano essere costruite per costruire altre gru che permettevano ad altre gru di funzionare ancora più in alto, diventando un processo composto da una comprensione sempre maggiore. In sostanza la cultura evolve :
- All’inizio creando gradualmente sacche di Comprensione crescente (MEMI)[22];
- quindi Maggior controllo top down (SCHEMI, MODELLI TEORICI => PROGETTI NON INTELLIGENTI);
- infine una Ricerca guidata più efficiente (PROGETTI INTELLIGENTI).[23][…]
Non abbiamo avuto bisogno di ciò che Freeman Dyson ha chiamato un dono di Dio per arrivare dove siamo oggi[..]
L’intuizione rivoluzionaria di Darwin è che tutti i progetti della biosfera possono – e in definitiva devono – essere il prodotto dei processi di selezione naturale ciechi e privi di comprensione e di scopo.
A che cosa serve la comprensione e come può emergere una mente umana come quella di Bach o Gaudì? Un esame più attento di come sono progettati i computer, che usano le informazioni per svolgere compiti in precedenza riservati a pensatori umani capaci di comprendere, ha aiutato a chiarire la distinzione tra processi di progettazione bottom up e come quelli delle termiti – e della stessa selezione naturale – e processi intelligenti di progettazione “top down”. Tutto ciò ci ha condotto all’idea di INFORMAZIONE COME PROGETTO CHE VALE LA PENA RUBARE, comprare o comunque copiare. Cambiamanti importanti nell’architettura neurale, ma aggiunse migliaia di affordances gibsoniane – che arricchirono le ontologie degli esseri umani e produssero a loro volta altre pressiini selettive a favore di adattamenti – strumenti per pensre – utili per tener conto di tutte queste opportunità. L’evoluzione culturale evolvendosi essa stessa si allontanò dalle ricerche non guidate o casuali in direzione di processi sempre[…]
La trasmissione culturale una volta fissata come principale innovazione comportamentale della nostra specie, non solo innescò
4
Modelli dal / nel Film
Sistema dei personaggi secondo Greimas
DESTINATORE OGGETTO del DESIDERIO DESTINATARIO
Coscienza etica del Bene/Male(lo Stato come Regola[24])Coscienza pragmatica dell’Efficacia (Economia come Legge)Algoritmo / Imperfezioni delle Connessioni – Macchina[25]Trauma fisico (sperimentazione subita) e cognitivo (emergenza del disordine dal sistema)[26]Coscienza cognitiva (scientifica etica sistemica) e Cura[27] Pace (ordine sociale, sicurezza)DEL Sistema Crescita Profitto NEL SistemaEseguire compiti / Fare scelteFuga DAL SistemaRicerca dell’Uomo Nuovo ‘? ? ? ? ? ?
AIUTANTI PERSONAGGIO OPPOSITORI
Virtù, Responsabilità + Hanka Cinismo, Efficienza + Stato (investimenti)Scienza (Ouelet) + Trauma (sentimento) + Kunze (cognizione del passato, Memorie)Trauma – NetworkHanka + Maggiore /Tomoko 1Akimari 2Cutter Maggiore / Tomoko 4 Kunze Ouelet Cutter / MaggioreAkimari /kunze/ TomokoAkimari + Kunze / CutterCutter, Akimari, Maggiore, OueletCutter
5
Scene & Dettagli
A
Inizio / Fine
INIZIO
Fondo nero scritte a presentare lo sfondo ‘temporale’ (il da-sein generale) entro cui collocare il particolare della vicenda narrata. “Nel futuro il confine tra uomo e macchina sta scomparendo. I progressi della tecnologia consentono agli umani di potenziarsi con parti cibernetiche.”
Movimento verticale con attraversamento di una sbarra bianca orizzontale per traverso, e nuova scritta che avvia alla singolarità” da narrare. “la Hanka robotics finanziata dal governo sta sviluppando un agente militare che renderà quel confine sempre più labile trapiantando un cervello umano in un corpo interamente sintetico metterà insieme le caratteristiche più potenti di umani e robot”
Nuovi movimenti verticali con strisce bianche che attraversano il nero e infine un casco che appare a destra in movimento rotatorio, colore ruggine, con schermo a barre al posto degli occhi, con un numero bustrofedico alla Leonardo (da destra verso sinistra)
Un polso con camice bianco e numero identificativo
Appaiono varie figure in tuta ruggine casco vetro che accompagnano un corpo su barella con voce che indica la situazione della procedura di intervento (combinazione umano e robot)
Infine movimento camera verticale inverso (dal basso verso l’alto) con nuovi attraversamento di nastri bianchi che adesso si rivelano per luci neon
Luce che trapassa verso il blu chiaro mentre assoni metallici si associano a quelli di carne in una danza in cui le distanze vengono superate e le parti diverse si combinano
La progressiva concrezione del corpo propone un processo di inversione temporale, per cui quello che siamo abituati a percepire come scheletro / resto di un già organismo si accresce progressivamente di muscoli
Dal buio verso la luce dell’azzurro bianco, una sorta di rispecchiamento di duplicato che si rincorrono (platonicamente)
L’e – mergenza della creatura che vien fuori da una sorta di schermo luminoso e infine galleggia in aria con la sua sovrapposizione di entità che una volta unite, prima appaiono come ceramica e infine – rotto il guscio – creatura umana, con tutti i frammenti del contenitore che volano intorno
Quell’immagine umana gira entro un cubo alla maniera dell’uomo leonardesco tra sfondi cupi e contrasti chiari / ombre
L’utero cibernetico è un oblò simile ad uno degli attacchi delle astronavi: l’uscita, la nascita, un caleidoscopio di colori (giallo oro rosso bianco) a rappresentare la varietà del divenire biologico
La presentazione del titolo del film propone infine l’articolo “the” entro un triangolo che appare un evidente rinvio al simbolo teofanico della trinità
Un mondo la cui ‘legge’ è il codice binario (colori bianco nero all’inizio) entro cui il sangue dei corpi veri è sostituito dal sintetico delle tute color ruggine e le entità che sono presenti sono identificate attraverso numeri e non nomi (cultura dei DATA ovvero dei fatti astratti dalla storia differente delle singolarità che vivono).
Ambiente solo artificiale, di tecnica come ‘natura seconda’, in cui scompaiono i volti differenti dei corpi a favore delle maschere ‘identiche’ della funzione, e in cui la differenza non è nei nomi /che rinviano sempre a da-sein) ma alla perfetta simmetria funzionale dei numeri. I contatti sono possibili solo se in presenza di tute: i corpi di carne sono nascosti definitivamente nelle loro imprevedibili imperfezioni, a favore della prevedibilità e controllabilità di strumenti tecnologici.[28]
Ancora più perturbante la rappresentazione della nascita di un essere vivente in cui il ghost (“anima” / fantasma) viene connesso ad uno shell (corpo / guscio): in effetti è come una duplicazione della favola biblica della creazione dell’uomo, per cui qualcuno che non è Dio, dona ‘anima’ a qualcosa che è fatta di esclusiva materia bruta assemblata (connessa) già in ‘forme’ analogiche a quelle umane.
La citazione rinascimentale dell’uomo di Leonardo (perfetta simmetria entro perfetta figura geometrica)[29] vuole essere un richiamo ermeneutico per gli spettatori che amano dare anche qualche occhiata al nostro passato : quell’icona è conosciuta ormai come una sorta di logo del Rinascimento, ma inserita nella scena della nascita del cyborg vuole garantire che la ricerca tecnologica non è nata oggi. Per Baumann “bisogna probabilmente risalire al Rinascimento per rilevare le radici originarie dell’idea che sia possibile ingegnerizzare la pace e la prosperità tramite la scienza e la tecnologia, convinzione rafforzata da gran parte del pensiero illuministico”. Certamente fin da allora emerge il problema di fondo circa la definizione dell’umano: ”al posto dell’antica convinzione secondo cui se vuoi la pace devi cercare giustizia [emerge] la convinzione che le tecnologie di sorveglianza al servizio della sicurezza sempre più grandi e veloci e connesse possano in qualche modo garantire la pace”; ma questa razionalizzazione “è manifestamente infondata ed esclude fatalmente altre opzioni”[30].
Questa operazione consiste in fondo nella sostituzione della sacralità del Trascendente (religione, Riti, Miti) come garanzia di quiete con la sacralità dell’Immanente (Techné, Leggi, Miti come Efficienza): ma mentre l’uomo leonardesco rappresenta con evidenza solo un ‘modello’ (una sorta di rappresentazione grafica di una idea platonica immaginaria – una ‘fantasia), il cyborg che galleggia dentro il cubo è una entità ‘vivente’ che prende il posto dell’uomo limitato che siamo noi tutti
FINE
Lo sfondo
La città al sole, con colori chiari: riprese dall’alto in basso con zoom che suggerisce il superamento della frontiera, l’ingresso nella tessitura della metropoli, nella volontà di scavare all’interno della superficie di macchine in movimento dinamiche ma anonime e automatiche (la ripetizione), corpi particolari di persone vive con ricordi ed emozioni (la differenza).
Un interno di casa, con una ripresa schermata da una porta, come a spiare l’intimità irripetibile di una persona (la madre di Motoko che cambia il suo modo di rapportarsi alle cose, toglie il telo di plastica entro cui era rimasta sepolta la sua esistenza per la scomparsa della figlia)
Il movimento dall’alto verso il basso simula il movimento iniziale proprio dell’umano, quello dell’approfondimento, dell’andare verso il profondo delle cose, dello scavare sotto la superficie, della curiosità per quello che si nasconde sotto l’apparenza. E la scoperta, ovvero il togliere da sotto la coperta quel che vi è nel gesto della madre di Motoko che toglie il Velo di Maja che ingombrava la sua vita, e viene illuminata da un tenue sole che filtra dalla finestra in alto: il tenore mediocre delle esistenze che a volte ‘scoprono’ verità che cambiano la stessa esistenza.
Primo piano:
Movimento macchina dal basso verso l’alto a rivedere – con occhio nuovo – il paesaggio metropolitano: l’occhio della macchina da presa scorre come tra canali, entro le strade e gli spazi costretti della città, mettendo a fuoco qua e là ologrammi di ‘persone’ che – ovviamente – sono non persone ma finzioni, ‘reali’ certamente ma non nel senso abituale del termine.
A dare evidenza storica – per così dire alla scena – a questo movimento macchina si alternano scene in cui i protagonisti sono agenti dello Stato- il capo, che entra in ufficio tra agenti che salutano militarmente; Batou che scende da un elicottero con altri agenti, in posizione dinamica di chi è sempre pronto ad agire)
Il movimento simula la modificazione cognitiva che consegue alla presa d’atto che il substrato della città è carne (persone di sentimenti e di imprevedibilità): la nostra umanità consiste in questo ‘emergere’, in questo innalzamento verso l’artificiale tecnologico che struttura avvero l storia dell’umanità. Del resto già adesso le nostre esistenze sono solo produzione dell’ars. Le figure che sembrano galleggiare tra i grattacieli in aria sono nient’altro che le ‘fantasie’ del nostro immaginario, ormai densamente popolato da queste ‘idee’ sgargianti nella loro estrema innaturalità . Insomma il movimento simula un hegeliano moto dal Soggetto (intimità) all’Oggetto (la società artificiale) per approdare alla Sintesi di un cyborg che è sia sentimento che algoritmo, sia passione che razionalità.
Sul bordo di un tetto di grattacielo, accovacciata, con lo sguardo in basso, il cyborg Maggiore / Motok, come un felino in agguato, con le gambe pronte al balzo, e lo sguardo lontano verso il brulicare della metropoli. Ferma come una statua, priva dei fremiti che indichino passioni: mentre la sua voce enuncia in forma di aforisma il punto finale della sua formazione (Io so chi sono e perché sono qui: Maggiore …ingaggiare obiettivi) si alza in piedi a indicare che è finito il tempo dell’animal e si toglie la veste che la assimila alle persone normali, e rimasta sola con lo shell artificiale, si gira con le spalle verso il vuoto e come un tuffatore si lascia cadere giù finchè la sua figura si dissolve progressivamente
Ma mentre sta iniziando la discesa una rapida apparizione di Arimaki, il capo della polizia, che dice ‘approvo’
I gesti di Maggiore stanno a significare ritualmente la definitiva assunzione del copione che la società (nella combinazione ‘perversa’[31] di Arimaki, Cutter, Ouelet cioè Stato, Industria e Scienza) le ha assegnato di cyborg che si toglie di dosso anche i segni tecnologici più banali del vestito (che rimandano comunque a desideri di coprire/ scoprire un corpo di carne) e si abbandona senza più guardare avanti alla mescolanza con l’abisso della metropoli. Un supereroe ancora insomma: ma a differenza di Batman consapevole della casualità del mondo che sta affrontando non ha lo sguardo che indaga, ma solo la esecutività del cyborg che risponde all’ordine del capo. In contrasto con la disobbedienza della seconda scena del film, in cui si sente obbligata ad eseguire automaticamente l’azione per cui è stata programmata, adesso ha conquistato la Virtù dell’obbedienza. La proposta che vien fatta allo spettatore disorientato della globalizzazione è quindi che noi dobbiamo assolutamente assumere tutti i supporti che ci consentono di aumentare la nostra limitata organicità organica, ma dobbiamo anche a ‘stare alle regole’, e che le regole sono quelle che emergono da una struttura di gerarchia che sia capace di agire in nome della giustizia e non dell’utile
B
Dettagli ermeneutici (alcuni)
Respiro / Anima [32]: Mind Soul Ghost nelle parole della dottoressa [33]
Gatto di Schroediger[34]
Glitch [35]
Immersione nell’ Abisso[36](Ulisse tra i Sommersi)
Memoria come plasticità , come necro porta per espansione e distruzione[37]
Memoria come deposito di Dati[38]
Cani[39]
Bambole[40] : identico / Altro dall’umano, specchio che obbliga alla riflessione sulla consistenza dell’umano (come la bambola, ‘diverso’ ma come)
Sangue: Presenza / assenza[41]
Network[42] -> mente, menti (rete, relazioni vs gerarchia—-ma nuclei ‘emergenti’) intenzione vs singolarità
Note
- [1] Sul piano sociale, all’ordine (la “sicurezza”) realizzato attraverso la repressione dei corpi l’ordine (la “sicurezza”) realizzata attraverso l’ingegnerizzazione delle menti. Dal Bio – Potere allo Psico – Potere.
- [2] La sopravvivenza di ogni organismo vivente è condizionata dalla disponibilità (ingestione) di energia dall’esterno: la pienezza di energia determina lo stato di quiete, la mancanza di energia lo stato di in – quietudine. Con l’emergere della coscienza i due stati acquistano sempre più attributi psichici, cioè la quiete si connota come coscienza della sicurezza, l’inquietudine come coscienza di pericolo, quindi paura.
- [3] La frontiera, il muro, la cornice, l’hortus conclusus sono alcune delle figure della ripetizione come ‘stasi’
- [4] Un Mondo Finito, cioè l’equivalente della comunità descritta in The Village, anche se con contenuti opposti (lì l’idillio arcadico, qui il ‘rumore bianco ’ della società tecnologica). In pratica l’immagine di questa città è icona della nostra attuale società: l’artificiosità tecnologica non è ancora invasiva al punto da trasformare tutta l’architettura urbana, ma certamente espande e determina òe nostre esistenze, dagli spazi privati a quelli pubblici, nel tempo del relax come in quello del lavoro. Dall’impianto idraulico ai laptop, siamo in ogni situazione ‘espansi’, cioè uomini che ancora hanno un corpo ma che per vivere dipendono da moltissima tecnologia, più o meno sofisticata.
- [5] La sicurezza è da sempre l’obiettivo di ogni comunità, di ogni cultura: la pace sociale prima assicurata dalla sottomissione alle leggi sacre delle religioni, con la Modernità viene cercata con dispositivi di biopotere (Foucault), e adesso con dispositivi di psicopotere (Negri, Bifo, Han). Controllo delle menti oggi come al tempo delle religioni, ma attraverso dispositivi tecnologici: non riti che costringono e limitano le libertà dei singoli, ma pratiche di formazione delle menti (la società dello spettacolo di Guy Debord, lo storytelling dell’industria culturale) che determinano il modo di desiderare, lasciando ai singoli la possibilità di scegliere i propri singoli objet petit –a e la sensazione di ‘libertà’ proprio laddove c’è servitù totale. Nel film è lo Stato (erede della Modernità) a dare l’orientamento politico generale, ma è il Mercato che – coi finanziamenti pubblici – si assume il compito di dar vita a quegli obiettivi generali con progetti particolari di impresa che rispondono solo al criterio dell’utile dell’azienda e non del sistema generale.
- [6] La figura fantascientifica del cyborg ovviamente sta ancora a dire in forma allegorica una verità che ci appartiene: l’uomo che viene formato oggi, a partire dalla scuola delle competenze e dall’università delle specializzazioni, è un congegno da inserire all’interno di una struttura già funzionante, rispetto alla quale si deve porre in termini di totale funzionalità, come il bambino innestato nel motore del treno di Snowpiercer, l’uomo in carriera della contemporaneità deve ragionare solo in termini di efficienza, controllando per quanto possibile la parte emotiva della sua sensibilità umana (corpo) e umanistica (ricerca). Insomma il cyborg Maggiore è figura dell’uomo ideale della presente ideologia neo lib e della futura società cibernetica in cui contano solo i dati, non teorie e tanto meno emozioni.
- [7] In una società cibernetica il crimine non può che essere legato all’informazione: hackerare quindi dal termine hacker che deriva dall’inglese to hack che significa, letteralmente, tagliare o fare a pezzi. In particolare, riprendendo la definizione del vocabolario Treccani, un hacker è colui che “servendosi delle proprie conoscenze nella tecnica di programmazione degli elaboratori elettronici, è in grado di penetrare abusivamente in una rete di calcolatori per utilizzare dati e informazioni in essa contenuti, per lo più allo scopo di aumentare i gradi di libertà di un sistema chiuso e insegnare ad altri come mantenerlo libero ed efficiente”. In altre parole il crimine consiste nell’inserire all’interno di un sistema chiuso degli elementi di ‘rumore’ che ‘fanno a pezzi’ quella struttura, ovvero quel sistema di Big Data: l’hacker insomma mira, oltre che a estrapolare dati dal sistema in cui si inserisce, soprattutto a destrutturare il sistema, in modo da rendere impossibile ai suoi controllori il data mining, le procedure di ‘messa-in-forma’ che trasformano in ‘informazione’ elementi altrimenti scollegati.
- [8] Questo richiamo alla responsabilità individuale oggi si rivolge a tutti quelli che lavorano entro strutture d’impresa (pubblica o privata) che, abituati a identificare il proprio compito nell’esecuzione efficace di precise mansioni (protocolli), non si pongono affatto il problema del fine dell’azione, e si accontentano di agire per default, appunto, indipendentemente dal variare delle situazioni, non rivolgendo attenzione all’eventuale ‘rumore’ che emerga dal reale. Gli specialisti – di qualunque livello professionale – si rintanano all’interno degli steccati disciplinari e dimenticano problemi cognitivi, etici e tanto più politici.
- [9] In un mondo non ancora totalmente cibernetico le istituzioni politiche si danno ancora il compito di agire solo dopo aver considerato la complessità della situazione, dando attenzione ai vari elementi di sfondo che la singola macchina specializzata non può cogliere. Il richiamo alla gerarchia da parte del capo di polizia è proprio in questa necessità ancora umanistica di tener conto che non tutte le situazioni sono eguali, e che in ogni situazione prima di attivare i protocolli bisogna indugiare, bisogna crearsi – per così dire – dei modelli teorici (abduttivi, come sa ogni buon detective) sulla cui base poi decidere cosa fare. Insomma il singolo operatore all’interno di una struttura operativa deve assumere su di sé anche la responsabilità di decidere se e come è Bene fare quello per cui / a cui è stato chiamato: più in generale occorre un’etica che guidi l’agire, e l’etica a sua volta (in un Mondo d’Ordine) non può che dipendere dalla conoscenza che emana dalla gerarchia. Nella figura del capo della Polizia del film in qualche modo è rappresentata ancora la logica propria dello Stato Moderno (la sicurezza sociale come fine immanente) ma con la connotazione Postmoderna del Dubbio (la Legge ormai è vista come Regola provvisoria e sicuramente inadeguata a precedere tutta la realtà).
- [10] L’opera della tecnologia imita la natura. Così come la copiatura del DNA è soggetta ad errori, così ogni macchina costruita dall’uomo ( in questo caso il cyborg connotato dalla connessione di sinapsi organiche e artificiali) per quanto aspiri a presentarsi come ‘sistema esperto’ (cioè come un Mondo Finito totalmente conosciuto e controllato) è sempre aperto alle ‘singolarità’ quantistiche (Interstellar), a variazioni che ‘emergendo’ in modo imprevisto danno spazio a sorprese, e quindi – se avvengono davanti a menti funzionanti con carne e già dotate di coscienza, cioè di cognizioni – a dubbi, esitazioni, insomma all’Autocienza.
- [11] Per Daniel C. Dennet l’ontologia specifica dell’umano consiste nell’intenzionalità, ovvero nella possibilità di ripetere con consapevole e crescente progettualità quelle procedure che hanno consentito l’evoluzione della vita dai primi batteri di quattro miliardi di anni fa all’homo sapiens (Bach ad esempio, come propone giocosamente nel titolo di un suo libro); l’acronimo che usa Dennet è R&S, appunto ricerca e sviluppo. Nel campo degli organismi non umani la ricerca è in effetti legata al caso (processi bottom up) ma lo sviluppo è dato dal fatto che una tecnologia nuova rivelandosi efficace per assicurare la continuità del gene esplode per così dire e si sviluppa (come ad esempio il sesso)in modo ‘emergente’. Per quanto riguarda l’uomo il passo decisivo sarebbe stato quello per cui, grazie all’evoluzione della mente prima si espande la Comprensione (semantica), e poi la Ricerca da Casuale diventa Guidata, ovvero più efficiente grazie al fatto che i processi top down indirizzano quelli bottom up in seguito all’emergere e alla diffusione per contagio dei memi (fino alla conquista del linguaggio). Nel film questo R&S viene proposto – attraverso le azioni di polizia e impresa – nella sua forma ideologica di Assoluto, di procedura che non lascia altra strada che continuare – a ogni costo – nella strada della ricerca, in nome di un Telos (il Bene Generale) che divide la comunità dei viventi in ‘sommersi e salvati’ (per usare la nota espressione di Primo Levi): il Bene è in effetti un concetto equivoco come emerge già dai contrasti tra il capo della polizia e l’Ad della haka; ma sicuramente a monte, come sfondo implicito , è già dato per scontato che conta il Generale più del Particolare, eliminando gran parte dei risultati precedenti di R&S che possiamo identificare sbrigativamente con il termine di ‘umanesimo’ e che usiamo identificare con termini – altrettanto ambigui, bisogna ammettere – come ‘diritti universali’ dell’Individuo. Kuze è la figura della parte dei senza parte, dell’intellettuale che si fa guida di una diversa modalità di uso della R&S (la cultura underground potremmo dire).
- [12] In effetti le azioni sono molteplici e sono tutte coerenti con lo schema narrativo del Viaggio dell’Eroe di Campbell: prove su prove in cui sperimentare la molteplicità e la variabilità dell’umano fino a superare la soglia definitiva dell’iniziazione, dell’avvento alla nuova identità autodeterminata. In concreto
- Dopo aver appreso che la geisha è stata hackerata da un’entità sconosciuta nota come Kuze, Maggiore rompe il protocollo e “si tuffa” nella sua intelligenza artificiale in cerca di risposte.
- L’entità tenta un contro-hack e Batou è costretto a disconnetterla.
- Rintracciano l’hacker in una discoteca yakuza , dove vengono attirati in una trappola.
- L’esplosione distrugge gli occhi di Batou e danneggia il corpo di Maggiore.
- Cutter è infuriato per le azioni di Killian e minaccia di chiudere la Sezione 9 a meno che Aramaki non la tenga in riga.
- Kuze rintraccia il consulente Hanka della Sezione 9, il dottor Dahlin, e la uccide.
- Il team collega il suo omicidio alla morte di altri ricercatori senior dell’azienda e si rende conto che Ouelet è il prossimo obiettivo.
- Kuze prende il controllo di due operatori sanitari e li invia a uccidere Ouelet. Ora con occhi cibernetici, Batou ne uccide uno mentre Maggiore riparato sottomette l’altro.
- Mentre interrogano il lavoratore, Kuze parla attraverso di lui prima di costringerlo a suicidarsi.
- Togusa rintraccia l’hack in un luogo segreto, dove il team scopre un gran numero di umani collegati mentalmente come una rete di segnali improvvisata: sperimentazione di network digitale, di intelligenza collettiva
- Maggiore viene catturata e Kuze rivela di essere un soggetto del test Hanka fallito dallo stesso progetto che ha creato lei. La esorta a mettere in discussione i suoi ricordi e a smettere di prendere i suoi farmaci in quanto aiutano effettivamente a bloccare i suoi ricordi. Kuze poi la libera e fugge.
- Maggiore allora affronta Ouelet, che ammette che 98 soggetti del test sono morti prima di lei e che i suoi ricordi sono impiantati .
- Cutter, convinto ormai del fatto che Maggiore ha assunto una sua capacità di prendere decisioni in modo autonomo, ordina a Ouelet di ucciderla. Invece, Ouelet, che ha sempre avuto nei suoi confronti un rapporto di ‘cura’ , consapevole di avere a che fare con una persona e non con una macchina, si sacrifica: dà al cyborg un indirizzo e la aiuta a scappare, così che poi Cutter la uccide (avendo tradito la Legge dell?utile dell’Azienda da cui dipende) cinicamente incolpando proprio Maggiore. Informa Aramaki e la squadra che il cyborg ormai fuori controllo deve essere eliminato.
- Maggiore segue l’indirizzo di un appartamento occupato da una madre vedova, la quale rivela che sua figlia, Motoko Kusanagi , è scappata di casa un anno fa ed è stata arrestata; durante la custodia, Motoko si è tolta la vita . Maggiore la lascia e va a confidarsi con Aramaki (con il rappresentante della Giustizia)
- Maggiore lascia e contatta Aramaki, che permette a Cutter di origliare a distanza la loro conversazione.
- Batou, Togusa e Aramaki eliminano gli uomini di Cutter che cercano di tendere loro un’imboscata, mentre Maggiore segue i suoi ricordi nel nascondiglio dove Motoko è stata vista l’ultima volta. Lì, lei e Kuze si incontrano e ricordano le loro vite passate come radicali antisistema, il successivo rapimento da parte dell’Hanka per essere usate come cavie nella sperimentazione in atto.
- Cutter schiera un “carro armato ragno” per ucciderli. Kuze quasi muore prima che Killian sia in grado di strappare il Motor Control Center del carro armato, perdendo un braccio nel processo: ormi agisce autonomamnente non catturare i criminali, ma aiutandoli, sulla base diela conquista di una autocoscienza che le consente di avere una soggettività etica. Il braccio meccanico che si rompe ne è la prova visiva: se ubbidisse solo all’algoritmo, lo sforzo cesserebbe una volta toccata la soglia predefinita: ma lei la sorpassa per la spinta della ‘cura’ per l’Altro.
- [13]Ferito a morte, Kuze chiede a Mira di “venire con me, non c’è posto per noi qui”m ma lei rifiuta, dicendo “no, non sono pronto a partire, io appartengo a questo posto”. Kuze dicendo che sarà sempre con lei nella sua mente, svanisce e muore ucciso da un cecchino Hanka Batou e la squadra salvano Maggiore , mentre Aramaki esegue Cutter con il suoconsenso .
- [14] La carne in questione è però la mente, mentre la parte propriamente dedicata alle emozioni (sistema gastroenterico, i nervi, il cuore – i topoi della cultura del Pathos) sono sosstituiti da congegni regolati da algoritnìmi e quindi incapaci da procurare ‘rumore’ alla mente. L’identità è allora data non dai ricordi – che pur invadono la mente – ma dalle azioni in presenza, dalle decisioni che nascono dal sistema 2 di Khaneman
- [15] Nel film sono le figure istituzionali (i poliziotti)che pensano di poter risolvere il problema sociale fondamentale della sicurezza la ‘pace’ , attraverso persone ‘aumentate’: in particolare è Batou che nel momento in cui ‘acquista’ nuovi occhi, diventa effettivamente un agente più efficace per realizzare la ‘giustizia’. Tutto quello che chiamiamo cultura in fondo è stato (è) possibile solo grazie alle innovazioni scientifico – tecnologiche messe in atto nel corso dell’evoluzione stessa: a partire dalla riproduzione del fuoco, all’invenzione di strumenti di scavo, alle vesti ecc., noi umani in fondo siamo tali solo grazie a tutto quello che ci allontana dalla nostra base originale di animali. Oggi certamente siamo uomini, ma vediamo e sentiamo le cose certamente in altro modo rispetto ai nostri nonni, figuriamoci rispetto agli antenati: un esempio per tutti può essere il modo in cui adesso guardiamo una artita di calcio. Abituati alle cornici artificiale di macchine fotografiche, di videocamere, cineprese, abituati alla moltiplicazione di riprese in modalità diverse significa che stare allo stadio dal vivo viene ormai percepito come un guardare povero, privo dei dettagli e delle anamorfosi che può dare un sistemadi telecamere. Certamente la compresenza di corpi continua a dare denstà emotiva alle situazioni ma la visione aumentata ci ha abituato ormai a scambiare per ‘reali’, anzi più reali, quelle immagine colte elettronicamente rispetto a quelle colte con gli occhi. Non c’è bisogno di congegni inseriti nel corpo per ‘aumentare’ il corpo: sono gli strumenti filtro, i canali, a dare già questa trasformazuione antropologica.
- [16] Per la dottoressa Ouelet la ‘nascita’ di Myra è un “miracolo”: qualcosa di diverso da quanto si aspettasse lei dalle sue stesse pratiche
- [17] Nell’ideologia neo lib, il modello antropologico corrente è quello del capitale umano, ovvero del singolo che vede se stesso come un capitale su cui investire e di cui sfruttare le potenzialità accelerandone (come da teoria capitalistica di base) l’uso, ovvero intensificando l’intraprendenza di fronte alle varie situazioni, identificandosi come un competitor all’interno di un Mondo Mercato in cui tutti concorrono verso il Successo, l’affermazione costante della propria Differenza. Il Pathos che s’annida dentro l’organismo umano così viene sublimato all’interno di un Logos di Mercato (non di Società) in cui conta l’efficacia delle proprie iniziative e non la responsabilità rispetto agli altri individui. Non esiste società appunto ma solo Mercato: non c’è bisogno di controllo dall’alto ma ognuno si impegna da solo a ‘dare il massimo’.
- [18] Il motto cartesiano del “Cogito ergo sum”, va quindi rimodulato in “Sono visto, ergo sum”
- [19] L’ingresso nelle menti umane è ovviamente presente nel racconto del film in forma semplificata, attraverso le vicende dei personaggi: alcuni di essi hanno incorporato particolari dispositivi (porte) che consentono di ‘immettere’ o ‘togliere’ dati nelle loro menti. Nella realtà sociale di oggi l’immissione nelle menti procede attraverso le porte esterne al corpo che si chiamano ‘schermi’: schermi di ogni tipo (televisori, portatili, telefonini ecc.) che in effetti consentono flusso costante di dati, potenzialmente in doppia direzione, ma con enorme sproporzione numerica tra ingresso e uscita. Le persone che oggi si considerano ancora Soggetto Cartesiano sono inconsapevolmente effetto di una strategica esposizione a una serie mai finita di ‘porte’ del genere, sì che il loro Immaginario appare con evidena solo sottoprodotto dell’insieme dei Codici Simbolici che hanno lentamente assorbito – ognuno a suo modo, in conseguenza delle proprie specifiche situazioni esistenziali- nel corso delle loro vite.
- [20] Con data mining si intende l’insieme di tecniche e metodologie volte ad estrarre una quantità considerevole di dati ai fini del loro utilizzo scientifico o industriale, mediante l’applicazione di sistemi automatici applicati a fattori statistici.
- [21] Dispositivi tecnici (singoli attrezzi) o tecnologici (procedure)
- [22] I memi, come i virus, sono simbionti che dipendono dall’apparato riproduttivo degli ospiti, che essi sfruttano per i propri obiettivi: quindi affinché ci sia un’esplosione della popolazione dei memi deve già esistere un istinto a imitare o copiare[22], che “si ripagherebbe” fornendo qualche beneficio in termini di fitness (genetico) ai nostri antenati.. gli antenati dei nostri parenti non umani più stretti a quanto pare non vissero mai, o non abbastanza a lungo, nelle condizioni opportune per poterci seguire sulle pietre di questo guado. Gli scimpanzè e i bonobo, per esempio, non mostrano l’interesse, l’attenzione concentrata, il talento imitativo necessario per provocare l’incendio culturale cumulativo che ci distingue dagli altri ominidi..[..]è possibile che agli inizi la vita si sia evoluta molte volte per poi fare fiasco, più e più volte, per poi fare fiasco, finché una certa origine azzeccò (in misura sufficiente) un numero sufficiente di dettagli per sopravvivere indefinitivamente. I primi memi, che fossero protoparole pronunciabili o silenziose abitudini comportamentali di altro tipo, erano sinantropici, non ancora addomesticati, e dovevano essere particolarmente ‘contagiosi’ prima della serie di geni e memi per il rafforzamento delle pratiche di copiatura ]…] non appena la comunicazione verbale divenne non solo un “buon espediente” ma un talento obbligatorio per la nostra specie, si detErminò una pressione selettiva a favore di modifiche organiche che rendevano più efficiente il processo di acquisizione del linguaggio. L’innovazione più importante è l’altricità (l’infanzia prolungata) che estese il periodo in cui la prole dipende dai genitori per la protezione, la nutrizione e – per nulla accidentalmente – l’educazione. Questo aumento enorme del periodo di interazione “faccia a faccia” fu incrementato ulteriormente dal monitoraggio dello sguardo, che a sua volta, rese possibile l’attenzione congiunta, e come aggiunge Tomasello, l’INTENZIONE congiunta..
- [23] In pratica l’uomo si differenzia dagli altri organismi perché accrescendo la ‘comprensione’ delle cose con cui si imbatte – prendendole cioè dentro di sé (Con <= cum) sotto forma di categorie regolate dalla analogia (Hofstadtaer, prima nelle forme semplici di emozioni funzionali alla sopravvivenza – come Pericolo / Salvezza-, poi come icone e schemi (frames) del tipo Lupo / Pecora , o come “part of”, come sottoinsiemi collegati – zanne, coltello, cibo, fuoco, legna ecc. – è in grado da un certo punto in poi di cominciare a farsi guidare dalle categorie (memi) per prevedere le situazioni future (strategie di caccia ad esempio)e infine ricercare – costruire per il futuro – situazioni analoghe, inventando sempre più strumenti (technè). L’umano si differenzia dagli animali proprio per questa crescita di ‘tecnologia’: la ‘gru’ fondamentale per accelerare tutta l’evoluzione in direzione di quello che chiamiamo ‘umano’ è stato senz’altro il linguaggio. Lo pensiamo come un dato naturale, ma in effetti emerge dall’evoluzione come progetto non intelligente e alla fine è stato motore di tante altre tecnologie (come le regole sociali, le civiltà ecc.). le macchine emergono presto da questo scenario come sottoprodotto evoluto delle prime tecnologie. E l’uomo si trova dove si trova oggi perché dalla natura ha ricavato questa artification.
- [24] La Legge qui viene intesa in opposizione a Regola: la Legge si propone come emanazione di un Trascendente (Dio, Scienza, Tecnica) e quindi non ammette che sia messa in discussione; la Regola invece è una convenzione auto imposta dall’uomo a se stesso in termini strumentali (per creare ordine appunto) e può essere messa in discussione. Come dice Kant nella Lettera sull’Illuminismo, è chiaro che in presenza del Noumeno (dell’Inconoscibile) il singolo uomo sa benissimo che le regole sociali possono essere sbagliate e deve far di tutto per modificarle, a patto che nel frattempo continui a rispettarle in modo da non creare uno spazio senza regole (una terra di nessuno9 in cui appunto riemerge il bellum omnium contra omnes.
- [25] Il cyborg se perfetto congegno strumentale costruito come dispositivo specifico per risolvere precisi problemi ‘tecnici’ non può che agire in modo automatico: di fronte al problema, avendo capacità di vedere meglio dell’umano il quadro generale può intervenire per default, senza minimamente porsi il problema del Bene e del male 8se è o no il caso, il momento ecc. . ma la macchina, ogni macchina, è soggetta ad imperfezione. Nel caso particolare le sinapsi materico-organiche evidentemente non completano la totale ingegnerizzazione della mente del cyborg che avverte dei difetti (glitch9 degli scarti che creano alla mente comunque cosciente l’emergere di un Trauma (un qualcosa di strano che non trova risposta entro il codice con cui dovrebbe funzionare). E dal dubbio emerge l’autocoscienza, che rispetto alla coscienza che gli consente di ‘far bene’ il proprio compito, crea sfondi, crea una profondità di inquadramento del singolo dettaglio, che avvia progressivamente al Dubbio, quindi alla Ricerca, cioè all’inquietudine di cui è propriamente fatto l’umano rispetto all’animale
- [26] Vittima come Tomoko della sperimentazione, ne esce come ‘monstrum’, come macchina imperfetta da eliminare: lo choc dell’autocoscienza è non solo determinato dall’attraversamento di questo esperimento subito, ma anche dall’aver già prima(essendo parte di un centro sociale di opposizione al sistema in sé) deciso di ‘fuggire’ dal sistema, di essere come ancora si dice ‘alternativo’. Solo che la conoscenza dell’invisibile ontologia della sperimentazione scientifico tecnologica portata avanti dall’alleanza Stato / Impresa lo spinge ad una rivolta di sistema, a cioè utilizzare le tecnologie non per creare la pace di Arimaki, ma per creare un Ordine Nuovo, un Altrove, una Utopia
- [27] È la coscienza ‘transumana’ della scienza che sa oggi di non poter essere arrogantemente padrone del reale, che sa di poter procedere solo per modelli e sperimentazioni, per tentativi ed errori, ovvero sa che le nuove pratiche che emergono dalle teorie possono avere conseguenze distruttive per l’umano, ma che sa anche che (in termni di evoluzione) l’umano consiste proprio nella continua adattabilità assicurata dalla sua capacità di artification, che evolve appunto (Dennett) con procedure di R&S (Ricerca e sviluppo). E sa che ogni ricerca è appunto sperimentazione che può portare ricavi ma che nasce da costi. Il progetto transumano consiste nell’elaborazione di una nuova umanità ‘espansa’, capce di affrontare i problemi della sopravvivenza entro un ambiente sempre più imprevedibile proprio aggiungendo elelenti tecnologici al corpo e alla mente di cui fin qui è dotato l’uomo. la posizione del personaggio è propriamente ‘tragica’ nella consapevolezza che un ipotetico bene passa attraverso un danno certo: per realizzare questo progetto oggi lo scienziato non può agire da solo ma all’interno di strutture di ricerca di enormi dimensioni per investimenti e strutture. E quindi non può che immergersi nella alleanza Potere / Mercato: sacrificio vs cura quindi.
- [28] Oggi, senza arrivare ancora a operazioni estreme, questa situazione è già data dalla possibilità (necessità in situazione) di contatti ‘separati’ in cui i dispositivi tecnologici filtrano le differenze: ad esempio in un Meet siamo in tanti presenti, ma senza la profondità tridimensionale, entro la bidimensionalità degli schermi, che rimandano solo in modo identico volti diversi ma ncorniciati allo stesso modo, ovvero separati dalla varia mutevolezza delle loro dinamiche esistenziali concrete.
- [29] Il concetto chiave è quello non dichiarato ma attivo per default di CORNICE: essa corrisponde alla FRONTIERA di cui parla Lotman, ovvero alla procedura semiotica fondamentale della SEPARAZIONE come MESSA IN FORMA dell ‘INFORME. L’organismo imesso entro un ‘mondo’ separato sta a significare ancor prima che coerenza tra le parti, la separazione di un FINITO dal NON FINITO. Un Mondo appunto è lecito allora solo in questo modo, e entro questo spazio limitato l’Umano acquista FEDE nella sua CAPACITA’ TECNICA.
- [30] Z. Baumann, D: Lyon- Sesto potere,p.109. in effetti la questione fondamentale dell’umano per Baumann è che “la fonte profonda perenne della nostra inquietudine di cui il desiderio sempre più forte di sorveglianza non è che una manifestazione sempre più” è la “spinta a ricercare la comodità, un habitat non preoccupante né faticoso, totalmente trasparente, privo di sorprese o di misteri, che non ci colga mai alla sprovvista o impreparati, un mondo senza emergenze né incidenti, senza ‘conseguenze non previste2 né rovesci della sorte. Il mio sospetto è che una simile pace ultima del corpo e della mente sia l’essenza della popolare e intuitiva idea di “ordine”: un’idea che si cela sotto qualsiasi tipo di confusione, pronta a far ordine e mantenerlo. Un’idea che inizia con una donna (o un uomo) di casa che si dedica a tenere in bagno le cose che vavvo in bagno, in camera da letto le cose che vanno in camera da letto e in salotto le cose che vanno in salotto, e arriva fino ai guardiani che vigilano sugli accessi: receptionist e vugilantes che separano che ha il diritto di entrare da chi chi dovrà restare bloccato altrove e lottano per crare uno spazio in cui, in ultima analisi, niente si muive a meno che qualcuno non lo muova. Il luogo che più si avvicina a questa immagine è il CIMITERO”
- [31] L’etimologia della parola ci porta lontano dalla connotazione moralistica che in genere viene associata alla parola (malefico) e ci aiuta a rilevare ancora la caratteristica decisiva dell’humanitas nell’intezionalità: per +vertere indica un volgere qualcosa / qualcuno da cima a fondo, attraverso uno spazio finito. Perversione indica insomma a capacità di immaginare un percorso (un progetto nel caso del film) e di portarlo a compimento: un compito che è proprio , per intendersi, dell’eroe mitologico tipico, ma che l’uomo contemporaneo continua ad assegnarsi, attraversando incidenti e sorprese. Maggiore è il punto finale del percorso che emerge come ‘miracolo’ – cioè come sorpresa secondo la dottoressa – da una sperimentazione che ben corrisponde nel suo frame di base alla quest degli eroi di ogni tempo
- [32] La parola che la cultura cristiana e platonica fa coincidere con lo spirito separato dal corpo, Ovviamente nel latino storico vale solo a indicare appunto, come nel film, il respiro del corpo (cfr. rianimazione): come a dire, ‘rimettiamo in chiaro’ come stanno davvero le cose.
- [33] Ouelet è chiara allusione citazione dell’ebraico Qoelet . L’etimologia del termine ebraico Qohèlet deriva dal participio presente femminile del verbo qahal, che significa convocare, adunare, “radunare in assemblea”. Letteralmente dovremmo tradurre Qohèlet, participio presente femminile, con l’animante, nel senso di colei che anima il discorso, l’animatrice. La desinenza femminile può indicare il genere, ma anche una funzione; poiché i verbi collegati a Qohèlet sono nella forma maschile, si tratta di un attributo che è diventato, in seguito, nome proprio. Riprendiamo da Wikipedia alcune informazioni al riguardo “I Greci tradussero questa parola con il termine Ekklesiastès – traduzione greca dei Settanta che ha reso l’ebraico “qahal” (assemblea) con l’equivalente greco “Ekklesia”. “Ekklesiastès” significa dunque “colui che parla o che partecipa all’assemblea”, senza nessun collegamento alla terminologia cristiana.Tuttavia, Plutarco usò questo termine in modo duplice per indicare l’atteggiamento di Qohèlet sia quando si pone da solo i quesiti in qualità di maestro (concionator), sia quando si risponde in qualità di spettatore. Per Voltaire “Chi parla, in quest’opera, è un uomo disingannato dalle illusioni di grandezza, stanco dei piaceri e disgustato della scienza. È un filosofo epicureo, che ripete ad ogni pagina che il giusto e l’empio sono soggetti agli stessi accidenti; che l’uomo non ha niente in più della bestia; che sarebbe meglio non esser nati, che non c’è un’altra vita, e che non c’è niente di buono né di ragionevole se non il godere in pace il frutto delle proprie fatiche assieme alla donna amata. L’intera opera è di un materialista a un tempo sensuale e disgustato.” La dottoressa è in effetti una scienziata disgustata della scienza che alla fine si sottomette alla scelta morale che rinvia alla ‘artificiosa’ dimesione dell’umano come delibrazione singolare su basi persoìnali ‘giocose’ (regole9 senza alcuna garanzia di sacralità trascendente o immanente.
- [34] Una sovrapposizione di immagini in termini lineari prima- dopo (la ferita, la cura, il cilindro col gatto che prima c’è poi non c’è) a sottolineare sia la procedura ‘fisica’ teorica’ per cui davvero la ferita (materica) possa scomparire (si tratta di determinare o meno delle correlazioni quantistiche tra macro e micro mondo) sia la ‘quest’ la domanda di senso del cyborg (che si chiede appunto come una cosa possa contemporaneamente esserci o no – come quella cosa che si chiama Maggiore esista davvero o no, se sia quella cosa maggiore o anche contemporaneamente una persona, una memoria umana)
- [35] Emergenze, singolarità, percetti non codificati non riconoscibili con i codici di cui è in possesso maggiore, ovvero il Trauma lacaniano, il non immediatamente evidente, che crea perturbante, problema “ci aggrappiamo ai ricordi come se fossero quello che ci definiscono, ma non è così: è quello che facciamo che ci definisce” parole di Ouelet, quindi di chi sa che il passato (alla Nietzsche è una catena che vincola troppo). Ma l’uomo comune ne ha bisogno per dare profondità alle mergenze del presente: lo scienziato sa che sono ‘narrazioni’ e che il nuovo io, il sé autobiografico, deriva dalla capacità di liberarsene, per attingere al nuovo, al cambiamento
- [36] Citazione dell’archetipico viaggio agli inferi come obbligo di straniamento rispetto alla superficie del mondo che appare per poter davvero, a contatto con il nonvisibile del passato, percepire ilfinora Non Visto, per attingere altre porte di conoscenza, per espandere la conoscenza. Nella vicenda cyber è chiaro che si tratta di un atto di hakeraggio , un furto: ma se rapportato, come fanno le immagini del film, al viaggio archetipico dell’eroe, questa è una tappa decisiva per la formazione dell’Io. Anche per le nsotre quotidianità questa allegoria dice qualcosa sulla necessità di attraversare le ombre della luce, di abbandonarsi alle tenebre del dolore, per potere davvero acquisire una misura delle cose con cui abbiamo a che fare nel mondo dell’ovvietà normalizzante. Dei sentimenti etrodeterminati, delle tendenze, degli sciami.
- [37] G.Tonelli, Tempo. Il sogno di uccidere Chronos,2021,p.”Il presente che viviamo è un artefatto piutosto complicato. Ma anche il nostro passato è qualcosa di molto diverso dal catalogo immutabile delle esperienze vissute che immaginiamo. La nostra memoria infatti è plastica: ogni volta che ricordiano un episodio in qualche modo lo riviviamo aggiungendo o togliendo qualcosa all’esperienza originale. Le nostre emozioni, addirittura lo stato d’animo di un momento, possono modificare significativamente l’esperienza vissuta” . ad esempio la madeleine di Proust come dispositivo di espansione del presente; ma anche il brindisi di un figlio in occasione del compleanno del padre (Vintenberg in Festen ,film del 1998)come distruzione (si porta in scena una lontanissima violenza subita). Insomma i ricordi sono, come tutti i ndispositivi della psiche, estremamente labili ed estremamente finti, soprattutto estremamente perturbanti rispeo all’ordine, rispetto all’ambita ripetizione di uno stato di quiete. Quindi per un ‘agente’ che deve agire in modo efficace, ovvero se entro un sistema di regole precarie quelli di uno stato, in modo da realizzare la giustizia, sono un ostacolo. Il copione di efficacia per un ruolo pubblico insomma non può che, riportare nel segreto dell’intimo, i ricordi: che ci definiscono solo nei nostri racconti di idealizzazione o di rancore personale. Per fare la stori, queste passioni agiscono sempre: ma la giustizia è altro, è ‘finzione’, con regole uguali per tutti.
- [38] Nel mondo dell’informazione la Memoria è esente dal virus dei sentimenti, è un accumulo quntitativo di Dati, cioè di bit messi in forma secondo processi algoritmici, che rendono veloce ogni procedura, e soprattutto esatta, perfettamente neutra rispetto alaa mano 7 mente / emozione7 intenzione di chi manovra quel dispositivo. Il migliore die mondi possibili insomma, l’Iperuranio Platonico finalmente realizzato. Su queste basi si costruiscono quelli che nel campo cibernetico vengono chiamati sistemi esperti. Un data base è in effetti come un campo di calcio, cioè uno spazio finito, regolato da precise procedure, entro cui quindi tutto è esttamente ruèetibile e controllabile. Sostituire la memoria plastica dell’homo sapiens co quella rigida dell’informatica consente davvero di eliminare l’imprevedibilità delle scelte dei singoli e delle masse, orientandole fin dalla nascita immettendo precisi modelli e procedure di azione in cui prevale sempre il ‘passage a l’acte’. Psicopotere dunque, ovvero ( e siamo nella cronaca di oggi) Psicopolitica (Han).
- [39] Icona dell’Altro: la cura per i randagi è segno della presenza nel poliziotto di una visione delle relazioni con le cose aperta all’accettazione dell’imprevisto, del movimento, delle differenze. Insomma rifiuto di un mondo come ‘sistema eserto’
- [40] Icone dell’ Identico / Altro dall’umano: uno specchio che obbliga alla riflessione sulla consistenza dell’umano (come macchina eterodiretta, come occasione di ‘profondità’)
- [41] In un mondo artificiale anche la violenza è diversa da quella deIl Buco: lì sangue e orrore immediato, qui meccanismi che si rompono e sempre distacco psicologico, nell’automatica classificazione degli incidenti meccanici come eventi della ripetizione, della reversibilità. Si rompe un braccio meccanico, arriva sempre il tecnico che aggiusta. Ecco la deriva del nostro quotidiano, l’abitudine a dare per scontato che, pur mitizzando l’armonia della Natura (che è segnata dall’entropia, dalla irreversibilità) , in effetti ci lludiamo di stare in una situazione in cui in fondo tutto si può, anzi si deve ripetere. La famogerata Resilienza insomma nasce da questa illusione cognitiva; da qui ovviamente l’incapcità di accettare he semplicemente le cose non torneranno MAI quelle di prima. In fondo lo sappiamo tutti. C’è la morte alla fine, la fine: ma facciamo finta di essere come cybog, più o meno indistruttibili.
- [42] L’utopia di Kuze è l’utopia dell’intellettuale che pensa da sempre ad una repubblica delle lettere, a duna città ideale, in cui le menti migliori cooperano in forma dialettica di scambio continuo a crare l’espansione e il miglioramento dell’umano. Niente gerarchia, niente Pre – Potere, ma solo nuclei provvisori, ‘singolarità’ di menti che trovano ‘worm hole’ entro cui tuffarsi per riemergere in un altrove mai visto ma sperato. Magiore nella narrazione del film rifiuta questa prospettiva di Ricerca e di Disperanza rispetto al qui e ora, ed hehelianamente accetta una sintesi al ribasso che sostituisce la Prosa del mondo alla fuga delle anime belle: accetta cioè che la conoscenza, la tecnologia, sia usata qui e ora, in questo mondo imperfetto, per realizzare (entro sistemi imperfetti di gerarchie) ‘obiettivi’ in ‘situazione’
2
SNOWPIERCER
PREMESSA
2.1
Come guardare un film?
Guardando i blockbuster (come spesso sono i film di ‘genere’, come horror, science fiction, polizieschi, fantasy )in genere lo spettatore è gratificato dalla possibilità di seguire una rappresentazione semplificata della vita umana, che è appunto ridotto alla forme di vita così estreme da non creare problemi di riconoscimento su quello che accade sullo schermo. Si vive e si muore, si vince e si perde, si soffre e si gioisce.
Questa empatia è necessaria per ogni uomo: ognuno di noi ha bisogno di confrontarsi con l’Altro, di poter disporre di schemi concettuali ed evenemenziali che rendano sia riconoscibile sia tollerabile i problemi delle singole esistenze. Io spettatore mi ‘riconosco’ nei protagonisti e mi sento affine a loro. Sono uguale a loro, bel bene e enel male, mi consentono di avere conferme nella mia visione dle mondo.
Affidandosi però solo alle emozioni portate dal contenuto delle storie narrate e rifuggendo da ogni attenzione per le forme (dell’immagine, del montaggio, del dettaglio), si evita di fatto ogni possibile giudizio su quello che vediamo (perché quella inquadratura? Perché quelle figure? Perché quell’albero all’inizio (o alla fine)? E che succede se si cambia la successione dei fatti?…).si finisce non tanto per arrivare a un’agognata neutralità ma per riproporre alcune delle modalità più stereotipate e ideologiche con le quali si guarda la realtà. Insomma si adottano di fatto degli ‘occhiali’ di cui non ci si accorge di essere portatori. Insomma, come nota fin dal ‘600 Emanuele Tesauro, c’è sempre proprio nel film, o nel quadro, o nel romanzo, o nel linguaggio, o nelle regole di una qualunque scienza, una rappresentazione prospettica delle cose che accadono. Occorre impossessarsi di un ‘cannocchiale’ per riuscire davvero a notare quel che è lontano, e di un microscopio per andare a scavare negli interstizi dei testi. Insomma se c’è un Testo, bisogna dare per scontato che esista un Sotto Testo, sorretto dalla Intenzionalità e dalla Intertestualità dell’Autore. C’è uno Sfondo da imporre alla Figura in primo piano. Ed è il Sistema 2 di Kahneman a dover essere sollecitato …
In definitiva questa è in effetti una delle cose più interessanti della produzione d’immagini al cinema: se guardiamo le cose senza porci sufficientemente il problema della modalità di costruzione e di mediazione del nostro sguardo, ci limitiamo a indugiare nel campo (apparentemente ‘neutro’) dell’ideologia.
Alla modalità spontanea con cui si guardano le cose che Khaneman e Tversky chiamano Sistema1) si può (si deve) aggiungere quella ‘faticosa’ del Sistema 2 (ricerca dati, categorizzazione, analisi testuale e intertestuale, ipotesi, confutazioni, argomentazioni, abduzioni…)
2.2
Perché siamo quel che siamo?
Il bisogno di rivendicare la propria identità – sudista, ma spesso più generalmente americana – dev’essere considerato come la risposta al disprezzo da parte delle élite: nessuno dice «sono fiero di essere un avvocato di Manhattan». Dire invece: «Sono fiero di essere un contadino dell’Alabama» (quando il luogo da dove si viene è in realtà un posto squallido e impoverito, come lo vediamo nel film di Minervini), o «sono fiero di essere un americano che combatte per la libertà nei marines» (quando poi si vive con le food stamps e si finisce a combattere in Iraq a vantaggio di quelli che invece hanno tutto l’interesse a mantenerlo in quella povertà), non può che essere un modo per esprimere in maniera traslata uno stigma sociale di classe. Queste persone dicono di essere fiere di qualcosa, proprio perché tutti paiono invece ricordargli che loro vivono in un posto orrendo e senza speranze: semplicemente alla possibilità di riconoscersi come analogo di altri (diseredati) e cercare quindi di ‘fare la storia’ (modificare l’esistente) si è sostituita nella società globale neoliberista l’ideologia dell’individuo, la cui ‘identià’ è data proprio dalla più semplice delle identificazioni , quella ‘psicologica’ dell’appartenenza, della ‘comunità.
È la cultura delle comunità religiose o prepolitiche o sportive che pullulano nel macromondo del liberismo in cui lo sfruttato si costruisce uno spazio sociale di Riconoscimento di tipo archetipico: in genere funziona il richiamo alla mitica Età dell’Oro in cui esisteva l’Autenticità nelle relazioni umane, quella che in genere viene comunicata nelle forme di Fratellanza e Sorellanza. Micro mondi, riserve di sopravvivenze, in cui i riti e i miti ‘locali’ (limitati, materialmente a portata di mano e di mente) soddisfano la pulsione organica dell’Appartenenza. lAltro non è un assoluto, ma semplicemente quella limitata fetta di persone che ‘mi’ sta accanto. E quando ne sono lontano, a maggior motivo, funziona come zona di conforto: privata della ruvidità che comporta la coesistenza materiale nello stesso posto fisico, l’appartenenza diventa appunto una Figura di Ordine capace di quietare le turbolenze che emergono dalla conflittualità nella Macro Società del Mercato Globale.
2.3
Quale la relazione tra particolare e generale? Il film come allegoria della storia
a.
Il treno in movimento incessante su un pianeta ‘vietato’. Il treno è l’umanità che immagina se stessa sempre in movimento.
Il movimento è reale: ma è in effetti un ciclo. La complessità (spazio non finito) spiegata coll’immagine di un treno che è sempre in movimento (spazio finito, pare ma immerso in uno spazio non finito).
b.
Il treno nella sua linearità figurale mette in scena le componenti del mondo e soprattutto la loro interconnessione, in termini di potere e di funzionalità.
La complessità globale delle relazioni che il locale (singolo vagone) non può percepire diventa evidente per lo spettatore che seguendo la storia capisce che quel che succede in ogni singolo vagone è in effetti determinato / consentito da tutto il sistema. E che quel che succede in ogni singolo vagone non è Caso ma Effetto di una Volontà.
c.
La realtà complessa è insomma un sistema che vede una dimensione non finita (la terra, l’universo cioè) entro cui ‘si muove’ una dimensione ‘finita’ (la società umana nella sua interezza): e dentro questa dimensione interna vi sono altre dimensioni ‘finite’ che di fatto sono in funzione l’uno dell’altro.
La realtà è quindi rappresentata nella crisi della Realtà, nell’emergenza di Ordine dal Disordine: la catastrofe finale apre ad un altro Ordine semplicemente diverso da quello del Treno 8che si rivela comunque condannato all’entropia).
Ordine dal Disordine appunto: logica dell’Emergenza e non della Linea della ratio.
2.4
La TRAMA
2031. In un mondo decimato da una nuova era glaciale (dovuta ad un gas [1]disperso nell’ambiente per ridurre l’effetto serra e abbassare la temperatura del globo terr[2]estre) un gruppo di sopravvissuti rimane in vita all’interno di un treno[3], lo Snowpiercer, che continua a spostarsi intorno alla terra e si procura l’energia necessaria attraverso un motore perpetuo.
Il treno è un microcosmo di società umana diviso in classi sociali[4]: i più poveri vivono nelle ultime carrozze; i più ricchi nei vagoni anteriori. La convivenza tra loro sfocia inevitabilmente in lotte e rivoluzioni. I poveri sono continuamente oppressi dalla milizia di coloro che risiedono nella testa del treno, che rapiscono i loro bambini e li fanno vivere privi di igiene e di alimenti, punendo qualsiasi persona si opponga al loro volere.
Curtis[5], insieme all’amico Edgar e all’anziano Gilliam, decide di ribellarsi[6] all’oppressione dei soldati e di condurre una rivolta fino alla testa della locomotiva, con l’intento di uccidere lo stesso creatore del treno, Wilford. Una volta scoperto che le armi dei militari in realtà sono ormai scariche (le ultime pallottole sono state utilizzate in una ribellione di quattro anni prima), Curtis ed Edgar, sostenuti dall’acrobatico Grey, dalla donna di colore Tanya, dal menomato Andrew e da un infiltrato segreto[7] “dietro le quinte”, danno il via alla ribellione.
Dopo la liberazione dei detenuti del “vagone prigione”, l’infiltrato, facendo trovare un biglietto, consiglia di liberare un prigioniero che potrebbe essere loro d’aiuto per l’apertura delle porte di accesso agli altri vagoni. Curtis segue il consiglio e libera due prigionieri, che decidono di unirsi a loro: Namgoong Minsu [8]e sua figlia Yona. I due chiedono in regalo due pacchetti di droga [9]per ogni porta che riusciranno ad aprire. Yona ben presto rivela i propri poteri chiaroveggenti. Scopre infatti che dietro una porta si trovano decine di soldati, ma non fa in tempo a fermare il padre, che apre la porta dando il via ad una vera battaglia.[10] Nella battaglia Curtis si trova di fronte a una scelta: salvare l’amico Edgar oppure catturare Mason, donna autoritaria che risiede nella sezione di testa; pur se a malincuore decide di catturare la donna, lasciando morire l’amico[11].
I ribelli, con la cattura di Mason e il massacro di molti dei soldati in testa al treno, si trovano in vantaggio. Ma questo vantaggio durerà ben poco. Sapendo che i suoi uomini sono sfiniti dalla precedente battaglia, Curtis decide di proseguire soltanto con Yona, Minsu, Tanya, Grey ed Andrew, portando insieme a loro Mason in catene e lasciando Gilliam nella sezione di coda.
Il gruppo arriva in una sezione del treno che sembra simile ad una scuola.[12] Qui assistono alla fase di insegnamento, potendo vedere coi propri occhi come ai bambini vengano insegnate una moltitudine di sciocchezze, facendo loro credere che il treno è l’unico posto sicuro al mondo, e che se un giorno cercheranno di fuggire pagheranno con la vita quel gesto.
Il piccolo gruppo di ribelli viene improvvisamente attaccato da un inserviente e dall’insegnante della “scuola”, che uccide Andrew, prima di venire a sua volta uccisa da Grey. La situazione inizia a degenerare: un gruppo di soldati riesce a raggiungere la coda, mettendo spalle al muro i passeggeri e uccidendo Gilliam, mentre Curtis, a sua volta, uccide Mason.
Curtis decide di proseguire con i pochi alleati che gli sono rimasti. Giunti in una sorta di vagone-piscina, il gruppo viene attaccato alle spalle, e il nemico mira specialmente a Yona (visto che un soldato la crede colpevole della morte di un suo amico). Il gruppo riesce a scongiurare anche quest’altra minaccia, ma a caro prezzo: Grey e Tanya, infatti, perdono la vita.
Curtis, Yona e Minsu, gli unici sopravvissuti, decidono allora di proseguire attraversando la locomotiva, dove c’è un decadimento totale dell’umanità.[13] Qui infatti trovano decine di giovani “ricchi” alle prese con un’orgia continua a base di alcool e droga.
Arrivati all’ultima porta [14]Yona sviene e Minsu inizia un discorso con Curtis il quale gli rivela le sue colpe: lui non è un eroe[15], in passato ha ucciso la madre di Edgar ed era pronto ad uccidere anche lo stesso ragazzo pur di soddisfare la sua fame. Gli rivela inoltre come Gilliam abbia donato il suo braccio pur di salvare il piccolo Edgar ancora in fasce. Minsu, di fronte a questa rivelazione, gli confessa a sua volta che la locomotiva dovrebbe venire distrutta, visto che secondo lui fuori dal treno c’è ancora vita. Minsu ha preparato una bomba con la droga ottenuta per far saltare il treno, ma appena cerca di posizionarla una donna lo ferisce e invita Curtis ad entrare nella locomotiva.
Curtis, costretto dalla pistola della ragazza, accetta l’invito e entra nel vagone di testa dove incontra Wilford,[16] che gli rivela che è lui “l’uomo dietro le quinte che l’ha aiutato” e per tutti questi anni si è sempre tenuto in contatto, tramite un telefono segreto, con Gilliam, allo scopo di mettere ciclicamente in scena una ribellione [17]quando nel treno si verificava una situazione di sovraffollamento che metteva in pericolo l’esistenza di tutti; per questo motivo, spiega Wilford, i “poveri” erano continuamente vessati dalle guardie e costretti a vivere in maniera tanto orrenda, proprio per creare le condizioni che portassero alla successiva ribellione, completamente pianificata e organizzata da Wilford e Gilliam; quest’ultimo però, in questa particolare ribellione doveva fare in modo che essa finisse in un massacro nel vagone dei soldati e quindi i “poveri” ormai decimati tornassero in coda.
Visto che però la situazione gli era sfuggita di mano, Gilliam aveva dovuto pagare con la vita. Wilford cerca di convincere Curtis a diventare il nuovo capo della locomotiva, dicendogli che lui è ormai vecchio e che ha bisogno di qualcuno di fidato che prenda il suo posto. Mentre Curtis tituba[18] di fronte alla proposta del vecchio, Yona lo raggiunge chiedendogli un fiammifero per far detonare la bomba, mentre il padre è impegnato in una lotta con un gruppo di persone appartenente alla testa. Curtis dapprima l’allontana, ma quando la ragazza gli mostra che il figlio di Tanya viene usato come operaio per la manutenzione continua della locomotiva, costretto a lavorare in uno spazio ristrettissimo al di sotto del pavimento, ritorna in sé. Yona riceve il fiammifero, che a sua volta consegna al padre, mentre Curtis salva il bambino. Alla scoppio della bomba Curtis e Minsu stringono Yona e il bambino, agendo come scudo per loro.
Dopo lo scoppio della bomba il treno si ribalta. Curtis, Minsu e Wilford muoiono, e solo Yona e il bambino riescono a sopravvivere. All’inizio i due sono sconvolti da quanto è successo, ma subito dopo vedono un orso polare, segno che fuori dal treno c’è ancora vita. [19] L’impressione iniziale è che il prodotto diretto da Bong Joon-ho sia unblockbuster dalla trama banale e dalle velleità post-apocalittiche. E invece (pur ostentando qualche banalità e momenti affrontati superficialmente) Snowpiercer è un vero e proprio calderone di idee e di commistione di toni e generi; un autentico film intertestuale, che richiede più di una visione per poterne gustare ogni sfaccettatura e ogni piccolo dettaglio. Difatti ridurre la pellicola del regista coreano a mera metafora dell’umanità (il Treno è il mondo) appare alquanto insultante e superficiale. Perché l’opera contiene numerose sottotrame, livelli di comprensione sempre diversi, che pescano a piene mani dalla cultura occidentale, dalla religione e dalla società. Sono questi i veri motori dell’azione di Snowpiercer, che esibisce echi da arca di Noè: sopravvivenza, selezione naturale, oppressori, schiavi in rivolta, brutalità umana, inganni e ribaltamenti rivoluzionari.
2.5
Note
- [1] Antefatto, dove è ben inquadrata la situazione attuale del pianeta, dominato da una feccia che, con la scusa ridicola di frenare un inesistente “global warming“, decide di impiegare aerei utili a spargere un prodotto chimico ad hoc, il CW-7, all’origine, invece, della mortale glaciazione. Le prime sequenze riprendono, sottolineate da un maestoso e subitaneo commento musicale, tre velivoli in formazione, mentre rilasciano corpose scie chimiche. Emblematico quanto annunciano gli anchormen nel prologo della produzione, immediatamente prima. L’icastico realismo è pure evidente nell’anno prossimo, il 2031, in cui l’autore colloca l’avvento dell’era glaciale, ma soprattutto nella data del 1 luglio 2014, giorno in cui cominciano le operazioni aeree per “salvare la Terra”. La fantascienza – almeno la migliore – parla sempre del presente o al più del domani imminente. Deformando il presente, apparentemente tanto, in realtà pochissimo. Così Snowpiercer. L’introduzione del film allude ad avvenimenti del presente, dell’anno di produzione del film: c’è la nota scoperta del progressivo riscaldamento globale, il prezzo pagato al cosiddetto sviluppo che – dicono – non si può fare a meno di pagare. E comunque – lo sappiamo – faticosi e deludenti sono i tentativi di distribuire i costi di una riduzione delle emissioni fra nazioni sviluppate e nazioni in via di sviluppo. Poi, nel film, c’è la scoperta che il riscaldamento ha ritmi più veloci di quanto si credesse ed ha effetti già rovinosi. C’è però la fiducia positivistica – illusoria – nell’uomo e nelle sue risorse: la scienza e la tecnologia. Sicché si decide di riparare al riscaldamento globale con lanci nello spazio di una sostanza salvifica. Ma qualcosa non torna: il mondo precipita in una sterminatrice epoca glaciale. La catastrofe causata dalla ‘arroganza’ della scienza viene aggravata dalla perseveranza della fiducia della scienza nella propria ‘verità’. Nel racconto del film si deve in effetti ad uno scienziato – tecnico, al geniale ingegnere Wilford, la salvezza di sparsi gruppi di umanità. I superstiti sono ospitati nel treno rompighiaccio che attraversa ormai da 17 anni la Terra congelata: il treno sembra una nuova arca di Noè, ma la sopravvivenza –qui – non è un dono, ma ha un costo. Il convoglio è rigorosamente compartimentato, e soprattutto funziona proprio grazie alla presenza di tanta umanità derelitta. Non un dono l’ammissione nel treno, ma un ‘affare’…
- [2] La fine della Storia è la Catastrofe. Non un mondo migliore ma la distruzione dell’ordine delle cose. a questo porta l’ubrys dello scientismo monistico e senza retroazione, senza responsabilità. In effetti è la questione filosofica dell’umano: a che serve la vita? Quale meta ha? Ci si è date tante risposte nei secoli, dapprima di tipo religioso (rinviando al trascendente le risposte), poi – con la Modernità – di tipo laico, ovvero un Progresso di Giustizia e benessere grazie alla scienza.
- [3] Icona della società globale, si muove per tutti i continenti. Modelli ‘testuali’, il treno di un film anni ’70 (Alessandra crossing), ma anche quelli ‘veri’ dei nazi che portavano ebrei…Anche in questo caso si pare rimarcare la fiducia estrema nel fatto che l’uomo ed il progresso tecnologico possano fornire un’ancora di salvezza anche nel fallimento più totale determinato da questo connubio di forze. Pur nell’apocalisse, il genio umano (personificato in Wilford) è capace di tirar fuori un marchingegno capace di tenere in vita la speranza in un futuro possibile sul pianeta. Non è un caso se la Locomotiva (engine nella versione originale) sia divinizzata. E’ essa stessa l’inesauribile fonte di vita, in quello che potrebbe considerarsi un processo di definitiva sostituzione della tecnologia ai processi naturali.
- [4] La situazione dell’attuale società globale si nutre di forte asimmetria: cresce la ricchezza dei pochissimi ricchi e cresce la povertà dei moltissimi poveri; il criterio di scelta non è il merito, di cui si strombazza nella cultura liberale da un paio di secoli, ma il casuale possesso del ‘biglietto’ con cui si sale in carrozza. Cioè la disponibilità dei vantaggi dati dalla situazione iniziale. Non ‘razionalità’ ma pura ‘sopraffazione’ narrata tramite le tecniche di storytelling come genialità, impresa, ‘viaggio dell’eroe’.
- [5] L’eroe è un eroe postmoderno: inerte all’inizio, passa all’azione quasi controvoglia. poi la sua azione è ‘in sé’. Non rispetta certo regole: si trova a dover fare delle scelte e le fa sulla base di una ‘morale’ sua adattata alla situazione, non in base a indefettibili principi generali. È l’Efficienza (propria della Modernità) a guidarlo: anche se varia le soluzioni, non è costante nel suo progetto, non è cinicamente consequenziale. Dubita, esita, cambia idee, tituba. E sono le emozioni, le situazioni simpatetiche che lo spingono alle scelte, fino al sacrificio finale.
- [6] Ribellione: una cosa è rivoltarsi, moto di pura reazione retroattiva, determinata semplicemente dal raggiungimento di un limite di soglia che determina l’implosione, senza altro scopo che riportare il sistema all’equilibrio; un’altra la rivoluzione, che prevede un progetto, una modificazione dello statu quo, sulla base di una analisi consapevole dell’esistente, di una ricerca di alternative, di una possibile nuova forma di ordine funzionale e adatto a eliminare le cause dei problemi presenti. In questo caso il conflitto è ‘puro’. Si cerca semplicemente di conquistare il potere. Di fatto sostituirsi semplicemente a chi al momento comanda: una sfida interna al sistema, basato sulla disponibilità o meno della forza, e basta. Nulla di chiaro, se non la ‘sfida’, l’affermazione della propria differenza (Nietzsche): perciò procedere anche verso l’impossibile, nella convinzione di potere e dovere così dare un senso, una densità, all’esistenza altrimenti deprecabile. Una sfida di ‘forza’ e di ‘astuzia’ e di ‘alleanze’. Certo la messa in scena è tra deboli e forti: ma sul piano della pura emozione, per cui il debole è vittime e quindi necessariamente buono ( e viceversa). Insomma una Narrazione Tipo della lotta tra Bene e Male.
- [7] La rappresentazione della complessità delle cose che accadono: a dare direzione non è tanto l’intenzione più o meno argomentata degli attori della scena, quanto l’invisibile che interviene a determinare questa o quella rappresentazione. In generale quindi la messa in scena della visione quantistica delle cose. Ma anche si incomincia a mettere dentro la narrazione il topos del Grande Vecchio, del Complotto, della mano invisibile che orienta (da un misterioso Altrove) quello che succede. Le Brigate Rosse, i Blac Blok per intenderci, i terroristi islamici o di tutte le risme, i migranti addirittura: chi li arma, chi li orienta per davvero? E le pandemie – al di là della genesi – sono davvero contrastate come si deve o sono in qualche modo orientate, volute? E le guerre per espandere la ‘democrazia’…? Nella trama del film la presenza di questo quid è materializzata nelle capsule che arrivano direttamente a Curtis, in genere entro le porzioni di cibo distribuite a tutti. Come a dire che il Potere individua tra i tanti quelli che si differenziano e li ‘orientano’: in effetti le capsule sono l’oggetto che identifica la castrazione simbolica: il nostro desiderio è sempre il desiderio del Codice che ci preesiste. Il Simbolico crea delle bolle epistemiche ed etiche financo estetiche entro cui ‘agisce’ la nostra ‘volontà’: rappresentazioni, categorie, gerarchie, scene, copioni. Ogni capsula corrisponde ad un ‘gesto’, ad un ‘desiderio’. Una vera e propria regia che guida, che dall’alto dà ordine al disordine del basso. L’attore sociale delle teorie di Mead è in questo quadro molto meno ‘attore’ di quanto lasci pensare il nome. È un esecutore sociale, il vero replicante di cui tanto ci si lascia affascinare in film come Blade Runner! Egli di fatto è guidato in modo da realizzare le retroazioni necessarie al sistema per arrivare al suo equilibrio (il 74%!). in sostanza la rivolta nasce ‘oggettivamente’ dal disordine (dalla asimmetria sociale) ma è orientata ‘soggettivamente’ da una Mente, quella del Potere che in tal modo ottiene da un lato la diminuzione dell’ accumulo di pressione caotica determinata tra gli ‘esclusi’ in conseguenza di disillusione/sconfitta/disincanto, dall’altro la diminuzione di bocche da sfamare, con riequilibrio della disponibilità di cibo.
- [8] Franco Berardi BifoStimolanti e tranquillanti per cognitari metropolitani. Sul New York Times del 20 aprile 2015 sono usciti casualmente in contemporanea due articoli diversi per stile e per intenzione che descrivono da prospettive opposte e complementari la psicosfera americana contemporanea. Il primo, a firma Alan Schwarz reca il titolo “Workers under pressure abuse ADHD drugs” e appare nella pagina Business. Schwarz si occupa dei nuovi risvolti di un tema che da due decenni interessa medici, psicologi e pedagoghi: i disturbi dell’attenzione. Una sindrome che si può descrivere sinteticamente come incapacità di concentrare l’attenzione sullo stesso oggetto per più di qualche secondo è chiaramente legata all’intensificazione della stimolazione infosferica, al multitasking e alla riduzione dei tempi di esposizione dei dati al sistema occhio-cervello. In passato il deficit d’attenzione venne segnalato e diagnosticato tra i ragazzini delle scuole elementari e medie. A milioni di pre-adolescenti venne somministrato un farmaco che si chiama Ritalin, composto di metilfenidato. Un report della Drug and Food Administration pubblicato nel 2005 (quando ormai milioni di ragazzini avevano preso tonnellate di Ritalin) rivelò che circa un terzo di coloro che prendono questo farmaco sviluppa sintomi di comportamento ossessivo o compulsivo entro il primo anno, e che in molti casi possono svilupparsi nel tempo comportamenti psicotici più o meno violenti.Ora un nuovo farmaco per la terapia del deficit d’attenzione spopola nella popolazione adulta americana: l’Adderall. Basta andare dal medico e dirgli che si fa fatica a tenere il ritmo di lavoro necessario per non essere licenziati e il medico prescrive le pillole. Adderall contiene una combinazione di anfetamina e dextro-anfetamina che stimola il sistema nervoso centrale introducendo nel cervello agenti chimici che contribuiscono all’iperattività e al controllo degli impulsi. I consumatori di Adderall sono prevalentemente lavoratori cognitivi nella fascia di età tra i 25 e i 45.Intervistata da Schwarz, la ventottenne Elisabeth, che lavora al computer a casa sua a Long Island ha dichiarato che non prendere Adderall mentre lo fanno i suoi concorrenti (cioè gli altri lavoratori precari come lei) sarebbe come giocare a tennis con una racchetta di legno. Il consumo della sostanza è aumentato del 53% negli ultimi quattro anni. Oggi lo prendono 2,6 milioni di persone. Ma nello stesso giorno il medesimo giornale pubblica un editoriale di Sam Quinones: Serving all your heroin needs.“Negli ultimi tre anni le morti per overdose di eroina sono triplicate negli Stati Uniti… le vittime, quasi tutti bianchi, relativamente benestanti e spesso giovani, sono commemorati in silenzio…” La distribuzione dell’eroina non è più legata ad episodi di violenza, ma si è normalizzata come un normale ciclo economico. “Siamo in una strana situazione. La criminalità è in diminuzione, ma il numero di morti per overdose aumenta…. Si è creato un sistema di distribuzione dell’ero che assomiglia a un servizio di consegna della pizza. Gli spacciatori circolano per la città. Un tossico chiama, e un operatore lo indirizza a un garage per auto o a un incrocio stradale. L’operatore avverte il dealer, il dealer incontra il cliente.”La micidiale tenaglia psicosferica speed e down che devastò la sfera pubblica negli anni ’80 producendo una disgregazione del tessuto psichico su cui erano cresciuti i movimenti egualitari dei decenni precedenti, si ripresenta oggi, in maniera medicalizzata o per lo meno normalizzata. L’epidemia delle polveri (cocaina per intensificare la produttività e l’aggressività competitiva, eroina per ridurre l’ansia, e abbassare la tensione) ritorna oggi come funzione organica del ciclo di produzione semiotica in condizioni di competizione e di precarietà. La nevrosi è una faccenda individuale e solitaria che implica l’altro solamente come proiezione, immagine, fantasma, ma non viviamo più nell’epoca in cui la patologia si manifestava essenzialmente come nevrosi individuale, viviamo nell’epoca della psicosi epidemica. Perciò abbiamo bisogno di un approccio alchemico e architettonico insieme al problema della sofferenza mentale e alla politica della felicità.
- [9] I volontari non partecipano per cambiare il mondo, ma semplicemente per avere un ‘pieno’ al loro desiderio: la droga ovviamente è droga nel senso stretto , ma anche ogni tipo di addiction che la società ha portato ad adottare nelle esistenze vuote e difficili degli esclusi. Lottano per continuare a ‘godere’, per avere accesso alla loro forma di jouissance privata (la Felicità del main stream contemporaneo emerge sempre da una ‘dipendenza, qui formulata nella droga ma che oggi è sorgente degli illusori consumi di cultura nei ricoli di ogni tipo ecc. Nel caso specifico le droghe allucinatorie sono evidentemente anche citazione della qualità di visione di certe pratiche, della capacità di portare ‘oltre’, di far vedere e capire quello che la mente normale, dedita al soddisfacimento del cibo normale, non è in grado di fare. Cibo per gli dei, la droga, cibo sofisticato, pane degli angeli danteschi. Conoscenza in effetti. Certo nella scena del film conoscenza di tipo ‘magico’: intuizione pura, senza retro storia, acquisita in effetti attraverso l’ingestione dui cibo strano. Cibo strano, quindi quale?
- [10] La diversità degli effetti di questa visione: contemplazione per la donna (Cassandra) e aggressività, passage a l’acte per il maschio (l’eroe puro della lotta). Solito topos: donna come mente e visione, il maschio come forza e aggressività. Pazienza e analisi (S2), contro l’irruenza e la cecità (S1). Cura e responsabilità nella lentezza, Egoismo e cinismo nella velocità
- [11] Topos della moralità: il singolo eroe è chiamato a scegliere tra il bene privato e quello della res publica: e l’azione è sempre un ‘sacrifici .
- [12] Rappresentazione della modalità di psycopotere di cui parla il filosofo coreano Han, che connette le nostre “società della trasparenza” con le “società del controllo” analizzate da Michel Foucault. La trasparenza sarebbe, secondo la sua analisi, il modo con cui la verità (che ha a che vedere con le narrazioni, con le storie dunque, e con la possibilità di un rapporto dialettico con l’errore e l’oblio, quindi con l’interpretazione) lascia il passo alla categoria post-storica della calcolabilità: nell’epoca dei megaflussi di miliardi di informazioni – sostiene Han sulla scorta di un articolo di Chris Anderson apparso su Wired in relazione alla teoria dei Big Data– i modelli teorici, le narrazioni in cui trovavano precedentemente spazio la teoria e la verità, perdono valore e non hanno più significato. Perché, infatti, produrre una teoria, laddove si dispone di dati sufficientemente grandi e affidabili da creare un modello descrittivo verosimile? Questo in qualche modo diviene automaticamente un modello prescrittivo, in quanto una tendenza descritta da dati sufficientemente ampi indica non solo qualcosa che è, ma anche qualcosa che verosimilmente si ripeterà. Non importa il perché, quando si sa – e si può prevedere con un determinato grado di certezza – il come di un evento. E oggi, 2025 con l’affermazione dell’A.I. ancor più. Questa analisi apre il campo all’ultima visione del digitale da parte di Han, che è pure quella che conclude il libro, e quella con cui vogliamo concludere le nostre analisi: la visione paventata di uno “psicopotere”, molto più temibile del biopotere che pensatori critici della contemporaneità (da Michel Foucault a Toni Negri, passando per le varie declinazioni critiche che il concetto di biopolitica ha assunto nel corso degli ultimi trent’anni, grazie alle riflessioni – tra gli altri – di Roberto Esposito e Giorgio Agamben, per restare al panorama italiano) hanno a fondo analizzato e criticato. Per Han lo psicopotere delle società della trasparenza contemporanee, la psicopolitica digitale, è ciò che viene dopo la biopolitica delle società del controllo, perché si basa sul potere che hanno i media digitali di fare previsioni verosimili sul comportamento delle persone. Queste previsioni possono essere generalizzate grazie ai sistemi di controllo digitali e permetteranno in futuro la gestione dei trend comportamentali su scala globale. Nel saggio del 2025 di Janwei (A.Colamedici) Ipnocrazia, Trump, Musk e la nuova architettura della realtà, si nota come ormai il Potere – grazie alla pervasività estesa delle nuove tecnologie digitali, agisca non più con l’oppressione, ma attraverso le narrazioni che consumiamo, condividiamo e a cui crediamo.
- [13] La dimensione contemporanea dell’homo psycologicus illimitato. Piacere e altrove, artificio contro la ‘natura’. Edonismo assoluto, negazione del tempo, immersione nell’attimo della depense, del “devi godere”. Rappresentazione dell’effetto finale di tale mancanza di retroazione. Devi goder: alcol e droga come paradiso artificiale, senza soluzione di continuità, con perdita definitiva della coscienza ovvero della Soggettività che fa dell’uomo un Uomo
- [14] Ogni porta è in effetto citazione del Viaggio dell’eroe, del suo schema archetipo di un eroe che diventa tale attraversando Porte, cioè Soglie, che levano ogni volta il livello della conoscenza, della difficoltà, della Crescita, dell’Iniziazione. Il mentore, in effetti, bara: as un certo punto del viaggio si scopre che l’iniziazione è guidata dal Capo, che sta testando –per così dire – le competenze da capo dell’aspirante eroe, sta cioè verificando se sarà in grado di diventare così cinico da poter prendere il suo posto. Ecco come funziona il potere. Ecco come il rivoluzionario finirà per modificarsi nel nemico. Gestire il potere significa sempre adeguarsi al Reale.
- [15] L’eroe demistifica l’idealismo platonico cartesiano che sorregge il mito del Progresso Moderno: tutti siamo pozzi di abominio. La vera differenza tra i tanti organismi che si danno il nome di Uomo è nell’intenzione, nella volontà morale di darsi una ‘forma’ piuttosto che cedere allo stimolo. La forma dell’Umano è la moralità, la sofferente capacità di assumersi la responsabilità verso l’Altro, non l’Altro vicino della comunità di appartenenza, ma quello Astratto che non conosco, che sta altrove nello spazio e nel tempo.
- [16] Icona del potere on eletto ma autoimpostosi: è un ingegnere che ha trovato la soluzione e gestisce il presente. La tecnologia, le multinazionali, la banca Mondiale ecc. il Dio materializzato, evemerizzato
- [17] La retroazione non lasciata al caso ma gestita dal potere: il Complotto, cui si è già fatto cenno.
- [18] Rinforzo dell’idea della natura ambigua e non rettilinea dell’ eroe postmoderno
- [19] Sebbene il film si sviluppi seguendo l’avanzata dell’eroe Curtis (Chris Evans) per la liberazione degli oppressi della coda del treno dal regime gerarchico dei privilegiati dei primi vagoni, il finale non fa altro che restituire all’umanità quel ruolo che da troppi anni essa rifugge: quello di riconoscersi parte (nemmeno tanto superiore) della rete intricata di elementi (invisibili per lo più) che, connettendosi in flussi provvisori e strani, possiamo anche chiamare Ecosistema. Un elemento che ambisce al Finito ma che è sempre immersa nei flussi del Non Finito.
3 Competenze vs procedure?
COSA/COME
Competenze (protocolli, ripetizione, problem solving) & Procedure (costruzione di protocolli, espansione, problem posing).
Cioè una “cultura” della “specializzazione” (Contenuti, Somma, Quantità, FINITO) e una “cultura” del DUBBIO, della “ricerca” ( Forme, Connessioni, Qualità, NON FINITO) .
Problema antico, vissuto quasi sempre in forma digitale: o A o B. (la polemica ottocentesca sulle due culture, la imposizione attuale dello STEM quale centro della istruzione – non già formazione)
Naturalmente nelle necessità dell’uomo, come mostrato dall’evoluzione, sono modalità connesse necessariamente, come i due lati del nastro di Moebious. Abbiamo bisogni di limitare il campo d’azione per risolvere problemi che emergono nel quotidiano, a tutti i livelli , quelli imposti dalle procedure bottom up che rischiano di disperdere l’attenzione. Insomma un focus occorre: ma in termini di adattamento, adattabilità, precarietà insomma e non di fissità metafisica o religiosa…
L’ideologia dominante (neolib), non dichiarata ma invasiva, afferma – tramite tutti canali di ‘formattazione delle emnti (industria culturale, media, web, scuole, università, circoli, think thank), la ‘naturalità’ suoi dei contenuti e delle sue procedure: ci sono problemi sì, ma di fronte a loro si tratta solo di ‘eseguire’. Come in un qualunque gioco da tavolo, si stabiliscono delle regole prima di cominciare e, dopo, una volta iniziato il game, si tratta solo di stare alle regole, di dimostrarsi più bravi degli altri nell’applicare “quelle” regole, e non altre, le stesse regole.
Gli organismi viventi, animal, hanno bisogno di stabilità; gli uomini (animal symbolcum) se ne costruiscono una fonte (il sacro prima, la scienza dopo); quindi razionalizzano le proprie costruzioni in forma gerarchica, nel senso che se esiste un ‘vero’ (sacro), le azioni particolari non possono che essere (per deduzione) manifestazioni ‘speciali’ di quelle regole che emanano dall’Auctor (Dio, Scienza, A.I.).
Ecco che diventano (devono diventare) dei “protocolli” le azioni (“competenze”)dei singoli nelle ‘cose’ da fare. I dieci comandamenti, la Dottrina Cristiana della controriforma sono testi che, nella loro pretesa di sacralità, rendono evidenti gli effetti di queste procedure.
A modo loro anche le “leggi” scientifiche, una volta introdotte nei curricola scolastici ottocenteschi diventano testi sacri su cui si articola, sul finire del secolo, l’affermazione dello scientismo positivistico, che rifugge dal Non Finito e impone un passaggio automatico alla Tecnica come soluzione Meccanica di ogni problema, come Modello Umano di Azione, anche in campi aperti e complessi quali la politica, la società, l’economia.
Oggi le scienze di ogni tipo ci dicono che sono le connessioni (mobili, precarie) a proporre forme, forme che noi uomini possiamo inventare. Ecco allora che queste conoscenze complesse, queste conoscenze che nascono dall’accettazione del Non Finito, consapevolmente costruiscono ‘leggi’ che proposte come protocolli di verità riescono a ‘incantare’ ancora le menti: solo che le ‘procedure’ in questo caso sono non più Frame ma script.
Da un lato
- ci si dà la meta di “riservare” queste conoscenze – le ‘procedure’ strane del divenire, i segreti invisibili del ‘come’ , le procedure – a pochi specialisti (rinchiusi in privilegiati luoghi di prepotere settario, come istituti speciali, camere di decisioni, fondazioni think thank , centri di ricerca, ‘poteri forti’)
- ci si dà il compito di imporre come naturali e indiscutibili protocolli accompagnati da narrazioni di ‘trasparenza’, ‘libertà’, ‘democraza’
Ai molti insomma la proposta è quella di un Pensiero lineare (competenze), ai privilegiati il pensiero non lineare (procedure cognitive).
Quindi?
Quali siano le procedure, in effetti, oggi è facile da svelare: basta ‘studiare’, basta avventurarsi nei terreni ‘specializzati’ delle neuroscienze, del cognitivismo evoluzionistico, della semiotica, dell’antropologia, della teoria dei sistemi, dell’emergenza ecc. ecc.
Proviamo allora, dopo qualche lettura, a proporre un ‘modello’. per il momento ci limitiamo a indicare i concetti chiave: in seguito per ognuna delle parti sotto indicate, proveremo a descrivere in modo teorico e pratico come funziona il modello.
PROCEDURA BASE[1]
A
Premessa
- Ridurre il Campo di osservazione (dal Non Finito al Finito)
- 2 Modellizzare (riconoscere il Codice specifico del Campo così determinato)[2]
- Riconoscere gli elementi (Semantica, Categorie grammaticali)[3]
- Riconoscere le relazioni tra elementDisambiguare situazioni di Ambiguità: Se a+x, se a+ y, se a + z, … Allora
- Relazioni sintattiche, testuali (ellissi, dato-nuovo, proforme..), extratestuali (memoria dell’osservatore)
- Transcodificare
- Perifrasi
- Parafrasi
- integrazione
B
Note
[1] La premessa generale assoluta è che si deve usare per ogni tipo di disciplina la parola ‘testo’ per intendere di cosa si parla: ogni ‘legge’ è una ‘frase’, per dirla in modo banale, è cioè fatta di parole. E le parole stesse non sono ‘natura’ ma artificio umano, artificio correlato evoluzionisticamente al vantaggio evolutivo. Anche una ‘persona’, anche un ‘evento’ è di fatto tale solo perché la mente umana che conosce due procedure di memorizzazione di base, il ‘frame’ e lo ‘script’, non può che ‘conoscere’ il reale trasformando il flusso indistinto e indistinguibile ai ‘forme’ riconoscibili e ripetibili, capaci di consentire ‘esonero’ dall’angoscia dell’imprevisto. Come detto le ‘forme’ con cui la mente ‘elabora’ i dati in entrata (selezionati in vario modo dagli organi preposti) sono ‘frame’ (schemi, cioè immagini vere e proprie, ossia ‘idee’ per usare il termine platonico, rappresentazioni spaziali per così dire che semplificano la complessità delle cose, individuando solo alcune linee’ grosse’ degli oggetti animali piante persone eventi, schemi appunto , ovvero ‘modelli’ che nella semplificazione estrema consentono di costruire ‘categorie: lo schema dell’uomo come linee di braccia, gambe, corpo testa, consente di ‘riconoscere’ immediatamente’ tutti vari diversi uomini come appartenenti a quella categoria…) e ‘script’ (ovvero ‘racconti, che a partire dai verbi consentono di riconoscere dei vari e propri ‘copioni’ fissi, delle relazioni costanti o molto probabili, che consentono di attivare le reazioni di sopravvivenza fondamentali, cioè paura o quiete). Certo, su questa struttura genetica, l’evoluzione umana ha costruito poi articiali e consapevoli frame e script (rappresentazioni, miti, riti, leggi ecc.)
[2] Se il Testo considerato è un romanzo, il codice dovrebbe essere quello (uno di quelli) letterari; se il Testo è una Persona potrebbe essere una delle tante psicologie, o sociologie o altro; se è un’Impresa economica ,il codice sarà qualcuna delle varie teorie a disposizione..e così via.(Se il ‘testo’ è un cosiddetto ‘problema’ di matematica, si tratta di andare a cercare il /i teoremi adeguati…
Tutto sta a sapere quali siano i codici, a sapere come sono stati costruiti, come funzionano, a partire dalla consapevolezza che non sono mai ‘verità’, ma sempre e solo Modelli, che possono funzionare solo se si restringe prioritariamente il campo di osservazione
[3] Le categorie sono riconoscibili per i significanti, per i segni che ‘arbitrariamente’ e per ‘opposizione’, indirizzano a questa o quella categoria. I significanti stanno tutti nel ‘testo’ e si tratta solo di avere una mappatura adeguata per poter inevitabilmente riconoscere l’appartenenza (la categoria di appartenenza9 di quel significante
[1] Alcuni dei principali teorici della complessità in fisica e nelle scienze dei sistemi complessi includono figure storiche e contemporanee come Poincaré, Lyapunov, Kolmogorov, Schrödinger, Andronov e Giorgio Parisi.
Pionieri storici
- Henri Poincaré (1854–1912) → Fondatore della teoria dei sistemi dinamici e del caos deterministico.
- Jacques Hadamard (1865–1963) → Studi sulle equazioni differenziali e instabilità.
- Aleksandr Lyapunov (1857–1918) → Teoria della stabilità e sensibilità alle condizioni iniziali.
- Erwin Schrödinger (1887–1961) → Contributi alla termodinamica statistica e alla vita come sistema complesso.
- Andrei Kolmogorov (1903–1987) → Fondatore della teoria della probabilità e della complessità algoritmica.
- Aleksandr Andronov (1901–1952) → Studi sui sistemi non lineari e oscillazioni.
Teorici contemporanei
- Giorgio Parisi (1948–) → Premio Nobel per la Fisica 2021, noto per i suoi studi sui sistemi disordinati e complessi (spin glass, reti, fenomeni emergenti).
- James Sethna → Autore di Statistical Mechanics: Entropy, Order Parameters and Complexity, importante per la fisica statistica dei sistemi complessi.
- Mark Newman → Teorico delle reti complesse, autore di Complex Systems: A Survey.
- Guido Caldarelli → Studioso italiano delle reti complesse e della scienza dei sistemi.
- Michele Caselle → Fisico italiano che lavora sulla modellizzazione dei sistemi complessi.
[2] Si può elaborare una tabella per comparare complessità fisica e complessità culturale
| Ambito | Teorico | Contributo principale | Idea di complessità |
| Fisica/Matematica | Henri Poincaré | Fondatore della teoria dei sistemi dinamici | Il caos deterministico: sensibilità estrema alle condizioni iniziali |
| Aleksandr Lyapunov | Teoria della stabilità | Misura della divergenza delle traiettorie: instabilità come segno di complessità | |
| Andrei Kolmogorov | Teoria della probabilità e complessità algoritmica | Complessità come quantità di informazione necessaria a descrivere un sistema | |
| Erwin Schrödinger | Termodinamica statistica e vita | La vita come sistema complesso che mantiene ordine contro l’entropia | |
| Giorgio Parisi | Spin glass e sistemi disordinati | Emergenza di strutture collettive in sistemi caotici e disordinati | |
| Cultura/Psicoanalisi | Jacques Lacan | Psicoanalisi strutturalista | Il soggetto come effetto di un sistema di segni complesso (linguaggio, desiderio) |
| Roland Barthes | Semiologia e critica letteraria | Il testo come rete di segni, mai riducibile a un significato unico | |
| Michel Foucault | Archeologia del sapere | Le pratiche discorsive come sistemi complessi che producono soggettività | |
| Gilles Deleuze | Filosofia del molteplice | Complessità come flusso di differenze, reti rizomatiche, emergenza di nuovi ordini | |
| Michel de Certeau | Fenomenologia urbana | La città come sistema complesso di pratiche, gesti e narrazioni quotidiane |
In conclusione,
- in fisica, la complessità è legata a dinamiche non lineari, instabilità e emergenza.
- nella cultura, la complessità riguarda reti di segni, pratiche discorsive e soggettività emergente.
- entrambi i campi condividono l’idea che il tutto non si riduce alla somma delle parti: sia un ecosistema fisico che un testo letterario producono significati e comportamenti emergenti.
[3] Sintesi didattica
Fisica/biologia: emergenza come ordine spontaneo da interazioni microscopiche.
Psicologia/filosofia: emergenza della coscienza e della mente.
Sociologia: emergenza di norme, culture e istituzioni.
Informatica: emergenza di comportamenti collettivi da algoritmi semplici.
[4] Studiosi in vari campi In Fisica e matematica: Henri Poincaré → sistemi dinamici e caos deterministico.
Andrei Kolmogorov → complessità algoritmica e teoria della probabilità.Giorgio Parisi → sistemi disordinati e spin glass, Nobel per la Fisica 2021.
in Biologia Ludwig von Bertalanffy → fondatore della Teoria Generale dei Sistemi, che descrive gli organismi come sistemi emergenti.Stuart Kauffman → auto-organizzazione biologica e reti genetiche.Humberto Maturana & Francisco Varela → teoria dell’autopoiesi, sistemi viventi auto-organizzati.
In Psicologia e neuroscienze Jaegwon Kim → filosofia della mente, proprietà emergenti della coscienza.
John Searle → coscienza come fenomeno emergente biologico.
Jeffrey Goldstein → definizione operativa di emergenza nei sistemi cognitivi.
In Sociologia e scienze sociali Émile Durkheim → concetto di “fatti sociali” come proprietà emergenti della società. Niklas Luhmann → sistemi sociali autoreferenziali.Steven Johnson → divulgatore della “nuova scienza dei sistemi emergenti” applicata a città, economie e movimenti collettivi.
In Informatica e intelligenza artificialJohn Conway → “Game of Life”, modello paradigmatico di emergenza da regole semplici.Douglas Hofstadter → relazioni tra coscienza, linguaggio e sistemi emergenti.
Complex Systems Institute (Newman, Barabási) → reti complesse e fenomeni emergenti in internet e big data.
[5] Tabella comparativa: Sistemi emergenti
Campo Studiosi principali Concetti chiave di emergenza Esempi
Fisica/Matematica Poincaré, Lyapunov, Kolmogorov, Parisi Caos deterministico, instabilità, ordine spontaneo Spin glass, dinamiche caotiche, cristalli
Biologia Von Bertalanffy, Kauffman, Maturana & Varela Auto-organizzazione, autopoiesi, reti genetiche Ecosistemi, colonie di insetti, cellule viventi
Psicologia/Neuroscienze Jaegwon Kim, John Searle, Jeffrey Goldstein Coscienza come proprietà emergente, sistemi cognitivi Esperienza soggettiva, reti neurali
Sociologia/Scienze sociali Durkheim, Luhmann, Steven Johnson Fatti sociali, sistemi autoreferenziali, intelligenza collettiva Norme sociali, culture, città come sistemi complessi
Informatica/AI Conway, Hofstadter, Barabási, Newman Emergenza da regole semplici, reti complesse Game of Life, internet, big data
[6] Attualmente occorre comunque distinguere la cultura scientifica (Stem ad esempio) che punta alla conoscenza come specializzazione, come effetto della separazione e della riduzione del complesso al semplice, al Finito, rispetto a quella umanistica che (abbandonati gli assolutismi idealistici del Bello e del Bene come entità ontologiche che garantirebbero le scelte degli studiosi) insiste sulla storicità, connettività e relatività di tutte le conoscenze. Privilegio sulla filologia, sulla scomposizione decostruzione per allenare alla comlessità)
[7] Differenze pratiche in aula e nella ricerca
In antropologia si privilegia il lavoro sul campo, il tempo lungo dell’osservazione e la restituzione etnografica; la validità si fonda sulla ricchezza descrittiva e sulla plausibilità interpretativa.
Nelle humanities si lavora su testi, archivi e tradizioni critiche; nelle scienze sperimentali si costruiscono esperimenti, modelli e misure ripetibili; entrambi richiedono rigore, ma il tipo di evidenza e giustificazione è diverso.
Per l’insegnamento: esercizi antropologici favoriscono competenze etnografiche e pensiero contestuale; i percorsi umanistici e scientifici sviluppano rispettivamente capacità critico-interpretative e capacità analitiche e metodologiche.
[8] Esempi e fenomenologia
Bottom‑up: riconoscimento di un suono improvviso o della forma di un oggetto basato solo sulle caratteristiche fisiche dello stimolo.
Top‑down: vedere un oggetto ambivalente in modo diverso a seconda delle aspettative; la Gestalt mostra come la conoscenza strutturale orienti la percezione.
Funzioni adattive e limiti
Vantaggi bottom‑up: precisione nell’analisi dei dettagli e reattività a novità o pericoli; svantaggio: lento se mancano pattern riconoscibili.
Vantaggi top‑down: efficienza cognitiva e veloce interpretazione in contesti familiari; svantaggio: distorsioni percettive, bias e false interpretazioni quando le aspettative non corrispondono ai dat
[9] Il triangolo mostra come il soggetto si costituisca tra i tre registri (Simbolico, Immaginario, Reale).
I lati rappresentano i dispositivi che articolano il rapporto del soggetto con l’Altro e con il desiderio:
- φ introduce la mancanza e la castrazione simbolica.
- Soggetto supposto sapere regge la dinamica della traslazione analitica.
- objet petit‑a mantiene aperto il desiderio come spinta verso ciò che manca.
[10] esempi concreti (ad es. battito cardiaco per il proto‑Sé, emozione immediata per il Sé nucleare, ricordo narrativo per il Sé autobiografico)
[11] Fondamenti della teoria dell’evento
1. Ontologia del molteplice
- Badiou parte da una ontologia matematica: l’essere è molteplice, non unitario.
- L’evento non è parte dell’essere in senso classico, ma una singolarità che emerge nel vuoto dell’ordine stabilito.
- L’evento è imprevedibile, non deducibile dalle leggi del sistema.
2. Evento come rottura
- L’evento è ciò che non può essere previsto né integrato nel sapere dominante.
- È una discontinuità radicale che apre un nuovo campo di possibilità.
- Esempi: la Rivoluzione Francese, l’amore, la scoperta scientifica, l’opera d’arte, la militanza politica.
3. Verità e fedeltà
- Ogni evento porta con sé una verità che non è universale nel senso classico, ma singolare e assoluta per chi vi è fedele.
- Il soggetto si costituisce come tale nella fedeltà all’evento: non esiste prima, ma nasce nel processo di adesione.
- La fedeltà è il lavoro di pensiero e azione che prolunga l’evento nel tempo.
[12] ’Confronto tra l’evento di Badiou e l’impresa rinascimentale. Condividono una tensione verso la trasformazione del possibile, ma divergono radicalmente per ontologia, soggettività e rapporto con la verità. Ecco una tabella comparativa che mette in luce affinità e differenze: possiamo rappresentare queste idee n modo schematico
| Ontologia | Rottura dell’essere, emersione del vuoto | Espressione dell’ordine cosmico e umano |
| origine | Impossibile da prevedere, non deducibile | Frutto di volontà, progetto, virtù |
| Soggetto | Si costituisce nella fedeltà all’Evento | È già formato, l’eroe, l’artista, il principe |
| Verità | Singolare irriducibile | Universale, armonica, proporzionale |
| Tempo | Discontinuità, apertura di un nuovo tempo | Continuità storica, perfezionamento dell’antico |
| Etica | Fedeltà all’irruzione dell’Evento | Esercizio della virtù, gloria, memoria |
| Esempi | Rivoluzione, Amore, Scoperta scientifica | Impresa, architettonica, artistica, politica |
| Rapporto con il sapere | L’evento eccede il sapere e lo trasforma (PROBLEM POSING) | L’impresa realizza il sapere e lo sublima (PROBLEM SOLVING) |
Le Affinità consistono nel fatto che
- entrambi implicano un superamento del dato: l’evento rompe, l’impresa trascende.
- entrambi generano nuove forme di soggettività: il soggetto fedele (Badiou), l’uomo rinascimentale (Leonardo, Pico, Machiavelli).
- entrambi si inscrivono in una logica del possibile: l’evento apre un nuovo campo, l’impresa realizza un ideale.
Le Differenze profonde consistono nel fatto che
- L’evento è ontologicamente imprevedibile, mentre l’impresa è teleologicamente orientata.
- Il soggetto dell’evento è costituito dall’evento stesso, mentre il soggetto rinascimentale è agente sovrano.
- La verità dell’evento è singolare e irriducibile, quella dell’impresa è universale e armonica.
[13] Scheda didattica: La teoria dell’evento (Alain Badiou)
Definizione operativa
L’evento è un accadimento che rompe l’ordine della situazione e apre la possibilità di una verità nuova. Non è un semplice fatto, ma una singolarità ontologica che interpella il soggetto.
Elementi chiave
Concetto Descrizione sintetica
Situazione Ordine stabilito, campo del sapere dominante
Evento Rottura imprevedibile, non deducibile dal sapere precedente
Verità Nuovo orientamento universale, ma singolare
Soggetto Si costituisce nella fedeltà all’evento
Fedeltà Processo attivo di adesione e prolungamento dell’evento
Intervento Atto che nomina l’evento e lo riconosce come tale
Esempi di eventi secondo Badiou
Politica: Rivoluzione Francese, Rivolta di maggio ’68. Amore: incontro che trasforma la visione del mondo. Arte: nascita della pittura cubista. Scienza: scoperta della relatività o della matematica dei numeri transfiniti
Attività didattiche
1. Analisi di eventi storici
Scegliere un evento storico e analizzarlo secondo la griglia: situazione → rottura → verità → soggetto → fedeltà.
2. Laboratorio autobiografico
Scrivere un breve racconto di un “evento personale” che ha trasformato la propria visione del mondo.
Identificare: qual era la situazione precedente? Quale verità è emersa? Come si è modificata la propria identità?
3. Confronto interdisciplinare
Mettere a confronto la teoria dell’evento di Badiou con:
Lacan: evento come rottura del senso e accesso al Reale
Deleuze: evento come superficie di senso e intensità
Semiologia: evento come discontinuità nel codice
Domande guida per la riflessione
In che modo un evento può generare una verità universale ma non totalizzante?
Qual è il ruolo del soggetto nella costruzione della verità?
Come distinguere un evento da un semplice fatto?
[14] Ghost in the Shell
• Sterminismo: annientamento dell’identità tramite sorveglianza e fusione uomo-macchina.
• Periodo interstiziale: Motoko come soggetto che cerca emancipazione in un mondo dominato dal controllo.
• Momento straussiano: priorità alla sicurezza e alla stabilità del sistema.
• Scene chiave: inseguimento iniziale; dialogo con il Puppet Master.
Snowpiercer
• Sterminismo: catastrofe climatica e segregazione sociale.
• Periodo interstiziale: rivolte dei vagoni di coda come segnali di risveglio della storia.
• Momento straussiano: ordine elitario e repressione giustificata come necessaria per la sopravvivenza.
• Scene chiave: rivolta dei vagoni di coda; confronto finale con Wilford.

