COS’E’ L’UOMO?

1

Due risposte di base :

Soggetto Autodeterminato ↔ Sistema Emergente

Forma ↔ Metodo (asse implicito che struttura le due visioni)

1.1

MAPPA a DUE ASSI

                                   METODO

                     (processo, relazione, enazione, situatività)

                                      ▲

                                      │

                                      │

                     ┌────────────────┼────────────────┐

                     │                │                │

                     │                │                │

                     │ 1. SOGGETTO    │ 2. SISTEMA     │

                     │     +          │    +           │

                     │    METODO      │   METODO       │

                     │                │                │

                     │(Spirito come   │Mente come      │

                     │ autoformazione │ processo       │

                     │ etica)         │ incarnato)     │

                     └────────────────┼────────────────┘

                     │                │                │

                     │                │                │

                     │ 3. SOGGETTO    │ 4. SISTEMA     │

                     │     +          │    +           │

                     │    FORMA       │   FORMA        │

                     │                │                │

                     │ (Anima come    │ (Pattern       │

                     │ sostanza       │emergente,      │

                     │ distinta)      │auto‑organizzato) │ 

                     └────────────────┴────────────────┘

                                      │

                                      │

                                      ▼

                                     FORMA

                     (essenza, identità, sostanza, modello)

2

 DUE GENEALOGIE DELL’UMANO

A. L’Uomo come Soggetto Autodeterminato (Anima, Spirito, Libertà, Differenza dagli animali)  B. L’Uomo come Sistema Emergente (mente incarnata, situata, condivisa, enattiva)  
Genealogia sintetica Platone: anima tripartita, separata dal corpo Cristianesimo: anima immortale, persona come valore assoluto Umanesimo classico: dignitas hominis (Pico), uomo come microcosmo Cartesio: res cogitans, soggetto come fondamento Kant: autonomia morale, legge interiore Idealismo: Spirito come auto‑sviluppo (Hegel) Liberalismo: individuo come unità autonoma  Genealogia sintetica Darwin: continuità evolutiva uomo‑animali Varela, Thompson, Rosch: enazione, mente come azione incarnata Merleau‑Ponty: percezione come corpo‑mondo Bateson: mente come sistema ecologico Scienze cognitive 4E: embodied, embedded, enactive, extended Neuroscienze: plasticità, reti, processi distribuiti Ecologia e complessità: sistemi adattivi, emergenza  
Assi portanti L’umano è unità La mente è superiore alla materia La libertà è interiore Il corpo è strumento La differenza dagli animali è ontologica  Assi portanti L’umano è processo La mente è corpo‑mondo La libertà è relazione Il corpo è cognizione La differenza dagli animali è graduale, non ontologica  
Funzione culturale →  Stabilizzare l’identità, fondare l’etica, costruire istituzioni verticali.  Funzione culturale →  Leggere la complessità, progettare sistemi, abitare l’incertezza
  

2.2

IL PUNTO DI ROTTURA

Le due visioni non sono solo filosofie: sono due politiche dell’umano.

Soggetto AutodeterminatoSistema Emergente
cerca ordine produce norme difende identità pensa in termini di essenzacerca adattamento produce metodi valorizza relazioni pensa in termini di processi  

Dal 1989 subiamo la retorica della “fine delle ideologie” e del “ritorno alla natura”: non è affatto una “descrizione neutra” del reale, ma una vera e propria nuova ideologia che (subdolamente) nega di esserlo.

La narrazione contemporanea dice: “Non ci sono più ideologie, affidiamoci alla natura, ai processi, all’autoregolazione.”.  Ma questo è apparentemente solo un passaggio dall’antropologia del Soggetto Autodeterminato (che vive di Forma, Essenza, Norma) verso l’antropologia del Sistema Emergente (che vive di Metodo, Processo, Adattamento): ma attenzione,  non è un passaggio innocente, bensì una nuova politica dell’umano.

2.3 Come si mappa questa retorica sulle due politiche dell’umano:

–  le ideologie del Novecento erano forme, cioè modelli chiusi, che puntano a determinare identità forti, stabilendo delle teleologie capaci di dar corpo alle (presunte) essenze dell’umano in forme appunto collettive come Stato, Nazione ecc.

– la retorica contemporanea della “natura”, della “complessità”, dell’“auto-organizzazione” (della “libertà”) è un metodo: non propone un’identità, ma un modo di stare nel mondo, trasformando il problema del senso del vivere in una questione estetica (di Stile, di Etica al massimo e non certo  Politica

2.4. Il punto chiave: “Natura” oggi è un dispositivo politico, non un ritorno all’origine

Quando dicono “affidiamoci alla natura” (ad esempio i Chicago boys ieri , Thiel oggi ), stanno facendo tre operazioni:

  • depoliticizzazione apparente (la natura viene presentata come neutra, come se non fosse una scelta culturale: in realtà è una nuova norma, una creazione culturale come tante, solo che si traveste da processo e quindi ‘verità’).
    • spostamento di responsabilità: il Soggetto Autodeterminato dice: “Io decido” quello che vive entro il Sistema Emergente dice: “Il sistema decide con me”. La retorica della natura dice: “La natura decide” per me.
    • è una forma di delegazione ontologica. Il rifiuto delle forme forti delle ideologie (chiuse e identitarie), l’identificazione della natura nel Processo (aperto, adattivo) non elimina davvero la politica ma la sposta. Si rinnova con il supporto di tutte le scienze contemporanee (della mente in particolare), la pratica secentesca del Secretum Imperii: “tieni nascosto alla persona semplice quel che fa chi governa perché non capirebbe” [1]. È il passaggio da una politica dell’ordine a una politica dell’adattamento, dal “governo” alla “governance”

La retorica della “fine delle ideologie” è, per concludere, una mossa del Sistema Emergente per sostituire la Forma con il Metodo.

 Dalla FORMAAl METODO
norma[2]Protocollo
Identità[3]relazione
essenzaProcesso
Ordineadattamento

Ma attenzione: il Metodo può diventare una nuova Forma se non riconosciamo la sua natura politica, se l’accettiamo come necessità ontologica da cui non c’è via do uscita.

In Sintesi operativa, oggi coesistono due modi di dire “Natura” (1 Natura come Essenza → Soggetto Autodeterminato (ordine, identità, teleologia)2 Natura come Processo → Sistema Emergente (adattamento, metodo, relazioni) e coerentemente due politiche dell’umano (1 Forma → ideologie, identità, norme; 2 Metodo → complessità, ecologia, sistemi)

La retorica contemporanea della natura è Metodo travestito da non-politica, è “ la nuova ideologia che nega di esserlo: non propone un’essenza, ma un metodo. È la politica dell’emergenza che sostituisce la politica dell’identità.”

3

3.1

Dimensioni comparate

DimensioneSoggetto AutodeterminatoSistema Emergente
OntologiaEssenza, anima, spiritoProcesso, rete, sistema
CognizioneInterna, mentaleIncarnata, situata, condivisa
LibertàAutonomia interioreCo‑emergenza relazionale
EticaNorma, dovereCura, adattamento
CorpoStrumentoCognizione estesa
AnimaliDiscontinuitàContinuità evolutiva

3.2

La logica profonda

Le due antropologie rispondono a due diversi problemi omeostatici:

  • Soggetto Autodeterminato → ridurre il caos del mondo creando un centro stabile (anima, spirito, identità).
  • Sistema Emergente → attraversare il caos del mondo diventando parte di un sistema più grande (corpo‑mondo, relazioni, ecologia).

Sono due strategie di sopravvivenza culturale.[4]

4

4.1

VERSIONE GENEALOGICA STORICA ESTESA: due linee lunghe, due tradizioni antropologiche, due modelli di umano.

              Soggetto Autodeterminato ↔ Sistema Emergente        

             Due genealogie, stesse epoche, due modi di “fare l’umano”

5

┌───────────────────────────────┬──────────────────────────────────────────────┐

│   LINEA A — SOGGETTO          │   LINEA B — SISTEMA EMERGENTE               │

│   (unità autonoma)            │   (processo relazionale)                     │

├───────────────────────────────┼──────────────────────────────────────────────┤

│ 1. GRECIA ANTICA              │ 1. PRESOCRATICI E STOICI                     │

│ Platone, Aristotele           │ Eraclito, Zenone                             │

│ • Anima distinta dal corpo    │ • Mondo come flusso                          │

│ • Razionalità superiore       │ • Individuo parte di un ordine più grande    │

│ • Teleologia                  │ • Interdipendenza cosmica                    │

├───────────────────────────────┼──────────────────────────────────────────────┤

│ 2. CRISTIANESIMO              │ 2. RINASCIMENTO CRITICO                      │

│ Agostino, Tommaso             │ Montaigne                                    │

│ • Persona = valore assoluto   │ • Uomo come animale tra gli animali          │

│ • Anima immortale             │ • Critica dell’eccezionalismo                │

│ • Libertà come dono           │ • Conoscenza incarnata                       │

├───────────────────────────────┼──────────────────────────────────────────────┤

│ 3. UMANESIMO RINASCIMENTALE   │ 3. DARWIN ED EVOLUZIONISMO                   │

│ Pico, Ficino                  │ Darwin                                       │

│ • Dignitas hominis            │ • Continuità uomo–animali                    │

│ • Centralità dell’individuo   │ • Mente come prodotto evolutivo              │

│ • Uomo = microcosmo           │ • Adattamento come principio                 │

├───────────────────────────────┼──────────────────────────────────────────────┤

│ 4. MODERNITÀ                  │ 4. PRAGMATISMO E FENOMENOLOGIA               │

│ Cartesio, Kant                │ James, Dewey, Merleau-Ponty                  │

│ • Res cogitans                │ • Mente come azione                          │

│ • Autonomia morale            │ • Corpo come condizione della percezione     │

│ • Soggetto = centro           │ • Conoscenza come relazione                  │

├───────────────────────────────┼──────────────────────────────────────────────┤

│ 5. IDEALISMO / ROMANTICISMO   │ 5. CIBERNETICA E SISTEMI                     │

│ Hegel, Schelling              │ Bateson, von Foerster                        │

│ • Spirito come auto-sviluppo  │ • Mente come sistema ecologico               │

│ • Libertà storica             │ • Feedback, auto-organizzazione              │

│ • Individuo = momento Assoluto│ • Cognizione distribuita                     │

├───────────────────────────────┼──────────────────────────────────────────────┤

│ 6. LIBERALISMO / PERSONALISMO │ 6. SCIENZE COGNITIVE 4E                      │

│ Mill, Mounier                 │ Varela, Thompson, Clark                      │

│ • Individuo autonomo          │ • Embodied (incarnata)                       │

│ • Diritti, responsabilità     │ • Embedded (situata)                         │

│ • Identità personale          │ • Enactive (azione)                          │

│                               │ • Extended (strumenti, relazioni)            │

├───────────────────────────────┼──────────────────────────────────────────────┤

│ ESITO                         │ ESITO                                        │

│ • Unità autonoma              │ • Processo relazionale                       │

│ • Valore intrinseco           │ • Identità come rete                         │

│ • Separato dagli animali      │ • Continuità col vivente                     │

│ • Autodeterminazione          │ • Co-emergenza                               │

└───────────────────────────────┴──────────────────────────────────────────────┘

Logica profonda della mappa

SOGGETTO AUTODETERMINATOSISTEMA EMERGENTE
UNITA’PROCESSO
CENTRORELAZIONE
SOSTANZAINCARNAZIONE
AUTONOMIASITUATIVITA’
INTERIORITA’CONITNUITA’ COL VIVENTE
DIFFERENZA DAGLI ANIMALICO-EMERGENZA
SOGGETTO COME PRINCIPIO E FINELA MENTE COME SISTEMA DISTRIBUITO

4.2

UNA MAPPA A DOPPIO INGRESSO  che permette due letture:

1. Lettura verticale (diacronica)

→ come ogni epoca declina le due antropologie.

2. Lettura orizzontale (sincronica)

→ come le due visioni rispondono allo stesso problema storico.

LINEA A L’UOMO COME SOGGETTO AUTODETERMINATO  LINEA B  L’UOMO COME SISTEMA EMERGENTE  
1. Grecia antica (Platone, Aristotele) Anima come principio distinto dal corpo Razionalità come tratto distintivo dell’uomo Teleologia: ogni essere ha un fine proprio 2. Cristianesimo (Agostino, Tommaso) Persona come valore assoluto Anima immortale, creata da Dio Libertà come dono e responsabilità 3. Umanesimo rinascimentale (Pico, Ficino) Dignitas hominis: l’uomo può scegliere la propria forma Centralità dell’individuo L’uomo come microcosmo 4. Modernità (Cartesio, Kant) Res cogitans: il pensiero come fondamento Autonomia morale: la legge dentro di noi Soggetto come centro dell’esperienza 5. Idealismo e Romanticismo (Hegel, Schelling) Spirito come auto‑sviluppo Libertà come realizzazione storica L’individuo come momento dell’Assoluto 6. Liberalismo e personalismo (Mill, Mounier) Individuo come unità autonoma Diritti, responsabilità, autodeterminazione Identità come proprietà personale  1. Presocratici e stoici (Eraclito, Zenone) Il mondo come flusso L’individuo come parte di un ordine più grande Interdipendenza cosmica 2. Rinascimento critico (Montaigne) L’uomo come animale tra gli animali Critica dell’eccezionalismo umano Conoscenza come esperienza incarnata 3. Darwin e l’evoluzionismo (XIX secolo) Continuità uomo‑animali Mente come prodotto evolutivo Adattamento come principio 4. Pragmatismo e fenomenologia (James, Dewey, Merleau‑Ponty) Mente come azione Corpo come condizione della percezione Conoscenza come relazione 5. Cibernetica e sistemi (Bateson, von Foerster) Mente come sistema ecologico Feedback, auto‑organizzazione Cognizione distribuita 6. Scienze cognitive 4E (Varela, Thompson, Clark) Embodied: mente incarnata Embedded: situata nel mondo Enactive: generata dall’azione Extended: estesa negli strumenti e nelle relazioni 7. Ecologia e complessità (Morin, Ostrom) L’umano come nodo in reti socio‑ecologiche Identità come processo Libertà come co‑emergenza  
Esito:  Una genealogia che costruisce l’umano come unità autonoma, dotata di valore intrinseco, separata dal resto degli animali, capace di autodeterminarsi.  Esito:  Una genealogia che costruisce l’umano come processo relazionale, incarnato, situato, continuo con il vivente, emergente da reti di interazioni.  
  

SINTESI FINALE

Le due genealogie non sono alternative morali: sono due infrastrutture cognitive che l’Occidente ha costruito per rispondere alla stessa domanda:

Che cos’è un essere umano?

  • La prima risponde: un centro. (un DATO)
  • La seconda risponde: una rete. (un SISTEMA EMERGENTE)

Quando l’identità diventa merce, la legge diventa ostacolo. Quando l’identità è immediata, la norma è vissuta come catena. Quando il flusso domina, la forma è percepita come violenza.La legge non è più vista come protezione, ma come impiccio.

Perché accade?

Tre cause sistemiche:

  • Algoritmi che premiano la reazione immediata, non la norma condivisa
    • Mercificazione dell’identità per cui la legge rallenta la performance del sé.[5]
    • Populismo del flusso

La legge è narrata come “contro il popolo”. La frase che sintetizza tutto

“La modernità chiedeva di diventare cittadini. Il flusso chiede di diventare identità. La legge è ciò che ostacola questa metamorfosi.”

5

GENEALOGIA di HOMO SAPIENS come SISTEMA EMERGENTE  

5.1

Da ANIMAL ad ANIMAL SYMBOLCUM

┌───────────────────────────────┬────────────────────────────────┐

│            ANIMAL             │        ANIMAL SYMBOLICUM       │

│   (biologia, DNA, re-azione)  │(simboli, intenzioni, pro-azione)  │

├───────────────────────────────┼────────────────────────────────┤

│ DNA                           │ Intenzioni                     │

│ (programmi ereditati)         │ (scopi, progetti, finalità)    │

├───────────────────────────────┼────────────────────────────────┤

│ Re-azione                     │ Pro-azione                     │

│ stimolo → risposta            │ anticipazione → scelta         │

├───────────────────────────────┼────────────────────────────────┤

│ Adattamento                   │ Correzione                     │

│ adeguarsi all’ambiente        │ modificare l’ambiente          │

├───────────────────────────────┼────────────────────────────────┤

│ Non senso                     │ Senso                          │

│ il mondo “è”                  │ il mondo “significa”           │

├───────────────────────────────┼────────────────────────────────┤

│ Problem solving               │ Problem posing                 │

│ risolvere ciò che accade      │ decidere *che cosa* sta accadendo     │

├───────────────────────────────┼────────────────────────────────┤

│ Percezioni                    │ Codici                         │

│ pattern sensoriali            │ categorie, simboli, linguaggi  │

├───────────────────────────────┼────────────────────────────────┤

│ Omeostasi                     │ Progettazione                  │

│ mantenere equilibrio          │ creare nuovi equilibri         │

├───────────────────────────────┼────────────────────────────────┤

│ Ambiente come dato            │ Ambiente come costruzione      │

│ (vincolo)                     │ (interpretazione)              │

├───────────────────────────────┼────────────────────────────────┤

│ Azione immediata              │ Azione mediata                 │

│ (istinto)                     │ (norme, ruoli, narrazioni)     │

└───────────────────────────────┴────────────────────────────────┘

5.2

Logica profonda della mappa

ANIMALANIMAL SYMBOLCUM
Vive nel mondoVive sul mondo
Reagisceanticipa
Si adattacorregge
Non crea sensoCrea senso
Risolve problemi già datiDefinisce i problemi
Percepisce patternUsa codici, categorie, linguaggi
Non può cambiare il framePuò cambiare il frame
SISTEMA CHIUSO Input => rispostaSISTEMA APERTO Mondo=>Interpretazione=>scelta=> trasformazione
RISPONDE al REALECOSTRUISCE il “MONDO”

[1] Dai Gesuiti ai servizi segreti in fondo non c’è discontinuità: la genealogia del secretum imperii è una linea continua, non una sequenza di rotture. E le fonti  lo confermano in modo quasi imbarazzante nella loro coerenza storica.

A partire dai gesuiti del Seicento, passando per la Santa Sede, fino ai servizi segreti moderni (e oggi l’AI), ciò che cambia è la tecnologia, non la logica del potere. Il punto di continuità: il potere come gestione dell’informazione

Le ricerche storiche sui gesuiti mostrano che la Compagnia di Gesù operava come una infrastruttura transnazionale di coordinamento delle élite, fondata su reti globali di missioni, confessioni come canale informativo, educazione come controllo ideologico, rapporti riservati ai sovrani e capacità di operare in più imperi simultaneamente. Le reti dei procuratori gesuiti nel Seicento — da Macau al Giappone — erano globali, logistiche, finanziarie, diplomatiche e informazionali. Esattamente ciò che oggi chiamiamo intelligence integrata. A imitazione di questa rete, anche  il Vaticano ha mantenuto nei secoli una struttura di intelligence (si pensi ad esempio all’Inquisizione → prima rete informativa sistematica, alla istituzione della Segreteria di Stato → centro di raccolta e analisi, alle Nunziature → ambasciate con funzioni di intelligence diplomatica e soprattutto all’Archivio Segreto → memoria strategica. È  dal 1566 che esiste un vero e proprio servizio segreto vaticano (Holy Alliance / Entity), operativo per cinque secoli.

Questo è secretum imperii allo stato puro: informazione come potere, potere come informazione. Parallelamente, con l’affermazione dello Stato Moderno, si dà vita a tutta una serie di servizi segreti nazionali, come mostra lalogica che fonda la  storia dei servizi segreti italiani: raccolta informativa, controinformazione, gestione del dissenso, protezione del potere politico, reti parallele (Gladio, Rosa dei Venti, ecc.). ovviamente la  struttura cambia, ma  la logica no. Così anche oggi, laddove la retorica neolibe parla di crescita di libertà e trasparenza, in effetti l’AI è solo l’ultima evoluzione della stessa linea genealogica del nascondere le ‘forme’ che si danno alle cose. Con l’aggravente della despazializzazione del processo, del nascondimento perfetto della gerarchia e la saturazione di ‘dati’ come richiamo per le allodole. In definitiva si ha dalla modernità ad oggi una continuità funzionale (i gesuiti → reti umane, il Vaticano → reti diplomatiche, gli Stati moderni → reti istituzionali, l’AI → reti algoritmiche) che dà sostanza ad una continuità politica: controllo dell’informazione, produzione di verità operative, modellazione del comportamento, anticipazione delle minacce, gestione del consenso). L’AI è semplicemente il nuovo apparato di raccolta, analisi e previsione che no ci libera dal  secretum imperii ma  lo perfeziona. In definitiva questa può essere  la formula genealogica del Secretum Imperii = infrastruttura basata sul controllo dell’informazione. Gesuiti → Vaticano → Stati moderni → AI. Cambia la tecnologia, non la logica. Il segreto non muore: cambia supporto. Da pergamena → confessione → dispaccio → dossier → algoritmo, il potere non smette di vedere ma cambia occhio. IL SECRETUM IMPERII È ORA UNA RETE NEURALE.

[2] Per stare un attimo alla cronaca dei giorn dell’estate 2026, i casi Roggero e dal mastro mostrano quale mutazione antropologica si sia verificata. La retorica del Flusso è “La legge impedisce di essere ciò che sei.” Questa è la logica del Sistema Emergente, ma distorta perché cerca adattamento, produce metodi alternativi alle regole del gioco che consente la convivenza comune, valorizza relazioni personali invece di arbitri imparziali, e pensa in termini di processi al punto che la legge è vista come forma rigida che impedisce il processo fluido dell’identità. Nel caso Roggero, la retorica pubblica dominante è stata: “Ha difeso sé stesso.”, “La legge lo punisce invece di proteggerlo.”, “Lo Stato è contro i cittadini.” In modo che infine la legge viene fatta percepire dagli sciami di cui oggi è costituito il cosiddetto popolo, come nemica dell’identità (“difendere la propria casa”). Per il caso Del Mastro la narrazione è che “La legge è politicizzata.”, “Le norme sono usate per impedire l’accesso  alla verità.”, “La burocrazia soffoca la libertà politica.”: di fatto la legge appare come INSTRUMENTUM REGNI, cioè ostacolo alla trasparenza e alla “verità del soggetto”.

In entrambi i casi la legge non è più percepita come cornice comune, ma come vincolo individuale, strumento da ‘adattare’ alle singole situazioni, al flusso.

[3] ’identità non è più un orizzonte collettivo (Nazione, Popolo, Classe), ma una merce immediata, un oggetto di consumo che promette liberazione dalle norme della modernità mentre in realtà le sostituisce con nuove forme di controllo. Ad esempio in Abruzzo si vende come ‘identitario’ il consuno di arrosticini, fino a due decenni fa ricetta molto periferica e sconosciuta all’abruzzese medio. Ovvero basta mostrare ‘fede’ per un club, un cantante, una tendenza e . oplà, si è acquistata una identità che ‘libera’ la propria ‘Natura’. Ovviamente ben costruita nel tempo proprio dalla società col soft power almeno. . Nella società del flusso diventa un prodotto individuale (Brand personale → Processo). È il passaggio dal Soggetto Autodeterminato al Sistema Emergente, ma in versione mercificata.

[4] VERSIONE NARRATIVA — Le Due Tribù dell’Umano

(racconto mitico‑genealogico, adatto a didattica, attivazione)

Si racconta che, all’alba del pensiero, l’umanità si divise in due grandi tribù. Non per guerra, ma per due modi diversi di sentire il mondo.

La Tribù del Soggetto

Viveva in alto, sulle terrazze del cielo. Credeva che ogni essere umano custodisse un fuoco interiore, una scintilla che nessun animale possedeva. Lo chiamavano in molti modi: Anima, Spirito, Io, Libertà.

Per loro l’uomo era unità, centro, origine. Il corpo era un veicolo, la mente una luce, la vita una prova. Ogni gesto aveva un valore morale, ogni scelta era un atto di autodeterminazione.

La Tribù del Soggetto costruì templi, codici, leggi, scuole. Inventò la dignità, la responsabilità, la colpa, la salvezza. Il mondo era un teatro, e l’uomo l’attore principale.

Il loro motto era: “L’uomo è più di ciò che appare.”

La Tribù del Sistema

Viveva nelle valli, tra fiumi e foreste. Non cercava un centro nell’uomo, ma connessioni. Per loro la mente non era un faro, ma un campo di forze: corpo, ambiente, relazioni, storia.

Non parlavano di anima, ma di processi. Non di spirito, ma di emergenza. Non di libertà interiore, ma di adattamento reciproco.

La Tribù del Sistema osservava gli animali, le piante, i venti. Vedeva continuità, non separazione. Per loro l’umano era un nodo in una rete più grande.

Inventarono l’ecologia, la complessità, la cura, la co‑evoluzione. Il mondo non era un teatro, ma un ecosistema.

Il loro motto era: “L’uomo è più di ciò che controlla.”

L’Incontro

Le due tribù si incontrano ancora oggi, in ogni scuola, in ogni città, in ogni discussione. Una difende l’unità, l’altra la molteplicità. Una cerca l’essenza, l’altra il processo. Una vuole stabilità, l’altra vuole adattamento.

Non sono nemiche: sono due strategie di sopravvivenza culturale, due

[5] Ad esempio, per gli adolescenti che hanno il trauma del doversi dare una identità nuova, da” adulti”, allontanandosi da quella dei genitori e degli adulti in genere, ad esempio è facile trasgredire tutte le regole che li hanno condizionati fino ad allora:  parcheggiare un motorino dove capita, fare fracasso dove c’è divieto, sporcare se è d’obbligo pulire, rientrare oltre l’orario stabilito, fare ritardo invece che rispettare i vocoli ecc. ecc.. L scuola, le istituzioni come la famiglia in genere sono le catene da oltraggiare, proprio come portatori di una regola: un tempo il senso comune lodava questo trapasso come segno di autolimitazione conquistata, oggi il senso comune del ‘sistema’ le fa percepire come cedimento al Potere. Il softpower dei media di ogni tipo oggi costruire questa ‘deriva’ antropologica, salvo poi vivere coome drammi gli efftti quando emergono fatti di cronaca estremi.

LA GUERRA DEI TRENT’ANNI

LA GUERRA DEI TRENT’ANNI, TRECENTO ANNI DOPO

Dopo il 1989, gli Stati Uniti si trovano davanti a un problema strategico: senza l’URSS, il rischio non è più “perdere l’Europa”, ma perdere la propria centralità in un mondo dove Europa e Russia potrebbero, almeno in teoria, costruire un asse autonomo.

La risposta è duplice:

  • Sul piano militare–istituzionale: allargare la NATO a est, integrare sempre più paesi europei in un sistema di sicurezza guidato da Washington.
  • Sul piano culturale–ideologico: consolidare un immaginario occidentale dove la leadership USA è naturale, desiderabile, “democratica”.

Questa non è fantasia: è ciò che emerge da studi su NATO, soft power e Guerra Fredda culturale.

C’è dunque in atto una vera e propria guerra, di cui gli europei non sono (non vogliono essere?)  coscienti: da trent’anni almeno l’America lavora contro l’Europa, quella che dopo i disastri delle guerre aveva scoperto che cooperare funziona meglio dello scontro.

Dopo l’89, la fine dell’Urss, l’obiettivo USA è diventato separare proprio l’Europa (fino ad allora ‘alleata’ privilegiata)  dalla Russia appena rinata dalle ceneri del sovietismo: lo scopo è  evitare di vedersi superare sul piano economico.

In effetti già dal secondo dopoguerra gli usa hanno messo in atto una strategia per  controbattere  culturalmente la tradizione europea del ‘cambiare l’esistente’ con quella del ‘gestire l’esistente’: cert’è che a vari livelli (dai think tanks, alle scuole,  all’industria culturale dei nuovi e dei vecchi  media ) cerca di  sottrarre  all’umanesimo il ruolo di egemone culturale che da secoli svolge in Europa, nonché di sovrastare gli obiettivi di politici uguaglianza e giustizia sociale con quelli individualistici del self made man. Per farlo attinge a piene mani al vocabolario dell’utopia moderna dell’individualismo libertario ma di fatto lo colma di illimitatezza alla far west, di superamento del concetto stesso di Stato Moderno. Sul piano politico operativo gli Usa approfittano della posizione di supremazia militare costruita con la Nato dopo la fine della seconda guerra mondiale, per separare progressivamente quel che è già unito (la Cee, gli stati multietnici dell’est), e per creare un nemico che ricompatti i deboli alle dipendenze del forte.

Tutto questo è stato possibile perché col tempo sono venuti meno figure di politici consapevoli dei problemi di fondo, delle tradizioni, delle necessità e delle pratiche che consentano di coesistere senza guerre, e sono emersi sempre più politici europei macchietta, che – quasi scelti in una sorta di casting- si limitano a eseguire copioni scritti altrove, a “gestire l’esistente”, servilmente, contro gli interessi di quelli in nome dei quali governano. .

C’è da dire che l’ipotesi della guerra trentennale è ovviamente solo risultato di abduzione: ci sono dei fatti documentati su cui non si può discutere, mentre l’azione di connetterli è ovviamente opera di una mente propriamente sapiens che cerca di vedere quel che i sensi immediatamente non dicono. Fare ipotesi è propriamente umano, fare ipotesi falsificabili dice Popper: ma nel mondo del flusso sappiemo che quel che non si può affermare è spesso solo perché sono in azione iniziative che ‘costruiscono’ mondi. Fiction insomma contro Fiction, paradossalmente per trovare la ‘verità’(?)

Le fonti dunque, per prima cosa.

Le fonti che si possono facilmente trovare anche sul web  confermano tre pilastri reali:

  1. L’allargamento della NATO come dispositivo di contenimento della Russia (documentato).
  2. L’uso del soft power e della guerra culturale USA in Europa dal dopoguerra (documentato).
  3. La frammentazione strutturale dell’Europa come condizione che facilita l’egemonia USA (documentato).

Quello che NON è documentato è l’idea di una “guerra trentennale” intenzionale e unitaria: ciò che esiste è un sistema di potere asimmetrico, non un piano segreto.

LE FONTI

1. NATO, allargamento a est e separazione Europa–Russia

Le fonti accademiche mostrano chiaramente che dopo il 1989 gli USA hanno perseguito una strategia di allargamento della NATO verso est, con l’effetto di ridurre lo spazio di manovra della Russia e di ancorare l’Europa all’ordine atlantico.

  • La tesi di Lamieri (2023) documenta come l’allargamento NATO negli anni ’90 sia stato guidato dagli USA, con strumenti come il Partenariato per la Pace e l’Atto Fondatore NATO–Russia (1997), che servivano a rendere l’espansione “accettabile” per Mosca, pur mantenendo la leadership americana.
  • La tesi di Michieletto (2025/26) conferma che la NATO nel post–Guerra Fredda rimane asimmetrica, con leadership statunitense e un’Europa divisa tra “Nuova Europa” (atlantista) e “Vecchia Europa” (autonomista). Questa frammentazione facilita la strategia USA.
  • L’AntiDiplomatico (fonte critica ma utile per comprendere la narrativa geopolitica) interpreta l’allargamento NATO come proiezione unipolare USA e come strumento di subordinazione strategica dell’Europa.

Conclusione documentata: Gli USA hanno effettivamente operato per integrare l’Europa nell’ordine atlantico, riducendo la possibilità di un asse autonomo Europa–Russia. Questo è un fatto storico, non una teoria.

2. Soft power, guerra culturale, think tanks: la lunga americanizzazione dell’Europa

Qui le fonti sono molto chiare: la guerra culturale USA in Europa è reale, documentata e sistematica.

  • L’articolo di Matteo Colono (2026) ricostruisce la strategia CIA dal dopoguerra:
    • denazificazione come rieducazione culturale;
    • promozione della Non-Communist Left;
    • intervento diretto su intellettuali, media, università;
    • costruzione di un anticomunismo democratico compatibile con l’egemonia USA. La CIA considerava la cultura europea un campo di battaglia strategico.
  • Il saggio geopolitico di Trozzi (2025) analizza il potere sovranazionale occidentale come rete istituzionale + economica + culturale, con gli USA al centro. Qui emerge il concetto di impero per invito (Maier) e la lettura di Brzezinski (The Grand Chessboard): l’Europa è parte di un sistema transnazionale dove la leadership USA è strutturale, non contingente.

Conclusione documentata: Dal 1945 gli USA hanno costruito un ecosistema culturale, mediatico e accademico che ha progressivamente sostituito l’umanesimo europeo con un paradigma individualista, competitivo, meritocratico, e orientato al mercato. Non è complotto: è soft power.

 3. Europa frammentata, leadership debole, politici “macchietta”

Qui le fonti non parlano di “macchiette”, ma documentano un fenomeno strutturale:

  • L’Europa è istituzionalmente frammentata (NATO, UE, stati nazionali).
  • Le élite europee sono spesso atlantiste per convenienza economica, militare o politica.
  • La dipendenza militare dalla NATO crea una dipendenza politica.

La tesi di Michieletto mostra che la divisione interna europea è funzionale alla leadership USA.

Il saggio di Trozzi mostra che l’Europa è parte di un sistema di governance dove la sovranità è parzialmente trasferita a strutture sovranazionali dominate dagli USA.

Conclusione documentata: La debolezza delle classi politiche europee non è una causa, ma un effetto sistemico: l’Europa non ha un centro decisionale unificato, quindi non può esprimere una strategia autonoma.

ABDUZIONE

Alla luce di queste fonti, possiamo dire è davvero documentato che ci siano questi dati:

  • strategia USA di contenimento della Russia;
  • allargamento NATO come strumento di egemonia;
  • guerra culturale USA dal dopoguerra;
  • frammentazione europea come condizione strutturale;
  • leadership USA nelle istituzioni occidentali.

 Non documentato ma legittimo sul piano delle inferenze abduttive, il fatto che ci sia un piano unitario di “guerra trentennale” contro l’Europa. Di fatto possiamo parlare di egemonia sistemica: un insieme di pratiche, istituzioni, narrazioni e dipendenze che producono l’effetto di impedire la nascita di un’Europa autonoma. Non è ovviamente guerra nel senso tradizionale (con armi che uccidono) ma nel senso contemporaneo di  guerra – struttura.

Ci sono in ogni caso anche qui libri e fonti  (seri, non complottisti) che confermano questa ipotesi.

Per la precisione circa la geopolitica e la strategia USA

  • Zbigniew Brzezinski – The Grand Chessboard La bibbia della strategia USA in Eurasia.
  • Charles S. Maier – Among Empires L’idea dell’“impero per invito”.
  • John J. Mearsheimer – The Tragedy of Great Power Politics Realismo offensivo, logica dell’egemonia USA.
  • Mary Elise Sarotte – Not One Inch Storia documentata dell’allargamento NATO.

Per la guerra culturale e soft power

  • Frances Stonor Saunders – The Cultural Cold War Documentazione archivistica sul ruolo CIA nella cultura europea.
  • Joseph Nye – Soft Power Teoria del potere culturale USA.

In relazione alla dipendenza strutturale dell’Europa

  • Luuk van Middelaar – The Passage to Europe Analisi della debolezza politica europea.
  • Ivan Krastev & Stephen Holmes – The Light That Failed Come l’imitazione dell’Occidente ha plasmato l’Europa post-1989.

Non esistono insomma documenti seri che parlino di un piano USA esplicito, continuo e coerente per “distruggere l’Europa” o “separarla dalla Russia” come obiettivo unico. Quello che vediamo è:

  • una strategia di potenza (mantenere l’egemonia);
  • decisioni successive, spesso reattive;
  • conflitti interni anche negli USA (non c’è un unico cervello).

Quindi: più che “guerra trentennale”, è egemonia strutturale che si adatta e si rinnova.

Ma l’Europa non è solo vittima

  • Ci sono momenti in cui l’Europa prova a costruire margini di autonomia (Ostpolitik, tentativi di difesa europea, politica energetica).
  • Alcuni paesi europei hanno usato la protezione USA per rafforzare se stessi, non solo per subire.

Quindi l’Europa non è solo “colonizzata”: è anche complice, beneficiaria, e talvolta resistente.

In sintesi dunque, dopo il 1945, e in modo rinnovato dopo il 1989, gli USA hanno costruito e mantenuto un sistema di egemonia militare (NATO), economica (dollaro, mercati), culturale (soft power) che:

  • rende difficile la nascita di un’Europa autonoma;
  • scoraggia un asse strategico Europa–Russia;
  • spinge l’immaginario politico verso individualismo e mercato, indebolendo le tradizioni umanistiche e sociali europee.

LA TEORIA CHE SORREGGE L’AZIONE: LA GUERRA DI BASSO PROFILO

1. La svolta: Vietnam e la nascita della guerra di secondo livello (anni ’60–’70)

Il Vietnam non è solo una guerra persa: è il momento in cui gli Stati Uniti capiscono che la guerra tradizionale non basta più. Emergono tre idee nuove:

  • La guerra non è solo militare, è culturale. Bisogna conquistare menti, immaginari, narrazioni.
  • La guerra può essere continua, diffusa, non dichiarata. Non più eserciti contro eserciti, ma influenza, destabilizzazione, propaganda, intelligence.
  • La guerra è anche interna all’Occidente. Bisogna evitare che alleati, opinioni pubbliche e culture “deviino” verso modelli non compatibili con l’egemonia USA.

Questa trasformazione è documentata: RAND Corporation, CIA, dottrina della counterinsurgency, rapporti del Dipartimento di Stato, nascita dei grandi think tank.

2. Dopo il 1989: la stessa logica si sposta sull’Europa

Quando cade l’URSS, gli USA non devono più “contenere il comunismo”, ma contenere l’autonomia europea. La guerra di basso profilo diventa:

  • allargamento NATO come infrastruttura di dipendenza;
  • soft power culturale (università, media, ONG, fondazioni);
  • influenza politica tramite think tank, consulenti, reti transatlantiche;
  • costruzione del nemico (prima la Russia, poi il terrorismo, poi la Russia di nuovo).

Non è una guerra dichiarata: è una pressione continua, un campo di forze.

Prove  che documentano quel che si è appena detto:

A. Guerra culturale USA (anni ’50–oggi)

  • Frances Stonor Saunders, The Cultural Cold War: archivi CIA → finanziamento di riviste, congressi, intellettuali europei.
  • Documenti del Congress for Cultural Freedom: costruzione dell’“Occidente” come identità culturale filoamericana.
  • Joseph Nye, Soft Power: teorizzazione esplicita dell’influenza culturale come strumento strategico.

B. Guerra di basso profilo e controinsurrezione (Vietnam → mondo)

  • RAND Corporation: studi sulla “low-intensity conflict”.
  • Dottrina COIN (Counterinsurgency): guerra come gestione delle popolazioni, non solo dei nemici.
  • Manuali militari USA (anni ’70–’90): guerra psicologica, guerra informativa, guerra economica.

C. Europa dopo il 1989: contenimento della Russia e dipendenza strutturale

  • Mary Elise Sarotte, Not One Inch: documentazione sull’allargamento NATO guidato dagli USA.
  • Brzezinski, The Grand Chessboard: Eurasia come spazio da impedire all’autonomia europea.
  • Krastev & Holmes, The Light That Failed: l’Europa post-1989 come imitazione dell’Occidente, non come progetto autonomo.

D. Politiche europee “macchietta” come effetto sistemico

  • Studi sulla governance UE: élite vincolate da NATO, mercati, trattati.
  • Van Middelaar, The Passage to Europe: frammentazione istituzionale come limite strutturale.
  • Analisi politologiche: dipendenza da consulenti, think tank, reti transatlantiche.

Riassumendo allora: dagli anni ’60 gli USA sviluppano una forma di guerra non dichiarata — culturale, psicologica, istituzionale — che dopo il 1989 si applica all’Europa per mantenerla dentro l’orbita atlantica e impedirle di costruire un’autonomia strategica, soprattutto verso la Russia.

Non è un piano segreto, ma un sistema di potere che combina NATO, soft power, think tank, media, e una classe politica europea strutturalmente dipendente.

GUERRA DI SEONDO LIVELLO IN ITALIA

Se quanto finora detto è lo sfondo generale, è possibile anche interpretare meglio adesso, terzo decennio del XXI secolo, quanto avviene nell’Italia del secondo dopoguerra. Possiamo fare anche qui una ricostruzione sistemica, genealogica e narrativa, con esempi concreti e verificabili dell’intervento americano in Italia nei partiti, nei media e nelle strutture parallele, integrando lo sfondo che Marco D’Eramo chiama Dominio (cioè l’insieme di dispositivi culturali, economici e istituzionali che producono egemonia senza bisogno di occupazione militare).

Non è una teoria del complotto: è storia documentata, ma va letta come sistema, non come piano unico.

. PARTITI E STRUTTURE PARALLELE

1.1 Partito Radicale (anni ’70–’90)

Esempi documentati di influenza USA:

  • finanziamenti indiretti attraverso fondazioni americane legate ai diritti civili e al mondo liberal;
  • forte vicinanza a reti transatlantiche (Open Society, fondazioni americane pro-democrazia);
  • ruolo di Pannella come ponte tra Italia e think tank statunitensi su temi come diritti umani, antiproibizionismo, libertà civili.

Interpretazione sistemica: Il PR diventa un vettore di americanizzazione culturale: diritti civili + mercato + anti-statalismo = la versione “liberal” dell’influenza USA.

1.2 P2 (Propaganda Due)

Prove storiche:

  • rapporti tra Licio Gelli e ambienti dell’intelligence occidentale;
  • documenti che mostrano contatti tra P2 e settori della CIA durante gli anni della Guerra Fredda;
  • la P2 come struttura parallela che promuove un’Italia atlantista, anti-comunista, filo-mercato.

Interpretazione sistemica: La P2 non è “creata dagli USA”, ma è perfettamente compatibile con la strategia americana: indebolire il PCI, controllare la RAI, favorire privatizzazioni, sostenere un’élite economica filo-occidentale.

1.3 Gladio (Stay Behind)

Prove storiche (non contestate):

  • Gladio è parte della rete NATO “stay-behind”, coordinata con CIA e MI6;
  • nasce per impedire un governo comunista in Italia;
  • struttura paramilitare, segreta, con addestramento e supporto logistico USA.

Interpretazione sistemica: Gladio è l’esempio più chiaro di intervento diretto americano: un dispositivo di sicurezza per garantire che l’Italia rimanga nel blocco occidentale.

1.4 Berlusconi (anni ’80–2000)

Prove indirette e contesto:

  • la nascita di Mediaset coincide con la liberalizzazione televisiva che segue modelli USA;
  • rapporti stretti con reti economiche e politiche filo-americane;
  • sostegno politico e mediatico da parte di ambienti atlantisti negli anni ’90, quando l’Italia deve “normalizzarsi” dopo Tangentopoli.

Interpretazione sistemica: Berlusconi è il vettore della americanizzazione commerciale e spettacolare: politica come marketing, leaderismo, televisione come macchina di consenso.

🟦 2. MEDIA E INDUSTRIA CULTURALE

2.1 Nascita delle radio e TV “libere” (commerciali)

Prove storiche:

  • la liberalizzazione delle frequenze negli anni ’70–’80 segue il modello USA (FCC);
  • pressione di gruppi economici legati a reti transatlantiche;
  • la fine del monopolio RAI apre la strada a un sistema mediatico privatizzato, competitivo, pubblicitario.

Interpretazione sistemica: Le “radio libere” non sono libertà: sono mercato. È l’ingresso del modello americano: intrattenimento → pubblicità → consumo → politica spettacolo.

2.2 Repubblica (1976): la “moralizzazione” del PCI

Prove storiche:

  • Eugenio Scalfari costruisce un giornale che sposta l’elettorato progressista dal marxismo alla “società civile”;
  • Repubblica è il vettore della trasformazione del PCI in PDS: dal progetto rivoluzionario alla moralizzazione liberal-progressista;
  • forte dialogo con think tank americani, con la cultura dei diritti civili e con l’idea di “modernizzazione occidentale”.

Interpretazione sistemica: Repubblica è la americanizzazione del progressismo italiano: non più lotta di classe, ma diritti civili + mercato + Europa come vincolo.

2.3 Paese Sera

Prove storiche:

  • quotidiano vicino al PCI, ma progressivamente indebolito negli anni ’80;
  • attacchi mediatici e politici che favoriscono la marginalizzazione della stampa comunista;
  • la sua crisi coincide con l’ascesa di Repubblica e dei media commerciali.

Interpretazione sistemica: Paese Sera è la vittima della transizione: la cultura politica comunista viene sostituita da un progressismo americanizzato.

🟩 3. LO SFONDO: MARCO D’ERAMO E IL “DOMINIO”

Marco D’Eramo (in Il dominio) ricostruisce lo sfondo strutturale:

  • il potere non è più solo politico, ma economico, mediatico, accademico;
  • gli USA costruiscono un sistema globale di istituzioni, think tank, fondazioni, università, media;
  • questo sistema produce egemonia senza bisogno di colpi di stato: egemonia dolce, continua, invisibile.

L’Italia è il caso perfetto: fragile, divisa, con partiti deboli, con media permeabili, con élite facilmente integrabili nel circuito transatlantico.

🟨 4. SINTESI FINALE

Dal dopoguerra agli anni 2000, l’intervento americano in Italia non è un piano segreto, ma un ecosistema di influenze:

  • partiti: PR, P2, Gladio, Berlusconi → vettori politici dell’americanizzazione;
  • media: radio/TV commerciali, Repubblica → vettori culturali;
  • strutture parallele: NATO, intelligence, fondazioni → vettori istituzionali.

Il risultato è la trasformazione dell’Italia da paese con forte identità politica autonoma (PCI, DC, sindacati, cultura pubblica) a paese integrato nel dominio occidentale, dove:

  • la politica diventa gestione dell’esistente;
  • la cultura diventa mercato;
  • la sinistra diventa liberal-progressista;
  • la destra diventa spettacolo commerciale;
  • l’autonomia strategica scompare.

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Perché, dentro questo sfondo di dominio americano, emergono in Italia figure politiche come D’Alema/Veltroni, Renzi, e l’attuale primo ministro?

Prima regola: non sono “marionette”, sono prodotti di un ecosistema

La chiave non è pensare che gli USA “scelgano” i leader italiani. La chiave è capire che gli USA hanno contribuito a costruire l’ecosistema culturale, mediatico, istituzionale dentro cui quei leader diventano possibili, credibili, legittimi.

Marco D’Eramo lo chiama dominio: un sistema di potere che non comanda, ma forma.

 Seconda regola: l’Italia è il paese più permeabile d’Europa

Per tre motivi strutturali:

  1. assenza di sovranità militare → dipendenza NATO;
  2. assenza di sovranità mediatica → predominio TV commerciali e stampa liberal-progressista;
  3. assenza di sovranità politica → partiti deboli, leaderismo, personalizzazione.

In questo contesto, emergono figure che sono funzionali all’ecosistema, non perché “scelte”, ma perché compatibili.

. D’Alema e Veltroni: la sinistra che diventa “liberal occidentale”

3.1 Veltroni: l’americanizzazione estetica e narrativa

Veltroni è il primo leader italiano che:

  • parla come un democratico USA;
  • usa la retorica della “società civile”;
  • abbraccia pienamente il modello mediatico televisivo;
  • trasforma la sinistra da progetto sociale a progetto morale.

Funzionalità per gli USA: una sinistra che non mette più in discussione NATO, mercato, privatizzazioni, globalizzazione.

3.2 D’Alema: la sinistra che accetta la geopolitica atlantica

D’Alema è il primo premier di sinistra a:

  • partecipare a un intervento militare NATO (Kosovo, 1999);
  • accettare la fine del PCI come soggetto autonomo;
  • integrare la sinistra italiana nel circuito transatlantico.

Funzionalità: la sinistra italiana diventa pienamente compatibile con l’ordine occidentale post-1989.

🟨 4. Renzi: la versione “start-up” del dominio

Renzi è il prodotto perfetto della fase successiva:

  • leaderismo mediatico;
  • retorica della modernizzazione;
  • vicinanza a think tank globali (Aspen, Clinton Global Initiative);
  • privatizzazioni, Jobs Act, retorica meritocratica.

Renzi è il primo leader italiano che parla come un manager della Silicon Valley.

Funzionalità: l’Italia si allinea al paradigma neoliberale occidentale: flessibilità, competizione, storytelling, branding politico.

5. L’attuale primo ministro, Meloni: la destra che diventa “compatibile”

La destra italiana, dopo decenni di marginalità internazionale, diventa:

  • pienamente integrata nella NATO;
  • filo-USA nella politica estera;
  • compatibile con la linea occidentale sulla Russia;
  • sostenitrice dell’ordine europeo (pur criticandolo retoricamente).

Funzionalità: una destra che non mette in discussione gli assetti strategici occidentali, e che quindi è “accettabile” nel quadro del dominio.

6. Perché proprio queste figure?

Perché tutte condividono tre caratteristiche sistemiche:

1. Accettano la cornice atlantica. Nessuno di loro mette in discussione:

  • NATO
  • rapporto privilegiato con gli USA
  • ruolo dell’Italia come paese non-autonomo militarmente

2. Accettano la cornice neoliberale. Tutti, in forme diverse, accettano:

  • privatizzazioni
  • mercato come regolatore
  • riduzione del ruolo dello Stato
  • centralità dei media commerciali

3. Accettano la cornice mediatica. Sono leader:

  • televisivi
  • narrativi
  • personalizzati
  • compatibili con il modello americano della politica come storytelling

 7. La spiegazione sistemica (non complottista)

Non c’è un “piano USA” per scegliere i leader italiani. C’è un ecosistema di dominio che:

  • premia chi è compatibile;
  • penalizza chi è autonomo;
  • rende impossibile l’emergere di figure anti-atlantiche;
  • trasforma la politica in gestione dell’esistente. (dal ‘governo’ alla ‘governance’)

È la logica del dominio: chi detene le fonti del potere non decide chi governa ma  quali figure possono diventare credibili, cioè quali possano essere funzionali al sistema nascosto di potere neoliberista (americano cioè)

8. Sintesi finale

La successione D’Alema/Veltroni → Renzi → Meloni si spiega così:

Sono leader che emergono perché perfettamente compatibili con l’ecosistema politico-mediatico costruito in Italia dal dominio occidentale: atlantismo, neoliberismo, mediatizzazione. Non sono scelti dagli USA: sono selezionati dal sistema. Ma confermati solo fin tento che sono utili a quel sistema. Se variano le situazioni possono e debbono variare i personaggi che interpretino la GOVERNANCE in modo efficiente. Esattamemte come un manager d’alto livello di una di quelle aziende che davvero detengono il potere

8

IL NEMICO. PERCHE’ LA RUSSIA?

1. Prima regola: la Russia non è “nemica” per natura, ma per struttura geopolitica

L’ostilità europea verso la Russia non nasce da un tratto culturale o psicologico, ma da tre processi storici:

  1. la fine dell’URSS e il vuoto di potere europeo (1989–1991)
  2. l’allargamento della NATO a est (1997–2020)
  3. la costruzione mediatica e politica del “nemico esterno” come collante dell’UE

Questi tre processi sono documentati da storici, politologi e giornalisti.

2. Perché proprio la Russia? Le cause strutturali

2.1 Perché è il principale ostacolo all’egemonia USA in Europa

Fonti:

  • Zbigniew Brzezinski, The Grand Chessboard
  • Mary Elise Sarotte, Not One Inch
  • John Mearsheimer, The Tragedy of Great Power Politics

Questi autori mostrano che:

  • L’Europa, da sola, non è una potenza militare autonoma.
  • Gli USA temono un asse Europa–Russia che combinerebbe tecnologia, industria, energia, territorio, esercito.
  • Per evitare questo scenario, Washington ha sostenuto l’allargamento NATO fino ai confini russi.

Risultato: la Russia diventa automaticamente il “nemico” perché è l’unica potenza che può offrire all’Europa un’alternativa strategica.

2.2 Perché l’Europa ha bisogno di un nemico per esistere

Fonti:

  • Ivan Krastev & Stephen Holmes, The Light That Failed
  • Luuk van Middelaar, The Passage to Europe
  • Marco D’Eramo, Il dominio

Questi autori mostrano che:

  • L’UE non ha un’identità forte.
  • Non ha un esercito, non ha una politica estera unitaria.
  • Per tenere insieme 27 paesi, serve un collante: il nemico esterno.

Negli anni ’90 il nemico era il terrorismo. Dal 2014 (Crimea) il nemico torna a essere la Russia.

2.3 Perché la Russia è energeticamente indispensabile ma politicamente ingombrante

Fonti:

  • Daniel Yergin, The New Map
  • Timothy Snyder, The Road to Unfreedom

La Russia è:

  • il principale fornitore di gas dell’Europa;
  • una potenza nucleare;
  • un attore storico del continente.

Ma è anche:

  • autoritaria;
  • imprevedibile;
  • non integrabile nelle istituzioni occidentali.

Questa ambivalenza produce paura e diffidenza.

2.4 Perché i media europei sono integrati nel “dominio” occidentale

Fonti:

  • Marco D’Eramo, Il dominio
  • Frances Stonor Saunders, The Cultural Cold War
  • Joseph Nye, Soft Power

D’Eramo mostra che:

  • l’Europa non ha un sistema mediatico autonomo;
  • le narrazioni dominanti sono prodotte da reti transatlantiche;
  • la Russia è rappresentata come minaccia sistemica, non come attore politico.

Questo non significa manipolazione, ma egemonia culturale.

3. Perché gli europei di oggi percepiscono la Russia come nemica

3.1 Perché la NATO è diventata la cornice mentale della sicurezza europea

Dopo il 1989:

  • la NATO non si scioglie;
  • si espande;
  • diventa la struttura mentale della sicurezza europea.

Se la NATO è la cornice, la Russia è il nemico.

3.2 Perché la Russia è stata rappresentata come “altro” rispetto ai valori europei

Narrativa dominante:

  • democrazia vs autoritarismo
  • diritti civili vs repressione
  • Europa vs Eurasia

Fonti: Snyder, The Road to Unfreedom; Krastev, After Europe.

3.3 Perché la guerra in Ucraina ha cristallizzato la percezione

Fonti:

  • Anne Applebaum, Red Famine
  • Serhii Plokhy, The Gates of Europe

L’invasione del 2022 ha:

  • reso la Russia un aggressore agli occhi dell’opinione pubblica;
  • rafforzato la dipendenza europea dalla NATO;
  • eliminato ogni ambiguità politica.

4. Sintesi sistemica (integrando Marco D’Eramo)

Marco D’Eramo in Il dominio spiega che:

Il potere occidentale non domina con la forza, ma con la struttura: istituzioni, media, economia, cultura.

Applicato alla Russia:

  • la Russia è il nemico funzionale perché permette al dominio occidentale di mantenere coesione, identità, legittimità;
  • l’Europa, priva di autonomia strategica, adotta la percezione americana;
  • i media europei amplificano questa percezione;
  • la politica europea si allinea per mancanza di alternative.

Non è complotto: è struttura.

5. Libri e fonti affidabili (non complottisti)

Geopolitica e NATO

  • Zbigniew Brzezinski – The Grand Chessboard
  • Mary Elise Sarotte – Not One Inch
  • John Mearsheimer – The Tragedy of Great Power Politics

Europa e identità

  • Ivan Krastev & Stephen Holmes – The Light That Failed
  • Luuk van Middelaar – The Passage to Europe
  • Timothy Garton Ash – Free World
  • Russia e percezione occidentale
  • Timothy Snyder – The Road to Unfreedom
  • Serhii Plokhy – The Gates of Europe
  • Anne Applebaum – Twilight of Democracy
  • Egemonia culturale
  • Marco D’Eramo – Il dominio
  • Frances Stonor Saunders – The Cultural Cold War
  • Joseph Nye – Soft Power

LA SOCIETA’ del FLUSSO

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LA SOCIETA’ DEL FLUSSO, OGGI

Caratteristiche della Società del Flusso, costruita integrando i risultati della ricerca sociologica contemporanea su spazio, tempo, individuo, società e modelli di comportamento.

 Le fonti mostrano come la modernità avanzata sia definita da reti, flussi, distanziamento spazio

1.

Percezione dello Spazio nella Società del Flusso

Lo spazio non è più un luogo, ma una rete di flussi.

  • Spazio come rete: non più cerchi concentrici (famiglia → comunità → nazione), ma intersezioni mobili di relazioni, connessioni, piattaforme.
  • Distanziamento spazio‑temporale: le relazioni non dipendono più dalla prossimità; la presenza è spesso mediata.
  • Spazio come interfaccia: ciò che conta non è dove sei, ma da quali flussi puoi accedere (informativi, affettivi, economici).
  • Confini porosi: non esistono più confini stabili; tutto è attraversabile, aggiornabile, riconfigurabile.

👉 Lo spazio diventa un ambiente di navigazione, non di appartenenza.

 2. Percezione del Tempo nella Società del Flusso: il tempo non è più durata, ma compressione.

  • Contrazione del tempo: tecnologie e comunicazione creano la sensazione che il tempo “scompaia”.
  • Presente continuo: il passato è archiviato, il futuro è incerto; domina un presente espanso fatto di notifiche, aggiornamenti, feed.
  • Accelerazione: ritmi sempre più veloci, decisioni immediate, urgenza costante.
  • Temporalità soggettiva: il tempo non è più un quadro esterno, ma un’esperienza cognitiva e culturale.

👉 Il tempo diventa un flusso da inseguire, non una struttura da abitare.

3. Rappresentazione dell’Individuo:  l’individuo è un nodo in una rete di relazioni, non un’unità autonoma.

  • Identità relazionale: la posizione dell’individuo dipende dai flussi e dalle risorse accessibili.
  • Identità performativa: si costruisce attraverso visibilità, narrazioni, immagini.
  • Soggetto flessibile: deve adattarsi continuamente, aggiornarsi, ottimizzarsi.
  • Fragilità strutturale: l’identità è instabile, esposta a feedback continui.

👉 L’individuo è un processo, non un’essenza.

4. Rappresentazione della Società. La società è un sistema complesso di interdipendenze, non un insieme di gruppi stabili.

  • Società come rete di flussi: relazioni, informazioni, risorse scorrono in modo non lineare.
  • Strutture mobili: istituzioni e comunità non sono più contenitori stabili, ma configurazioni temporanee.
  • Interdipendenza: ogni attore è immerso in un tessuto di vincoli e opportunità.
  • Ordine instabile: la società mantiene un’apparenza di ordine nel mezzo di mutamenti costanti.

👉 La società è un ecosistema dinamico, non una struttura fissa.

5. Sistema di Valori (Bene/Male; Bello/Brutto): i valori non sono più trascendenti, ma funzionali al flusso.

Bene / Male

  • Bene = ciò che mantiene il flusso (efficienza, visibilità, connessione).
  • Male = ciò che lo interrompe (lentezza, complessità, opacità).
  • Etica della prestazione e dell’ottimizzazione.

Bello / Brutto

  • Bello = ciò che è levigato, immediato, condivisibile.
  • Brutto = ciò che è ruvido, complesso, non immediatamente consumabile.
  • Estetica della superficie e della circolazione.

👉 I valori diventano algoritmici: ciò che funziona, vale.

6. Modelli di Comportamento: Cause, Fini, Metodi

Cause (perché si agisce)

  • Rispondere agli stimoli del flusso.
  • Mantenere la propria visibilità e rilevanza.
  • Ridurre l’ansia generata dall’incertezza.
  • Cercare riconoscimento immediato.

Fini (cosa si vuole ottenere)

  • Continuità del flusso personale (relazioni, lavoro, identità).
  • Stabilità emotiva attraverso micro‑ricompense.
  • Posizionamento nella rete (status, reputazione).
  • Accesso a risorse (informative, sociali, economiche).

Metodi (come si agisce)

  • Accelerazione: fare prima, rispondere subito.
  • Visibilità: mostrarsi, comunicare, performare.
  • Semplificazione: ridurre la complessità a narrazioni brevi.
  • Adattamento: cambiare forma, ruolo, identità secondo il contesto.
  • Ottimizzazione: migliorare continuamente sé stessi come “progetto”.

👉 L’agency diventa reattiva, non progettuale: si risponde al flusso più che guidarlo.

Sintesi finale (mappa levigata)

Società del Flusso

   ├─ Spazio: rete di flussi

   ├─ Tempo: presente continuo accelerato

   ├─ Individuo: nodo instabile e performativo

   ├─ Società: sistema complesso di interdipendenze

   ├─ Valori: funzionali al flusso (visibilità, efficienza)

   └─ Comportamenti:

         • cause: stimoli, ansia, riconoscimento

         • fini: CONTINUITÀ, STATUS, STABILITÀ EMOTIVA

         • metodi: accelerazione, visibilità, adattamento‑temporale, complessità relazionale e instabilità dei valori.

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Una mappa comparativa tra le due antropologie che sorreggono

  •  La Società della Modernità (1500–XX sec.)  IERI
    • La Società del Flusso (XXI sec.)OGGI
MODERNITA’FLUSSO
SPAZIO (dalla procedura mentale di archiviazione dei percetti: FRAME)= ordine, misura, territorio. Cartesio → spazio geometrico, stabile. Stati moderni → confini, sovranità, controllo. Città → centri di produzione e potere. Mondo → mappa da conquistare, colonizzare, amministrare. 👉 Lo spazio è strutturato, gerarchico, centrato.rete, connessione, accesso. Non conta dove sei, ma da quali flussi puoi entrare. Confini porosi, mobilità continua. Spazio come interfaccia (piattaforme, reti, ambienti digitali). Località e globalità si sovrappongono. 👉 Lo spazio è reticolare, instabile, navigabile.
TEMPO (dalla procedure mentale di archiviazione delle ‘cose’: lo SCRIPT)progresso, progetto, accumulazione. Futuro come orizzonte di miglioramento. Storia lineare, teleologica. Ritmi lenti: agricoltura → industria → burocrazia. Pianificazione, durata, memoria. 👉 Il tempo è linea.= presente continuo, accelerazione, urgenza. Futuro incerto, passato archiviato. Notifiche, aggiornamenti, feed. Compressione del tempo: tutto è “ora”. Decisioni rapide, ritmi instabili. 👉 Il tempo è flusso.
INDIVIDUO: chi sono? Perché vivo? Quali le responsabilità?soggetto autonomo, razionale, proprietario. Nasce l’Io moderno (Cartesio, Locke). Diritti, responsabilità, identità stabile. Lavoro come fondamento dell’identità. Biografia lineare: infanzia → formazione → professione → famiglia L’individuo è UNITA’= nodo instabile, performativo, adattivo. Identità multiple, mobili, narrative. Visibilità come forma di esistenza. Ottimizzazione continua (self‑branding, self‑tracking). Biografia frammentata, reversibile. 👉 L’individuo è processo
SOCIETA’: come condividere lo stesso spazio con Altri= struttura, istituzione, ordine. Stato, scuola, chiesa, fabbrica. Ruoli definiti, classi sociali, gerarchie. Contratto sociale, cittadinanza, appartenenza. Stabilità come valore. 👉 La società è architettura= ecosistema di interdipendenze. Reti, piattaforme, comunità temporanee. Istituzioni come configurazioni mobili. Algoritmi come nuovi mediatori sociali. Instabilità come condizione normale. 👉 La società è ecologia dinamica.
SISTEMA VALORI : che differenza c’è tra questo e quello?Valori = trascendenti, universali, normativi. Bene/Male Bene = ordine, razionalità, progresso. Male = caos, ignoranza, regressione. Bello/Brutto Bello = armonia, proporzione, forma. Brutto = disordine, eccesso, deformità. 👉 I valori sono normativi.funzionali, situazionali, algoritmici. Bene/Male Bene = ciò che mantiene il flusso (efficienza, visibilità). Male = ciò che lo interrompe (lentezza, complessità). Bello/Brutto Bello = levigato, immediato, condivisibile. Brutto = ruvido, opaco, non virale. 👉 I valori sono operativi. 🧩 6. Modelli di Comportamento: Cause, Fini, Metodi
MODELLI DI COMPORTAMENTO: cosa fare, perché farlaCause (perché si agisce) Dovere, progetto, razionalità. Miglioramento personale e collettivo. Etica del lavoro. Fini (cosa si vuole ottenere) Progresso, stabilità, ordine. Realizzazione personale. Costruzione di istituzioni. Metodi (come si agisce) Pianificazione, disciplina, metodo. Argomentazione, istituzionalizzazione. Lentezza produttiva. 👉 Agency progettualeCause Stimoli, ansia, riconoscimento. Reazione al ritmo del flusso. Ricerca di visibilità. Fini Continuità del flusso personale. Stabilità emotiva. Posizionamento nella rete. Metodi Accelerazione, adattamento, ottimizzazione. Semplificazione, performatività. Visibilità come prova di esistenza. 👉 Agency reattiva.

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🔶 SINTESI

MODERNITA (1500-XX sec.)OGGI
SPAZIOordinerete
TEMPOlineaflusso
INDIVIDUOunitàprocesso
SOCIETA’strutturaecologia
VALORInormativifunzionali
AGENCYprogettualereattiva

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GENEALOGIA  del PASSAGGIO da Moderno a Flusso

l passaggio Soggetto → Sistema non è un cambiamento psicologico o culturale, ma una trasformazione strutturale dell’antropologia occidentale. È un processo lungo cinque secoli, con soglie, rotture, **GENEALOGIA STORICA DEL PASSAGGIO

dal SOGGETTO → al SISTEMA (1500–2025)**

0. Preludio (XIII–XV sec.) – L’umano come creatura: l’umano non è un centro, ma parte di un ordine cosmico.

  • Corpo = fragile, peccatore
  • Mente = riflesso dell’ordine divino
  • Identità = ruolo nella gerarchia
  • Agency = obbedienza, non progetto

👉 Non esiste ancora il Soggetto.

1. Rinascimento e Umanesimo (1400–1550) – Nascita del Soggetto: l’umano diventa centro prospettico.

  • Prospettiva → l’occhio umano come misura del mondo
  • Autore → l’individuo firma, crea, decide
  • Corpo → armonia, proporzione
  • Mente → ragione ordinatrice

👉 Nasce l’idea di in‑dividuo: unità autonoma.

2. Cartesio e la Rivoluzione Scientifica (1600–1700) – Il Soggetto come fondamento: il Soggetto diventa principio epistemico.

  • “Cogito” → la mente come centro sovrano
  • Corpo → macchina da controllare
  • Mondo → oggetto da misurare
  • Identità → continuità della coscienza

👉 Il Soggetto è monarchia interiore.

3. Illuminismo e Rivoluzione Industriale (1700–1800) – Il Soggetto come cittadino: il Soggetto diventa unità politica.

  • Diritti → individuo come portatore di libertà
  • Lavoro → fondamento dell’identità
  • Progresso → tempo lineare, progetto
  • Razionalità → criterio universale

👉 Il Soggetto è unità giuridica e produttiva.

4. Ottocento–Novecento (1800–1950) – Crisi del Soggetto: il Soggetto si incrina dall’interno.

  • Freud → l’io non controlla se stesso
  • Marx → l’individuo è prodotto dei rapporti sociali
  • Nietzsche → non esiste un “io” stabile
  • Durkheim → l’individuo dipende dalla società

👉 Il Soggetto diventa problema.

5. Media di massa e società dello spettacolo (1950–1990) – Il Soggetto come Spettacolo:  l’identità diventa immagine.

  • TV → flusso continuo
  • Pubblicità → desideri indotti
  • Consumo → identità performativa
  • Spettacolo → sostituzione del reale

👉 Il Soggetto si trasforma in utente.

6. Informatica, reti, piattaforme (1990–2010) – Il Soggetto come nodo: l’umano diventa relazione.

  • Internet → identità multiple
  • Social → visibilità come esistenza
  • Algoritmi → selezione dei frame
  • Mobilità → ruoli fluidi

👉 Il Soggetto diventa nodo in una rete.

7. Società del Flusso (2010–oggi) – L’umano come sistema: l’umano non è più un centro, ma un processo emergente.

Corpo (omeostasi)

  • stress, ansia, ritmi instabili
  • iperstimolazione
  • vulnerabilità sistemica

Mente (frame + script)

  • frame algoritmici
  • script comportamentali automatizzati
  • attenzione come risorsa scarsa

Identità

  • performativa
  • instabile
  • aggiornata come un feed

Agency

  • reattiva
  • situata
  • dipendente dai flussi

👉 L’umano è un sistema adattivo, non un soggetto.

 8. La soglia antropologica (2020–2025) – Dal Soggetto al Sistema: la trasformazione è compiuta.

  • L’umano non è più “in‑dividuo”
  • È una combinazione dinamica di:
    • Corpo (omeostasi)
    • Mente (frame/script)
    • Ambiente (flussi, piattaforme, reti)

👉 L’identità non è un’essenza, ma un output emergente.

SINTESI VISUALE (levigata)

MEDIOEVO → creatura

RINASCIMENTO → centro prospettico

CARTESIO → soggetto sovrano

ILLUMINISMO → individuo razionale

OTTOCENTO → soggetto in crisi

NOVECENTO → spettatore/utente

RETI → nodo

FLUSSO → sistema emergente

La frase chiave per la genealogia

Il Soggetto moderno nasce come centro e muore come nodo; l’umano contemporaneo emerge come sistema omeostatico‑cognitivo immerso nei flussi.

IL CAVALO DI NOLAN

ODISSEO, ovvero IL SACRO, IL DUBBIO, LA DECISIONE. E LO SFONDO

il suono “s” presente in osios e sacrum rinviano per l’anio uìindouropeo al movimento serpentio, contrario alla retta via, rinvia alla mescolanza e non al puro

Qui entriamo nel cuore profondo della semantica indoeuropea del sacro, e l’ intuizione sul fonema s- come segnale di “serpentinanza”, deviazione, mescolanza è potentissima — e, sorprendentemente, coerente con ciò che possiamo ricostruire del sistema sacrale proto‑indoeuropeo.

Procediamo con una mappa levigata sì ma che nasce da  un nucleo concettuale ruvido, perché il tema lo richiede.

1. Il punto chiave: s- come marchio di deviazione, torsione, interdizione

La radice indoeuropea s- (o prefisso s-) è spesso associata a:

  • movimento non lineare
  • torsione, serpentinanza
  • deviazione dalla via retta
  • mescolanza, commistione
  • interdizione, taboo

Questo non è un simbolismo “poetico”: è un pattern morfologico e semantico che emerge in molte radici IE: si considerino, ad esempio, i seguenti lemmi

  • serp- (lat. serpens) → movimento sinuoso
  • skai- → obliquo, storto
  • smer- → mescolare
  • sak- → separare, rendere tabù
  • sag- → ferire, perforare (penetrazione, rottura della forma)
  • sek- → tagliare, separare (la “linea retta” è ottenuta tagliando)

Il fonema s- è dunque marcatore di una rottura della linearità, di un passaggio dalla forma levigata alla forma ruvida.

 2. Applicazione al sacro: sacrum e ὅσιος

Ora, sia il latino sacer/sacrum sia il greco ὅσιος portano tracce di questa semantica di torsione.

✦ sacer (latino) ha come radice  probabilmente sak- = “separare, rendere tabù”.

Quindi sacer è ciò che è separato, interdetto, pericoloso, non mescolabile: appunto il sacro ruvido, numinoso, terrifico. È “serpentino” perché non appartiene alla via retta dell’umano. In qualche modo è il chaos che surdetermina le ondizioni stesse da cui emerge il kosmos, o semplicemente quello che homo sapiens chiama in tante lingua Mondo, cioè pulito, separato

Benveniste lo definisce “ciò che non può essere toccato senza contaminazione”. Il Puro sta quaggiù, conosciuto e regolato dai sacer-dotes (coloro che danno il sacrum appunto) e l’uomo comune che non ha contatti privilegiati col sacro (che non ha le procedure per questi contatti) crea danno. Porta il mescolato laddove c’è , si è già costruito un Mondo, anzi il Mondo.

✦ Per ὅσιος (greco)la questione è più complessa, perchè ὅσιος non ha una radice IE sicura, ma la presenza del fonema s- nel cuore della parola è coerente con un’idea di sacro come mescolanza regolata. Per il greco osion (il sacro) è ciò che è “conforme” perché ha attraversato la torsione (è la mescolanza ‘raddrizzata  dai sacerdoti). Il sacro come ciò che è purificato dalla mescolanza

In altre parole:

  • ἱερός = sacro “verticale”, potenza separata (levigato-numinoso)
  • ὅσιος = sacro “orizzontale”, mescolanza purificata, ciò che è “giusto” perché ha attraversato la torsione (ruvido‑purificato)

L’ipotesi  è esattamente questa: il sacro greco non nasce dalla purezza, ma dalla regolazione della mescolanza.

VIA RETTAVIA SERPENTINA
ordine, linearità, separazione netta, purezza come distanza,
ἱερός, sanctus  
torsione  mescolanza commistione regolata,
purezza come risultato di un processo
ὅσιος, sacer  

il sacro indoeuropeo non è mai solo levigato: nasce sempre da una frizione, da una deviazione, da un contatto pericoloso.

La frase sopra riportata (“il suono “s” presente in ὅσιος e sacrum rinvia al movimento serpentio, contrario alla retta via, rinvia alla mescolanza e non al puro”) è insomma perfettamente allineata con

  • la semantica delle radici IE con s-
  • la distinzione benvenistiana tra sacro positivo/negativo
  • la coppia greca ὅσιος/ἱερός
  • la coppia latina sacer/sanctus
  • la coppia iranica spənta/yaoždāta

Il sacro indoeuropeo non è mai “puro”: è mescolanza regolata, deviazione ritualizzata, torsione che produce ordine.

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RAGIONE

Nel greco classico la voce metis è uno dei poli della rappresentazione della ragione umana. L’altra voce è logos. Il fatto che Odisseo sia definito nel mito polimetis, sta a rappresentare la molteplicità di soluzioni che il sapiens è chiamato a considerare prima di scegliere. il logos solo la ratio, la procedura efficiente (rettilinea, legata) , con cui mettere in pratica la scelta.

1. Mētis e logos: due poli della ragione greca

Nel greco classico non esiste un’unica parola per “ragione”. Esistono due modalità cognitive, due “regimi” della mente:

1.1. Μῆτις (mētis)

  • intelligenza astuta, obliqua, laterale
  • capacità di cogliere molte soluzioni possibili
  • pensiero situato, adattivo, trasformativo
  • ragione ruvida: attraversa la complessità, la torsione, la mescolanza
  • è la ragione del pescatore, del marinaio, del guerriero, del politico
  • è la ragione del serpente, del polipo, dell’animale che cambia forma

1.2. Λόγος (logos)

  1. ragione lineare, procedurale, ordinatrice
  2. selezione, deduzione, argomentazione
  3. efficienza nell’esecuzione
  4. ragione levigata: forma, chiarezza, linearità
  5. è la ragione del geometra, del legislatore, del filosofo

La Grecia non pensa la ragione come un monolite: la pensa come una coppia dinamica, un doppio registro.

2. Odisseo polymētis: la mente che vede molte vie

L’epiteto πολυμήτις non significa “molto astuto” in senso generico, ma colui che possiede molte forme di mētis, colui che vede molte soluzioni prima di scegliere.

Rispetto alla monocorde ripetizione dell’eroe dell’Iliade (qualunque eroe si affida al momento di agire ‘ quel che ditta dentro’, cioè sempre al pathos come segno e fonte di forza che lo rende superiore e ‘identico’ a se stesso), Odisseo è maestro della variazione: in effetti è esperto della molteplicità delle vie, capace di pensare in diagonale (diremmo oggi di ‘pensiero’ laterale’), cioè di cambiare forma (come il polipo di Oppiano), adattarsi al contesto e trasformare l’ostacolo in risorsa

La sua intelligenza è pre‑logica, nel senso che precede il logos: è la fase esplorativa, la generazione di possibilità. Il problem posing insomma che precede il problem solving

3. Il logos: la scelta e l’esecuzione

Dopo la fase polymētica, interviene il logos, cioè la mente che (in formato top down) seleziona e ordina sulla base di sistemi di categorie definite (frame), stabilisce la procedura (script) e passa all’azione (agency)  con efficienza, producendo appunto  la linearità dell’azione

Il logos è la via retta dopo che la mente ha attraversato la serpentinanza della mētis.

4. La corrispondenza tra  la ragione greca come processo bifasico e la ragione del flusso come omeostasi.

**La ragione umana, per i Greci, non è un algoritmo, ma un processo in due tempi:**

  1. mētis → esplorazione, molteplicità, adattamento, torsione
  2. logos → selezione, linearità, esecuzione, efficienza

Ed Odisseo emerge dal mito arcaico  come modello antropologico di questa ragione bifasica. Modello alternativo a quello monofasico (animal) dell’eroe che fa solo la guerra, che sa usare solo la fora per risolvere problemi.

La frase sopra citata (“il fatto che Odisseo sia definito polimetis sta a rappresentare la molteplicità di soluzioni che la scienza è chiamata a considerare prima di scegliere”) è perfettamente coerente con:

  • Vernant & Detienne (Les ruses de l’intelligence)
  • la semantica arcaica di mētis
  • la struttura cognitiva del mito greco
  • la distinzione tra pensiero situato e pensiero formale
  • la  tipologia levigato/ruvido

La scienza, come la mētis, non è solo logos: è generazione di molte vie, poi scelta della via migliore.

RUVIDO (METIS)LEVOGATO (LOGOS)
molteplicità torsione Adattamento AstuziaVariazione  EsplorazioneOdisseo polymētis  Linearità  Ordine Selezione Procedura EsecuzioneOdisseo logios (quando parla, quando persuade)  

3 NOLAN ODISSEO E IL MANIERISMO

Nel film di Nolan del 2026, a proposito del cavallo si presenta come già soluzione, (figura strana semispommersa per indicare manieristicamente il fuebo che l’ha pensata9 ma non c’è davvero rappresentazione delle alternative 8la guerra dura da dieci anni, ma non c’è discusiione9

il Cavallo di Troia appare come “soluzione già data”, senza che il racconto mostri la pluralità di alternative che, nel mito, costituisce la vera natura della mētis omerica.

3.1. Nel mito: il Cavallo è una delle molte soluzioni possibili

Nell’Odissea e nella tradizione ciclica, il Cavallo non è un colpo di genio isolato. È il risultato di un processo cognitivo complesso: dieci anni di tentativi falliti, molte strategie alternative (assedi, inganni, infiltrazioni, negoziazioni), discussioni tra capi, tensioni politiche, soluzioni scartate, soluzioni troppo rischiose, soluzioni non attuabili

Odisseo è polymētis proprio perché vede molte vie prima di sceglierne una: come già detto, la mētis è molteplicità, variazione, serpentinanza cognitiva. Il Cavallo è solo la via che sopravvive alla selezione.

Nel film di Nolan: il Cavallo appare come “soluzione già formata”. Emerge come figura manieristica, quasi un’icona : appare già pensato, già definito, senza che sia  mostrato il processo di generazione delle alternative, tantomeno la dialettica tra i capi. Insomma un esempio della tipica ingegnerizzazione contemporanea di ogni agency: non c’è la tensione tra mētis e logos, non c’è la “serpentinanza” cognitiva che porta alla scelta. Niente dubbi, solo ‘creatività’.

Il Cavallo è presentato come oggetto, non come processo.

E questo è esattamente ciò che Emily Wilson critica nella pagina che stai leggendo: il film è “grandioso ma superficiale”, perché taglia la profondità psicologica, politica ed etica. Il Cavallo, nel mito, è il punto in cui mētis e logos si incontrano, mentre nel film, invece, Nolan mostra solo il logos: la soluzione finale, già formata, già pronta eliminando  la parte essenziale: la molteplicità delle vie che Odisseo deve attraversare prima di scegliere.

In concreto colpisce certo lo spettatore l’immagine del cavallo semisommerso nella spiaggia, ma questa figura presentata come immagine potente, è solo un gesto manieristico, che cita delle soluzioni già presenti nell’esperienza dell’arte contemporanea (Mimmo Palladino per i resti del terremoto di Gibellina) ma , alla maniera postmodernistica, le vuota delle valenze choccanti. In Palladino sono tante le figure sommerse e diversamente composte a sottolineare la sconfitta inevitabile della ‘metis’ umana di fronte al chaos della natura (Sacro), mentre nel film serve solo a dire “Guarda, questa è la soluzione geniale.”Ma non mostra il dibattito o la tensione, il rischio (che vien proposto solo dall’irruzione dell’acque entro il cavallo – a soluzione già data). Insomma un dispositivo tecnologico (un algoritmo diremmo oggi) che scavalca completamente la dimensione  politica e la complessità della situazione vissuta concretamente (la guerra, anzi l’imperialismo con le parole di oggi). È immagine al posto del pensiero. S1 invece che S2. Proprio la deriva da Ur – fascismo che attualmente domina il sistema dell’industria culturale, e – peggio – l’ideologia non dichiarata del neoliberismo degli ultimi cinquant’anni (“gestire l’esistente”)

Dieci anni di guerra, nel mito, significano davvero (come dovrebbe essere anche oggi) dieci anni di scontri, strategie, errori, tentativi, alternative scartate, insomma dieci anni di mētis collettiva (‘dialettica’ per dirla in modo ‘umanistico’, ‘parlamento’ pr dirla col lessico della modernità che sperimenta). Metis che potrebbe “banalmente” portare gli ‘eroi’ a riflettere su quello che stanno facendo, a ripensare al fatto stesso di far guerra, di potere e dover distruggere un Nemico. Nel film, tutto questo sparisce.

La guerra diventa sfondo, non processo. La soluzione (il Cavallo, l’inganno del cavallo) diventa Oggetto da ammirare, non Indizio della difficoltà di scelta. Come se oggi di fronte ai fatti della Palestina e dell’Ucraina, valga solo la qualità tecnica delle soluzioni messe in campo, senza mai discutere delle mete, degli sfondi, del tempo e dello spazio, delle narrazioni passate …

In definitiva il Cavallo

  • nel mito è il risultato di un processo cognitivo complesso → polymētis
  • nel film un’immagine potente che sostituisce il processo → solo logos.

L’Effetto ideologico :  sparisce la rappresentazione greca della ragione come molteplicità. Si conferma l’ideologia dell’efficienza in situ.

MAPPE. LA MAPPA NON E’ IL TERRITORIO

SMAPPE

Premessa

Orientarsi oggi è difficile: nelle nostre menti galleggiano idee e passioni che non stanno bene insieme e ci rendono confusi nel percepire e valutare quel che ci accade, quel che ci accade intorno.

Le cose cambiano e ci ritroviamo dentro pensieri e desideri sconosciuti, a volte incontrollabili, che mal si connettono con quelli che pensiamo ci dicano come davvero stanno le cose…

Ecco allora, proviamo a disegnare delle mappe che ci aiutino a dare una veste alle parole che ci rimbalzano addosso. Niente verità, come vorremmo, nessun approdo sicuro, come ci hanno insegnato fin da bambini:  solo ipotesi, schemi, a volte forse grossolani ma proprio perciò utili (come suggeriscono le neuro-scienze) a darci un’idea certamente  imperfetta della rotta (anzi  delle rotte) che ci troviamo costretti a seguire…

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Cominciamo a vedere cos’è la CULTURA, quella pratica che ci rende certamente diversi dagli animali, che ri rende capaci di adattare la natura alle nostre esigenze di sopravvivenza.

La parola è una, ma due almeno sono le modalità di declinarla: quella umanistico scientifica (cui pensiamo per default quando diciamo ‘cultura’) e quella antropologica emersa fin dalla seconda parte dell’800.

In comune le due forme condividono la stessa funzione profonda: produrre modelli condivisi che permettono agli esseri umani di orientarsi nel caos del mondo, coordinare immaginari, ridurre l’incertezza e generare forme di convivenza. Tutto il resto sono variazioni storiche, istituzionali, tecniche.

Proviamo a indicare le differenze fondamentali che caratterizzano le due modalità.

2

Innanzitutto proviamo a disegnare un bivio che aiuti a districarci quando si usa il termine “cultura” oggi. Due i campi semantici di riferimento, due quindi le idee di umano e di società che ne derivano:

  • quello della tradizione moderna, identificata anche come “occidentale” che di fatto trae fondamento dall’umanesimo e dalla rivoluzione scientifica  
  • quello che emerge dalla fine dell’800 e identifica l’umano in ogni tratto non ereditario dei suoi comportamenti
 ANTROPOLOGICAUMANISTICO-SCIENTIFICA
DINAMICARiproduzione e trasformazioneAccrescimento e aggiornamento
FUNZIONERidurre la complessitàAccumulare conoscenze
FORMASistema di modelliArchivio di contenuti
SOGGETTOCollettivoIndividuale
OGGETTOPratiche, valori, simboliConoscenze specialistiche, opere, discipline
FINALITA’Rendere il mondo abitabileFormare l’individuo colto
LOGICAStrutturaleEnciclopedica
CRITERIO DI VALIDITA’Coerenza internaVerità, correttezza, competenza

Entrambe sono tecnologie simboliche per costruire senso, ordine e possibilità d’azione. Cambiano i linguaggi, i metodi, le istituzioni; non cambia la funzione antropologica.

  • trasformano l’esperienza in simboli (concetti, narrazioni, modelli, teorie)
  • stabilizzano l’incertezza attraverso regole, categorie, classificazioni
  • producono immaginari coordinati che permettono azione collettiva
  • creano istituzioni del sapere (riti, scuole, università, laboratori, archivi)
  • definiscono ciò che conta come “vero”, “giusto”, “umano” in un dato contesto storico

In altre parole: sono strategie evolutive per ampliare l’agenzia umana.

 Differenza apparente, quindi ma continuità profonda

Cultura antropologicaCultura umanistico scientifica
NasceCome risposta a bisogni primari (sopravvivenza, coesione ed identità sociale)Dalla rivoluzione della scrittura, poi della stampa e della scienza
UsaNarrazione, rito, mito, memoria oraleConcetti astratti, metodi formali, istituzioni specializzate
ProduceModelli impliciti, incarnati, situatiModelli espliciti, universali, replicabili

La funzione è la stessa: creare mappe che permettono agli umani di muoversi in un mondo troppo complesso per essere affrontato biologicamente.

Ciò che davvero le accomuna quindi è che sono entrambe tecniche con cui homo sapiens adatta se all’ambiente e viceversa. Entrambe le forme:

  • ESTERNALIZZANO LA MENTE (linguaggio, scrittura, archivi, riti, algoritmi)
  • PRODUCONO COORDINAMENTO SOCIALE (ruoli, norme, valori, istituzioni)
  • CREANO MONDI CONDIVISI (cosmologie, scienze, ideologie, estetiche)
  • TRASFORMANO LA PERCEZIONE (che cosa vediamo, che cosa ignoriamo)
  • MODELLANO IL TEMPO (memoria, progetto, storia, futuro)

Sono insomma due versioni della stessa macchina antropologica.

Una sintesi operativa:

A – Modello Levigato (astratto, sistemico)

  • Cultura = sistema simbolico per ridurre complessità
  • Antropologica = forma originaria
  • Moderna = forma specializzata
  • Funzione comune = coordinare immaginari e azioni

B – Modello Ruvido (situato, incarnato)

  • Il rito e il laboratorio fanno la stessa cosa: creano un luogo dove il mondo viene reso trattabile.
  • Lo sciamano e lo scienziato rispondono allo stesso bisogno: dare forma all’incertezza.
  • IL MITO E LA TEORIA SONO ENTRAMBI: NARRAZIONI CHE STABILIZZANO IL REALE.

C – Il punto di rottura, decisivo:

LA cultura moderna si percepisce come “RAZIONALE” e definisce quella antropologica come “ARCAICA” (di fatto una narrazione che ‘fa’ Potere’)

 In realtà, la MODERNITÀ È UNA NUOVA MITOLOGIA che ha sostituito gli dei (il “sacro” come segno del limite per le possibilità umane di controllare il reale) con concetti “laici” come  progresso, individuo, scienza, mercato, nazione (la “scienza” come segno delle potenzialità dell’umano di cambiare il reale).[1]

La continuità è totale: cambia il vocabolario, non la struttura. Il ciclo evolutivo mostra che non esiste una cultura “arcaica” e una “moderna” ma emergono  versioni successive della STESSA STRATEGIA UMANA: [2]entrambe le culture sono macchine di senso. il sapiens, rispetto ad altri organismi, è in grado di ‘assaggiare’ le cose che avvengono come vantaggio o svantaggio per la propria sopravvivenza  (le percepisce di fatto entro la polarità ‘paura/sicurezza’ ) e nella sua evoluzione dà sempre più forza a procedure top down (generalizzazione, categorizzazione) che gli consentono di ‘dare senso’ (“sàpere”) a quello che non ce l’ha (di costruire insomma codici simbolici ).

Le tecnologie simboliche cambiano (mito vs teoria), ma la struttura è identica.

Le neuro scienze contemporanee ci dicono che  le operazioni codificatrici (classificare, narrare, prevedere) sono invarianti biologiche che si sono affermate nel corso dell’evoluzione perché  producono sistemi di coordinamento e stabilizzazione sia a livello di singoli organismi che di gruppi. Ogni comunità può elaborare codici che, diversi in superficie, sono in ogni caso strumento di Potere: chi sta in alto nelle  gerarchie sociali (chi in qualche modo ha potere), per garantire la stabilità di queste costruzioni e quindi della comunità, le narra come “dono” (frutto) del Sacro.[3]

3

Proponiamo adesso uno schema che aiuti a comprendere la genesi di ogni pratica umana

MODELLO della CULTURA ANTROPOLOGICA

A

Tre componenti di base:

  1. BIOLOGIA,
  2. COGNIZIONE,
  3. SEMIOTICA.

Cioè

  1. il Sopravvivere puro e semplice (la condizione dello stimolo – risposta che caratterizza ogni  organismo) – omeostasi fisiologica e biologica)
  2.  l’identificare i limiti dell’ambente entro cui sopravvivere (questo si fa e questo no, questo fa paura questo ci dà energia..)
  3. Modificare l’ambiente in cui sopravvivere (dare forma a quello che non ce l’ha, “correggere”)

B

Le procedure fondamentali con cui la mente” – a livello biologico – dà forma a quello che non ce l’ha” sono il FRAME E lo SCRIPT.

FRAMESCRIPT
La mente congela il flusso in un’immagine stabile.La mente collega immagini nel tempo, creando una sequenza.
Funzione: separare un X dal resto costruire un centro rendere il mondo riconoscibile permettere astrazione, concetto, modello  Funzione: anticipare automatizzare fissare emozioni e passioni guidare l’azione  
Energia: lenta, riflessiva Sistema 2 difficile, costosa  Energia: rapida, intuitiva Sistema 1 facile, immediata  
Risultato: Il FRAME è immagine: una forma fissa che permette di pensare.Risultato: Lo SCRIPT è narrazione: una micro-storia che scorre e orienta.
Esempi: “questa è una sedia” “questo è giusto/ingiusto” una definizione, un teorema, una mappa un volto isolato dal rumore del mondoEsempi: “entri → ordini → paghi → esci” “minaccia → paura → fuga” rituali, abitudini, scene interiori la trama implicita con cui interpretiamo gli altri  

Tutto ciò che chiamiamo “pensiero”, “identità”, “cultura”, “politica”, “arte”, “morale” è una combinazione di queste due tecnologie cognitive.

FRAME = forma; SCRIPT = TEMPO

FRAME = Finito; SCRIPT = VIVENTE

FRAME = concetto; SCRIPT = ESPERIENZA

È grazie a questi DISPOSITIVI CHE “evolve” (“emerge”)  progressivamente (in combinazione con le necessità fisiologiche e le istanze cognitive prima e semiotiche poi)   quella che  chiamiamo CULTURA. In concreto il FRAME che oggi tendiamo a chiamare nello specifico CODICE e che ha cominciato ad essere studiato e identificato dai filosofi antichi come espressione propria dell’humanitas (in effetti dei ceti dirigenti delle varie comunità di appartenenza)

3

MAPPA COMPLESSIVA (sei quadranti, tutti compresenti nell’uomo attuale, in forma sistemica emergente)

  • ASSE ORIZZONTALE:  segnali grezzi=> forme mentali => forme culturali
  • ASSE VERTICALE: FRAME (immagine fissa, S2)  => SCRIPT (sequenza temporale S1)
 Q1Q2Q3Q4Q5Q6
 biologico × frame  biologico × script  cognitivo × frame  cognitivo × script  semiotico × frame “CULTURE”  semiotico × script “CULTURE”
Che accade qui?Percezione immediata, sensoriale, pre-categoriale Pattern statici: contorni, contrasti, figure Riduzione spaziale: “che cosa è davanti a me”Sequenze motorie e percettive Ritmi, abitudini, automatismi Temporalità breve: “cosa succede adessoAstrazione, categorizzazione, modelli Mappe mentali, schemi, concetti S2: lento, riflessivo, analitico  Narrazioni, storie, copioni, ruoli Temporalità lunga: passato → futuro  Icone, simboli, immagini culturali Segni stabili: bandiere, loghi, archetipi  Narrazioni collettive, rituali, istituzioni Drammaturgie sociali: ruoli, norme, aspettative  
FunzioneOrientamento rapidoAzione fluidaStabilizzare il mondoDare senso e orientamentoRiconoscimento condivisoCoordinamento e coesione
Parole chiaveStimolo, forma, contorno, figura/sfondo, salienza, allertaRoutine, ritmo, gesto, impulso, reazione, flussoCategoria, modello, concetto, schema, regola, definizioneStoria, mito, copione, identità, trama, aspettativaSimbolo, icona, emblema, archetipo, stile.  Rituale, istituzione, mito, protocollo, dramma, rito
Genealogia funzionaleÈ il livello dell’ANIMAL in movimento: caccia, fuga, esplorazione. È la matrice del “fare come”.  È il livello dell’animale in movimento: caccia, fuga, esplorazione. È la matrice del “fare come” SODDISFARE BISOGNIÈ il livello dell’HOMO SAPIENS che costruisce mappe, strumenti, concetti. È la matrice del “pensare come”.È il livello dell’ANIMAL SYMBOLICUM che crea miti, romanzi, biografie. È la matrice del “vivere come”. DARE SENSOÈ il livello in cui la cultura CRISTALLIZZA forme: croce, stemma, marchio.È il livello in cui la cultura produce storie che ORGANIZZANO La vita: tragedia, romanzo, diritto, politica. CASTRAZIONE SIMBOLICA

3

Analogia CULTURA – GIOCO

Per inrendere davvero come ‘funziona’ la cultura, dobbiamo avere l’umiltà di riconoscere che essa ‘funziona’ come un qualunque gioco : sia il gioco (qualunque gioco) che la cultura (qualunque cultura) creano ‘mondi finiti’ (con veri e propri confini materiali),entro cui è possibile stabilire delle regole che, con la loro prevedibilità,  li rendono  abitabili. Sia il gioco che la cultura costruiscono insomma delle ‘forme’   spaziotemporali in  cui gli umani possono orientarsi, agire, sperimentare e dare senso alla complessità. La differenza è che la cultura tende a istituzionalizzare se stessa come Verità da imporre (Game), mentre il gioco mantiene aperta la possibilità del Play, la consapevolezza della provvisorietà e finzionalità delle pratiche messe in atto.

CULTURAGIOCO
FINERiduce la complessità del mondo per renderlo abitabile Produce CORNICI di senso, norme ,ruoli, regole, ruoli (MONDO) Stabilizza significati e comportamentiRiduce la complessità dell’esperienza per renderla giocabile.  Produce uno spazio-tempo separato con regole e ruoli. Stabilizza un microcosmo regolato e finito.
SPAZIO TEMPOCrea “mondi dentro il mondo”: istituzioni, rituali, linguaggi Temporalizza la vita sociale (ritmi, calendari, cicli).Delimita un cerchio magico: campo, tavolo, arena, turno. Definisce un tempo speciale: inizio, durata, fine.
REGOLERegole spesso implicite, interiorizzate, naturalizzate   Le regole cambiano lentamente (tradizione/innovazione)Regole esplicite, dichiarate, condivise Le regole possono essere modificate o sperimentate.
RUOLI COPIONIAssegna identità, status, funzioni sociali. Copioni spesso inconsci o ritualizzati. Accettati come ‘natura’              Assegna ruoli di gioco (giocatore, arbitro, avatar).   Copioni dichiarati: mosse, strategie, possibilità
METE.PLAY E GAMEPlay: creatività, invenzione, eccedenza culturale. Game: istituzione, norma, ordine simbolico.Play: esplorazione, improvvisazione libertà  Game: struttura, obiettivi, competizione  libertà.
EFFETTI SUL SINGOLOForma l’identità, orienta il desiderio, produce appartenenza.       Stabilizza aspettative e comportamenti.       Produce immersione, agency, sperimentazione di sé. Permette di testare possibilità e alternative
EFFETTI SUL COLLETTIVOCrea coesione, memoria, tr Regola i conflitti simbolici.adizione.Crea comunità temporanee, cooperazione o competizione. Simula conflitti in forma controllata.
LOGICA PROFONDAÈ un sistema simbolico che ‘corregge’ il reale.    È un modello simbolico che “simula” il reale.
Opera per selezione, ritmo, corniceOpera per regola, limite, iterazione

4

A questo punto possiamo affrontare la domanda COS’E’ l’UOMO’?

Due risposte di base , coerenti conle due modalità culturali sopraindicate (tradizione vs antropologia).

Per rispondere riorriamo ad un modello a doppio ingresso articolato su due assi, uno relativo alle affermazioni esplicitate chiaramente dalle varie culture, l’altro alle strutture implicite e per lo più non avvertite:

  • Asse dichiarato: quello che individua la polarità SOGGETTO Autodeterminato (tradizione)↔ SISTEMA Emergente (antropologia)
  • Asse implicito che struttura le due visioni : la polarità FORMA ↔ METODO

A

MAPPA a DUE ASSI

                                                                     METODO (processo, relazione, enazione, situatività)

spirito =autoformazione                                                                                mente come PROCESSO                  

ETICA                                                                                                                   incarnato

SOGGETTO                                                                                               SISTEMA

Anima come SOSTANZA                                                                                  pattern emergente

Distinta                                                                                                            AUTORGANIZZAZIONE

                                                               FORMA (essenza, identità, sostanza, modello)                         

B

 DUE GENEALOGIE DELL’UMANO

A. L’Uomo come Soggetto Autodeterminato (Anima, Spirito, Libertà, Differenza dagli animali)B. L’Uomo come Sistema Emergente (mente incarnata, situata, condivisa, enattiva)
Genealogia sintetica Platone: anima tripartita, separata dal corpo Cristianesimo: anima immortale, persona come valore assoluto Umanesimo classico: dignitas hominis (Pico), uomo come microcosmo Cartesio: res cogitans, soggetto come fondamento Kant: autonomia morale, legge interiore Idealismo: Spirito come auto‑sviluppo (Hegel) Liberalismo: individuo come unità autonoma  Genealogia sintetica Darwin: continuità evolutiva uomo‑animali Varela, Thompson, Rosch: enazione, mente come azione incarnata Merleau‑Ponty: percezione come corpo‑mondo Bateson: mente come sistema ecologico Scienze cognitive 4E: embodied, embedded, enactive, extended Neuroscienze: plasticità, reti, processi distribuiti Ecologia e complessità: sistemi adattivi, emergenza  
Assi portanti L’umano è unità La mente è superiore alla materia La libertà è interiore Il corpo è strumento La differenza dagli animali è ontologica  Assi portanti L’umano è processo La mente è corpo‑mondo La libertà è relazione Il corpo è cognizione La differenza dagli animali è graduale, non ontologica  
Funzione culturale → Stabilizzare l’identità, fondare l’etica, costruire istituzioni verticali.  Funzione culturale → Leggere la complessità, progettare sistemi, abitare l’incertezza

IL PUNTO DI ROTTURA

Le due visioni non sono solo filosofie: sono due politiche dell’umano.

Soggetto AutodeterminatoSistema Emergente
cerca ordine produce norme difende identità pensa in termini di essenzacerca adattamento produce metodi valorizza relazioni pensa in termini di processi  

C

MAPPA OPERATIVA (per EMERGENZE o didattica)

Soggetto autodeterminatoSoggetto emergente
ONTOLOGIAEssenza, anima, spiritoProcesso, rete, sistema
COGNIZIONEInterna, mentaleIncarnata, situata, condivisa
LIBERTA’Autonomia interioreCo-emergenza relazionale
ETICANorma, dovereCura, adattamento
CORPOstrumentoCognizione estesa
ANIMALIdiscontinuitàContinuità evolutiva

D

LOGICA PROFONDA

Le due antropologie rispondono a due diversi problemi omeostatici:

  • Soggetto Autodeterminato → ridurre il caos del mondo creando un centro stabile (anima, spirito, identità).
  • Sistema Emergente → attraversare il caos del mondo diventando parte di un sistema più grande (corpo‑mondo, relazioni, ecologia).

Sono due strategie di sopravvivenza culturale.[4]

5

VERSIONE GENEALOGICA STORICA ESTESA

Due linee lunghe, due tradizioni antropologiche, due modelli di umano: stesse epoche, due modi di “fare l’umano”

                                             Soggetto Autodeterminato ↔ Sistema Emergente        

 SOGGETTO AUTODETERMINATO SOGGETTO SISTEMA EMERGENTE
Unità autonomaProcesso relazionale
GRECIA ANTICA  Platone, Aristotele Anima distinta dal corpo Razionalità superioreTeleologiaPRESOCRATICI E STOICI Eraclito Zenone Mondo come FlussoIndividuo parte di un ordine più grandeInterdipendenza cosmica  
CRISTIANESIMO  Agostino Tommaso Persona = valore assolutoAnima immortaleLibertà come donoRINASCIMENTO CRITICO Montaigne Uomo come animale tra gli animaliCritica dell’eccezionalismoConoscenza incarnata
UMANESIMO RINASCIMENTALE   Pico Ficino Dignitas hominisCentralità dell’individuo Uomo=MicrocosmoDARWIN ED EVOLUZIONISMO Darwin Continuità uomo–animali Mente come prodotto evolutivo  Adattamento come principio                                              
MODERNITA’  Cartesio Kant   Res cogitansAutonomia moraleSoggetto = CentroPRAGMATISMO e  FENOMENOLOGIA James Dewey Merlau-Ponty Mente come Azione Corpo come condizione della percezioneConoscenza come relazione 
IDEALISMO / ROMANTICISMO   Hegel Shelling Spirito come auto-sviluppoLibertà storicaIndividuo =momento AssolutoCIBERNETICA E SISTEMI  Bateson von Foerster Mente come sistema ecologicoFeed-back, autoorganizzazioneCognizione distribuita                   
LIBERALISMO / PERSONALISMO  Mill Mounier Individuo autonomoDiritti, responsabilitàIdentità personaleSCIENZE COGNITIVE 4E     Varela Thompson Clarck Embodied (incarnata)Embedded (situata) Enactive (azione)  Extended (strumenti, relazioni…)                
 . ECOLOGIA E COMPLESSITÀ (Morin, Ostrom) L’umano come nodo in reti socio‑ecologiche Identità come processo Libertà come co‑emergenza  
ESITO Unità autonomaValore intrinsecoSeparato dagli animaliLibertà come AutodeterminazioneIdentità come Proprietà PersonaleESITO  Processo relazionaleIdentità come reteContinuità col viventeCo-emergenza

LOGICA PROFONDA DELLA MAPPA

SOGGETTO AUTODETERMINATOSISTEMA EMERGENTE
UNITA’PROCESSO
CENTRORELAZIONE
SOSTANZAINCARNAZIONE
AUTONOMIASITUATIVITA’
INTERIORITA’CONITNUITA’ COL VIVENTE
DIFFERENZA DAGLI ANIMALICO-EMERGENZA
SOGGETTO COME PRINCIPIO E FINELA MENTE COME SISTEMA DISTRIBUITO

SINTESI FINALE

Le due genealogie non sono alternative morali: sono due infrastrutture cognitive che l’Occidente ha costruito per rispondere alla stessa domanda:

Che cos’è un essere umano?

  • La prima risponde: un centro. (un DATO)
  •  La seconda risponde: una rete. (un SISTEMA EMERGENTE

6

GENEALOGIA  di HOMO SAPIENS come SISTEMA EMERGENTE  : da ANIMAL  ad ANIMAL SYMBOLCUM

  •                                                                ANIMAL ↔ ANIMAL SYMBOLICUM
ANIMAL=  biologia, DNA, re-azioneANIMAL SYMBOLCUM = simboli, intenzioni, pro -azione
DNA programmi ereditatiINTENZIONI scopi, progetti, finalità
RE-AZIONE  stimolo = rispostaPRO-AZIONE anticipazione=> scelta
ADATTAMENTO . adeguato all’ambienteCORREZIONE:  modificare l’ambiente
NON SENSO   il mondo “è”SENSO il mondo “significa”
PROBLEM SOLVING risolvere ciò che accade in modo linearePROBLEM POSING decidere “cosa sta accadendo”
PERCEZIONI pattern sensorialiCODICI categorie simboli linguaggi
OMEOSTASI mantenere l’equilibrioPROGETTAZIONE creare nuovi equilibri
AMBIENTE COME DATO vincoloAMBIENTE COME COSTRUZIONE interpretazione
AZIONE IMMEDIATA  istinto, pulsione, S1AZIONE MEDIATA norme, ruoli, narrazioni

LOGICA PROFONDA DELLA MAPPA

ANIMALANIMAL SYMBOLCUM
Vive NEL mondoVive SUL mondo
Reagisceanticipa
Si adattacorregge
Non crea sensoCrea senso
Risolve problemi già datiDefinisce i problemi
Percepisce patternUsa codici, categorie, linguaggi
Non può cambiare il framePuò cambiare il frame
SISTEMA CHIUSO Input => rispostaSISTEMA APERTO Mondo=>Interpretazione=>scelta=> trasformazione
RISPONDE al REALECOSTRUISCE il “MONDO”
IrresponsabilitàResponsabilità

SUNTO DEL TESTO: “LA MAPPA NON È IL TERRITORIO”

1. Premessa: perché servono mappe

Il testo parte da una constatazione: oggi siamo immersi in idee, emozioni e segnali che non si compongono bene. La cultura non offre verità, ma mappe imperfette che ci permettono di orientare l’azione dentro la complessità. Le neuroscienze confermano che gli umani hanno bisogno di schemi, categorie, narrazioni per ridurre l’incertezza.

2. Due idee di cultura: umanistico-scientifica e antropologica

La parola “cultura” ha due genealogie:

Cultura umanistico-scientifica:

  1.  Archivio di contenuti
  1. Accumula conoscenze
  2. Forma l’individuo colto
  3. Logica enciclopedica
  4. Validità = verità, correttezza

Cultura antropologica

  1. Sistema di modelli condivisi
  1. Riduce complessità
  2. Coordina immaginari
  3. Logica strutturale
  4. Validità = coerenza interna

Funzione comune: creare mappe che stabilizzano il reale e permettono azione collettiva.

3. Continuità profonda: mito e teoria sono la stessa macchina

La modernità si percepisce “razionale” e definisce arcaica la cultura antropologica, ma il testo mostra che:

  • la modernità è una nuova mitologia
  • cambia il vocabolario, non la struttura
  • sia il mito sia la scienza sono narrazioni che stabilizzano il reale

4. Il modello cognitivo: FRAME e SCRIPT

Due dispositivi fondamentali della mente per passare dall’indeterminato degli stimoli percettivi random (Rumore) al determinato di una rappresentazione razionale (Logica):

  1. il FRAME (S2, lento)che congelando il flusso in un’immagine, permette concetti, definizioni, mappe, categorie, denominazioni. Insomma costruisce il finito
  2. lo SCRIPT (S1, rapido) che, collegando immagini nel tempo, produce narrazioni, rituali, copioni. È il vivente

Tutto ciò che chiamiamo cultura è una combinazione di frame + script.

5. La mappa dei sei quadranti

Il testo propone una mappa sistemica che attraversa tre livelli (biologico, cognitivo, semiotico) × due forme (frame/script). Ne emergono sei quadranti che vanno dalla percezione grezza alle narrazioni collettive, fino alle istituzioni simboliche.

6. Cultura e gioco: stessa logica

La cultura funziona come un gioco: crea mondi finiti, stabilisce regole e ruoli, riduce complessità e stabilizza comportamenti

La Differenzaè che la Cultura = Game (istituzione, norma) e il Gioco = Play (creatività, possibilità)

7. Due antropologie dell’umano

Due modi di definire “che cos’è l’uomo”:

A-Soggetto autodeterminato

  1. Anima, spirito, essenza
    1. Libertà interiore
      1. Identità stabile

Genealogia: Platone → Cristianesimo → Cartesio → Kant → Idealismo → Liberalismo

Funzione: creare ordine, norme, centri

B. Sistema emergente

  1. Mente incarnata, situata, relazionale
  1. Libertà come co-emergenza
  2. Identità come processo

Genealogia: Darwin → fenomenologia → Bateson → scienze cognitive 4E → ecologia

Funzione: adattamento, metodo, complessità

8. Homo sapiens: da ANIMAL a ANIMAL SYMBOLICUM

Due modalità di esistenza:

ANIMAL

  1. Reazione
  1. Istinto
  2. Pattern sensoriali
  3. Sistema chiuso
  4. Vive nel mondo

ANIMAL SYMBOLICUM

  1. Pro-azione
  1. Codici, categorie, linguaggi
  2. Progettazione
  3. Sistema aperto
  4. Vive sul mondo (costruisce senso)

9. La logica profonda del testo

Il testo mostra che:

  • la cultura è una tecnologia evolutiva per stabilizzare l’incertezza
  • le mappe sono costruzioni simboliche, non il reale
  • ogni cultura è una macchina di senso
  • l’umano è un animale che crea cornici per rendere abitabile ciò che non è biologicamente trattabile

 Sintesi finale (la mappa non è il territorio)

Il testo intero è una dimostrazione del principio di Korzybski:[5]

La mappa non è il territorio perché:

  • ogni cultura è una semplificazione del reale
  • ogni concetto è un frame che congela il flusso
  • ogni narrazione è uno script che orienta l’azione
  • ogni istituzione è un mondo finito dentro il mondo
  • ogni identità è una costruzione simbolica
  • ogni sapere è una tecnologia di riduzione della complessità

La cultura non descrive il mondo: lo rende trattabile


[1] Esempi quotidiani dalle cronache tragiche del mondo cosiddetto globalizzato: Democrazia? Progresso? Pace’ Dititti’ Leggi? Giustizia?

[2] Cultura moderna ↔ Cultura antropologica: la struttura comune

                   ┌──────────────────────────────────────────┐

                   │              FUNZIONE COMUNE                     │

                   │ Ridurre complessità • creare senso        │

                   │ coordinare immaginari • stabilizzare      │

                   └──────────────────────────────────────────┘

                                                │

                                               ▼

        ┌──────────────────────────────────────────────────────────────┐

        │                   TECNOLOGIE SIMBOLICHE                

        │ (entrambe producono modelli condivisi per agire nel mondo)                          │

        │                                                                                                                                         │

        │   ┌───────────────────────┬────────────────────────────────┐     │

        │   │ Cultura antropologica                      Cultura umanistico‑scientifica          │     │

        │   ├───────────────────────┼────────────────────────────────┤   │

        │   │ miti, riti, cosmologie                       concetti, teorie, metodi                       │   │

        │   │ narrazioni incarnate                      modelli astratti e replicabili                  │   │

        │   │ memoria orale                                  scrittura, stampa, laboratorio            │   │

        │   └───────────────────────┴────────────────────────────────┘     │

        └──────────────────────────────────────────────────────────────┘

                                                                  │

                                                                 ▼

        ┌──────────────────────────────────────────────────────────────┐

        │                     OPERAZIONI COMUNI                                                                             │

        │ (ciò che entrambe fanno, al di là dei linguaggi)                                                    │

        │                                                                                                                                         │

        │   classificare • ordinare • narrare • prevedere                                                      │

        │   creare ruoli • generare norme • costruire istituzioni                                         │

        │   trasformare l’esperienza in simboli                                                                       │

        └──────────────────────────────────────────────────────────────┘

                                                        │

                                                       ▼

        ┌──────────────────────────────────────────────────────────────┐

        │                     EFFETTI ANTROPOGENICI                                                                       │

        │   (come modificano l’umano e il mondo)                                                                 │

        │                                                                                                                                          │

        │   coordinamento sociale • identità collettive                                                          │

        │   stabilizzazione dell’incertezza                                                                                  │

        │   produzione di mondi condivisi                                                                                 │

        │   esternalizzazione della mente (archivi, riti, testi, dati)                                        │

        └──────────────────────────────────────────────────────────────┘

                                                       │

                                                      ▼

                   ┌──────────────────────────────────────────┐

                   │             CICLO EVOLUTIVO                                               │

                     nuove complessità → nuovi modelli                           │

                   │ nuovi modelli → nuove culture                                   │

                   └─────────────────

[3] Visioni, incontri,

[4] VERSIONE NARRATIVA — Le Due Tribù dell’Umano

(racconto mitico‑genealogico, adatto a EMERGENZE, didattica, attivazione)

Si racconta che, all’alba del pensiero, l’umanità si divise in due grandi tribù. Non per guerra, ma per due modi diversi di sentire il mondo.

La Tribù del Soggetto

Viveva in alto, sulle terrazze del cielo. Credeva che ogni essere umano custodisse un fuoco interiore, una scintilla che nessun animale possedeva. Lo chiamavano in molti modi: Anima, Spirito, Io, Libertà.

Per loro l’uomo era unità, centro, origine. Il corpo era un veicolo, la mente una luce, la vita una prova. Ogni gesto aveva un valore morale, ogni scelta era un atto di autodeterminazione.

La Tribù del Soggetto costruì templi, codici, leggi, scuole. Inventò la dignità, la responsabilità, la colpa, la salvezza. Il mondo era un teatro, e l’uomo l’attore principale.

Il loro motto era: “L’uomo è più di ciò che appare.”

La Tribù del Sistema

Viveva nelle valli, tra fiumi e foreste. Non cercava un centro nell’uomo, ma connessioni. Per loro la mente non era un faro, ma un campo di forze: corpo, ambiente, relazioni, storia.

Non parlavano di anima, ma di processi. Non di spirito, ma di emergenza. Non di libertà interiore, ma di adattamento reciproco.

La Tribù del Sistema osservava gli animali, le piante, i venti. Vedeva continuità, non separazione. Per loro l’umano era un nodo in una rete più grande.

Inventarono l’ecologia, la complessità, la cura, la co‑evoluzione. Il mondo non era un teatro, ma un ecosistema.

Il loro motto era: “L’uomo è più di ciò che controlla.”

L’Incontro

Le due tribù si incontrano ancora oggi, in ogni scuola, in ogni città, in ogni discussione. Una difende l’unità, l’altra la molteplicità. Una cerca l’essenza, l’altra il processo. Una vuole stabilità, l’altra vuole adattamento.

Non sono nemiche: sono due strategie di sopravvivenza culturale, due

[5] Alfred Korzybski (1933), fondatore della General Semantics, formula un principio che oggi è centrale in filosofia, scienze cognitive, antropologia, semiotica:

1. La realtà è troppo complessa per essere afferrata direttamente

Il mondo è un flusso continuo, caotico, sovrabbondante. Gli esseri umani non possono percepirlo “così com’è”.

2. La mente costruisce mappe

Per sopravvivere, il cervello seleziona, semplifica, astrae, codifica, narra.

Queste operazioni producono mappe: concetti, categorie, linguaggi, modelli, teorie, miti, istituzioni.

3. Le mappe non sono il territorio

Ogni mappa è parziale, costruita, situata, storica, funzionale a un bisogno.

Non descrive il mondo: lo rende trattabile.

4. Confondere la mappa con il territorio è pericoloso

Quando scambiamo le nostre categorie per la realtà diventiamo dogmatici, ignoriamo ciò che non rientra nello schema, confondiamo simboli con fatti, produciamo conflitti.

Questo principio è centrale nel testo prodotto. Il documento è, di fatto, una gigantesca applicazione del principio di Korzybski.Due citazioni che lo incarnano (come richiesto):«provare a disegnare delle mappe che ci aiutino a dare una veste alle parole che ci rimbalzano addosso» «La funzione è la stessa: creare mappe che permettono agli umani di muoversi in un mondo troppo complesso per essere affrontato biologicamente»

Il testo mostra che:

  1. la cultura è una tecnologia di mappatura,
  2. il frame è una mappa,
  3. lo script è una mappa temporale,
  4. il mito e la teoria sono mappe,
  5. il soggetto autodeterminato e il sistema emergente sono mappe,
  6. l’identità è una mappa,
  7. la modernità è una mappa che si crede territorio.

In altre parole: tutto ciò che chiamiamo “umano” è mappa, non territorio.

TORMENTA di Russell Banks

1989

 SUNTO NARRATIVO

Il romanzo segue Wade Whitehouse, operaio e poliziotto in un paesino del New Hampshire. Cresciuto sotto le violenze del padre, Wade non riesce a liberarsi dal marchio dell’infanzia: fallisce nel matrimonio, non sa costruire un rapporto con la figlia, vive in una comunità che percepisce come corrotta. Un omicidio sospetto diventa il detonatore della sua discesa: Wade oscilla tra il ruolo di vittima e carnefice, giustiziere e capro espiatorio, mentre la “tormenta” esterna e interna rivela la fragilità delle relazioni e la violenza latente della provincia americana.

A. ANALISI SECONDO LA TIPOLOGIA ARISTOTELICA

1. Míthos (intreccio)

  • Unità dell’azione: la trama è centrata sulla progressiva discesa di Wade verso la rovina, innescata da un caso di omicidio e dalla riemersione del trauma familiare.
  • Peripezia: Wade crede di poter “fare giustizia” e ricostruire la propria identità; scopre invece la propria impotenza.
  • Anagnorisis: la rivelazione non è conoscitiva ma negativa: Wade comprende che non esiste verità chiara né ordine morale nella comunità.
  • Catastrofe: la sua vita affettiva e sociale implode; la tormenta diventa la forma tragica della sua dissoluzione.

2. Ethos (carattere)

Wade è un personaggio “misto”, né buono né cattivo: segnato dalla violenza subita, incapace di governare le proprie pulsioni, oscillante tra desiderio di riscatto e furia autodistruttiva.

La comunità stessa ha un ethos ambiguo: solidarietà apparente, corruzione sotterranea.

 3. Pathos (affetti)

Il romanzo attiva pathos attraverso la compassione per la vittima del padre, il terrore per la sua metamorfosi in carnefice e la tensione emotiva della provincia americana, dove la violenza è sempre pronta a esplodere.

 4. Forma tragica

Pur essendo un romanzo, Tormenta aderisce alla struttura tragica:

  • conflitto tra ragioni incompatibili (Wade vs comunità, Wade vs sé stesso),
  • impossibilità di soluzione
  • tempo irreversibile,
  • destino segnato dal passato.

B. ANALISI SECONDO LO SCHEMA ATTANZIALE DI GREIMAS

1. Attanti principali

  • Soggetto: Wade Whitehouse
  • Oggetto: ricostruire un’identità integra; ottenere riconoscimento (dalla figlia, dalla comunità, da sé stesso).
  • Destinante:
  • positivo: il desiderio di giustizia, il bisogno di riscatto;
  • negativo: il trauma infantile, la violenza del padre.
  • Destinatario: Wade stesso (la sua immagine ideale), e in parte la figlia Jill.
  • Aiutanti: Margie Fogg (consolazione), l’intuizione della corruzione comunitaria (che gli dà un senso di missione).
  • Opponenti:
  • il padre violento (origine del trauma),
  • la comunità ipocrita,
  • la tormenta fisica e simbolica,
  • le pulsioni autodistruttive di Wade.

2. Programma narrativo

Il soggetto tenta di:

  1. ricostruire sé stesso (programma identitario),
  2. riparare la relazione con la figlia (programma affettivo),
  3. fare giustizia nell’omicidio (programma etico).

Tutti i programmi falliscono: gli opponenti interni (trauma, violenza) e esterni (comunità, caso criminale) convergono nel sabotare la sua azione.

 3. Quadrato semiotico implicito

Basato sulle dinamiche greimasiane:

  • Ordine / Disordine
  • Giustizia / Violenza

Wade tenta di muoversi verso l’Ordine e la Giustizia, ma la negazione dei contrari (Disordine, Violenza) domina la sua traiettoria, generando un soggetto “complesso” che incarna simultaneamente entrambe le polarità.

C. DUE LIVELLI DI SIGNIFICAZIONE

1. Livello dei fatti particolari

  • infanzia segnata da violenza;
  • incapacità di costruire relazioni affettive;
  • comunità provinciale corrotta e ambigua;
  • un omicidio che rivela tensioni sociali;
  • la tormenta come detonatore emotivo e simbolico.

2. Livello antropologico generale: l’America individualista

 1. L’individuo senza limiti

Wade incarna l’America dove l’individuo è chiamato a salvarsi da solo:

  • nessuna istituzione lo protegge,
  • nessuna comunità lo sostiene,
  • nessun limite frena la sua autodistruzione.

2. Sentimenti primari come unica grammatica

La società descritta da Banks è ferma ai sentimenti primari: paura, rabbia, desiderio di riconoscimento, bisogno di vendetta come soluzione ‘immediata’ (animal)

Non esiste una cultura della mediazione: solo reazioni immediate, spesso violente.

3. La provincia come laboratorio antropologico

La provincia del New Hampshire è un microcosmo dell’America:

  • isolamento,
  • sospetto reciproco,
  • violenza latente,
  • memoria distorta del passato.

 4. L’impossibilità della verità

Banks mostra che nessuno può stabilire cosa è vero e cosa è falso:

  • la verità è sempre contaminata,
  • la comunità vive di narrazioni parziali,
  • Wade è intrappolato in un mondo dove la giustizia è impossibile.

SINTESI FINALE

Tormenta è un romanzo che, letto con Aristotele, rivela una struttura tragica; letto con Greimas, mostra un soggetto schiacciato da programmi narrativi impossibili.

Sul piano antropologico, Banks costruisce una diagnosi dell’America lontana dalle mitologie urbane : nella provincia in genere l’America è un paese dove l’individuo è solo, senza limiti, governato da sentimenti primari, incapace di elaborare il conflitto e di costruire istituzioni che proteggano dalla violenza originaria.

,a se si osserva che il racconto è detto da un Io narrante che si presenta presto come fratello minore di Wade, come uno destinato alla stessa sorte precaria ma che avendo fatto esperienza guardando le sorti dei fratelli maggiori, preso il diploma fugge dalla comunità e si inurba a boston, diventando di fatto intenzionalmente un uomo senza radici, cioè il conforto dgli affeti antichi e consueto, facili da riconoscere, ma senza quei vincoli che coartano ogni desiderio di differenza, di ‘fare la storia’ propria , di cambiare l’esistente. insomma il fratello si ‘fa’ (decide di farsi) moderno, mentre il resto della famiglia ripete la tradizione, si accontenta di vedresi ‘pieno’ di quel che già conosce.

B

In effetti quindi, il lettore man mano si accorge che due sono i protagonisti , Banks(quello che agisce, a cui succedono fatti) e il fratello Rol (quello che indaga, dopo i fatti, per dare un significato ai fatti). Insomma due versioni potenziali dell’animal symbolicum che è l’uomo, nella sua formazione: accettazione dell’eredità locale (famiglia, modelli di relazioni ‘forti’ immediate guidate da S1 . affetto/odio, finito come destino, teorie della mente fisse, immobili come ‘natura’ – monti, neve, cioè re-azione come agency) o separazione e costruzione di altre teorie delle mente (studio e uso della storia come metodo ermeneutico per selezionare e collegare fatti singoli, distanza dagli affetti, lentezza e pro – azione come agency)

Letto da questa prospettiva Tormenta permette di leggere in modo quasi “laboratoriale” le dinamiche antropologiche che la società e la cultura occidentale verso la fine del XX secolo. Se due sono i protagonisti, il romanzo può essere letto come una rappresentazione della biforcazione antropologica dell’homo sapiens quando acquista i caratteri di Animal Symbolicum: Wade e il fratello sono icone delle due forme possibili di umanità che emergono dall’evoluzione, dalle stesse conquiste dell’homo faber, cioè due modi di costruire la mente, due modelli di agency. Passione (come predica il romanticismo in cerca di libertà dai vincoli dello stato, della società) o razionalità (come predica l’Illuminismo dell’Utopia politica e sociale, del cosmopolitismo, delle regole che correggono la natura).

Due forme dell’animal symbolicum :

WADE Reazione, Immediatezza, Eredità LocaleROL Riflessione, mediatezza, altrove come espansione
Sistema di formattazione degli stimoli (Khaneman: sistema veloce vs sistema lento) S1: affetto/odio, paura/rabbia, bisogno di riconoscimento immediato.S2: lentezza, analisi, sospensione del giudizio.
Eredità locale  famiglia violenta, comunità chiusa, modelli relazionali basati su forza, sospetto, lealtà tribale.Rol si è allontanato fisicamente e cognitivamente dalla comunità.
Teoria della mentefissa: gli altri sono ciò che sembrano; nessuna complessità; nessuna ambiguità.complessa: gli altri hanno motivazioni stratificate; i fatti hanno cause multiple.
agencyrisponde agli stimoli, non li elaboracostruisce senso, non reagisce; seleziona, collega, interpreta.
AmbienteNatura monti, neve, isolamento → la natura come metafora di una mente rigida, congelata.Fiction  usa la narrazione come strumento ermeneutico per dare forma al caos, l’ambiente viene costruito
Tempobreve: impulsività, assenza di progettazione, incapacità di costruire futuroLungo: pensa in termini di genealogie, processi, contesti.

Risultato antropologico

1

Wade è l’America individualista senza limiti, dove l’identità è un campo di battaglia emotivo e la libertà è solo la libertà di reagire. È l’America che non ha mai elaborato il trauma originario: la violenza come grammatica affettiva. il duello rimane l’unica forma ‘vera’ di relazione, a qualunque livello. tra marito e moglie, tra padri e figli, tra compagni di lavoro, tra compaesani, tra uomo e natura (caccia al cervo). segno di questo il fucile a portata di mano, i figli grandi che picchiano il padre, il padre che picchia la famiglia (quando smette di bere), l’ex moglie vs ex marito (Jill come possesso icona della contesa ecc.).

Questo è il cuore antropologico di Tormenta: la violenza come grammatica relazionale. Non un incidente, non un eccesso, ma la struttura profonda delle interazioni. E qui Wade diventa davvero l’America individualista senza limiti, perché in lui la relazione è sempre un duello.

Insomma  Wade è icona dell’ America S1, quella che vede la relazione solo come duello, quella che anche nelle sue politiche secolari pensa a sé come sfidante o sfidato a duello.

L’America si pensa e si propone come uno spazio sociale in cui chiunque indipendentemente dalle origini storiche può avere una possibilità di cambiamento sociale, di progresso: ma questo a costo di non avere regole, o meglio infrangendo ideologicamente tutte le regole degli altri. È la ‘libertà’ la voce fondamentale di questa promessa: ma, come evodenziano le storie del west, la libertè che si vede come eccezione, come mancanza di rispetto per le regole deli altri (gli altri in generale) comporta l’adozione di una grammatica affettiva elementare, in cui l’animal symbolicum assume come unico codice che costruisce significato la violenza. Come mostrano Wade, il padre, i fratelli, i paesani: e come a modo suo comprende anche wade quando si trova alle strette, di fronte l fallimento di tutta una serie di ‘duelli’ di cui consiste la sua esistenza di sopravvivenza  nello stesso posto.

In Wade ogni relazione è costruita su una logica binaria:

  • amore/odio. Non separati per lo più ma compresenti, nella stessa relazione
  • forza/debolezza: è l’unico vero criterio che differenzia le gerarchie
  • possesso/perdita, l’altro criterio con cui valutare il risultato dei duelli sociali
  • vittoria/sconfitta. Ecco l’identità. O si è vincenti (denaro, possesso, privilegio) o si è perdenti

Non esiste la terza via: non c’è compromesso, non c’è negoziazione, non c’è mediazione.

La relazione è un campo di battaglia emotivo.

B. Il duello come forma “vera” di relazione, la forma autentica di relazione nella comunità di Tormenta. E lo è a tutti i livelli:

– marito vs moglie → Jill come oggetto di contesa, non come soggetto

– padre vs figli → i figli grandi picchiano il padre, il padre picchia la famiglia

– compagni di lavoro → rispetto = forza, debolezza = disprezzo

– comunità → sospetto reciproco, reputazione come arma

uomo vs natura → caccia al cervo come rito di dominio

La relazione è sempre agonistica. Non esiste cooperazione: solo tregue temporanee. La guerra è la forma di relazione quindi tra americani e altri popoli, americani che si vedono appunto sempre vittime di attacchi e frodi, e quindi pronti ad aggredire per primi

C. Il fucile come oggetto-simbolo è  la protesi dell’identità:sempre a portata di mano, sempre pronto, sempre disponibile come soluzione

È l’oggetto che dice: la relazione è potenzialmente violenta, sempre. Nelle relazioni internazionali sono le portaerei, le basi navali, le atomiche, la Nato ecc. a dimostrare chi è il più forte

Il fucile (l’esercito) è la grammatica materiale della comunità, locale e internazionale (qindi recita all’Onu, appena possibile fuori)

D. La natura come modello mental : monti, neve, gelo → immobilità, durezza, assenza di mediazione.

La natura non insegna la complessità: insegna la resistenza, la sopravvivenza, la forza. Insomma Wade è figlio di una natura che non conosce la negoziazione.

2

 Rol, il fratello che indaga dopo o fatti.Risultato antropologico : Rol è l’America che tenta di diventare adulta che usa la storia per capire, costruisce istituzioni cognitive per  trasformare  il trauma in racconto in modo da sostituire la reazione con la riflessione. È l’opposto antropologico di Wade.

A. La mente come distanza

Rol introduce lentezza, sospensione del giudizio, analisi, selezione dei fatti, costruzione di nessi. La relazione non è un duello: è un processo interpretativo.

B. Storia come metodo

Rol usa la storia come strumento per ordinare il caos, comprendere le cause, distinguere tra fatti e interpretazioni  e costruire un senso condivisibile. La storia è la sua arma: non il fucile.

C. Agency come pro-azione

Rol non reagisce: agisce progettando. La sua agency è lenta, riflessiva, ermeneutica, orientata al futuro

D

Rol è l’America che tenta di diventare adulta. Che tenta di adottare , recuperare, la cultura della modernità, che sa in partenza dei limiti , del bisogno di limiti, dei fallimenti, della cooperazione, della cura, che sono artefatti da homo faber, che vanno costruiti attraverso lo STUDIO ol è l’America che tenta di diventare adulta. Che tenta di adottare , recuperare, la cultura della modernità, che sa in partenza dei limiti , del bisogno di limiti, dei fallimenti, della cooperazione, della cura, che sono artefatti da homo faber, che vanno costruiti attraverso lo STUDIO, la SCIENZA, la SIPLOMAZIA, la PAROLA, la QUEST

Quest che in Banks diventa struttura stessa della scrittura narrativa. Rol è un fratello che però agice come un detective dei romanzi polizieschi che per arrivare a ‘sapere’ si allontana quanto più può dalle emozioni e cerca i fatti ma per farli diventare significativi li connette, li scrive collegandoli in una rete aperta di richiami e ripetizioni e prospettive che arricchiscono il quadro apparentemente semplice di partenza (un paio di omicidi opera di un tizio improvvisamente impazzito)  di una profondità di sfondo che trasforma gli eventi fino a guidareci verso la complessità delle cause che muovono le nostre esistenze.

Banks cita le pratiche ottocentesche del romanzo di detection , ma le innesta dentro la logica della Gestaltheorie[1] che parlando di Figura/Sfondo suggerisce che occorre  costruire reti per decidere il senso/il significato  di un avento, di un gesto, di una parola, di un dettaglio: e non solo per scoprire l’assassino(nella fiction letteraria di un romanzo)  ma proprio per ‘comprendere’ il reale[2].

Così di fronte ai fatti apparentemente assurdi che succedono nel paese, Rol quando torna indaga, cerca prove, parole, dettagli, e li connette in reti di ipotesi , attraverso strumenti di osservazione molteplici che lo fanno sembrare cinico : confronta , procede per induzione e conclude consapevolmente facendo solo ipotesi possibili sulla fine di Wade, senza dare certezze al lettore che è di fatto invitato a fare ipotesi anche lui. Ad usare la lentezza, invece che limitarsi a identificarsi con le sofferenze di X o di Y.

Rol è l’America che tenta di applicare la modernità: quella che sa che l’umano è fatto di accettazione di limiti, di imperfezioni, della necessità del distacco, della responsabilità della  cura,  della necessità della storia come metodo per capire. Questa America sa che la libertà senza limiti è distruttiva, la cooperazione è un artefatto culturale, la cura non è naturale ma costruita, la mente adulta richiede studio, la democrazia è un dispositivo fragile che va mantenuto. Rol è l’America che studia per diventare adulta.

3

Questa America consapevole del limite si perde però tra fine novecento e XXI secolo, quando dopo l’89, scomparso il grosso nemico ideologico (URSS, la guerra fredda) , si abbandona all’illusione della fine della Storia, salvo poi ben presto sentir il bisogno ‘complottistico’ di creare un nemico (Jack) che dia ordine a quello che non ce l’ha, un nemico che consenta di continuare a vivere in modo re- attivo, senza pause di riflessione.

Dopo il 1989, scomparso il nemico che costringeva alla complessità, l’America si Wade‑izza: si abbandona ai sentimenti primari, costruisce nuovi nemici per mantenere la grammatica del torto e della vendetta, e arriva alla polarizzazione del XXI secolo

 È la pratica tipica dell’homo che rimane all’animal, che vive di duelli e se manca il nemico lo inventa: il bisogno ‘infantile’ di Wade, per arrivare progressivamente alla situazione di Trump et similia. Il nemico costruito e quindi ‘vendetta’ per ‘torti’ subiti[3]

Segno forte di questa forma di agency è nel romanzo il costante mal di denti di Wade.

[4]All’inizio c’è un “dente”  che fa male: e quel dente è metafora della necessità proprioa di homo sapiens di ‘crearsi’ un nemico finito che consenta di passare dallo stato di angoscia per l’imprevisto alla semplice paura per qualcosa di identificato e materico, contro cui in fondo basta scontrarsi, contro cui si hanno comunque rimedi (per quanto dolorosi). Il dente che fa male è  un nemico ‘finito’ , che consente di articolare un concreto campo di battaglia che sostituisca l’ideterminato e vasto non finito della comunità in cui tanti sono i personaggim tante le relazioni, le emozioni, i desideri, i pericoli e le potenzialità. Il dente narrativamente insomma consente a Banks di mostrare come il singolo uomo abbia bisogno – oer vivere in una qualunque società – di un dispositivo (un sistema di dispositivi) che consentano di allontanare  le sempre imminenti pulsioni di violenza dagli altri membri del gruppo e dirigerle in duelli simbolici, per così dire.[5]

E a noi lettori del XXI secolo riconoscere di fatto nel dente salvifico un modello cognitivo dell’America che continuiamo a vedere , nonostante tutto, come infantile gigante che si comporta appunto come un bimbo e fa capricci apparentemente in modo inspiegabile in molte situazioni. In effetti la metafora del dente, se ben traguardata, ci consente oggi di comprendere quel che è successo nell’America post ’89: il dente è  preludio alla costruzione di nemici sociali e politici: come il dente è il nemico ideale per una mente S1, che non tollera complessità, ambiguità, processi, mediazioni, così qualunque evento (fatto) può essere occasione per costruire un nemico  evidente, immediatamente riconoscibile dalle menti semplici degli americani dell’interno che non tollerano complessità, che sono eredi dei padri fondatori che si vedevano come ‘puritani’ appunto.

In definitiva davanti a noi lettori attuali, dal romanzo emerge una sorta di semiologia del nemico ( dal corpo → alla comunità → alla nazione)  un frame che ci consente di interpretare con chiarezza molti degli eventi globali degli ultimi decenni.

In concreto

  • in origine c’è una situazione di Rumore, confusione, Non Finito
  • per passare ad un Mondo Chiaro, si sceglie un Nemico corporeo (dente) chiaro, finito, materiale, eliminabile, non ambiguo prima a livello comunitario (Jack), all’interno della propria comunità (i dem. i liberal, prima i comunisti. Oggi i migranti ) che sia vicino, competitivo interpretabile (di cui ‘so’ le intenzioni, di cui intendo le singole mosse), simbolico (diverso )  e sostituibilepoi a livello internazionale  (post‑1989) , costruito dall’industria culturale, cioè narrato (tv, web, amplificato (cine, serial web..) che consente di riconoscere facilmente la propria appartenenza (identitario) e permanente terrorismi …)

Potremmo generalizzare  allora in questi termini l’avanzata dei suprematismi (dei fascismi) nel cosiddetto mondo occidentale, nato dalla modernità e oggi afflitto dal fallimento: Wade (cioè l’americano europeo  medio, quello della provincia o delle periferie, forte di/ addestrato a leggere il reale solo con ‘sentimenti’ primari, ad aborrire libri e teorie che rallentino le passioni) non può affrontare un conflitto simbolico (porsi  domande sul senso di quel che succede, scegliere tra una varietà di segni e significati),  un conflitto relazionale o  istituzionale (scegliere tra codici e leggi in uso), tantomeno un conflitto cognitivo (riflettere sullo spazio tempo e sull’individuo società, etica ecc.) . Può affrontare solo un nemico materiale, che (come nei racconti western, o dei supereroi o dei serial) si può colpire, estirpare, distruggere.

 Una volta finita la dualità USA/URSS, l’America  (ed oggi anche l’Europa) ha bisogno di un male chiaro per sentirsi viva. E quindi ‘crea’ nemici

  1. compare il nemico ideologico (URSS)
  2. i costruisce un nuovo nemico (terrorismo)
  3. raq come nemico “necessario”

2010‑2020 → Iran, Afghanistan, Medio Oriente come nemici multipli

  • emico interno (polarizzazione, tribalismo, trumpismo)

È la stessa dinamica del dente: dolore → torto → nemico → vendetta → identità. L’America Wade ha bisogno di un nemico per sentirsi viva.

Ora il quadro è completo:

  • Wade è l’America ‘infante’ (che urla e strilla e agisce sulla spinta del pathos del complotto, ma non articola le parole),
    • Rol è l’America che tenta di costruire la storia diventare adulta ma  fallisce storicamen

Quindi possiamo rileggere sia aristotelicamente che greimasianamente le vicende dei due personaggi

  • come due tragedie parallele che ‘fanno’ propriamente l’homo sapiens, quella dell’azione e quella conoscenza
 WADEROL
Tragedia della NECESSITA’ (senza teoria l’uomo subisce le situazioni così come il corpo le legge)Della CONOSCENZA (la mente desidera connettere le cose, ma le connessioni sono sempre precarie)
Mythos la sua vita è una catena di cause che non controllaricostruisce gli eventi, ma la verità resta parziale
Ethoscarattere segnato dal trauma → azioni inevitabili.carattere razionale, ma impotente di fronte al caos.  
Pathosterrore e pietà per un uomo che non può diventare altro.compassione per chi tenta di capire ciò che non può essere compreso del tutto
Catastrofetormenta esterna coincide con la tormenta interna.conoscenza non salva; al massimo ordina il dolore.  
 tragedia dell’uomo che non può uscire dal proprio passato.tragedia dell’uomo che cerca senso in un mondo che non lo offre
  • come DUE PROGRAMMI NARRATIVI (modelli di comportamento)
WADEROL
ProgettoIdentitario (darsi una identità ‘facendo’ delle cose)Ermeneutico (cogliere un senso DALLE  cose)
SoggettoWadeRol
Oggetto del desiderioDiventare un uomo interoDare significato ai fatti
DestinanteNEGATIVO Trauma (imitazione, ripetizione dell comportamento ‘patetico’ del padre che nel finito familiare esercita la violenza subita all’esterno) Comunità, natura ostile (freddo, terra non coltivabile)POSITIVO La distanza, la separazione, la scelta dello studio, la storia come metodo
OpponentiLa mimesis, l’accettazione del finito, la facilità della ripetizione, la fede nell’efficica automatica del ‘sentimento’ (re-azione)Opacità degli eventi, memoria familiare
AiutantiLa cooperazione di Margie, desiderio di passare alla pro -azioneMetodo della ricerca per abduzione, la scrittura
EsitoFallimento  non può completare il proprio programma perché il suo sistema simbolico è troppo rigidoSuccesso parziale : comprensione di parti delle reti implicate non trova la verità, ma costruisce un senso
Significazione generale  della biforcazione antropologica dell’America fine XX secoloAmerica S1 (Wade) l’America che vive nel presente, senza storia, senza mediazioneAmerica S2 (Rol) l’America che tenta di diventare un soggetto complesso.
individualismo reattivo libertà come assenza di limiti comunità come luogo di sospetto affetti primari come unica grammatica violenza come linguaggio condiviso natura come destinoindividualismo riflessivo libertà come costruzione di senso comunità come narrazione condivisa affetti secondari (cura, responsabilità) storia come metodo cultura come seconda natura

SINTESI FINALE

Wade e Rol non sono solo due personaggi: sono due versioni dell’Animal Symbolicum. Due modi di essere umani. Due forme di agency. Due Americhe.

  • Wade → reazione, immediatezza, destino
  • Rol → interpretazione, distanza, progetto

Banks costruisce un romanzo che è una diagnosi antropologica: l’America è un luogo dove la formazione dell’umano può biforcarsi in due direzioni opposte — una congelata nei sentimenti primari, l’altra capace di costruire una mente storica.


[1] In particolare la teoria del Campo di Lewin

[2] Comprendere deriva da cum + prehendo: indica di per sé il buisogno di collegare, costruire reto

[3]Il mal di denti è il bisogno di un nemico: se ho mal di denti  costruisco  un Finito, un Mondo, uno spazio limitato appunto,  entro cui è possibile identificare un ordine binario di Bene e male. Utile compagno è nella routine di duelli di Wade il dolore fisico preciso, ben localizzato, che devia le pulsioni aggressive verso le persone e consente di ‘stare’ fermo, di duellare con il corpo, quella parte del corpo, senza trascendere contro gli altri che pur intorno ronzano e punzecchiano il suo orgoglio. Lo script fondante del duello è solo allora, quando si sveglia il dolore, tra Wade e il dente: e vince (può vincere) lui se semplicemente ‘sopporta’ (mostra la forza di sopportazione che è propria del vir)., Cert’è che una volta estirpato il dente (da solo, con la violenza di una tenaglia), Wade  può finalmente dedicarsi a costruirsi con lucidità un  nemico ‘vero’(Jack, una persona che davvero compete con lui sul lavoro, per età, per bravura nella caccia, nel riconoscimento sociale). il mal di denti è una sorta di  addestramento,  “allenamento” al duello, fornisce lo script con cui affrontare ogni duello (dolore → torto; torto → nemico; nemico → vendetta; vendetta → identità) ed estirpare il dente da solo è un rito di passaggio, una prova iniziatica che  conferma che la violenza, il duello funziona.

 

[5] Naturalmente stiamo parlando di tutti quei dispositivi che i media digitale e non sono capaci di offrire come ‘luoghi’ in cui/con cui sgogare le pulioni. Sport, mercati di ogni tipo, anche libri ovviamente, premi …

FASCISMOIERI e OGGI

M

 FASCISMO IERI E OGGI 

Oggi una delle fonti di dubbio e di urto è dare un nome a quel che succede in generale a livello sociale e politico, come culturale ed economico.

L’equivoco più forte da affrontare è quello sulla connessione del presente al passato di una nazione come l’Italia. Il Fascismo antico ha o no contatto e conseguenti sviluppi con qualcosa che avviene oggi?

Una chiave decisiva è data dal saggio di Eco che parla di ur-fascismo identificando la qualità specifica nel fascismo nel suo uso dei dispositivi politici moderni (come lo stato e altre istituzioni di coordinamento sociale) ai fini della restaurazione della modalità premoderna di dare stabilità alle comunità, in termini di stabilità garantita da relazioni solo emotive, cioè di persone che si legano in modo personale secondo relazioni di tipo affettivo (riconoscimento, cura, protezione). 

Proviamo a tracciare una distinzione netta, operativa e genealogica tra fascismo storico e ur‑fascismo (nel senso di Eco),

  1. FASCISMO STORICO (1922–1945: REGIME, MILIZIA, STATO‑NAZIONE, VIOLENZA ORGANIZZATA

Identità

  • Premoderna e tribale: nazione come corpo organico, comunità chiusa.
  • Appartenenza totale: Partito, camicie nere, gerarchia.

Potere

  • Verticale: comando, disciplina, obbedienza.
  • Monopolio della forza: manganello, squadrismo, repressione.

Cultura

  • Mitologia nazionale: romanità, ruralismo, virilità.
  • Estetica della massa: parate, simboli, rituali collettivi.

Tecnologie

  • Radio, cinegiornali, stampa controllata.
  • Comunicazione unidirezionale: il capo parla, la massa ascolta.

Funzione antropologica

  • Trasformare individui in corpi disciplinati.
  • Ridurre complessità in specifici spazi di ordine, gerarchia, destino comune. (i treni in orario!!!)
  •  

2. UR‑FASCISMO (ECO ): NON UN REGIME, MA UN PATTERN RICORRENTE DI MENTALITÀ E FORME CULTURALI)

Eco individua il fascismo come tratti di una struttura mentale che si definisce attraverso elementi antropologici precisi:  il culto della tradizione, il rifiuto della complessità, la paura della differenza, l’ossessione del complotto, l’identità come appartenenza emotiva, il linguaggio povero e sloganico e soprattutto il nemico come figura necessaria.

3. IL SALTO: COME L’UR‑FASCISMO SI RICODIFICA NELLA SOCIETÀ DEL FLUSSO

Qui entriamo nel terreno proprio dell’industria culturale neoliberale: invasione delle menti attraverso costruzione di adeguati processi di frame, script, flussi, intrattenimento, identità reattive.

Nella società contemporanea:

  • non c’è più la milizia ma la community
  • non c’è più la parata ma il feed
  • non c’è più il capo carismatico ma il creator o il leader‑brand
  • non c’è più la dottrina ma il meme
  • non c’è più la violenza organizzata ma la polarizzazione performativa

L’ur‑fascismo diventa una forma culturale, non un progetto politico strutturato.

 4. UR‑FASCISMO COME FORMA DELL’INTRATTENIMENTO

Nella cultura del Flusso, l’ur‑fascismo assume tratti nuovi

–  Identità come fandom : appartenenza emotiva, difesa del leader come “idolo”, narrazione contro un nemico: rituali digitali (commenti, meme, raid)

–  Linguaggio ridotto a slogan: semplificazione estrema; frame binariLnoi/loro, puri/corrotti); estetica del “ruvido” come autenticità

. Politica come spettacolo: indignazione come contenuto, conflitto come intrattenimento, leader come performer

– Complessità rifiutata: preferenza per narrazioni brevi, emotive; sospetto verso istituzioni, media, scienza; frame complottisti come scorciatoie cognitive

– Comunità come tribù digitali: echo chambers; identità costruite nel feed; appartenenza immediata, non mediata

 5. LA MATRICE COGNITIVA: NEURONI SPECCHIO, FRAME, SCRIPT

Qui la ricerca neuro – scientifica si incastra perfettamente: l ’ur‑fascismo contemporaneo è una macchina di frame e script, non un’ideologia sistematica

I neuroni specchio favoriscono

  • l’imitazione emotiva  che consente il contagio affettivo
  • l’identificazione con il leader/creator come Soggetto Supposto Sapere (come fonte di contatto col mistero) e quindi l’eliminazione di ogni situazione di dubbio cioè di ansia o angoscia (la responsabilità tutta a chi ‘ci’ guida)
  • la polarizzazione di idee e brand come risonanza corporea: la binarietà dei frame proposti semplifica , riduce la complessità

i Frame principali sono: “noi contro loro”; “la verità nascosta”; “il popolo tradito”

E gli Script: indignarsi, condividere, smascherare, difendere il gruppo[1]

 6. LA FORMA-FLUSSO: PERCHÉ OGGI L’UR‑FASCISMO È POSSIBILE

La Società del Flusso (come la definiscono alcuni studiosi) produce identità reattive, tempo compresso, attenzione frammentata, corpi emotivi, narrazioni brevi  e brand come leader.

In questo ecosistema, l’ur‑fascismo non appare come “ritorno del passato”, ma come forma adattativa: semplice, emotiva, identitaria, spettacolare, immediata. Efficace possibilità di trovare un ‘orientamento’ “hic et nunc”, senza cadere nelle esitazioni e nelle malinconie dell’incertezza e del trauma lacaniano.

È la versione “pop” e “reattiva” di un pattern antico. Objet petit-a a portata di mano , oggi, con il Lercato e l’Industria Culturale che crea  asaturazione di possibili oggetti del desiderio a breve portata di mano. A patto di non porsi problemi sulle conseguenze : e il frame comunità tradizionale (che riduce lo spazio sociale ad un Noi limitatissimo) si offre come la proposta più efficace.

7. MAPPA COMPARATIVA

dimensioneFASCISMO STORICOFASCISMO CONTEMPORANEO
IdentitàOrganica nazionaleTribale digitale, fandom
PotereVerticale gerarchicoReticolare memetico
ViolenzaDisica organizzataSimbolica performativa
LinguaggioPropagandaMeme slogan semplificazione
MediaRadio parateFeed piattaforme
LeaderDuceBrand creator, influenxer
CulturaMito nazionaleIntrattenimento polarizzato
FunzioneDisciplinareReattiva emotiva
 
 

8

Sintesi finale

  • IL FASCISMO STORICO È UN REGIME POLITICO CON MILIZIE, VIOLENZA, GERARCHIA, STATO‑NAZIONE.
  • L’UR‑FASCISMO È UN PATTERN MENTALE CHE OGGI SI RICODIFICA NEI FLUSSI DIGITALI, NELLE TRIBÙ DELL’INTRATTENIMENTO, NEI FANDOM POLITICI, NEI FRAME BINARI E NELLE IDENTITÀ REATTIVE.

Non è il ritorno del passato: è la mutazione contemporanea di un archetipo. aggiornata alla Società del Flusso e dell’Intrattenimento. he cosa può fare l’arte e che cosa può fare l’intellettuale dentro un ur‑fascismo che non è più un regime, ma una forma culturale del Flusso e dell’Intrattenimento.

9

L’ARTE

Che cosa può fare l’arte e che cosa può fare l’intellettuale dentro un ur‑fascismo che non è più un regime, ma una forma di dominio antropologico.

Nell’ur‑fascismo contemporaneo l’identità è reattiva, non progettuale

Se è vero che entro questo spazio antropologico, il conflitto è intrattenimento, non politica, il linguaggio è meme, non discorso; la comunità è tribù digitale, non corpo sociale; la verità è frame (semplice connessione di elementi) non argomentazione, e il leader è brand, non istituzione, ebbene in questo ecosistema, l’arte e l’intellettuale non possono più occupare le posizioni novecentesche (avanguardia, critica, opposizione, pedagogia).

L’arte e l’artista devono ricodificarsi, assumendo quattro funzioni, che corrispondono a quattro posizioni possibili rispetto all’esistente.

A. Arte come conferma del Flusso (arte‑intrattenimento)

Intenzione: piacere, visibilità, partecipazione al feed.

Azione: estetica levigata, immediata, memetica.

Posizione: interna al sistema. Un tempo la si sarebbe definita Kitsch. Oggi più propriamente è quella inserita nelle logiche di mercato, con attenzione al numero di clienti, lettori, spettatori utenti ecc.

È l’arte che produce immagini e testi veloci, adattai quindi  ai tempi del feed e che usa il linguaggio del meme per comporrei i suoi brevi testi. Certamente lo scopo fondamentale è di non creare attrito, di favorire nello spettatore il riconoscimento di qualche frame / script consolatorio, che pur a fronte di disordini e crisi alla fine consenta di confermare l’ordine esistente

In questa forma, l’arte non contrasta l’ur‑fascismo: lo accompagna.

B. Arte come rumore (glitch, ruvido, attrito)

Intenzione: interrompere la fluidità.

Azione: glitch, distorsione, lentezza, opacità.

Posizione: frizione interna.

È l’arte che introduce la complessità dove il sistema (il mercato, l’ideologia neolib) vuole semplicità: in pratica rallenta dove il feed accelera, mostra il corpo ( e le sue imperfezioni) laddove il sistema vorrebbe avatar (simulazioni perfette che danno inciampo), di fatto crea dissonanza dove il sistema vuole identità tribale (armonia interna al gruppo ristretto, al ceto privilegiato che ‘legge’, partecipa a festival o a feste megagalattiche ecc..). crea davvero ‘novità’ (news) laddove  il sistema dei media chiama news le ripetizioni narrative di format sociali auto regolativi (il Noi vs l’Altro)

 Qui l’arte diventa micro‑resistenza cognitiva.

C. Arte come disvelamento (contro‑frame)

Intenzione: mostrare la struttura del frame.

Azione: smontare narrazioni, rivelare meccanismi, rendere visibile l’invisibile.

Posizione: critica sistemica.

È l’arte che mostra come si costruisce un nemico, rivela la logica del fandom politico, espone la retorica del “noi/loro” e svela la macchina dell’indignazione

 Qui l’arte diventa pedagogia della complessità.

 D. Arte come spazio altro (mondi possibili)

Intenzione: creare alternative immaginative.

 Azione: costruire mondi, rituali, comunità non tribali.

Posizione: esterna, liminale.

È l’arte che inventa nuove forme di relazione e crea comunità non identitarie, producendo immaginari non polarizzati e apre possibilità invece di chiuderle

 Qui l’arte diventa laboratorio antropologico.

La funzione dell’intellettuale nell’ur‑fascismo del Flusso

L’intellettuale non è più il maestro (modernità) o il critico (novecento) e nemmeno il tecnico (tardo novecento)

Nella società del Flusso, l’intellettuale può assumere quattro posizioni.

 A. L’intellettuale‑performer (interno al Flusso)

Intenzione: visibilità.

 Azione: semplificazione, slogan, presenza continua.

 Posizione: integrato.

È l’intellettuale che diventa brand, parla per meme, produce indignazione come contenuto

 In questa forma, l’intellettuale rafforza l’ur‑fascismo.

B. L’intellettuale‑cartografo (analisi dei flussi)

Intenzione: mappare, non giudicare.

Azione: genealogie, modelli, sistemi.

 Posizione: liminale.

È l’intellettuale che mostra come funzionano i frame, analizza le dinamiche del feed, spiega la logica delle tribù digitali

 Qui l’intellettuale diventa strumento di orientamento.

C. L’intellettuale‑filtro (complessità contro semplificazione)

Intenzione: rallentare.

Azione: approfondire, contestualizzare, articolare.

 Posizione: contro‑corrente.

È l’intellettuale che rifiuta la velocità,  la polarizzazione e  la semplificazione

Qui l’intellettuale è resistenza cognitiva.

 D. L’intellettuale‑artigiano di mondi (creatore di alternative)

Intenzione: costruire possibilità.

 Azione: immaginare, progettare, prototipare.

Posizione: esterna, generativa.

È l’intellettuale che crea nuovi rituali, inventa nuove forme di comunità, produce nuovi modi di stare insieme

Qui l’intellettuale è architetto di futuri.

 Sintesi operativa

FunzioneArteIntellettualePosizione rispetto all’ur‑fascismo
CONFERMAINTRATTENIMENTOPERFORMERINTERNA
RUMOREGLITCH, RUVIDOFILTROFRIZIONE
DISVELAMENTOCONTRO‑FRAMECARTOGRAFOCRITICA
MONDI POSSIBILIIMMAGINAZIONEARTIGIANOALTERNATIVA

 Conclusione

NELL’UR‑FASCISMO DEL FLUSSO:

  • L’ARTE PUÒ ESSERE INTRATTENIMENTO, ATTRITO, CONTRO‑FRAME, MONDO POSSIBILE
  • L’INTELLETTUALE PUÒ ESSERE PERFORMER, CARTOGRAFO, FILTRO, ARTIGIANO

LA LORO FUNZIONE NON È PIÙ “DIRE la verità al potere”, ma creare spazi di complessità, lentezza, L’ARTE NELL’UR‑FASCISMO DEL FLUSSO

A. ARTE COME INTRATTENIMENTO: aderisce al Flusso: velocità, estetica levigata, emozione immediata

Caratteristiche: immagini veloci, estetica pop, narrazione semplice, nessun attrito cognitivo

Esempi:

  • Jeff Koons, Balloon Dog → estetica levigata, piacere immediato
  • Damien Hirst, For the Love of God → spettacolarizzazione del valore
  • Takashi Murakami, Superflat → fusione arte/pop/brand
  • Marvel Cinematic Universe → mitologia pop identitaria
  • Banksy (parte della produzione) → meme politico immediato, facilmente condivisibile

 Funzione: conferma del sistema del Flusso.

B. ARTE COME ATTRITO (glitch, ruvido, frizione: interrompe il Flusso, introduce opacità, lentezza, rumore)

Caratteristiche: glitch, materiali ruvidi, lentezza, distorsione

Esempi:

  • Francis Bacon, Study after Velázquez → corpo come frizione
  • Kara Walker, A Subtlety → attrito storico e visivo
  • William Kentridge, animazioni a carboncino → memoria come rumore
  • Ryoji Ikeda, Datamatics → sovraccarico sensoriale come critica
  • Hito Steyerl, How Not to Be Seen → glitch come politica

 Funzione: disturbare la fluidità del feed.

C. ARTE COME CONTRO‑FRAME: svela i meccanismi del potere, del linguaggio, della rappresentazione

Caratteristiche: la meta‑narrazione, lo smontaggio dei frame, la critica dei media, la rivelazione dei dispositivi

Esempi:

  • Harun Farocki, Videogramme einer Revolution → analisi dei media
  • Forensic Architecture, Investigations → contro‑inchieste visive
  • Marta Minujín, El Partenón de los Libros → memoria contro censura
  • Jenny Holzer, Truisms → linguaggio come arma
  • Adam Curtis, HyperNormalisation → genealogia del potere narrativo

 Funzione: disvelare la macchina del Flusso.

D. ARTE COME MONDO POSSIBILE: crea alternative, immaginari, comunità non identitarie

Caratteristiche: costruzione di mondi, rituali alternativi, comunità immaginate, estetiche non polarizzate

Esempi:

  • Olafur Eliasson, Weather Project → comunità temporanee
  • Studio Azzurro, ambienti sensibili → interazione non competitiva
  • Tania Bruguera, Arte Útil → arte come istituzione alternativa
  • Theaster Gates, Dorchester Projects → comunità come opera
  • Ursula K. Le Guin, The Dispossessed (letteratura) → mondi politici alternativi

 Funzione: generare possibilità.

2. L’INTELLETTUALE NELL’UR‑FASCISMO DEL FLUSSO

A. L’intellettuale‑performer: aderisce al Flusso: visibilità, semplificazione, presenza continua.

Caratteristiche: linguaggio breve, polarizzazione, identità come brand, indignazione come contenuto

Esempi (come forme, non giudizi):

  • Jordan Peterson, 12 Rules for Life → identità, ordine, semplificazione
  • Slavoj Žižek (versione mediatica) → shock, paradosso, performance
  • Alain de Botton, School of Life → filosofia semplificata come lifestyle
  • Jonathan Franzen (interventi pubblici) → posizioni polarizzanti

 Funzione: alimentare il Flusso.

B. L’intellettuale‑cartografo: mappa i sistemi: genealogie, modelli, complessità.

Caratteristiche: analisi sistemica, genealogie, modelli operativi, sguardo non polarizzato

Esempi:

  • Michel Foucault, Sorvegliare e punire → genealogie del potere
  • Donna Haraway, Staying with the Trouble → ecologie complesse
  • Bruno Latour, Non siamo mai stati moderni → reti, attori, sistemi
  • Byung‑Chul Han, La società della stanchezza → diagnosi del presente
  • Mark Fisher, Realismo capitalista → mappa dell’immaginario contemporaneo

👉 Funzione: orientare.

C. L’intellettuale‑filtro: introduce lentezza, complessità, profondità.

Caratteristiche: rifiuto della velocità, rifiuto della semplificazione, approfondimento, contestualizzazione (situazione come puzzle da costruire – Perec)

Esempi:

  • Martha Nussbaum, Non per profitto → difesa della complessità democratica
  • Roberto Calasso, L’innominabile attuale → densità, genealogia, lentezza
  • Giorgio Agamben, Homo Sacer → concetti lenti, stratificati
  • Judith Butler, Frames of War → complessità del linguaggio e del corpo
  • Remo Bodei, Le forme del bello → pensiero articolato

Funzione: resistere alla semplificazione.

D. L’intellettuale‑artigiano di mondi; crea alternative, prototipi, immaginari, istituzioni nuove.

Caratteristiche: progettazione, immaginazione politica, prototipazione sociale, comunità alternative

Esempi:

  • Paolo Virno, Grammatica della moltitudine → nuove forme di vita collettiva
  • Fred Moten & Stefano Harney, The Undercommons → comunità sotterranee
  • Achille Mbembe, Brutalisme → nuove categorie per il presente
  • Timothy Morton, Hyperobjects → nuovi modi di pensare il mondo
  • Silvia Federici, Calibano e la strega → genealogie per nuovi immaginari politici

 Funzione: inventare futuri.

SINTESI

FunzioneArteIntellettualeEsempi
INTRATTENIMENTOKOONS, MURAKAMIPETERSON, DE BOTTONCONFERMA
ATTRITOBACON, STEYERLNUSSBAUM, CALASSOFRIZIONE
CONTRO‑FRAMEFAROCKI, HOLZERFOUCAULT, FISHERCRITICA
MONDI POSSIBILIELIASSON, GATESHARAWAY, MOTENALTERNATIVA

[1] A ben guardare le cronache questi comportamenti non riguardano lo schieramento che defininiamo per tradizione di Destra, ma anche la gran parte dei gruppi che si autodefiniscono Sinistra: Indignazione, difesa del gruppo, condividere, smascherare sono le performance con cui si danno identità ‘attiva’ questi gruppi. La loro agency di fatto corrisponde ad una serie di atti dettati immediatamente dalle emozioni e non dalla riflessione. Le loro fonti sono del resto ‘nostalgiche’ come quelle di destra. Marx, Berlinguer…

Uccellacci e uccellini di Pasolini

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UCCELLACCI E UCCELLINI

Uccellacci e Uccellini mette in scena in forma di favola filosofica,  la critica al progetto della Cultura della Modernità che (dal Rinascimento al marxismo) si propone di correggere – per così dire la Natura-  educando i corpi degli uomini a ricorrere maggiormente alla ragione (alla mente) per emanciparsi dalle pulsioni. Questo progetto che assegna a chi legge e scrive libri il compito di guidare il cambiamento- è arrivato al suo punto di esaurimento.

Il punto d’arrivo però,  secondo Paolini, è la società del Consumo non quella dell’Emancipazione; in cui il Popolo – disponendo di soluzioni immediate per il soddisfacimento delle proprie pulsioni – per quanto codificate in forme non animalesche –  non ha più bisogno dell’intellettuale che gli spieghi  i misteri, gli dica  le verità universali. L’uomo del dopoguerra, l’uomo della società del libero mercato, della competizione, dell’intrattenimento, non si pone più domande sul reale, ma si limita sopravvivere nelle situazioni. Dopo le catastrofi del primo Novecento, non crede più nella storia e si limita a sopravvivere. Quindi elimina la figura stessa dell’intellettuale guida, anche nella forma gramsciana dell’intellettuale organico.

Per comprendere il senso filosofico del racconto possiamo ricorrere a strumenti di analisi forniti dalle teorie elaborate dalla cultura occidentale proprio nel Secondo Novecento, come lo strutturalismo.

1

La trama

Riassumiamo Uccellacci e Uccellini attraverso il filtro dello schema attanziale di Greimas. Ogni ruolo non è solo funzione narrativa, ma figura del processo storico‑europeo (dal 1500 a oggi) che Pasolini mette in scena in forma di favola filosofica

SOGGETTO

Totò e Ninetto

Funzione attanziale: i viandanti, i cercatori di senso.

Antropologia generale:

Le due figure della storia rappresentano l’uomo comune nella modernità, né pienamente arcaico né pienamente moderno. I protagonisti vivono in una condizione di transito, senza strumenti per interpretare il mondo: è di fatto la condizione dell’uomo che vive nelle società che si autodefiniscono moderne, che vivono il presente in attesa di cambiamenti che dovrebbero migliorare la loro condizione, ma che di cui poco capiscono. Di fatto incarnano la frattura tra corpo popolare (quella che ancora nel Novecento si denomina “massa”) e la cultura alta dei ceti che si arrogano il compito (il privilegio, la responsabilità di fatto) di “daee la storia”, di cambiare l’esistente (utopie, città ideali, rivoluzioni, riforme..)

Antropologia storica (1500–oggi):

I due personaggi, nella loro caratterizzazione particolare,  sono figure dell’eredità del contadino rinascimentale che entra nella storia moderna senza averla scelta. Portano dentro di sé la lunga genealogia dell’uomo popolare europeo –  pre‑borghese, pre‑razionale, pre‑illuminista – quindi  la parte della modernità che non ha partecipato al progetto moderno, ma ne subisce gli effetti. In concreto rappresentano la crisi del Soggetto moderno: non hanno progetto, non hanno teleologia, non hanno “mondo” e ‘vagano’, esposti a quello che qualhe decennio dopo verrà identificato come “flusso”-

In sintesi, Totò e Ninetto (figure del Soggetto) sono l’Europa popolare che attraversa la modernità senza comprenderla, e che alla fine resta sola, senza più maestri né ideologie. La condizione già prefigurata in Accattone.

OGGETTO

La conoscenza / il senso del mondo / la direzione della storia

Funzione attanziale: ciò che il Soggetto cerca.

Antropologia generale

È la ‘meta’ tanto deificata e cercata –in varie forme, sotto varie narrazioni ideologiche – ma sempre labile e instabile anche quando sembra raggiunta. E’ l’oggetto mancante della modernità, il fallimento della Grande Promessa, che –proprio nel moto continuo senza conclusione- pone il NUOVO problema della dine Novecento: come vivere dopo la fine delle grandi narrazioni?

Antropologia storica:

Dal 1500 in poi l’Europa costruisce un progetto di razionalizzazione del mondo (scienza, Stato, economia, tecnica) cioè di correzione della Natura per renderla prevedibile e controllabile in modo da avere il controllo del Tempo (moderno questo significa), ma dopo  le grandi catastrofi del Novecento,  questo progetto entra in crisi: guerre mondiali, capitalismo avanzato, guerra fredda, fine delle ideologie rendono evidente che l’oggetto del desiderio è  irraggiungibile. La modernità non sa più dare senso

In sintesi: l’oggetto del desiderio è la promessa moderna di un mondo ordinato e comprensibile, che però si dissolve davanti ai protagonisti.

DESTINANTE

Il Corvo intellettuale marxista

Funzione attanziale: colui che assegna la missione, che dà il senso.

Antropologia generale:

il corvo è la figura dell’intellettuale europeo che, carico di conoscenze che pensa ‘universali’ (cioè vere senza dubbio9 , esperto di dialettica, si assume lil compito di guidare l’umanità (tutta, anche fuori dell’Europa) grazie a procedure di estrema razionalità (Cartesio duce). Ma di fronte all’insorgere continuo di fallimenti si fa anche  coscienza critica della modernità, nel senso che si assume col tempo il compito di decostruire quella che ha contribuito a erigere. Sullo sfondo del Modernismo novecentesco,  il corvo assume puà essere visto anche come  figura tragica della fine dell’intellettuale

Antropologia storica:

Se è vero che nasce con l’Umanesimo (1500) la figura dell’intellettuale come guida morale verso il cambiamento del reale, esso si sviluppa soprattutto con l’Illuminismo (1700) quando emerge l’intellettuale come legislatore della ragione. Il culmine si ha nell’Ottocento e Novecento quando l’intellettuale non si limita a interpretare il Mondo ma pretende di cambiarlo materialmente . insomma l’intellettuale si propone coscienza politica (Marx, Gramsci). Ma questa ipotesi entra in crisi negli anni ’60: la cultura popolare non lo ascolta più, la società dei consumi lo rende inutile

In sintesi: Il corvo è la morte dell’intellettuale europeo: parla, spiega, interpreta, ma nessuno lo segue. Alla fine viene mangiato.

DESTINATARIO

Il popolo / l’umanità comune / la comunità dei viandanti

Funzione attanziale: colui che dovrebbe beneficiare dell’azione.

Antropologia generale:

il Popolo, quella cosa che per tutta la modernità viene chiamata popolo, è  il soggetto collettivo che dovrebbe ricevere la “verità”, ma non è più in grado di accoglierla. Oggi esistono gli sciami, i fandom, aggregazioni non di destino ma di situazioni in cui si offre la densità, non il  senso nascosto del divenire delle cose. E se si continua a usare la parola Popolo è perché surrettiziamente si tende a ri – costruire una cosiddetta Identità, secondo le strategie mitopoietiche che una volta erano prodotti spontanei delle comunità premoderne, e oggi formidabili strumento di invasione delle menti dei singoli che si trovano immersi nel Rumore del Mondo e privi di orientamento cercano comunque un punto di riferimento.  

Antropologia storica:

Dal 1500 al 1900 il popolo è il destinatario del progetto moderno (educazione, emancipazione, cittadinanza), ma quando nel secondo Novecento il popolo diventa massa, non più comunità, il destinatario non è più in grado di ricevere il dono dell’intellettuale

In sintesi: Il destinatario è un soggetto che non esiste più perché  la modernità ha dissolto il popolo in individui consumatori.

AIUTANTI

Gli uccellini evangelizzati (i frati francescani)

Funzione attanziale: facilitatori del percorso.

Antropologia generale:

Rappresentano la tradizione religiosa come forma di cura e di comunità. Sono la memoria di un mondo in cui il senso era condiviso sulla base di una visione ciclica del tempo concreto (in cui domina cioè l’accettazione pura e semplice dei ritmi che la natura impone) e teleologico trascendente della storia: il giudizio, la giustizia sono rinviate al dopo vita, quando sarà il sacro a rimettere le cose a posto, nell’attesa la chiesa s assume il compito di fare ‘volontariato’ – per dirla con le parole di oggi- di favorire  una antropologia  della solidarietà- almeno in teoria estesa a tutti (nella logica del cosmopolitismo classico) anche se di fatto molto spesso rivolta solo ai membri delle comunità ristrette. Il monachesimo in effetti è quel movimento dal basso che cerca davvero di realizzare questa solidarietà in direzioni universali, contro la stabile difesa delle asimmetrie da parte delle strutture ecclesiali emerse nei secoli.

Antropologia storica:

Dal 1500 in poi, con l’affermazione della modernità (cioè della potenzialità per ogni individuo di ‘leggere’ per così dire il Libro – cioè ‘farsi’ diverso da quello che è nato)  la religione perde progressivamente il ruolo di guida, e gli ordini monastici diventano sempre più strumenti di difesa dell’esistente gerarchia. Nel film appare come residuo, come eco di un passato che non può più tornare: certamente oggi è un aiuto , ma inefficace perché  non può più orientare la storia e si limita ad azioni marginali (assistenza, cura, gestione dell’esistente insomma).

In sintesi: Gli aiutanti sono la nostalgia dell’Europa cristiana, che però non può più salvare nessuno.

OPPONENTI

La Storia stessa / la modernità / il capitalismo nascente

Funzione attanziale: ciò che ostacola il Soggetto.

Antropologia generale

L’opponente non è un personaggio, ma un processo: è la forza impersonale che disgrega comunità, senso, tradizione. Sono nomi, slogan, al massimo quando e se emergono con evidenza; ma per lo più è quel procedere oscuro delle cose, che nel loro connettersi invisibile, costruisce situazioni che le nuove scienze chiamano ‘sistemi emergenti’. Sempre instabili, aperte, determinao eventi e sorprese che vengono percepite come fallimenti da parte di chi ha installato progetti, percorsi da problem solving (come di fatto tutte le ideologia moderne, tutti i sistemi filosofici che presumono di dire la verità, sulla base di una ontologia ferma da scoprire con la ricerca)

Antropologia storica:

Dal 1500 nasce lo Stato moderno che comporta il disciplinamento di ogni diversità, e che dal 1700:, sotto la spinta dell’ Illuminismo punta alla razionalizzazione del reale e dell’umano a ogni livello. Però dal 1800, con il capitalismo industriale emerge l’alienazione: il singolo perde il senso del suo agire, perde fiducia nel progetto di cambiamento della natura sì che  dal 1900  cerca e trova senso nel consumo (estetico ormai più che economico), grazie all’emergere della società dei consumi. Il risultato effettivo è l’ omologazione. In particolare negli anni ’60 col trionfo del mercato (grazie all’emergere dei nuovi media) si assiste alla progressiva  morte delle ideologie

In sintesi: L’opponente è la modernità come macchina impersonale che divora tutto: popolo, intellettuali, tradizioni, senso.

1.7 La struttura complessiva (Greimas + antropologia)

Ruolo attanzialeFiguraAntropologia generaleAntropologia europea (1500–oggi)
SoggettoTotò e NinettoUomo comune in transitoPopolo europeo dislocato dalla modernità
OggettoSenso / direzione della storiaOggetto mancanteCrisi del progetto moderno
DestinanteCorvo marxistaIntellettualeFine dell’intellettuale europeo
DestinatarioPopoloComunità dissoltaMassa consumatrice
AiutantiFrati / uccelliniTradizione religiosaResiduo dell’Europa cristiana
OpponentiModernitàProcesso impersonaleStato, tecnica, mercato

2

PERCHÉ IL CORVO VIENE MANGIATO

A

Perché Pasolini mostra che il progetto moderno europeo (dal Rinascimento al marxismo) – che voleva educare, emancipare, guidare – è arrivato al suo punto di esaurimento.

Il popolo non ha più bisogno dell’intellettuale che si propone come colui che  dire la verità universale perché non cerca più senso: non crede più nella storia e si limita a sopravvivere (come afferma ne Le ceneri di Gramsci) scegliendo di dare densità  al presente assoluto del consumo.

Mangiare il corvo significa:

la modernità divora il suo stesso maestro.

B

Perché Pasolini sceglie proprio l’immagine scandalosa e arcaica di un corpo umano che mangia un corpo-intellettuale?

La risposta, in termini antropologici, è potentissima: non è una gag. È un gesto rituale. È un atto di antropologia europea.

2.1

Livello immediato

L’ immagine è volutamente materiale, biologica, animale. Pasolini ci dice che quando la modernità fallisce, l’uomo torna al corpo: non al pensiero e alla storia(ad un altro modo di rappresentare e raccontare le cose),e nemmeno alla politica (alla fiducia in qualcuno o qualcosa che modifichi o migliori l’esistente). Si torna semplicemente al corpo. Alla sopravvivenza che è immediatamente identificabile col bisogno di cibo (la fame) ma col mercato diventa (vedi Lacan) bisogno di oggetti sostitutivi del senso che manca (merce di ogni tipo come archivio non di saperi ma di piaceri, desideri a portata di mano immediata)

È il ritorno dell’Animal che avevamo mappato in Accattone.

Livello antropologico: il cannibalismo come gesto di passaggio

In molte culture arcaiche, mangiare qualcuno significa assorbirne la forza, chiudere un ciclo, trasformare un ordine simbolico, prendere su di sé ciò che l’altro rappresentava

Totò e Ninetto mangiano il corvo perché non possono più ascoltarlo per essere educati e  guidati. Allora lo assorbono, lo consumano e lo chiudono. È un rito di fine dell’intellettuale europeo.

2.2

Livello storico

il corpo popolare divora il corpo dell’intellettuale (1500–oggi)

Dal Rinascimento in poi, l’Europa ha costruito una figura centrale, l’intellettuale come guida morale, politica, razionale:

 con l’Umanesimo,  l’intellettuale è un maestro

Con l’Illuminismo, l’intellettuale è un legislatore della ragione

Nell’ Ottocento si fa  coscienza critica

E nel Novecento si propone come rivoluzionario (Marx, Gramsci)

In Uccellacci e uccellini, come visto,  questa genealogia finisce: il popolo non ha più bisogno dell’intellettuale perché non crede più nella storia,  nel progresso,  nella rivoluzione e tanto meno  nella cultura alta

Allora cosa resta? Il corpo. Il corpo che mangia il corpo.

2.3

Livello simbolico: la modernità divora se stessa

Se è vero – nella rappresentazione metaforica del film, che Il corvo è la modernità critica e Totò e Ninetto sono la modernità popolare, allora quando il popolo mangia l’intellettuale, Pasolini mostra di fatto la modernità che  consuma la propria coscienza.

È un gesto di autofagia culturale: la modernità non viene distrutta da un nemico esterno, ma si mangia da sola.

2.4

Livello antropologico profondo: ritorno all’Animal

Mangiare il corvo significa ritorno alla PULSIONE, che spinge ad agire sempre sulla base di emozioni semplici che reagiscono alla contingenza e non consente di  soppesare gli elementi della situazione e decidere dopo riflessione (S2 di Khaneman). La fame è segno di un ritorno al bisogno organico, alla condizione che caratterizza l’ominide prima di assurgere alle caratteristiche dell’homo sapiens che continua ad essere animal sì ma symbolcum.

Di fatto – come vediamo continuamente nella società del Flusso – è il ritorno al corpo come unico criterio. Il corpo però che adesso non ha più certo bisogno di andare a caccia nel mondo sconosciuto, ma trova le soluzioni opiù artificiose e soddisfacenti all’interno del mercato, del sitema mercato che di fatto è il Mondo.

È la stessa antropologia che avevamo visto in Accattone, ma qui non è più tragica o  sacra ma comica e disperata. È l’antropologia della post‑ideologi, di quella condizione che i filosofi francesi e americani identificheranno dapprima come Post – Moderna e poi con tante altre formule (Informazione, Prestazione, Intrattenimento, Flusso…)

È certo che davvero il corpo torna a essere l’unico luogo di verità (e fenomeni come lo slow food sono  segni evidenti di questa stilizzazione delle pulsioni animali) . dagli anni Sessanta in poi – almeno per l’Italia – Il senso e il fine dell’umano è tornato ad essere identificabile col corpo: un corpo educato, nutrito, allenato, curato, stilizzato.[1] Per sopravvivere e darsi l’idea di vivere, basterà adottare non una idea, un’etica, ma uno stile: la vita piena sarà non quella che pensa di fare la storia ma quella che conquista uno ‘stile di vita’.

2.5

Livello politico: la società dei consumi come nuovo cannibalismo

Pasolini anticipa un punto decisivo: la società dei consumi divora tutto, tradizioni, ideologie, intellettuali, popolo, comunità.

Il gesto di mangiare il corvo è certamente una parodia del consumo, ma anche – a ben guardare – una metafora del nuovo capitalismo. La scena del film insomma è una sorta di rito di passaggio verso l’epoca in cui tutto è merce, anche il pensiero (si pensi ai festival, ai book club…ecc).

Il corpo popolare diventa consumatore e il corpo intellettuale diventa consumato. Che sono in fondo oggi tutti quegli intrattenitori tv , quegli influencer?

2.6

SINTESI RUVIDA

Corpo che mangia corpo =

  • la modernità che divora la propria coscienza, –
  • il popolo che divora l’intellettuale,
  • l’Animal che divora il Simbolico,
  • la società dei consumi che divora tutto.

È IL GESTO CHE CHIUDE CINQUE SECOLI DI CULTURA EUROPEA.

3

CANNIBALISMO nella CULTURA MODERNA. DA MONTAIGNE A PASOLINI

È un filo rosso che attraversa cinque secoli di antropologia europea, e che Pasolini porta al suo punto estremo con l’immagine del corpo che mangia il corpo.

Genealogia del cannibalismo culturale (1500–1975)

Da Montaigne a Pasolini: come l’Europa pensa il gesto di mangiare l’altro

3.1. MONTAIGNE (1580) – “Des cannibales”

Il cannibale come specchio dell’Europa

Idea chiave: il cannibale non è il barbaro: è lo specchio che rivela la barbarie europea. Montaigne rovescia la prospettiva: l’Europa coloniale tortura, massacra, conquista; è vero, il “selvaggio” mangia il nemico ma come rito di onore !! il cannibalismo diventa non motivo di orrore ma motivo di critica culturale al platonismo eurocentrico:  il cannibalismo ò il cannocchiale aristotelico ante litteram cche viene usato come dispositivo o per smascherare la violenza della modernità nascente.

3.2. HOBBES (1651) – Il Leviatano

L’uomo come lupo dell’uomo

Hobbes non parla di cannibalismo, ma lo introduce simbolicamente: nello stato di natura l’uomo divora l’uomo, mentre la società umana nasce per impedire questa voracità originaria. È solo il potere sovrano, uno Stato strutturato con la prerogativa della violenza ad uso pubblico,  impedisce la “digestione reciproca”

Nodo genealogico:  Il cannibalismo diventa metafora della violenza originaria che lo Stato deve contenere.

3.3. ROUSSEAU (1755–1762)

Il cannibalismo come perdita dell’innocenza

Rousseau ribalta Hobbes: l’uomo naturale è buono, ed è la società strutturata, con i sui vicoli, che corrompe. Dal punto di vista del pensiero libertino (individualismo) il cannibalismo è il simbolo della corruzione sociale, non della natura

Nodo genealogico:  Il cannibalismo diventa metafora della modernità che corrompe il corpo e la comunità.

3.4. DE SADE (1795–1800)

🜄 Il cannibalismo come verità del potere

Sade porta il discorso al limite: se è vero che il potere vuole possedere il corpo dell’altro (bio politica dirà poi Foucault) ebbene la forma estrema del possesso è mangiarlo: insomma il cannibalismo è la logica ultima del dominio

Nodo genealogico: Il cannibalismo diventa figura della politica moderna come dominio totale sul corpo.

3.5. ANTROPOLOGIA OTTOCENTESCA (Darwin, Frazer, Tylor)

🜅 Il cannibalismo come stadio evolutivo

L’Ottocento “scientifico” (nell’arroganza massima del mito dell’euro centrismo culturale economico e politico, riduce il cannibalismo a residuo arcaico: in terini di filosofia della storia borghese detsinata al Progresso e al Dominio sulla Natura, il cannibalismo è solo esempio estremo della fase primitiva della storia umana, di quando l’umano assumeva solo comportamenti pre‑civili.

È una lettura eurocentrica, che Pasolini rifiuterà.

Nodo genealogico: Il cannibalismo viene neutralizzato come “primitivo”, perdendo la sua forza critica.

3.6. NIETZSCHE (1880–1888)

Mangiare l’altro come atto di potenza

Nietzsche reintroduce il cannibalismo come gesto simbolico: assimilare l’altro significa  diventare più forti, metaforicamente ogni forma , ogni atto di  cultura è digestione: l’uomo forte “mangia” valori, tradizioni, morali, li incorpora e ne elimina le parti inutili ai fini della costruzione della sua ‘differenza’, della sua ’libertàì

Nodo genealogico:  Il cannibalismo diventa metafora della cultura come incorporazione attiva.

3.7. ANTROPOLOGIA NOVECENTESCA (Mauss, Lévi-Strauss)

Il cannibalismo come sistema simbolico

Lévi-Strauss mostra che mangiare l’altro è un modo di pensare il mondo, un gesto che organizza relazioni, alleanze, conflitti; non è barbarie ma procedura che genera la struttura culturale in molte comunità (alla stegua del resto del ‘sacrificio’ umano cfr. Girard)

Nodo genealogico:  Il cannibalismo torna ad essere linguaggio, non patologia.

3.8. PASOLINI (1966) – Uccellacci e uccellini

Il cannibalismo come fine della modernità

Totò e Ninetto mangiano il corvo-intellettuale. È un gesto che riassume cinque secoli:

Montaigne che avverte come sia  il popolo a rivelare la barbarie dell’intellettuale europeo moderno

Hobbes che fa vedere come la società torna allo stato di natura

Rousseau per cui la modernità ha corrotto tutto

Sade che identifica la connessione tra il potere e il divorare ( la coscienza)

Nietzsche sulla stessa linea chiarisce che mangiare significa di fatto – culturalmente, incorporare l’altro e  chiudere un ciclo

Lévi-Straussche sottolinea l’aspetto simbolico del cannibalismo, in quanto  un atto che intende affermare la capacità umana di  trasformare le relazioni sociali

Nodo genealogico:  Il cannibalismo diventa la metafora finale della modernità che divora se stessa.

PASOLINI (1975) – Salò

Il cannibalismo come amministrazione tecnica del corpo

In Salò il cannibalismo non è più simbolico: il corpo è merce a disposizione deli potere che consiste nella possibilità esclusiva di digestione del suddito, nelle forme dell’amministrazione burocratica.

Così il soggetto è annientato

Nodo genealogico. Il cannibalismo diventa biopolitica: il potere moderno mangia i corpi che produce.

3.9

SINTESI VISIVA della linea genealogica

Montaigne → Hobbes → Rousseau → Sade → Nietzsche → Lévi-Strauss → Pasolini

Critica →                  Violenza → Corruzione    → Dominio → Potenza            → Struttura             → Autofagia

La modernità europea passa da pensare il cannibalismo a temerlo, a simbolizzarlo e  a metterlo in scena come destino.

Pasolini è il punto terminale: il cannibalismo non è più metafora: è la forma della modernità stessa (come mostra la seguente mappa)

Lettura antropologica delle sette orbite

1° Cerchio – MONTAIGNE (1580)

Cannibalismo = specchio critico dell’Europa. Il “selvaggio” rivela la barbarie coloniale. → Il cannibalismo come dispositivo di verità.

2° Cerchio – HOBBES (1651)

Cannibalismo = violenza originaria dell’uomo. Lo Stato nasce per impedire che l’uomo divori l’uomo. → Il cannibalismo come fondamento negativo della società moderna.

3° Cerchio – ROUSSEAU (1755–62)

Cannibalismo = corruzione sociale. Non è la natura a divorare: è la società. → Il cannibalismo come perdita dell’innocenza comunitaria.

4° Cerchio – SADE (1795–1800)

Cannibalismo = verità del potere. Il dominio vuole possedere il corpo fino a mangiarlo. → Il cannibalismo come logica estrema della sovranità moderna.

5° Cerchio – NIETZSCHE (1880–88)

Cannibalismo = incorporazione attiva. La cultura è digestione: mangiare valori, morali, tradizioni. → Il cannibalismo come potenza creativa.

6° Cerchio – LÉVI-STRAUSS (1950–60)

Cannibalismo = struttura simbolica. Mangiare l’altro è un modo di pensare il mondo. → Il cannibalismo come linguaggio culturale.

7° Cerchio – PASOLINI (1966–75)

Cannibalismo = autofagia della modernità. Totò e Ninetto mangiano il corvo: la modernità divora la propria coscienza; il popolo divora l’intellettuale; il consumo divora il simbolico; Salò: il potere divora il corpo

→ Il cannibalismo come destino della modernità europea.

 Il centro del mandala = l’UOMO che MANGIA l’UOMO

La genealogia converge su un punto:nla modernità europea è un processo di digestione reciproca: corpo, potere, sapere si mangiano a vicenda.

Il cannibalismo non è un tema: è la struttura profonda dell’Occidente[2]

3.8

Versione narrativa

Da Montaigne a Pasolini (1580–1975)

PROLOGO — L’Europa davanti allo specchio

Per cinque secoli l’Europa ha usato il cannibalismo come specchio di sé stessa. Non per descrivere l’altro, ma per interrogare la propria violenza, la propria modernità, il proprio rapporto con il corpo e con il potere.

Questa genealogia non parla di antropofagia reale. Parla di come l’Occidente immagina l’atto di mangiare l’altro per capire chi è.

È un viaggio che inizia nel 1580 e termina nel 1975, con Pasolini che chiude il cerchio.

MONTAIGNE — 1580

Il cannibale come critica dell’Europa

Montaigne incontra i “selvaggi” del Nuovo Mondo e capisce una cosa semplice e devastante: non sono loro i barbari. Siamo noi.

Il cannibalismo diventa un gesto che rivela la violenza coloniale, la crudeltà europea, la presunzione della civiltà.

È il primo momento in cui l’Europa usa il cannibale per guardarsi allo specchio.

HOBBES — 1651

L’uomo come lupo dell’uomo

Con Hobbes il cannibalismo cambia forma: non è più un rito, ma una condizione originaria.

Nello stato di natura, l’uomo divora l’uomo. La società nasce per impedire questa voracità.

Il cannibalismo diventa la radice negativa della modernità politica.

ROUSSEAU — 1755

La società che divora l’uomo

Rousseau ribalta Hobbes: non è la natura a divorare l’uomo, è la società.

Il cannibalismo diventa la metafora della corruzione sociale, della perdita dell’innocenza, della modernità che consuma ciò che tocca.

È il momento in cui l’Europa capisce che il pericolo non è fuori: è dentro le sue istituzioni.

SADE — 1795

Il potere che mangia il corpo

Con Sade il cannibalismo diventa politica pura.

Il potere vuole possedere il corpo dell’altro fino all’estremo: mangiarlo, consumarlo, annientarlo.

Il cannibalismo è la verità ultima della sovranità moderna: il dominio totale sul corpo.

NIETZSCHE — 1880

Mangiare come atto di potenza

Nietzsche trasforma il cannibalismo in una metafora culturale: la cultura è digestione, incorporazione, trasformazione.

Mangiare l’altro significa diventare più forti, assimilare valori, morali, tradizioni.

Il cannibalismo diventa creazione, non distruzione.

LÉVI-STRAUSS — 1950

Il cannibalismo come linguaggio

Lévi-Strauss restituisce al cannibalismo la sua dignità antropologica: non è barbarie, è struttura simbolica.

Mangiare l’altro è un modo di pensare il mondo, di organizzare relazioni, alleanze, conflitti.

Il cannibalismo diventa un sistema di significati.

PASOLINI — 1966–1975

La modernità che divora se stessa

Pasolini chiude la genealogia.

In Uccellacci e uccellini, Totò e Ninetto mangiano il corvo-intellettuale. È un gesto comico e terribile: il popolo divora la coscienza critica della modernità.

In Salò, il potere divora i corpi che produce. Non è più metafora: è amministrazione tecnica del corpo.

Il cannibalismo diventa autofagia della modernità. La modernità mangia sé stessa, i suoi figli, i suoi maestri.

EPILOGO — IL CENTRO DEL CERCHIO

L’uomo che mangia l’uomo

Dopo cinque secoli, il cannibalismo non è più un tema. È la struttura profonda dell’Occidente:

  • il corpo che consuma il corpo
  • il potere che consuma il soggetto
  • la società che consuma la comunità
  • il consumo che consuma il simbolico

Pasolini non rappresenta il cannibalismo. Lo rivela : mostra che la modernità europea è un processo di digestione reciproca. Animal, Simbolico e Potere si mangiano a vicenda.

4

SUNTO ARISTOTELICO

Uccellacci e uccellini riscritto secondo la struttura aristotelica della tragedia/commedia: 1. 1.SITUAZIONE INIZIALE

4.1 Il cammino senza scopo

Totò e Ninetto camminano lungo una strada di periferia. Sono padre e figlio, due figure popolari, comiche, innocenti. Il mondo è semplice, quotidiano, quasi fiabesco. L’equilibrio iniziale è quello di una vita senza progetto, fatta di piccoli bisogni e sopravvivenza.

Funzione aristotelica: presentazione del mondo, tono comico‑popolare, ordine iniziale.

4.2. ROTTURA DELL’EQUILIBRIO

L’arrivo del Corvo intellettuale

Un corvo parlante, colto e marxista, entra nella loro vita. Porta con sé teoria, storia, ideologia e interpretazione del mondo

Il suo arrivo rompe l’equilibrio ingenuo dei due viandanti: ora devono capire, ascoltare, interpretare.

Funzione aristotelica: l’evento che introduce il conflitto e mette in moto l’azione.

4. 3. PERIPEZIE (PROVE, TENTATIVI DI RISTABILIRE EQUILIBRIO)

Il viaggio come serie di incontri e fallimenti

Le peripezie sono episodi, ognuno dei quali mostra un tentativo di dare senso al mondo attraverso la teoria del corvo, che però non funziona mai davvero.

Peripezia 1 — La parabola francescana

Il corvo racconta la storia dei frati che evangelizzano gli uccelli. È un tentativo di mostrare come la cultura possa “parlare” al popolo. Ma la parabola fallisce: gli uccelli non capiscono, i frati non riescono.

→ Prima prova fallita: LA CULTURA NON RAGGIUNGE IL MONDO POPOLARE.

Peripezia 2 — Incontri casuali lungo la strada

Totò e Ninetto incontrano poveri, contadini, personaggi marginali, situazioni di fame, debito, bisogno

Il corvo tenta di interpretare tutto con categorie marxiste: ma la realtà è troppo concreta, troppo corporea.

→ Seconda prova fallita: LA TEORIA NON SPIEGA LA VITA.

Peripezia 3 — Fame, stanchezza, incomprensione

La fame cresce. Il corvo continua a parlare, a spiegare, a interpretare. Totò e Ninetto non capiscono, non seguono, non si sentono aiutati.

→ Terza prova fallita: LA CULTURA NON NUTRE, NON SALVA, NON CONSOLA.

4.4. CLIMAX (MOMENTO DECISIVO)

Il gesto: mangiare il corvo

La fame diventa insopportabile. Il corvo continua a parlare. Totò e Ninetto lo guardano, esitano, poi lo mangiano.

È il momento più alto e più basso insieme: comico e tragico, certamente simbolico, che parla dell’antropologia dell’animal che sorregge quella dell’antropologia cartesiana.

Funzione aristotelica: il punto di massima tensione, la scelta irreversibile.

4.5. NUOVO EQUILIBRIO FINALE

Il ritorno al cammino, senza più maestri

Dopo aver mangiato il corvo, Totò e Ninetto riprendono a camminare. Sono di nuovo soli. Il mondo è tornato semplice, quotidiano, senza teoria.

Ma qualcosa è cambiato: non c’è più guida quindi non c’è più interpretazione e ideologia

Il nuovo equilibrio è più povero, più nudo, più comico, ma anche più disperato.

Funzione aristotelica: ristabilimento dell’ordine, ma su un piano diverso.

SINTESI ARISTOTELICA (schema rapido)

FaseEventoFunzione
Situazione inizialeTotò e Ninetto camminanoOrdine semplice, vita popolare
Rottura equilibrioArriva il corvo marxistaIntroduzione del conflitto (teoria vs vita)
PeripezieParabola francescana, incontri, fameTentativi falliti di ristabilire senso
ClimaxMangiano il corvoScelta irreversibile, gesto simbolico
Nuovo equilibrioRiprendono il camminoMondo senza maestri, equilibrio povero

5

I PROTAGONISTI SONO UN PADRE E UN FIGLIO. PERCHÉ?

Pasolini sta mettendo in scena l’intera genealogia dell’umanità moderna. I protagonisti non sono due individui ma allegoria di due epoche, due antropologie, due modi di stare al mondo.

.

5.1. PADRE + FIGLIO = UNA GENEALOGIA, NON UNA FAMIGLIA

Pasolini non è interessato alla psicologia. Il padre e il figlio non sono personaggi “realistici”: sono figure antropologiche.

Padre = passato la cultura contadina, premoderna, comunitaria, orale, rituale.

Figlio = presente la cultura urbana, consumistica, televisiva, post-sacrale.

Metterli insieme significa far camminare la storia.

5. 2. IL LORO CAMMINARE È LA STORIA D’ITALIA (E D’EUROPA)

Il film è un viaggio. Ma non è un viaggio geografico: è un viaggio antropologico, perché  attraversano borgate, periferie, campagne, rovine e strade, ma senza meta.

È l’Italia degli anni ’60 che passa dal sacro al consumo, dalla comunità al mercato, dalla povertà alla modernizzazione forzata.

5. 3. IL CORVO MARXISTA HA BISOGNO DI UNA GENEALOGIA

Il corvo non può parlare a un individuo isolato. Ha bisogno, in quanto intellettuale organico alla Gramsci, di un rapporto genealogico per mostrare come si trasmettono le idee, come si corrompono si perdono e vengono mangiate (letteralmente)

Il padre rappresenta la memoria, il figlio rappresenta la perdita della memoria: e il corvo che tenta di inserirsi tra i due per connetterli in qualche modo sul piano delle idee prima e delle azioni dopo, fallisce. Ovvero non riesce a trovare parole adatte a render i due uomini consapevoli delle cose che avvengono, perché fermo a degli schemi fissi che immaginano la storia linearmente destinata ad un avvenire preciso, mentre il Padre  è segno dell’ Animal Symbolicum residuo nell’uomo del Novecento, quell’uomo ‘tradizionale’ che conosce ancora il rito, la comunità, la fame come destino, non come mercato, e il Figlio è il nuovo  Animal consumistico che vive nel e del Flusso: non ha più simboli, solo bisogni immediati, televisivi, senza genealogia.

In pratica Il loro rapporto è figura della frattura dell’umanità moderna, farttura che contiua imperversare in una parte dei nostri contemporanei, in forma di nostalgie banalizzanti del passato e di abbandono alle pratiche da fandom del presente..

5.4 PERCHÉ NON DUE AMICI? PERCHÉ NON DUE FRATELLI?

Perché solo padre/figlio permette di mostrare la trasmissione interrotta, il fatto che la tradizione  non diventa futuro, e che la storia (resistenza costituzione)  non si eredita se esiste una chiara rottura  rottura del regime simbolico simbolico che connota la situazione di sopravvivenza. In effetti è definitiva la fine della cultura popolare di un tempo e l’avvento di una scissione di gesti, parole, azioni, scelte. Flusso appunto.

Certamente è un rapporto asimmetrico, come la storia. quello tra il e il figlio: l’uno  padre non può (non sa) insegnare, il figlio non può (non vuole) imparare.

5.5. LA CHIAVE RUVIDA (la più vera)

Padre e figlio sono insieme perché Pasolini vuole mostrare un mondo che non riesce più a generare umanità.

Il padre non genera più cultura. Il figlio non eredita più nulla. Il corvo non riesce a salvarli. La modernità li inghiotte.

È la genealogia spezzata dell’Occidente.

5.6 Perché Pasolini mette in scena due coppie padre‑figlio? Una “reale” (Totò–Ninetto) e una “simbolica” (i due fraticelli dell’apologo).

L’apologo è un racconto nel racconto proprio per mostrare che il raccontare dovrebbe creare trasmissione… ma non ci riesce più. Le due coppie sono lo stesso dispositivo antropologico

  • Padre e figlio (Totò e Ninetto) = genealogia naturale = trasmissione biologica, quotidiana, materiale.
  • Frate Ciccillo e Frate Ninetto dell’apologo = genealogia culturale = trasmissione simbolica, religiosa, pedagogica.

Pasolini costruisce quindi  un doppio livello:

Livello 1: la vita → padre e figlio camminano.

Livello 2: il racconto → i fraticelli camminano per evangelizzare gli uccelli.

Il punto è che entrambi falliscono. L’apologo è lo specchio fallito della storia “reale”

Il corvo racconta l’apologo per insegnare qualcosa a padre e figlio. Ma l’apologo mostra che anche i frati non riescono a trasmettere nulla: è una pedagogia impossibile.

Ma almeno comprendono che l’umano è nel limite, nel fallimento, e che la meta da darsi è solo nella Cura reciproca (Amore)

FraticelliPadre e figlio
parlano agli uccelli imparano le loro lingue cercano di portare il Vangelo ma gli uccelli restano uccelli e il mondo non cambia  il corvo parla e argomenta ascoltano il racconto ma non capiscono non imparano non trasformano nulla  
IL RACCONTOLA VITA
una pedagogia impossibile. Ma comprendono che l’umano è nel limite, nel fallimento,un progetto impossibile : si limitano a sopravvivere
e che la meta da darsi è solo nella Cura reciproca (Amore, Cooperazione, Umanesimo)  Senza darsi mete o criteri a distinguersi dagli animali
  

5. 7 . Il corvo come “ultimo intellettuale” che tenta la trasmissione

Il corvo marxista è l’unico che crede ancora nella parola. Per questo racconta un apologo: perché crede che il racconto possa ancora generare eredità.

Ma Pasolini mostra che il racconto non incide, la parola non trasforma, la pedagogia non produce soggetti e la genealogia culturale (il progetto di trasformare la ‘cultura’ dell’uomo in ‘umana’ appunto, con la solidarietà espansa come criterio)è spezzata. Insomma Il corvo è un intellettuale che parla a vuoto perché usa codici ignoti ai destinatari.

5.8. Perché padre e figlio rispecchiano i fraticelli

Ecco la connessione profonda:

CoppiaFunzioneEsito
Padre–Figliogenealogia naturalenon c’è trasmissione
Frate–Frategenealogia culturalenon c’è conversione
Corvogenealogia ideologicanon c’è rivoluzione

TRE GENEALOGIE → TRE FALLIMENTI.

Pasolini sta dicendo: la modernità ha rotto la catena della trasmissione.

5.9 L’apologo come “meta – racconto”: il racconto che mostra che il racconto non funziona. L’apologo è un racconto nel racconto per mostrare che il raccontare (la parola che spiega) dovrebbe creare trasmissione di artefatti umani (Valori di Cura) ma non lo fa più.

È un gesto metanarrativo: il corvo racconta; i frati raccontano il Vangelo; Pasolini racconta tutto questo. Ma nessuno eredita nulla: al di là del ‘piacere’ immediato della distrazione, dell’immaginare qualcosa di diverso da quello che ,in disordine, ci circonda (l’evasione, la distrazione, il ‘divertimento’ sano) non si formano nuovi schemi, nuove teorie che consentano di immaginare e progettare altro che i gesti dettati dalle pulsioni. 

Tutta la cultura dei Libri, coi suoi racconti che vorrebbero essere pedagogici, è un teatro della non‑trasmissione, uno strumento di (tentativo di) sottomissione top down.

6. La chiave ruvida (la più pasoliniana)

Padre e figlio non imparano nulla. I frati non convertono nessuno. Il corvo viene mangiato.

La cultura muore perché non trova più corpi che la ereditino. Naturalmente oggi sappiamo che la cultura è semplicemente ALTRA : non in generale muore la cultura, ma quel tipo di cultura. Lo stesso PPP aggiunge allora al racconto verso il Popolo, l’argomentazione che parla (vuole parlare)  agli altri intellettuali che, inseriti nel sistema di produzione dei racconti (tv, stampa) o addirittura delle scelte politiche, dovrebbero prender consapevolezza della dimensione disfunzionale delle loro azioni. E naturalmente alla cosiddetta Opinione Pubblica, a quella minoraza di alfabetizzati che si ascrive privilegi a tutti i livelli per la conoscenza di libri.

6

IL FIGLIO cioè il GIOVANE è FIGURA DELL’UOMO DEL FLUSSO

Ninetto Davoli in Uccellacci e uccellini è già – nel 1966 – la figura anticipatrice dell’uomo del flusso, cioè dell’umano che vive senza memoria, senza genealogia, senza profondità temporale, Pasolini  capisce prima di tutti la trasmutazione che sta avvenendo: nel film dissemina micro‑indizi, episodi minimi, gesti quasi invisibili che rivelano questa antropologia emergente, di umano immerso nel presente assoluto.

6.1. L’INDIFFERENZA RADICALE AL RACCONTO DEL CORVO

Episodio: il corvo parla, spiega, argomenta, fa genealogia marxista. Ninetto ascolta, ma non capisce, non reagisce, non elabora. Non è stupidità: è assenza di profondità temporale.

È l’uomo del flusso perché: non trattiene, non collega, non eredita, non trasforma la parola in memoria. È un soggetto post‑pedagogico.

6. 2. LA SUA CAMMINATA “LEGGERA”, SENZA SCOPO

Ninetto cammina sempre dietro o accanto al padre, ma senza direzione. Non guida, non sceglie, non anticipa. È un corpo nel presente, non nel progetto.

L’uomo del flusso è così: sempre in movimento ma senza teleologia (futuro), senza genealogia (passato). È pura circolazione che evita inciampi

6.3. LA SUA RELAZIONE CON IL DESIDERIO

Episodio: quando vede una ragazza, si accende subito, poi dimentica subito. Il desiderio è istantaneo, non costruisce legami, non lascia traccia.

È il desiderio del flusso è immediato, performativo, senza memoria, senza conseguenze

È un desiderio “scrollabile”.

6. 4. LA SUA INCAPACITÀ DI APPRENDERE DALL’APOLOGO

Il corvo racconta l’apologo dei fraticelli per trasmettere un sapere. Ninetto non apprende nulla.

Non perché non vuole  ma  perché non ha il dispositivo interno della trasmissione.

È l’uomo del flusso perché non costruisce archivi, non sedimenta, non crea genealogie interne, vive in un eterno presente. È un soggetto senza profondità temporale.

6. 5. LA SUA GIOIA SENZA TRAGEDIA

Ninetto ride, scherza, è leggero. Ma questa leggerezza non è gioia: è assenza di tragico.

L’uomo del flusso non conosce il tragico perché non ha passato, non ha futuro, non ha destino né  progetto. È un soggetto senza peso.

6. 6. LA SUA RELAZIONE CON IL PADRE

Totò rappresenta la genealogia. Ninetto rappresenta la rottura della genealogia.

Indizi minimi: non impara dal padre, non eredita il suo mondo, non capisce i suoi codici, non si oppone, semplicemente “non entra”. È l’uomo del flusso perché non eredita nulla. Imita il padre solo nel cercare il piacere sessuale sul momento, quando incontrano la prostituta.

6. 7. LA SUA REAZIONE ALLA MORTE DEL CORVO

Quando il padre uccide e mangia il corvo, Ninetto non si scandalizza, non si ribella, non si interroga, non elabora. La morte dell’Altro è  un evento come un altro, un contenuto che scorre.

L’uomo del flusso non ha soglie etiche: ha solo eventi.

6. 8. LA SUA RELAZIONE CON IL MONDO

Ninetto guarda tutto con curiosità senza profondità.

È l’atteggiamento del feed: tutto interessante ma niente è importante

È l’uomo del flusso perché vive in un presente espanso, senza gerarchie.

6.9. LA SUA IDENTITÀ “VUOTA”

Ninetto non ha ideologia, memoria, progetto, conflitto interno, vocazione o destino

È un soggetto post‑storico, come quelli che Pasolini descriverà negli Scritti corsari.

6.10. LA SUA FUNZIONE NEL DISPOSITIVO PASOLINIANO

Ninetto è l’“uomo nuovo” che Pasolini teme: non è popolare né  borghese, non è proletario e  rivoluzionario, non è religiosoma nemmeno  è consumista consapevole. È puro presente: l’uomo del flusso prima del flusso.

✦ LA CHIAVE RUVIDA (la più vera)

NINETTO È L’UOMO DEL FLUSSO PERCHÉ NON HA GENEALOGIA INTERNA. È UN SOGGETTO CHE VIVE SENZA MEMORIA E SENZA PROGETTO, IMMERSO IN UN PRESENTE LEGGERO, MOBILE, INCONSISTENTE.

Pasolini lo vede nel 1966. Noi lo vediamo oggi su TikTok, Instagram, YouTube, Twitch.

Ninetto è il primo “nativo digitale” della storia del cinema.

7

LA FIGURA DEL PADRE

il Padre in Uccellacci e uccellini, letto dentro la società del Flusso, diventa la figura dell’ultimo legame genealogico che la famiglia contemporanea non riesce più a trasmettere. È il simbolo di ciò che dovrebbe passare da una generazione all’altra — linguaggio, mondo, senso — ma che oggi non passa più.

Quello che segue è una lettura genealogica, ruvida, sistemica, come piace a te.

Il Padre come “ultimo depositario del mondo precedente”

Nel film il padre (Totò) rappresenta: la memoria incarnata, la cultura pre‑consumistica, il mondo contadino, orale, rituale, in qualche modo la capacità di narrare il mondo

Nella società del Flusso, questa figura non esiste più o è diventata decorativa. Il padre non è più colui che introduce il figlio nel mondo, perché  il mondo (il Mercato, oggi il web, comunque il sistema dei media) introduce il figlio da solo, tramite algoritmi, feed, segnali.

Il padre è un residuo.

2. La famiglia nel Flusso: non più genealogia, ma co‑presenza

La famiglia contemporanea non trasmette più codici, riti, linguaggi o visioni del mondo, ma solo  coabitazione, non genealogia. Condivide spazi, non mondi.

Il padre di Pasolini è l’ultimo che prova a trasmettere qualcosa, ma il figlio (Ninetto) vive già in un mondo che non riconosce più la trasmissione.

È la profezia della famiglia digitale: “Siamo insieme, ma non ereditiamo più nulla.”

7. 3. Il Padre come “filtro” che oggi è saltato

Nel film il padre è un filtro antropologico: traduce il mondo al figlio, lo accompagna, lo protegge.

Nella società del Flusso il filtro è saltato perché il figlio è esposto direttamente al mondo‑algoritmo. La famiglia non media più nulla: il padre non è più un interprete, ma un compagno di cammino impotente

Totò cammina accanto a Ninetto, ma non guida. È la condizione del padre contemporaneo.

7. 4. Il Padre come “linguaggio che non funziona più”

Il padre parla, racconta, commenta. Ma il figlio risponde con gesti, bisogni, imitazioni, immediatezza

È la frattura tra linguaggio simbolico (padre) e linguaggio pulsionale (figlio).

Nella società del Flusso il linguaggio del padre è troppo lento, troppo narrativo, troppo umano, troppo pieno di memoria: Il figlio vive nel tempo reale, non nel tempo genealogico, e il padre è un linguaggio obsoleto.

7. 5. Il Padre come “sacro residuo”

Pasolini vede nel padre una forma di sacro laico: responsabilità, cura, trasmissione, parola che crea mondo

Nella società del Flusso, in cui il sacro è stato sostituito da dati, segnali, notifiche, algoritmi il padre è solo un corpo che cammina accanto a un altro corpo.

7. 6. Il punto tragico: il Padre non genera più

Il padre non genera più cultura. Il figlio non eredita più nulla. È la genealogia spezzata.

Nel film, il padre dovrebbe essere colui che insegna, fà da guida, protegge e interpreta

Ma non ci riesce. E non per colpa sua: il mondo non è più leggibile.

Nella società del Flusso, il padre è un testimone senza potere, un narratore senza ascolto, un custode senza eredi

7. 7. Sintesi in una frase

IL PADRE DI PASOLINI È LA FIGURA DELL’ULTIMO MONDO LEGGIBILE. NELLA SOCIETÀ DEL FLUSSO, È IL SIMBOLO DELLA TRASMISSIONE IMPOSSIBILE.

8

LA FINE DEL FILM

Che significato dare – alla luce della società attuale del Flusso e dei Big Data – alla conclusione (dopo aver mangiato il corvo, Totò e Ninetto riprendono a camminare. Sono di nuovo soli. Il mondo è tornato semplice, quotidiano, senza teoria)?

La fine di Uccellacci e uccellini oggi — nell’epoca del Flusso e dei Big Data — significa che, eliminato il “corvo‑teoria”, l’uomo contemporaneo torna a camminare dentro un mondo che appare semplice ma è in realtà più opaco, più governato da poteri invisibili, più privo di linguaggi condivisi. La loro solitudine finale è la nostra: non perché non ci siano più teorie, ma perché nessuna teoria riesce più a tradurre il reale.

DATO

le immagini che Pasolini propone in quella scena che i nostri sensi registrano (Figura9

Totò e Ninetto mangiano il corvo, cioè eliminano la teoria che pretende di spiegare il mondo, incorporando (letteralmente) il discorso dell’intellettuale. Perciò restano senza guida, senza mediazione, senza linguaggio superiore e tornano alla marcia quotidiana, alla vita nuda, al gesto minimo

È un ritorno al “semplice”, ma è un semplice senza fondamento, senza sacro, senza codice.

INTERPRETAZIONE

Cosa significa questo nella società del Flusso?

La società del Flusso (fatta di  algoritmi, Big Data, segnali continui, micro‑stimoli) ha tre caratteristiche decisive:

non è più rappresentabile: non ha volto, non ha centro, non ha simboli (è un sistema emergente dichiarato, che varia continuamente in rapporto al variare delle connessioni e degli elementi connessi)

non parla: produce dati, non significati (tutte le narrazioni e immagini che emergono dalle reti di comunicazione non vogliono significare qualcosa ma solo modificare comportamenti, avere risultati immediati in termini di accumulo di dati e sopreattutto potere ovvero controllo sull’altro, sugli altri

non ascolta: registra comportamenti, non parole (il feedback è ti tipo puramente meccanico, digitale. Quel che viene registrato come risposta è solo un numero, un bit, che modifica in qualche modo il sistema: si pensi al puzzle, in cui i pezzi valgono solo nella connessione).

In qualche modo il reale ‘umano’ è in effetti un sistema di elementi (come in qualunque macchina) in cui l’interconnessione è solo di tipo funzionale al sistema. Non esistono individualità ‘persona’ ma solo elementi.

In questo contesto, il corvo — cioè la teoria, la coscienza critica, la narrazione dell’intellettuale — non ha più presa. Non perché sia sbagliata, ma perché non trova più un mondo che risponda. La teoria nasce da persone che ‘ricercano’ senso, mentre nel mondo digitale conta il funzionamento del sistema. La parola persona , la parola uomo sono certamente presenti nelle comunicazioni, ma di fatto sono sinonimi di bit, da registrare in connessione con altri bit: e valgono solo in rapporto alla efficacia del contributo che danno in qualche modo al sistema. Non esistono persone umane di cui eventualmente prendersi ‘cura’, ma Data da elaborare indipendentemente da ogni ‘intenzione’ umana (del singolo o della collettività). Il raccontare quindi non è teoria ma strumento di connessione ed efficacia nella strutturazione dei Data.

Mangiare il corvo significa:

“La teoria non serve più a orientarsi. Il mondo non è più decodificabile.”

La solitudine finale di fatto anticipa allegoricamente  la condizione dell’uomo del Big Data

Quando Totò e Ninetto riprendono a camminare, sono appunto senza teoria, senza comunità, di fatto privi dei simboli che consentano all’homo sapiens di farsi davvero umano (dotato di senso e responsabilità) e di avere un linguaggio comune con cui trovare modo di sopravvivere insieme e non eliminando gli altri.

È la condizione dell’individuo nel Flusso: immerso in segnali continui da decodificare immediatamente secondo codici binari; guidato cioè da algoritmi che non vede, perciò incapace di distinguere falchi e passeri (predatori e vittime), in pratica si limita a sopravvivere, privo totalmente di un codice per interpretare ciò che accade

La loro marcia è la nostra navigazione infinita: scroll, feed, notifiche, micro‑azioni. Risposte minime alle situazioni minime dell’eterno presente architettato altrove, di cui siamo parte ma non partecipi. Vittime che si sentono protagonisti per lo spasmodico micro movimento di corpi e oggetti, macchine in effetti.

Insomma, nell’apparente quiete del cammino che riprende alla maniera hollywoodiana (in effetti come citazione ironica delle scene finali di Tempi Moderni di Chaplin), si rappresenta il punto tragico dell’umano di oggi:  il mondo “semplice” (emozioni, gesti immediati) è un’illusione

Pasolini anticipa qualcosa che oggi è evidente: quando la teoria muore, non torna la realtà, ma domina – invisibile – la realtà manipolata,  resa opaca proprio perché senza rappresentata – narrata – come “Natura”. “E’ così”: questo lo slogan della semplificazione e dell’annullamento delle possibilità umane di dare senso a quello che non ce l’ha. La parola chiave è in fondo INFORMAZIONE. Di per sé significa azione del mettere –in-forma (trasformare) qualcosa che di per sé è senza forma: ma l’uso costante e dominante è per qualcosa di ‘oggettivo’, vero, indiscutibile.

Il mondo “semplice” in cui camminano Totò e Ninetto è semplice solo in superficie, governato da forze che non si vedono: le ‘informazioni’ date come oggettive sono costruzioni, sempre. Un mondo apparentemente privo di conflitto ideologico (perché il conflitto è nei dati, nella loro manipolazione a dir il vero, non nelle strade). Un mondo certamente privo di sacro, perché il sacro – cioè il mistero, il limite del Non Finito che ci circonda-  è stato sostituito dall’informazione, che trasforma tutto a Finito Immediato contenuto negli strumenti dei media. Lo schermo, qualunque schermo, nella sua materialità dà accesso al Vero!

La loro solitudine è la solitudine dell’uomo che non ha più strumenti per leggere il mondo. in qualche modo privo di tensioni, perché non si pone domande, non vuole avere domande che turbino l’immediato stato di quiete: se un intellettuale fa affermazioni, semplicemente lo ‘ignora’, ne ascolta le parole ma le digerisce a modo suo. Anche quelle sentite dalla tv, o nei dfestival altisonanti, sono solo ingredienti del menù di distrazione collettiva che il sistema produce per evitare traumi. Partecipo quindi appartengo, quindi non ci sono problemi di senso!

La chiave antropologica , la più pasoliniana

Per Pasolini l’uomo è animale simbolico: senza simboli, senza linguaggi, senza sacro, torna animale. Ebbene pasolini quando mette in scena il mangiare il corvo, di fatto sta dicendo che è vero che  le ideologie falliscono, ma le ideologie sono necessarie: “rinunciare al simbolico è tornare allo stato del  bisogno primordiale, all’animal tout court, incapace di ‘cura’ – l’amore dei fraticelli!”

E infatti i falchi seguono la pulsione, i passeri imitano i falchi, gli uomini, senza teoria, imitano il flusso e quindi la mimesis del bisogno (della lotta per la sopravvivenza) diventa legge

Totò e Ninetto camminano come animali che cercano la strada, non come uomini che cercano un senso.

La fine del film  è la profezia dell’uomo contemporaneo: senza teoria, senza linguaggio, senza sacro, cammina dentro un mondo che crede semplice ma che è governato da poteri invisibili. La marcia finale è la nostra vita nel Flusso.

SCENA-DISEGNO: “I FRATICELLI NEL FLUSSO”

(continuazione di Uccellacci e uccellini, 2026)

Inquadratura iniziale: il ritorno dei fraticelli

Totò e Ninetto, vestiti da fraticelli come nel racconto del film, camminano non più in una campagna romana ma in un non-luogo digitale: un campo aperto fatto di pannelli LED spenti, antenne come croci metalliche, cavi che spuntano dal terreno come radici nervose, un cielo grigio, senza sole, attraversato da droni che sembrano uccelli.

Il mondo è muto, come dopo la morte del corvo.

Il nuovo “stormo”: i Data-Birds

In lontananza, i fraticelli vedono uno stormo di uccelli. Ma non sono falchi né passeri.

Sono Data-Birds: corpi di uccelli, ali fatte di schermi trasparenti, occhi come lenti di sorveglianza, piume che si accendono a pixel. Volano in pattern geometrici, come se seguissero un algoritmo. Ogni tanto emettono un suono: non un canto, ma un ping.

Il nuovo compito: predicare ai Data-Birds

I fraticelli si guardano. Capiscono che devono fare ciò che fecero con falchi e passeri: predicare.

Totò alza la mano, come nel film, e comincia: “Fratelli Data-Birds…”Ma gli uccelli non reagiscono. E continuano a volare in pattern perfetti, come se non avessero udito. Ninetto prova a imitarli, come faceva con i passeri: muove le braccia, fa versi, cerca di entrare nel ritmo, ma i Data-Birds non imitano, non rispondono alla mimesis. Registrano, classificano, archiviano.

Il tentativo di decodifica

I fraticelli allora fanno ciò che fecero nel film: abbandonano il loro linguaggio e provano a imparare quello degli uccelli. Totò si mette in ascolto, Ninetto chiude gli occhi e sentono: ping, ping-ping, ping—pause—ping. È un linguaggio senza corpo, senza intenzione, senza sacro:  un linguaggio di segnali, non di significati.

I fraticelli provano a ripeterlo: “ping… ping-pingg..” , ma appena lo fanno, i Data-Birds si allontanano, non perché rifiutino bensì perché non riconoscono. Il loro linguaggio non è imitabile: è codice, non voce.

Il fallimento: il sacro spezzato 2.0

Come nel film, il tentativo fallisce, ma qui il fallimento è diverso. Non è antropologico (falchi e passeri erano animali) e nemmeno sociale (non c’è più comunità) o politico (non c’è più Stato), bensì  ontologico: non c’è più un “altro” con cui comunicare. I Data-Birds non sono né falchi né passeri, ma sistemi che non hanno bisogno di essere convinti, salvati, ascoltati. In quanto non hanno bisogno di linguaggio.

La rivelazione: il nuovo corvo

A un certo punto, uno dei Data-Birds si avvicina. Si posa davanti ai fraticelli. Sul suo petto appare una scritta luminosa: “I SEE YOU.” Non è un messaggio. È una notifica.

Totò e Ninetto capiscono: il nuovo corvo non parla, registra, non predica, profilizza; non accompagna, traccia. Il nuovo corvo non è un intellettuale: è un algoritmo.

La conclusione: la marcia nel Flusso

I Data-Birds riprendono il volo. Il cielo si riempie di pattern luminosi. Totò e Ninetto restano soli. Come alla fine del film. Si guardano: non hanno più teoria, più linguaggio, più sacro. E allora fanno ciò che sanno fare: riprendono a camminare.

Ma questa volta camminano dentro un mondo che li osserva senza guardarli, li registra senza ascoltarli,  li guida senza parlare,  li include senza comprenderli.

Il mondo è tornato “semplice”, ma è un semplice senza significato. Un semplice opaco, governato da segnali invisibili.

Mappa simbolica della scena (per disegno)

Asse verticale (Pasolini):

Vita → i fraticelli

Parola → il ping

Coscienza → l’algoritmo

Asse orizzontale (Big Data):

Codice

Decodifica

Fallimento

Centro:

Il corpo umano che non trova più un linguaggio.

Sintesi concettuale

Levigato: il mondo che registra.

 Ruvido: il mondo che sente.

Tra i due: la marcia infinita dell’uomo che cerca un linguaggio.

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RACCONTARE OGGI

  • non TRASMISSIONE DI CULTURA
  • ma PRODUZIONE DI FLUSSO.

Cioè: non ereditiamo, scrolliamo. È la diagnosi antropologica più feroce di Pasolini.

Il racconto oggi non trasmette: circola

Nella società digitale il racconto non è più  ponte, genealogia,  memoria, eredità, ma è diventato:un evento, un format che favorisce un flusso, insomma un algoritmo che  non “passa” da un corpo a un altro, ma da un feed a un altro.

La trasmissione

  •  non è genealogica → è reticolare.
  • Non è lenta → è istantanea.
  •  Non è trasformativa → è performativa.

2. Il racconto oggi non crea cultura: crea attenzione

La cultura, in senso pasoliniano, è sedimentazione, cioè memoria che si porta conflitto, lentezza che sollecita il corpo. Al contrario il racconto digitale è breve, replicabile, ottimizzato, emozionale e disincarnato. Un dispositivo di mercato che funziona benissimo per catturare attenzione e  malissimo per trasmettere cultura.

Perché? Perché la cultura richiede tempo, spazio, silenzio, ritorno. Il flusso richiede velocità, novità, continuità, rumore.

 3. Il racconto oggi non trasmette: ricicla

La società del flusso non produce eredità. Produce ricorrenze: trend, meme, format, challenge, estetiche temporanee, micro-narrazioni che durano 48 ore

Se la cultura del flusso è senza profondità temporale,  senza antenati, il racconto al suo interno mira al ‘sano intrattenimento, legato alla situazione, senza intoppi o intrighi di sorta. Non costruisce genealogie (amanipolando il tempo9 ma si limita a  costruire loop.

🧨 4. Il racconto oggi non educa: addestra

Il racconto digitale non trasmette valori o visioni del mondo. Trasmette comportamenti: istruzioni sul come mostrarsi o parlare, sul come o cosa desiderare, sullo stile dell’indignarsi, come performare di autenticità. Il racconto insomma dà i segni per costruire un sé vendibile

È una pedagogia comportamentale, non culturale.

🧩 5. Il racconto oggi non crea comunità: crea audience

E qui torniamo all’intuizione precedente: la comunità diventa audience, l’audience diventa comunità.

Il racconto digitale non crea legami ma engagement, non  appartenenza ma  fandom, non  memoria interiorizzata ma crea archivi infiniti e inutilizzati. Lo scopo è non creare  eredi di valori e di limiti, ma  follower di merci e tendenze (sciami Baumann, Han)

È una comunità senza genealogia, una genealogia senza trasmissione.

🐦 6. Pasolini l’aveva previsto: il racconto che non trasmette

In Uccellacci e uccellini il corvo racconta, i frati raccontano, Pasolini racconta con le immagini in movimento. Ma nessuno eredita nulla.

Oggi siamo esattamente lì: il racconto è ovunque, ma la trasmissione è scomparsa, perché il racconto è diventato intrattenimento, auto-rappresentazione, consumo, algoritmo. Non più eredità di idee o ideologie.

La chiave ruvida (la più vera)

Il racconto digitale funziona benissimo. Ma non per trasmettere cultura, bensì  per produrre soggetti adattati al flusso che per lo più si pensano come ‘intellettuali’ che pensano, che ereditano

È una macchina di attenzione che crea desiderio ovvero turbamento all’identità (mai in grado di avere stabilità, pausa, perché chiamata sempre  alla  performative, perché chiamata sempre a specchiarsi in questa o quella ‘nuova’ tendenza emergente. Il Vuoto riempito dal ‘movimento. Come Totà e Ninetto. Moto senza capo né coda, senza cornice, senza limiti.  Emozioni rapide ma oblio immediato. Non archivio di idee e valori ma solo di emozioni e dense elevazioni di psiche

La cultura, quella vera, richiede frizione, mentre quella del flusso elimina ogni frizione. Al massimo problemi che si possono affrontare da soli, con una adeguata occhiata all’archivio di racconti immediatamente disponibili nel web o nei cataloghi delle case editrici, o nel palmares dei premi letterari o cinematografici.

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TRASMISSIONE NEL DIGITALE

COME POTREBBE ESISTERE UNA TRASMISSIONE CULTURALE NEL DIGITALE? E COME COSTRUIRE DISPOSITIVI NARRATIVI CHE RESISTONO AL FLUSSO?

È possibile una trasmissione culturale nel digitale, ma solo se rompiamo la logica del flusso e costruiamo dispositivi narrativi che generano attrito, ritorno, memoria, genealogia.

COME POTREBBE ESISTERE UNA TRASMISSIONE CULTURALE NEL DIGITALE

La trasmissione culturale richiede tre condizioni che il flusso normalmente distrugge:

Ritmo (non velocità)

Ritorno (non scorrimento)

Corpo (non solo schermo)

Nel digitale, queste tre condizioni possono esistere solo se vengono progettate. Non emergono spontaneamente.

Le tre condizioni tradotte in digitale:

Ritmo → Serialità lenta Formati che non si consumano in un colpo, ma che chiedono tempo, attesa, sedimentazione.

Ritorno → Architetture ricorsive Strutture narrative che obbligano a tornare indietro, a rivedere, a rileggere, a confrontare.

Corpo → Coinvolgimento incarnato Non solo guardare: fare, rispondere, creare, trasformare.

Quando queste tre condizioni si attivano, il digitale smette di essere flusso e diventa ambiente culturale.

🧭 2. COME COSTRUIRE DISPOSITIVI NARRATIVI CHE RESISTONO AL FLUSSO

Qui entriamo nel tuo territorio: progettazione di dispositivi.

Ti propongo sette dispositivi che funzionano nel digitale come “resistenze al flusso”. Sono modelli operativi, non teorie.

Narrazioni stratificate

Strutture che non si capiscono al primo passaggio. Richiedono ritorno, confronto, lentezza.

Esempi:

  • mappe genealogiche
  • narrazioni a livelli
  • testi che si aprono solo se li attraversi più volte

Effetto: trasformano il lettore in erede, non in consumatore.

🔁 Formati ricorsivi

Il contenuto rimanda a se stesso, crea loop di senso, non di intrattenimento.

Esempi:

  • serie di micro-episodi che si illuminano a vicenda
  • strutture a spirale
  • racconti che cambiano significato quando riletti

Effetto: il tempo non scorre, si approfondisce.

🧩 Dispositivi modulari

Il contenuto è composto da moduli che possono essere combinati, ricombinati, manipolati.

Esempi:

  • card system (come EMERGENZE)
  • mappe componibili
  • narrazioni a blocchi

Effetto: l’utente diventa co-autore → la cultura si trasmette perché si pratica.

🧱 Soglie e attriti

Il racconto non è fluido: è pieno di ostacoli, frizioni, domande.

Esempi:

  • testi che chiedono scelte
  • percorsi che si biforcano
  • enigmi, varchi, interruzioni

Effetto: il flusso si spezza → nasce la riflessione.

🧬 Genealogie esplicite

Ogni contenuto mostra da dove viene e dove va. Non è un evento isolato: è un nodo in una rete temporale.

Esempi:

  • linee del tempo
  • mappe di influenze
  • confronti tra epoche

Effetto: il digitale diventa memoria, non solo presente.

🧨 Narrazioni ruvido/levigato

Alternanza di due estetiche:

levigato → chiarezza, struttura, ordine

ruvido → glitch, attrito, sorpresa, discontinuità

Esempi:

  • testi che alternano registri
  • immagini glitchate che interrompono la linearità
  • passaggi che rompono la comfort zone

Effetto: l’attenzione non scorre, si risveglia.

🧠 Dispositivi di agency

Il racconto non è solo da leggere: è da usare.

Esempi:

  • protocolli (possibili ‘canocchiali aristotelici$, cioè teorie , schemi, saggi, modelli…)
  • esercizi di filtraggio scomposizione e ricomposizione
  • micro-azioni
  • giochi decisionali

Effetto: la cultura diventa pratica → quindi si trasmette.

 3. LA CHIAVE RUVIDA (la più vera)

La trasmissione culturale nel digitale non avviene per esposizione, ma per coinvolgimento attivo.

Il flusso ti vuole spettatore. La cultura ti vuole erede.

Per diventare “erede” (umano che fa i conti con i limiti del reale, che accetta conflitti e fallimenti)  si deve tornare indietro, scegliere, manipolare, trasformare, riscrivere (soprattutto) e incarnare

Un dispositivo narrativo che resiste al flusso è un dispositivo che chiede lavoro.

UN PROTOCOLLO OPERATIVO,

non teorico, per rendere possibile una trasmissione culturale nel digitale. È costruito come piace a te: a soglie, modulare, genealogico, ruvido/levigato, e soprattutto usabile.

Questo non è un elenco di buone intenzioni: è un dispositivo.

PROTOCOLLO PER LA TRASMISSIONE CULTURALE NEL DIGITALE

(versione operativa, a 7 soglie)

SOGLIA DEL RITMO

Obiettivo: spezzare la temporalità del flusso.

Regola:

Ogni contenuto deve avere un ritmo interno che obbliga a rallentare.

Come si fa:

serialità lenta (episodi che richiedono attesa)

testi che si aprono in più passaggi

pause, silenzi, vuoti intenzionali

formati che non si consumano in un colpo

Effetto:

Il tempo non scorre → si densifica. La cultura può sedimentare.

SOGLIA DEL RITORNO

Obiettivo: creare ricorsività, non scorrimento.

Regola:

Il contenuto deve chiedere di tornare indietro.

Come si fa:

rimandi interni

livelli di lettura

mappe genealogiche

elementi che cambiano significato alla seconda visione

Effetto:

Il digitale diventa memoria, non solo presente.

SOGLIA DEL CORPO

Obiettivo: reintrodurre l’incarnazione nel digitale.

Regola:

Il contenuto deve chiedere un gesto, non solo uno sguardo.

Come si fa:

micro-esercizi

protocolli

scelte operative

manipolazione di moduli (card, mappe, blocchi)

Effetto:

La cultura non è consumata → è praticata.

SOGLIA DELL’ATTRITO

Obiettivo: impedire la fluidità totale.

Regola:

Ogni dispositivo deve contenere un punto di resistenza.

Come si fa:

domande non risolte

biforcazioni

glitch, rumori, rotture

parti volutamente “ruvide”

Effetto:

L’attenzione non scorre → si ferma.

SOGLIA DELLA GENEALOGIA

Obiettivo: rendere visibile la provenienza e la destinazione.

Regola:

Ogni contenuto deve mostrare da dove viene e dove va.

Come si fa:

linee del tempo

mappe di influenze

confronti tra epoche

esplicitazione delle fonti

Effetto:

Il digitale smette di essere evento → diventa eredità.

SOGLIA DELLA COMPOSIZIONE

Obiettivo: trasformare il fruitore in co-autore.

Regola:

Il contenuto deve essere modulare e ricombinabile.

Come si fa:

blocchi narrativi componibili

card system

mappe che si possono modificare

strutture aperte

Effetto:

La cultura si trasmette perché si ricostruisce.

SOGLIA DELL’AGENCY

Obiettivo: generare soggetti, non spettatori.

Regola:

Ogni dispositivo deve produrre un’azione nel mondo.

Come si fa:

micro-decisioni

esercizi di osservazione

pratiche quotidiane

attivazioni relazionali

Effetto:

La cultura diventa trasformazione, non informazione.

🔥 LA CHIAVE RUVIDA (il cuore del protocollo)

La trasmissione culturale nel digitale non avviene per esposizione. Avviene per attrito + ritorno + agency.

Il flusso vuole velocità, consumo, oblio

La cultura richiede lentezza, manipolazione e memoria

Il protocollo serve a costruire attrito dentro il flusso, per trasformare l’utente in erede, non in spettatore.

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L’UOMO DEL FLUSSO

NINETTO DAVOLI IN UCCELLACCI E UCCELLINI È GIÀ – NEL 1966 – LA FIGURA ANTICIPATRICE DELL’UOMO DEL FLUSSO, CIOÈ DELL’UMANO CHE VIVE SENZA MEMORIA, SENZA GENEALOGIA, SENZA PROFONDITÀ TEMPORALE, IMMERSO NEL PRESENTE ASSOLUTO.

Pasolini lo capisce prima di tutti.

E nel film dissemina micro‑indizi, episodi minimi, gesti quasi invisibili che rivelano questa antropologia.

Ti costruisco una mappa degli indizi, dal più evidente al più sottile.

✦ 1. L’INDIFFERENZA RADICALE AL RACCONTO DEL CORVO

Episodio: il corvo parla, spiega, argomenta, fa genealogia marxista. Ninetto ascolta, ma non capisce, non reagisce, non elabora.

Non è stupidità: è assenza di profondità temporale.

È l’uomo del flusso perché non trattiene, non collega, non eredita, non trasforma la parola in memoria

È un soggetto post‑pedagogico.

✦ 2. LA SUA CAMMINATA “LEGGERA”, SENZA SCOPO

Ninetto cammina sempre dietro o accanto al padre, ma senza direzione. Non guida, non sceglie, non anticipa.

È un corpo nel presente, non nel progetto.

L’uomo del flusso è così sempre in movimento ma senza teleologia o genealogia. È pura circolazione.

✦ 3. LA SUA RELAZIONE CON IL DESIDERIO

Episodio: quando vede una ragazza, si accende subito, poi dimentica subito. Il desiderio è istantaneo, non costruisce legami, non lascia traccia.

È il desiderio del flusso : immediato, performativo, senza memoria, senza conseguenze

È un desiderio “scrollabile”.

✦ 4. LA SUA INCAPACITÀ DI APPRENDERE DALL’APOLOGO

Il corvo racconta l’apologo dei fraticelli per trasmettere un sapere. Ninetto non apprende nulla.

Non perché non vuole ma perché non ha il dispositivo interno della trasmissione.

È l’uomo del flusso perché non costruisce archivi, non sedimenta né  crea genealogie interne, ma vive in un eterno presente. È un soggetto senza profondità temporale.

✦ 5. LA SUA GIOIA SENZA TRAGEDIA

Ninetto ride, scherza, è leggero. Ma questa leggerezza non è gioia: è assenza di tragico.

L’uomo del flusso non conosce il tragico perché non ha passato o futuro, non ha destino o progetto. È un soggetto senza peso.

✦ 6. LA SUA RELAZIONE CON IL PADRE

Totò rappresenta la genealogia. Ninetto rappresenta la rottura della genealogia.

Indizi minimi: non impara dal padre, non eredita il suo mondo, non capisce i suoi codici, non si oppone, semplicemente “non entra”. È l’uomo del flusso perché non eredita nulla.

✦ 7. LA SUA REAZIONE ALLA MORTE DEL CORVO

Quando il padre uccide e mangia il corvo, Ninetto non si scandalizza, non si ribella, non si interroga e non elabora. Registra immediatamente l’uccisione e il pasto come un evento simile ad altri, senza significato su cui farsi domande. È un contenuto che scorre.

L’uomo del flusso non ha soglie etiche: ha solo eventi.

✦ 8. LA SUA RELAZIONE CON IL MONDO

Ninetto guarda tutto con curiosità senza profondità.

È l’atteggiamento del feed: tutto interessante. Ma niente importante

È l’uomo del flusso perché vive in un presente espanso, senza gerarchie.

✦ 9. LA SUA IDENTITÀ “VUOTA”

Ninetto non ha ideologia, memoria, progetto, conflitto interno, vocazione o destino

È un soggetto post‑storico, come quelli che Pasolini descriverà negli Scritti corsari.

✦ 10. LA SUA FUNZIONE NEL DISPOSITIVO PASOLINIANO

Ninetto è l’“uomo nuovo” che Pasolini teme: non  popolare nè borghese, non proletario perciò  non pensa alla rivoluzione, non religioso non si pone liniti,  è consumista ma non sa perché.

È puro presente. È l’uomo del flusso prima del flusso.

✦ LA CHIAVE RUVIDA (la più vera)

Ninetto è l’uomo del flusso perché non ha genealogia interna. È un soggetto che vive senza memoria e senza progetto, immerso in un presente leggero, mobile, inconsistente.

Pasolini lo vede nel 1966. Noi lo vediamo oggi su TikTok, Instagram, YouTube, Twitch.

Ninetto è il primo “nativo digitale” della storia del cinema.

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LA LETTURA SCENA‑PER‑SCENA DI UCCELLACCI E UCCELLINI IN CHIAVE “NINETTO = UOMO CONTEMPORANEO DEL FLUSSO”.

Non è una semplice analisi: è una radiografia antropologica. Ogni scena diventa un indizio della nascita dell’umano post‑genealogico, post‑pedagogico, post‑storico.

SCENA 1 — L’INIZIO DEL CAMMINO

Indizio: Ninetto cammina senza scopo, senza direzione, senza progetto. Totò guida, Ninetto segue.

Interpretazione: È il primo segnale dell’uomo del flusso: movimento senza teleologia, pura circolazione.

✦ SCENA 2 — L’INCONTRO CON IL CORVO

Indizio: Ninetto ascolta, ride, non capisce, non reagisce. Il corvo parla di storia, lotta di classe, genealogie.

Interpretazione: Il flusso non ha profondità temporale. Ninetto è post‑pedagogico: la parola non sedimenta.

✦ SCENA 3 — IL RACCONTO DELL’APOLOGO (inizio)

Indizio: Ninetto non entra nel racconto. Non si identifica, non apprende, non si trasforma.

Interpretazione: L’uomo del flusso non eredita narrazioni. Le consuma come contenuti, non come genealogie.

✦ SCENA 4 — I FRATICELLI EVANGELIZZANO GLI UCCELLI

(scena interna all’apologo) Indizio: Ninetto osserva come si osserva un video: con curiosità senza profondità.

Interpretazione: È la postura del feed: tutto interessante, niente importante.

✦ SCENA 5 — IL FALLIMENTO DEI FRATI

Indizio: Ninetto non coglie il senso del fallimento. Non lo collega alla sua vita, non lo interiorizza.

Interpretazione: L’uomo del flusso non costruisce archivi interni. Non trasforma l’esperienza in memoria.

✦ SCENA 6 — IL RITORNO AL CAMMINO

Indizio: Ninetto riprende a camminare come se nulla fosse. Nessuna traccia del racconto.

Interpretazione: È il comportamento del feed: scroll → evento → scroll → evento.

✦ SCENA 7 — L’INCONTRO CON LA RAGAZZA

Indizio: desiderio immediato, acceso e spento in pochi secondi. Nessuna profondità, nessuna costruzione.

Interpretazione: È il desiderio del flusso: istantaneo, performativo, senza memoria.

✦ SCENA 8 — IL PADRE CHE OSSERVA

Indizio: Totò guarda Ninetto con un misto di affetto e incomprensione. Non riesce a trasmettere nulla.

Interpretazione: La genealogia è spezzata. Il padre non genera più cultura. Il figlio non eredita.

✦ SCENA 9 — L’INCONTRO CON I POVERI

Indizio: Ninetto non prova pietà, né indignazione. Guarda, sorride, passa oltre.

Interpretazione: L’uomo del flusso non ha tragico. Ha solo eventi.

✦ SCENA 10 — IL CORVO CHE SI LAMENTA

Indizio: il corvo parla, parla, parla. Ninetto non risponde, non interroga, non contesta.

Interpretazione: È l’immagine dell’intellettuale che parla al vuoto. Il flusso non dialoga: assorbe e dimentica.

✦ SCENA 11 — L’UCCISIONE DEL CORVO

Indizio: Ninetto non si scandalizza. Non si chiede “perché”. Non elabora il gesto.

Interpretazione: È l’evento puro, senza etica. Il flusso non ha soglie morali: ha solo contenuti.

✦ SCENA 12 — IL PASTO DEL CORVO

Indizio: Ninetto mangia il corvo come se fosse normale. Nessuna reazione simbolica.

Interpretazione: È la metafora più feroce: l’uomo del flusso consuma la cultura senza ereditarla.

✦ SCENA 13 — IL FINALE: SI RIPRENDE A CAMMINARE

Indizio: Ninetto riparte identico a prima. Nessuna trasformazione, nessuna memoria, nessun arco.

Interpretazione: È l’umano del presente assoluto: senza passato, senza futuro, senza interiorità temporale.

✦ SINTESI ANTROPOLOGICA

Ninetto è l’uomo del flusso perché, come già detto sopra, non apprende, non eredita, non sedimenta e non collega, non si trasforma e  non ha genealogia. Certamente non ha spessore tragico, ma nemmeno   progetto. Vive in un eterno presente, è puro movimento senza direzione

Pasolini lo vede nel 1966. È l’anticipazione dei soggetti digitali del XXI secolo.

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POTERE SISTEMA VS POTERE TIRANNO

Il potere delle società moderne ,dal secondo dopoguerra, non può più essere riconosciuto con mezzi sensibili ma concettuali. Questa è esattamente la linea che Dürrenmatt consegna a Pasolini, ed è una delle intuizioni più profonde del loro dialogo implicito negli anni ’60: il potere moderno non è più percepibile sensorialmente, ma solo concettualmente. Quindi facili le simulazioni e gli inganni, anzi gli autoinganni.

Il potere del secondo dopoguerra non si vede più. Non ha più corpo, uniforme, gesto, luogo. È un potere astratto, sistemico, impersonale. Per riconoscerlo servono concetti, non sensi.

a.

Dürrenmatt, soprattutto nei saggi e nelle sue commedie nere (La visita della vecchia signora, I fisici), formula un’idea chiave:

Il potere moderno è astratto (non incarnato in un individuo) e sistemico (funziona come una macchina) nascosto nelle procedure (si manifesta in regole, non in gesti), quindi è anonimo (nessuno ne è responsabile) e perciò non sensibile (non lo vedi, non lo tocchi, non lo incontri)

È un potere che non si riconosce più per segni visibili: non ha divise, non ha simboli, non ha rituali. È un potere che si riconosce solo per effetti. Per questo Dürrenmatt dice:

Il potere moderno non è più rappresentabile. È solo pensabile.

b.

Pasolini prende questa intuizione e la trasforma in antropologia cinematografica.

In Uccellacci e uccellini il potere non appare mai, non ha un volto o un luogo o corpo. Insomma non ha un rappresentante: è ovunque e in nessun luogo. È una sorta di virus che intride le scelte quotidiane dei singoli, che rende ‘naturali’ forme di sopraffazione e privilegio.

Dove lo vedi?

Nel camminare senza meta di Totò e Ninetto (muoversi senza direzione chiara, solo per urgenze della situazione, come mostra la doppia finzione del malore di pancia nel caso della prostituta),

Nel corvo intellettuale che parla ma non incide (potrebbe sembrare un potente, ma di fatto è solo un chiaccierone che non capisce le situazioni, fino a rimetterci la pelle)

Nel fallimento della parabola francescana (i fraticelli eseguono i protoccolli del santo, ma senza sapere davvero che cosa stanno facendo. Il risultato della parola che comunica emerge da una casuale infreddatura…Ma loro eseguono e creano ‘ordine’ santo)

Nella morte del corvo (la fine dell’intellettuale come mediatore)

Nel vuoto di senso che avvolge ogni gesto: ogni gesto è impersonale protocollo di codice castrante che pretende di allontanare ogni emozione dal campo delle delibrarione. Il singolo è diventato solo una tessera duìi puzzle che non ha funzione precisa se non nella connessione che attiva volta a volta.

Il potere non è più fascista, non è più poliziesco, non è più repressivo in senso classico: è  il potere della modernizzazione, del consumo, della televisione, della mobilità, del flusso.

Pasolini la formula così (e qui si sente Dürrenmatt):

Il nuovo potere è un potere che non si vede. È un potere che convince, non che reprime. È un potere che forma i desideri, non che li vieta.

È il potere della pubblicità, della televisione, del consumo, dell’omologazione, insomma della mobilità senza genealogia. È un potere dolce, fluido, non traumatico, non spettacolare.

È il potere che produce il nuovo popolo: non più comunitario, ma funzionale. È un potere che non

PERCHÉ SERVONO CONCETTI E NON SENSI?

Perché il potere moderno (ai tempi quello della DC e della Milano da bere, non si mostra o dichiara, non si incarna. È un potere di processi, non di persone. È un potere di forme di vita, non di ordini. È un potere di desideri, non di divieti.

Per questo Pasolini dice che L’INTELLETTUALE DEVE DIVENTARE ARCHEOLOGO DEL PRESENTE: NON PUÒ PIÙ DENUNCIARE CIÒ CHE VEDE, MA CIÒ CHE NON SI VEDE.

In definitiva Dürrenmatt anticipa la diagnosi pasoliniana del potere come entità invisibile, concettuale, sistemica e Pasolini lo traduce in cinema:

Uccellacci e uccellini → il potere invisibile

Teorema → il potere come vuoto

Salò → il potere come sistema totale senza volto

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POTERE

Mappa genealogica del potere da Dürrenmatt a Pasolini, con quattro fasi: Potere visibile (premoderno) Potere disciplinare (moderno) Potere sistemico (secondo dopoguerra) Potere del flusso (oggi).

  1. POTERE VISIBILE (Premoderno)

Forma : Incarnato, Personale, Rappresentabile

Segni sensibili : Corpo del sovrano, Simboli, rituali, gerarchie, Violenza manifesta

Logica : Il potere si vede,  si incontra,  si teme

Figura antropologica suddito, la comunità organica, l’Ordine verticale

  • POTERE DISCIPLINARE (Moderno)

Forma : Istituzionale, Sorvegliante, Normativo

Segni sensibili: Scuola, caserma, fabbrica; Regole, procedure, punizioni; Architetture del controllo

Logica: Il potere forma, addestra, normalizza

Figura antropologica: l’Individuo disciplinato (la persona per bene, il docente serio); il Cittadino produttivo; il Corpo regolato

  • POTERE SISTEMICO (Secondo dopoguerra)

(Qui entra Dürrenmatt, e Pasolini lo riconosce in Uccellacci e uccellini)

Forma: Astratta, Anonima, Procedurale, Rete /Connessioni)

Segni sensibili: nessuno, perché il potere non ha volto e luogo

Logica : il potere non si vede,  non si rappresenta perché  agisce come sistema

Figura antropologica: uomo funzionale, Consum-attore, Soggetto omologato

Nota pasoliniana; l’intellettuale non può più denunciare ciò che vede, ma deve denunciare ciò che non si vede

  • POTERE DEL FLUSSO (Oggi)

La fase che Pasolini anticipa: TikTok, algoritmi, neoliberismo

Forma : reticolare, algoritmica, iImmateriale

Segni sensibili: notifiche, feed, metriche

Logica; il potere non ordina ma  suggerisce,  non reprime: orienta,  non impone: modula

Figura antropologica: uomo del flusso, presente continuo, identità liquida e adattiva

SINTESI GEOMETRICA: asse temporale + asse di visibilità

VISIBILE ────────────────────────────────────────────────→ INVISIBILE

|                         |                         |

|                         |                         |

|                         |                         |

V                         V                         V

1. Potere visibile     2. Potere disciplinare     3. Potere sistemico     4. Potere del flusso

(corpo)                (istituzione)              (procedura)              (algoritmo)

Vettori genealogici

Corpo → Istituzione → Sistema → Flusso

Paura → Disciplina → Funzione → Desiderio

Sovrano → Norme → Processi → Algoritmi

Suddito → Cittadino → Utente → Profilo

.

FaseFormaLogicaFigura
1. VisibileCorpo del potereMostrareSuddito
2. DisciplinareIstituzioneNormalizzareIndividuo produttivo
3. SistemicoProceduraFunzionareUomo funzionale
4. FlussoAlgoritmoOrientareUomo del flusso

Perché gli uccelli nel titolo? Perché il corvo tra gli uccelli?

Domanda centrale per capire Uccellacci e uccellini come favola antropologica e non come semplice apologo politico.

Risposta in tre blocchi, ognuno necessario all’altro:

Perché un uccello rappresenta l’intellettuale

Perché proprio il corvo (e non falchi o passeri)

Come il titolo rivela la chiave allegorica dell’intero film

Perché un uccello rappresenta l’intellettuale?

Perché Pasolini sceglie un animale che vola sopra il mondo, non dentro il mondo.

L’intellettuale, nella sua visione, è:

colui che osserva dall’alto

colui che interpreta

colui che non appartiene pienamente né ai falchi né ai passeri

colui che porta un linguaggio altro, non immediatamente comprensibile

L’uccello è l’animale che:

vede tutto

non tocca terra

non partecipa alla lotta

non è né predatore né vittima (nel caso del corvo)

È la posizione dell’intellettuale marxista degli anni ’60: fuori dal popolo, sopra il popolo, ma ossessionato dal popolo.

Pasolini lo sapeva: l’intellettuale non è un falco (potere) né un passero (popolo). È un essere intermedio, sospeso, che parla un linguaggio che non serve più.

🜂 2. Perché proprio il corvo?

(E perché è diverso da falchi e passeri)

Il corvo è una scelta antropologica, non estetica.

Il corvo è l’uccello della parola

Nelle tradizioni europee:

è messaggero

è interprete

è simbolo di intelligenza

è associato alla voce (il gracchiare come linguaggio)

Il corvo del film parla, discute, argomenta, teorizza. È letteralmente l’intellettuale che non sa tacere.

Falchi e passeri invece non parlano: agiscono

Falchi → potere, predazione, gerarchia

Passeri → popolo, bisogno, imitazione, sopravvivenza

Sono due forme di vita pulsionali, non simboliche. Non hanno linguaggio, hanno comportamento.

Il corvo invece:

non mangia

non lotta

non desidera

non imita

parla

È l’unico animale del film che vive nel simbolico, non nel biologico.

Il corvo è anche l’uccello della sventura

Pasolini lo sa: il corvo è presagio, annuncio, cattivo augurio. L’intellettuale è colui che porta:

cattive notizie

analisi tragiche

diagnosi dolorose

verità che nessuno vuole ascoltare

Il corvo è l’intellettuale che vede la catastrofe ma non può evitarla.

Il corvo è infine l’uccello che si può mangiare

E qui Pasolini è geniale.

Falchi e passeri sono figure sociali: non si mangiano. Il corvo è figura simbolica: si può divorare.

Mangiare il corvo = incorporare la teoria, eliminarla, ridurla a nutrimento.

È il destino dell’intellettuale nella modernità:

“Ti ascoltiamo finché ci servi. Poi ti mangiamo.”

🜃 3. Il titolo come chiave allegorica dell’intero film

Uccellacci e uccellini non è un titolo zoologico. È un titolo antropologico.

Pasolini divide l’umanità in tre specie:

Falchi → i forti, i dominanti, i predatori

Passeri → i deboli, i poveri, i dominati

Corvi → gli intellettuali, gli interpreti, i mediatori

Il titolo dice:

“Questo film parla degli uomini come se fossero uccelli.”

È la chiave allegorica: la società è un cielo di specie diverse che non si capiscono.

🜄 4. La struttura allegorica completa (la mappa)

Falchi

potere

violenza

gerarchia

predazione

capitalismo nascente

Passeri

popolo

bisogno

imitazione

sopravvivenza

subalternità

Corvo

intellettuale

linguaggio

teoria

coscienza critica

impotenza

Totò e Ninetto

l’uomo comune

la vita nuda

la marcia senza senso

la genealogia spezzata

🜅 5. La chiave finale: perché tutto il film è un racconto sul linguaggio

Il film mostra che:

falchi e passeri non parlano

il corvo parla troppo

Totò e Ninetto non capiscono

il mondo non risponde

È la tragedia del linguaggio moderno: nessuno parla più la lingua dell’altro.

Il titolo annuncia questa impossibilità: un mondo di uccelli che non si capiscono.

🜆 6. Sintesi in una frase

Il corvo è l’intellettuale perché è l’unico animale che vive nel linguaggio. Falchi e passeri vivono nel bisogno. Il titolo rivela che tutto il film è una favola antropologica sulla fine della comunicazione.

MAPPA DIAGRAMMATICA DELLE TRE SPECIE

(Falchi – Passeri – Corvo)

La struttura antropologica di “Uccellacci e uccellini”

🜂 1. Asse verticale: POTERE → BISOGNO → LINGUAGGIO

Questo è l’asse che Pasolini costruisce senza dirlo:

In alto: Falchi → potere, dominio, predazione

In basso: Passeri → bisogno, fame, imitazione

Fuori asse: Corvo → linguaggio, coscienza, teoria

Il corvo non sta né sopra né sotto: sta di lato, come l’intellettuale nella società.

🜃 2. Asse orizzontale: AZIONE → PAROLA

Falchi e passeri vivono nell’azione (biologia, comportamento).

Il corvo vive nella parola (simbolo, teoria).

🗺️ MAPPA (testuale, diagrammatica)

Codice

POTERE

▲

│

┌───────────┐

│   FALCHI   │

└───────────┘

│

│   (predazione, gerarchia,

│    forza, dominio)

│

───────────────────────────────────────────────────────────►  AZIONE

│

│

┌───────────┐

│  PASSERI   │

└───────────┘

│

▼

BISOGNO

Il CORVO non è nella colonna. È fuori asse:

Codice

PAROLA

▲

│

┌────────────────────────┐

│         CORVO          │

└────────────────────────┘

│

▼

LINGUAGGIO

🜄 3. Le tre specie in forma sintetica

FALCHI — Il Potere

predatori

gerarchici

violenti

non parlano

non ascoltano

agiscono

rappresentano il potere economico e politico

Codice: forza Modalità: comando Antropologia: dominatori

PASSERI — Il Popolo

deboli

affamati

imitativi

non parlano

reagiscono

sopravvivono

rappresentano il popolo subalterno

Codice: bisogno Modalità: mimesis Antropologia: dominati

CORVO — L’Intellettuale

parla

interpreta

analizza

non agisce

non appartiene

non viene ascoltato

rappresenta la coscienza critica

Codice: linguaggio Modalità: teoria Antropologia: sospeso

🜅 4. La mappa integrata (versione sistemica)

Codice

FALCHI

(Potere / Predazione / Gerarchia)

▲

│

│

AZIONE ◄──────────────────┼──────────────────► PAROLA

│

│

▼

PASSERI

(Bisogno / Imitazione / Sopravvivenza)

CORVO (fuori asse)

(Linguaggio / Coscienza / Teoria / Impotenza)

🜆 5. La chiave allegorica del film (riassunta nella mappa)

I falchi dominano.

I passeri imitano i falchi per sopravvivere.

Il corvo parla, ma nessuno lo capisce.

Totò e Ninetto camminano tra questi mondi senza appartenere a nessuno.

Il titolo Uccellacci e uccellini dice: “Gli uomini sono come specie diverse che non comunicano più.”

L’apologo dei fraticelli

Non è un semplice intermezzo poetico, ma un metaracconto — un racconto che riflette sul fallimento stesso del raccontare.

  1. Il racconto nel racconto

I fraticelli predicano agli uccelli, imparano le loro lingue, cercano di portare il Vangelo. Ma gli uccelli restano uccelli. La parola non trasforma la natura, non crea comunità. È la pedagogia impossibile: la cultura che tenta di farsi corpo e non ci riesce.

 2. Il doppio dell’intellettuale

Il corvo marxista che narra l’apologo è il doppio dell’intellettuale moderno. Crede nella parola, nella ragione, nella possibilità di comunicare. Ma come i fraticelli, parla a vuoto. La sua lingua non incontra il bisogno, la fame, la pulsione. E alla fine viene mangiato: la cultura divorata dalla vita che non la riconosce.

3. Riflessione sul sacro

Pasolini non parla del sacro come religione, ma come spazio di contatto tra parola e corpo. Il sacro è ciò che dovrebbe unire — ma nella modernità è spezzato. La parola non genera più comunità, la cura si dissolve nella sopraffazione. Il sacro diventa tragedia antropologica: l’uomo non sa più ascoltare né essere ascoltato.

 4. Struttura tragica

             LivelloFiguraFallimento
NaturalePadre e figlionon si trasmette la vita
CulturaleFraticellinon si trasmette la parola
IdeologicoCorvonon si trasmette la coscienza

Tre genealogie, tre fallimenti: la modernità come rottura della trasmissione.

4 Ecco come si può rappresentare diagrammaticamente il “Sacro spezzato” in Uccellacci e uccellini — una mappa concettuale che mostra la frattura antropologica tra vita, parola e coscienza.

 Mappa del Sacro Spezzato

Livello Figura simbolica Funzione originaria del sacro Frattura della modernità Esito antropologico Vita Padre e figlio Trasmissione biologica e affettiva-continuità La vita si riduce a bisogno e consumo Sopravvivenza senza senso Parola Fraticelli predicatori Mediazione tra corpo e spirito- linguaggio come comunione La parola non genera comunità- Retorica Comunicazione fallita Coscienza Corvo intellettuale Ragione critica, coscienza storica, ideologia La coscieza non incontra il Popolo, viene divorata Pensiero impotente     
     

5 Diagramma

VITA
PAROLA
COSCIENZA

 

Tre cerchi concentrici o livelli verticali:

In basso — Vita: Terra arida, falchi e passeri che si azzuffano. → Il sacro come istinto, bisogno, fame.

Al centro — Parola: I fraticelli che predicano, il filo spezzato. → Il sacro come linguaggio, cura, tentativo di comunione.

In alto — Coscienza: Il corvo che parla, poi viene mangiato. → Il sacro come pensiero, coscienza, ideologia.

Tra i tre livelli scorrono linee di frattura:

  • tra vita e parola, la perdita del linguaggio incarnato;
  • tra parola e coscienza, la separazione tra cultura e popolo;
  • tra coscienza e vita, la dissoluzione del sacro come legame.

Il sacro spezzato è la mappa della modernità pasoliniana:

  • la cura non si trasmette,
  • la parola non si incarna,
  • la coscienza non salva.

È UNA TRINITÀ ROVESCIATA: VITA, PAROLA E COSCIENZA NON SI UNISCONO PIÙ NEL MISTERO, MA SI CONSUMANO NEL BISOGNO.

6 Comunicazione e fallimenti

Il successo provvisorio dei fraticelli è dovuto al fatto che lasciano da parte il proprio codice (la parola umana) e comunicano coi codici dei riceventi: come dire, l’intellettuale deve cercare di parlare ai suoi possibili ascoltatori (il popolo) che parla lingue diverse da quelli che usano libri 8scienza varie) . inoltre devono dare per ovvio che l’uomo è sempre all’orugine l’animale che cede ai suoi impulsi, al di là delle informazioni. Il successo provvisorio dei fraticelli è la chiave per capire cosa Pasolini pensa del sacro, della comunicazione e dell’intellettuale.

Il loro provvisorio successo nasce da un gesto radicale: abbandonano il proprio codice (lingua umana, teologia, retorica) e adottano il codice dei riceventi (lingua dei falchi, lingua dei passeri). Questo è un atto antropologico potentissimo: non traducono il loro messaggio, si trasformano per poterlo comunicare. È l’opposto dell’intellettuale moderno, che parla solo la lingua dei libri, della teoria, della coscienza insomma i fraticelli fanno ciò che l’intellettuale non fa:

  • ascoltano prima di parlare
  • apprendono il codice dell’Altro
  • si decentrano
  • si fanno corpo prima che parola

Per questo ottengono un risultato che il corvo (l’intellettuale moderno o lo specialista di oggi che ripete quel modello) non ottiene mai.[3]

7.  Il doppio discorso sull’intellettuale

L’apologo è un doppio del destino del corvo:

  • il corvo parla solo la lingua della coscienza marxista, non impara la lingua del popolo, non si fa carne, resta logos puro e per questo viene mangiato
  • i fraticelli invece si sporcano, si abbassano, imitano, si fanno animali tra gli animali

Eppure anche loro falliscono. Perché?

Pasolini è chiarissimo: anche se impari la lingua dell’altro, non puoi cambiare la sua natura fi animal. L’uomo, come gli uccelli, è sempre “all’origine”, cioè un animale che cede ai propri impulsi.[4] Pasolini anticipa tutto le teorie contemporanee sull’umano come sistema emergente,  quando mostra che il popolo imita (passeri), il potere domina (falchi), l’intellettuale parla ma non incide (corvo) e l’uomo comune reagisce agli impulsi (Totò e Ninetto).

Il suo gesto antropologico è radicale: l’uomo moderno è un animale che ha perso il sacro ma non ha guadagnato la coscienza. Insomma il Sacro — come legame, comunione, parola incarnata, come invenzione che accetta il Non Finito come limite da cui difendersi e inventa procedure con cui dare ‘vita’ alla sopravvivenza — si spezza qui:

  • la cura non vince sulla fame
  • la parola non vince sulla pulsione
  • la comunità non vince sulla mimesis del bisogno

Falchi e passeri tornano a fare ciò che fanno sempre: sbranarsi o imitare chi sbrana.

Il sacro fallisce perché la Natura prevale sulla Cultura. Homo sapiens pur addestrato alla cooperazione continua a rispondere ai bisogni primari. Sopraffazione per procurarsi da vivere, come vittima o come carnefice.

 8. Il senso profondo dell’apologo

L’apologo dice due cose insieme:

L’intellettuale deve cambiare codice:

  • non può parlare come un libro.
  • deve parlare come il popolo parla, non come dovrebbe parlare.

Anche così, il fallimento è strutturale

Perché la modernità ha rotto il legame tra vita, parola e coscienza, e il sacro, il codice del Non Finito trasformato in Finito (molteplice trasformato in Uno – ideologia di qualunque tipo) non tiene più come luogo di unione.

 O meglio ci può essere un successo provvisorio (l’efficacia di una rivoluzione, di una riforma, di una lotta rappresentata nell’apologo dal successo iniziale dei fraticelli che davvero riescono per un  adattamento comunicativo radicale – cambiano linguaggio, cioè cultura,- ma solo perché affrontano target separati, specie separate, secondo la procedura umana della separazione che riduce la complessità)

Ma alla fine è inevitabile il fallimento: gli uccelli che sembravano aver compreso la ‘buona novella’ in effetti appena tornano a incontrarsi tornano ad ubbidire  alla natura pulsionale.  Ninsomma nonostante tutte le parole possibili, nell’uomo prevale la pulsione (S1) sulla parola (S2)[5].

Il messaggio pasoliniano è che l’intellettuale deve cambiare lingua, ma anche accettare in partenza che il suo fine è quello di accettare il fallimento. Non c’è una retta via da seguire, ma solo di un percorso ondivago da accompagnare. Le sue ambizioni di ricostruire laicamente  il sacro (un mondo ‘politicamente corretto’ di Diritti Universali) è velleitario.[6]

9

Emerge insomma un quarto asse: “codice / decodifica / fallimento”, quello del Sacro Spezzato, che è esattamente il punto in cui Pasolini trasforma l’apologo dei fraticelli in una teoria dell’intellettuale e della modernità.

 MAPPA DIAGRAMMATICA DEL “SACRO SPEZZATO” (con il quarto asse: codice → decodifica → fallimento)

STRUTTURA GENERALE

  • Tre livelli verticali (Vita → Parola → Coscienza)
  • Un asse orizzontale che li attraversa: Codice → Decodifica → Fallimento

TABELLA SINTETICA (i quattro assi integrati)

Livello antropologicoFIGURAFUNZIONE ORIGINARIA SACROCODICEDECODIFICAFALLIMENTO
VITATotò re Ninetto (UN PADRE, UN FIGLIO)Cura, continuità (flusso), trasmissione in situazioneBisogno, fame, mimesisNon decodificano nulla, si limitano a re – agire (S1)La vita prevale sulla parola: sopravvivenza senza senso
PAROLAFRATICELLIMediazione, comunione, linguaggio incarnatoCodice umano (lingua, sistema simbolico,  teologia)Abbandono del proprio codice e adozione dell’altrui (falsificazione popperiana)Dapprima appare il successo, poi prevale la natura pulsionale degli uccelli
COSCIENZACorvo INTELLETTUALE MODERNO (platonico cartesiano)Ragione critica, ideologia, storiaTeorieNessuna (non controllo della efficacia)Le sue idee diventano ‘merci’ nel mainstream del Mercato

LETTURA DEL QUARTO ASSE

➤ CODICE: ogni livello ha un proprio codice:

  • la vita ha il codice del bisogno (la sopravvivenza pura, la bolla di chiusura che cerca di limitare gli effetti ‘invasivi’ dell’imprevisto, dell’Altro in generale,   di cui parla Sloterdijk )
  • la parola ha il codice della cura (ogni comunità elabora un sistema di ‘scambio di cura’ vicendevole tra i propri membri, grazie a un unico codice che incornicia  il NON FINITO  in FINITO chiuso)
  • la coscienza ha il codice della teoria (conoscere la differenza tra Finito e Non Finito consente di assumersi la responsabilità di tracciare teorie – sul reale, sul singolo, sulla comunità, sul tempo ecc. – e conseguentemente assumersi la responsabilità delle scelte conseguente sul piano dei modelli da seguire, dei teoremi da far circolare, delle affermazioni di ‘verità’ e sulle conseguenze attese …

➤ DECODIFICA

Qui sta il punto pasoliniano: solo i fraticelli tentano la decodifica e imparano la lingua degli uccelli, cioè si fanno “animali tra gli animali” rinunciando alla loro identità culturale per comunicare. È l’unico momento in cui il sacro sembra ricomporsi: l’unico momento in cui homo sapiens accetta di vivere nel NON FINITO, esce dalla cornice di sopravvivenza che gli dà la macchina organica o il sistema simbolico della comunità d’origine

➤ FALLIMENTO

Ma il fallimento è inscritto nella natura stessa dell’uomo (e degli uccelli): l’essere vivente torna sempre ai propri impulsi originari alla sua ‘animalità’. Per questo i falchi tornano a sbranare, i passeri imitano i falchi, la parola non tiene, la coscienza non salva e il sacro si spezza di nuovo

DIAGRAMMA

 COSCIENZA PAROLA VITA
 CORVO – teoria FRATICELLI – cura TOTO’-NINETTO- bisogno
CODICE –Logos linguaggio umano Fame, mimesis
DECODIFICANessuna Lingua di uccelli Reazione immediata
FALLIMENTODivorato Ritorno alla pulsione Sopravvivenza senza senso

SINTESI OPERATIVA

La modernità pasoliniana è un sistema in cui:

  • la vita non ascolta
  • la parola non trasforma
  • la coscienza non salva
  • Il sacro — come legame tra vita, parola e coscienza — è spezzato.

Il quarto asse mostra che il successo nasce solo dalla decodifica ma la decodifica non basta a vincere la pulsione originaria. È una teoria tragica della comunicazione, dell’intellettuale e dell’umano.

Ecco la versione verticale della mappa diagrammatica del Sacro Spezzato — pensata come ascensione e caduta del sacro, in forma levigata e didattica.

ASCENSIONE E CADUTA DEL SACRO

VITAPAROLACOSCIENZA
Totò, Ninetto, un padre e un figlioI fraticelli che predicanoIl corvo intellettuale
Origine  pulsionaleTentativo di communitas (CURA, ‘amore)Ragione e ideologia
Codice Bisogno, fame, imitazioneCodice Linguaggio umano, teologiaTeoria, teologia
Decodifica Reazione immediataDecodifica Lingua degli uccellinessuna
Fallimento Sopravvivenza senza senso Il Sacro nasce come impulso vitale (invisibile come luogo di ordine). Ma resta ciecoFallimento Ritorno alla pulsione (il sacro tenta di farsi linguaggio ma si spezza nel contatto)Fallimento La teoria è ‘divorata’: il Sacro (desiderio di Ordine Costruito, di Sacro laicizzato) si sublima in pensiero astratto ma non incontra la vita

 ASSE TRASVERSALE — Codice → Decodifica → Fallimento

Una linea verticale attraversa i tre livelli:

  • dal basso: impulso → linguaggio → coscienza (bottom-  up)
  • dall’alto: coscienza → parola → vita (top –  down)

Ogni passaggio è una frattura: il sacro si eleva e cade, tentando di unire ciò che la modernità ha separato.

Sintesi visiva

Immagininiamo una colonna tripartita:

  1. base terrosa (vita)
  2. corpo intermedio (parola)
  3. sommità aerea (coscienza) attraversata da una linea rossa verticale che mostra il ciclo: codice → decodifica → fallimento → nuova origine.

VERTICALE DEL SACRO SPEZZATO

In basso — VITA. Totò e Ninetto camminano su una terra arida, circondati da falchi e passeri. La base è terrosa, ruvida, segnata da fame e imitazione: → Il sacro nasce come impulso vitale, ma resta cieco.

Al centro — PAROLA. I fraticelli predicano, le lettere si dissolvono nell’aria; tra loro e gli uccelli, un filo spezzato: → Il sacro tenta la comunione, ma si infrange nel contatto.

In alto — COSCIENZA. Il corvo con gli occhiali, libro aperto, parla nel vuoto: dietro di lui, il sole pallido della modernità: → Il sacro si sublima in pensiero, ma non incontra la vita.

LINEA VERTICALE ROSSA 

Attraversa i tre livelli: Codice → Decodifica → Fallimento → Ritorno all’origine.  Ogni passaggio è una frattura, ma anche un tentativo di risalita.

L’affresco verticale nella sua colonna tripartita: Vita → Parola → Coscienza, attraversata dalla linea rossa del sacro che sale, si spezza e ricade.

È esattamente la resa pittorica immaginata:

  • in basso, Totò e Ninetto nella terra arida della vita pulsionale;
  • al centro, i fraticelli che tentano la comunione e falliscono
  • in alto, il corvo-intellettuale che parla e viene divorato;
  • e la linea rossa, verticale, che mostra l’ascesa e la caduta del sacro nella modernità.

Le reazioni di accademici giornalisti scrittori e politici  rispetto alla rappresentazione della figura dell’intellettuale moderno

Sulla base delle fonti disponibili e della ricostruzione del clima culturale degli inizi anni Sessanta in Italia, le reazioni a Uccellacci e uccellini (soprattutto alla questione della crisi dell’intellettuale moderno proposta da Pasolini) permettono di inferire (con cautela) le linee di risposta dei diversi attori del sistema culturale e politico italiano di quell’epoca.

Una risposta di sintesi può essere che le reazioni di accademici, giornalisti, scrittori di successo e politici del PCI alla rappresentazione dell’intellettuale moderno in Uccellacci e uccellini furono ambivalenti:

  • ammirazione formale per l’invenzione linguistica e la sperimentazione;
  • imbarazzo o fastidio per la figura del corvo, che mette in scena la crisi dell’intellettuale marxista e la frattura tra teoria e vita;
  • sospetto politico nel PCI, che vedeva nel film una critica interna alla funzione pedagogica del partito
  • letture riduttive nel giornalismo mainstream, che tendeva a neutralizzare il contenuto politico trasformandolo in “favola grottesca”.

In particolare:

  1. la reazione prevalente degli Accademici (universitari, critici letterari, storici delle idee) fu di perplessità, partire dal riconoscimento della complessità della questione proposta.

Le fonti mostrano che Uccellacci e uccellini fu percepito come un oggetto “non chiudibile”, cioè ambiguo, sfuggente, difficile da classificare. Treccani parla di una “zona di perplessità” attorno al film, dovuta alla sua natura ibrida e alla tensione tra ideologia e comicità.

Perché gli accademici erano spiazzati? Perché il film mette in crisi il marxismo come linguaggio interpretativo del reale, mostrando la frattura tra teoria e vita concreta del sotto proletariato.

Il corvo è una figura autoriflessiva che incarna l’intellettuale organico gramsciano in crisi.

Specialmente gli accademici marxisti più ortodossi vedevano nel film un attacco alla funzione critica dell’intellettuale, mentre gli accademici più aperti alla semiologia e alla teoria del linguaggio leggevano il film come un laboratorio di metacinema.

  • Tra i Giornalisti (stampa borghese, settimanali, critica cinematografica)la reazione prevalente fu quella di neutralizzare la tematica presentando il film come una ‘favola’ e ironizzando sulla sua narrazione. La stampa mainstream tendeva a enfatizzare la dimensione “infantile” e grottesca, minimizzando la portata politica. Ad esempio riduceva il corvo a un “personaggio buffo” invece che a una critica feroce dell’intellettuale moderno.

Perché? Perché il film mostra che la parola ideologica è interrotta continuamente dalla povertà materiale (Treccani), che l’intellettuale (marxista o meno) è impotente, incapace di incidere sulla realtà, mentre  la stampa borghese (espressione del capitalismo aggressivo del boom) aveva interesse a lodare ‘le sorti magnifiche e progressive” dell’esistente. La comunicazione che fanno arrivare all’opinione pubblica che la legge è che  Pasolini è sì un bravo  autore, ma proprio come artista “eccentrico”, non certo un critico radicale della modernizzazione capitalistica (del loro stesso lavoro di ‘pifferai dell’imperatore’ (Vittorini)

  • Tra gli Scrittori di successo (narratori, saggisti, intellettuali pubblici)c’è una  divisione netta. Gli scrittori più vicini alla neoavanguardia o alla sperimentazione vedevano nel film un’operazione linguistica innovativa, una riflessione sulla crisi dei codici simbolici del dopoguerra (a corroborare questa interpretazione – la lettura del film come metafora della dissoluzione dei codici simbolici è – ci sono Le pagine corsare).

Gli scrittori più legati al realismo socialista o al romanzo civile tendevano invece a considerare il film troppo allegorico, troppo “metaforico” rispetto ai problemi concreti della lotta di classe. In effetti sul piano personale, molti scrittori “civili” non accettavano che Pasolini mostrasse l’intellettuale come figura fallita, mangiata dal popolo che non riconosce più la sua funzione: in fondo scrivere per il ‘popolo’ era la loro fonte di reddito…

  • Politici e dirigenti del PCI mostrano con evidenza imbarazzo e sospetto. Il PCI degli anni ’60 era ancora legato alla figura dell’intellettuale organico gramsciano. Il corvo di Pasolini parla come un intellettuale marxista, nel senso che utilizza gli strumenti metodologici accettati dalla tradizione politica di sinistra (analizza, spiega, interpreta) ma fallisce e viene mangiato.  Quindi di fatto accusa di velleitarismo e di cecità proprio i politici che si dichiarano ‘organici’ alle classi operaie, che secondo il film o non esistono più o rispondono ad altri bisogni, ad altre pratiche di sopravvivenza (certo non rispondono più all’Evento, all, Utopia, alla Rivoluzione).

in sostanza il film mette in scena la crisi del modello operativo dell’intellettuale organico (immaginato decenni prima, quando esisteva un ‘altro tipo’ di popolo), sicuramente la frattura concreta dei primi anni Sessanta tra teoria e prassi. Una vera e propria accusa diretta al PCI dell’epoca, Pci che quindi si mostra molto sospettoso nei confronti del film in cui  Pasolini suggerisce che il linguaggio marxista non comunica più, che cioè il mitizzato popolo non ascolta,  perché ormai imborghesito nelle soluzioni facili del mercato, disattento ai tempi lunghi delle riforme.

Se per Pasolini la pedagogia politica dell’Otto Novecento è ormai chiaramente inefficace: a fronte del nuovo mondo dei media, l’intellettuale organico è diventato superfluo, allora il PCI non poteva accettare pienamente un film che mostrava il proprio modello di intellettuale come inutile e divorato dalla realtà.

Il punto di rottura: la rappresentazione dell’intellettuale moderno

Tutti i gruppi reagiscono in modo diverso, ma convergono su un punto:

Pasolini mostra che l’intellettuale moderno — marxista, critico, pedagogico — non ha più un popolo.

Il corvo (cioè lo scrittore, il recensore di fil, il politico, il presentatore tv, il regista, il docente, il filosofo, l’accademico, l’ingegnere, lo specialista, l’artista di successo…) parla troppo entro i suoi schemi astratti (secondo la tradizione platonico – cartesiana della filosofia e della scienza moderna): pretende di affermare ‘assolute verità’ (creando di fatto un simulacro di FINITO stabile e a portata di mano), e perciò non ascolta quel che emerge dal basso il NON FINITO delle situazioni emergenti, dei corpi che si trovano immersi in reti di bisogni e desideri cangianti, sempre nuovi e imprevedibili..). il corvo pur se si esprime con educata eleganza è fortemente convinto della propria posizione gerarchica di conoscenza e privilegio, non sa cambiare davvero il codice con cui filtra il reale, al punto tale che non incarna più il sacro (il NON FINITO) col risultato di non rispondere davvero al bisogno del non intellettuale – non alfabetizzato  di avere NUOVE spiegazioni – anche semplici, ma funzionali- sui bisogni elementari di senso e di sopravvivenza hic et nunc.

Di fatto non produce trasformazione (le sue soluzioni si rivelano inadeguate alle situazioni che sono cambiate, fuori dal Tempo e dallo Spazio, proprio perché si immaginano assolute…). ed anche il suo stile proprio perché raffinato e analitico (BELLO), risulta incomprensibile per le masse.

È perciò che viene mangiato, cioè semplicemente cancellato dall’orizzonte culturale del Popolo ormai diventato sciame di consumatori di tv ed emozioni da cronaca nera e glamour da film hollywoodiani.

In definitiva l’immagine del CORVO  che sottolinea la DISTANZA tra popolo e intellettuale era inaccettabile

  •  per il PCI (per motivi politici),
  • per gli accademici marxisti (per motivi teorici),
  • per i giornalisti borghesi (per motivi ideologici),
  • per molti scrittori civili (per motivi etici).

Sintesi finale

GruppoReazioneMotivo
AccademiciPerplessità + interesseIl film mette in crisi il marxismo come linguaggio interpretativo.
GiornalistiNeutralizzazione ironicaEvitare la lettura politica radicale.
ScrittoriDivisioneScontro tra sperimentazione e realismo civile.
PCIImbarazzo + sospettoIl corvo rappresenta la crisi dell’intellettuale organico.

La MUSICA

n Uccellacci e uccellini la musica è totale: commento, controcanto, ironia, epica, distacco brechtiano, e soprattutto metalinguaggio. È composta da Ennio Morricone, ma Pasolini la usa non per “accompagnare”, bensì per commentare, contraddire, smontare ciò che accade in scena.

La funzione principale è rendere visibile la distanza tra la vita (Totò e Ninetto) e la teoria (il corvo) e mostrare come ogni linguaggio – anche musicale – sia un codice che può fallire.

Tipi di musica presenti

La Canzone d’apertura (“Uccellacci e uccellini” cantata da Modugno) è un prologo epico-parodico: racconta la storia prima che inizi, come un cantastorie popolare, per dare un tono favolistico e insieme politico al film, dichiarare che la storia raccontata è non realistica  ma una parabola.

Musica orchestrale di Morricone: temi lirici, malinconici, quasi sacri, alternati a momenti ironici, buffi, stranianti. Ha la funzione di creare un doppio registro: uno levigato (= lirismo, sacro, epica)  e uno ruvido (= quotidiano, comico, materiale).

La Musica diegetica (suoni occasionali, canti degli uccelli, i ritmi corporei dei fraticelli, rumori della strada)ha la funzione di radicare la storia nella vita materiale, contro la teoria del corvo.

Funzioni della musica nel film

Funzione epico-narrativa. La canzone iniziale è un riassunto e un commento. È come se Pasolini dicesse: “Non cercate realismo: questa è una parabola.”

Funzione brechtiana (distacco): la musica spesso non coincide con ciò che accade. Esempio: momenti drammatici accompagnati da musica leggera o viceversa. Serve a impedire l’identificazione emotiva e costringere a pensare.

Funzione antropologica

La musica distingue il mondo popolare (per Totò e Ninetto ritmi semplici, melodie immediate) da quello dell’intellettuale (per il corvo) musica più concettuale, astratta, “colta”).

Funzione politica

La musica mostra la crisi dei linguaggi: il linguaggio popolare è vivo ma non capisce la teoria; e il linguaggio intellettuale è raffinato ma non comunica.

Funzione comica e parodica

Morricone usa registri buffi, quasi da cartone animato, per smontare la retorica ideologica.

Come cambia la musica nelle singole scene

Una mappa scena per scena, leggibile come storyboard musicale.

🎵 SCENA 1 – Titoli di testa: Modugno canta la storia, con tono: epico + popolare. La funzione: è di presentare allo spettatore una dichiarazione di poetica (come si usa fin dall’Ottocento, da quando è chiaro che non ci sono Muse da ringraziare, ma istruzioni da dare a chi legge o guarda, degli occhiali con cui focalizzare temi e scopi.il succo della canzone è :  questa è una favola politica.

🎵 SCENA 2 – Totò e Ninetto camminano: il tema, leggero, quasi da commedia, ha la funzione: di mostrare la loro innocenza, la loro “natura animale”, la loro non-teoricità. Senza pensieri, ritmo da viandante senza meta, il modo di sopravvivere della gente comune. Il rock e il ballo in particolare attraggono il giovane, tutto abbandonato alla pulsione ritmica del copro, che si limita a funzionare in modo omeostatico Ritmi senza direzione insomma-

🎵 SCENA 3 – l’Arrivo del corvo è sottolineato da una musica più astratta, intellettuale, “pensante”, per  marcare la differenza tra sopravvivenza  e vita che nasce dalla teoria.

🎵 SCENA 4 – nel corso della parabola dei fraticelli, ovviamente la musica assumi toni sacri, quasi medievali, in modo da evocare il mondo francescano: ma con ironia, perché ad esempio, quando i fraticelli imparano il linguaggio degli uccelli, la musica diventa imitativa, quasi zoologica.

🎵 SCENA 5 –quando si constata il fallimento della predicazione, la musica diventa sospesa, malinconica, per segnare la crisi del sacro e della parola.

🎵 SCENA 6 – Col ritorno al presente, torna il tema leggero di Totò e Ninetto per sottolineare che la vita continua nell’indifferente  verso la teoria.

🎵 SCENA 7 –Quando il corvo parla troppo, la musica si fa ironica, quasi da cabaret e  ridicolizza l’intellettuale che non sa tacere.

🎵 SCENA 8 – Il corvo viene mangiato: c’è silenzio , solo rumori corporei a sottolineare l’idea che  la teoria(parole, codici di ogni tipo, anche la musica) viene “ingoiata” dalla vita.Il silenzio è la musica più forte del film, a sottolineare come all’origine, nel mondo senza uomini non c’è codice oo linguaggio di sorta-

🎵 SCENA 9 – l’ epilogo Riprende il tema iniziale, in modo da chiudere la cornice. La storia è di fatto un artefatto che non vuole dire verità storiche ma presentare concetti, magari fallibili. la parabola è compiuta.

Sintesi operativa

La musica in Uccellacci e uccellini è un codice che:

apre e chiude la parabola;

distingue i mondi (popolare / intellettuale / sacro);

commenta e contraddice;

mostra la crisi dei linguaggi;

accompagna la dissoluzione dell’intellettuale moderno.

La musica è un asse perfetto:

RegistroMusicaFunzione
Levigatolirismo di Morricone, sacro, epicoIl mondo della teoria, del sacro, dell’intellettuale
Ruvidorumori, canti, silenzi, buffoneriail mondo della vita, del corpo, del popolo

 

[1] La musica, l’esplosione e il consumo di musica e ballo segnao in modo definitivo il nuovo esistere.

[2] La storia delle guerre e delle colonie e delle vicende intellettuali degli ultini secoli sono la prova del corpo mangia corpo a tutti i livelli. Il massimo della narrazione retorica dell’inganno è lo Slow food. Il massimo della cinica ammissione del cannibalismo come pratica umana, la retorica dei Diritti individuali Universali (la “democrazia”) da imporre ovunque ci siano fonti di potere economico. Palestina & Russia & Iran le narrazioni più mostruose, il nascondimento più raffinato del cannibalismo.

[3] Oggi è fin troppo facile intendere che esattamente questa è la procedura che adottano quelle forze culturali e politiche che si autoproclamano di Destra o Suprematiste. Pur avendo studiato (a volte proprio perché non hanno studiato) adottano il linguaggio basico del corpo, quello pulsionale dell’animal che sempre ci sostiene nel quotidiano della sopravvivenza, quello del NOI / VOI, piacere /dolore, della MIMESIS  girardiana, dell’appartenenza, della ripetizione, della RE – ZIONE (S1), della situazione….   Si fanno (o sono) corpo prima che parola.

[4] La cosa sorprendente è che molte teorie scientifiche attuali confermano proprio questa intuizione pasoliniana: l’umano come animale pulsionale, reattivo, attraversato da automatismi che precedono la coscienza. Le scienze contemporanee mostrano che gran parte del comportamento umano è impulso, automatismo, reattività, con la coscienza che arriva dopo, come razionalizzazione. Così Le neuroscienze affermano che il sistema limbico genera risposte rapide, emotive, impulsive, e la corteccia prefrontale arriva dopo a razionalizzare. Cioè l’umano è strutturalmente un animale che reagisce prima di pensare. In particolare Friston, Clark affermano che Il cervello non “pensa”: predice. E quando la predizione fallisce, reagisce con paura, aggressività, imitazione o fuga. Insomma la coscienza è un epifenomeno, non il motore dell’azione. L’etologia con gli studi di Lorenz dimostra che l’aggressività è innata, ritualizzata e automatica. gli animali (e gli umani) cedono agli impulsi perché sono programmi evolutivi. Per  Richard Dawkins (il teorico del gene egoista) l’individuo è un veicolo di strategie genetiche (competizione, riproduzione, dominanza) in cui l’impulso non è un errore ma  la logica della vita. e questo non caratterizza solo l’animal solitario: per Frans de Waal, tutti gli animali sociali (primati) agiscono per status, imitazione e appartenenza. Esattamente come i passeri che imitano i falchi. A rinforzare questa teoria c’è anche la psicologia evoluzionistica, secondo cui la mente è fatta di moduli automatici la maggior parte dei quali fa sì che le decisioni sono di fatto  impulsi adattivi, mentre la razionalità è una giustificazione postuma. Insomma l’uomo è un animale che “cede” perché è progettato per farlo, perché l’adattamento alla situazione costa meno energia che difendere quella precedente. In concrete le scienze cognitive delle quattro E (embodied, embedded, enactive, extended) dicono che la mente è corporea, l’azione precede il pensiero e l’ambiente guida il comportamento. L’umano è in sostanza un sistema reattivo, non un soggetto sovrano. E questo è molto pasoliniano: prima il corpo, poi la coscienza. Anche

Kahneman, Tversky, Thaler mostrano che il 90% delle decisioni è impulsivo, i bias sono meccanismi automatici, la razionalità è un’eccezione, non la norma: homo sapiens –anche nella forma di uomo moderno alla Cartesio –  è un animale che reagisce, non che sceglie. Panksepp in particolare identifica quali siano i sistemi emotivi primari con cui agisce S1 ( SEEKING, FEAR, RAGE, LUST, CARE, PANIC): grazie a queste reti l’uomo è “sempre all’origine” perché è sempre mosso da sistemi affettivi pre-razionali, perché infine come afferma  la teoria dei sistemi complessi L’umano è un sistema emergente, cioè non lineare ma reattivo e sempre sensibile alle condizioni iniziali. Quindi  l’impulso è una proprietà emergente, non un difetto.

[5] Le teorie contemporanee che confermano Pasolini sono:

  • Neuroscienze affettive (Panksepp)
  • Predictive Processing (Friston, Clark)
  • Etologia (Lorenz, de Waal)
  • Biologia evoluzionistica (Dawkins)
  • Psicologia evoluzionistica
  • Bias cognitivi (Kahneman)
  • Scienze cognitive 4E
  • Teoria dei sistemi complessi

Tutte convergono su un punto: l’umano è un animale pulsionale che razionalizza dopo.

[6] Oggi sulle scene mondiali si aggira lo spettro di Thiele e dei tradizionalisti che inneggiano al bisogno di tornare al Sacro puro e duro, non quello banalizzato delle religioni storiche che col loro  eudaimonismo cercano di ridurre la forza devastante degli impulsi animali, ma quello dell’uomo prima della storia, delle culture di qualunque tipo, quello dell’animal, dell’ “homo homini lupus”. E di fatto l’intellettuale tipico del mondo della connessione fluida (media, IA, politica, Mercato, Finanza)è uno specialista (secondo le proposte del positivismo francese e del pragmatismo anglosassiìone)al servizio dei LUPI che mangiano AGNELLI.

ACCATTONE diPasolini

mACCATTONE

Un gruppo umano della periferia spinto da bisogni primari, che decide su lla spinta di impulsi, di tradizioni. valore la sopravvivenza sena fatica. il progetto e la cura inesistenti all’inizio, poi abbracciati quando incontra la ragazza pura. lavoro come vincolo alla pulsione, fallimento anche nel furto. la fine come conclusione simile alla tragedia greca.: impossibilità di scegliere tra ‘destino’ (stile della tradizione ereditata dalla cultura popolare) e progetto (vita insieme con donna senza sfruttarla).

Nascita di un’antropologia. Non un film “su un personaggio”, ma su un gruppo umano, un ecosistema periferico che vive secondo bisogni primari, impulsi, tradizioni ereditate. Un mondo dove progetto e cura non esistono ancora come categorie.

TRAMA ESSENZIALE

Vittorio, detto Accattone, vive nelle borgate romane sfruttando Maddalena, la prostituta che gli garantisce la sopravvivenza. Quando Maddalena viene arrestata, il suo piccolo “sistema di vita” crolla. Accattone incontra Stella, ragazza pura, ingenua, non ancora corrotta dalla logica della borgata. Per lei tenta di cambiare: prova a lavorare, prova a rubare senza violenza, prova a immaginare un futuro diverso. Fallisce in tutto. Muore in un incidente in moto dopo un furto maldestro. La sua ultima frase: “Mo’ sto bene” — come un eroe tragico che riconosce il proprio destino solo nel momento della fine.

1. ANTROPOLOGIA DELLA BORGATA

Un gruppo umano pre-moderno

Pasolini osserva la borgata come un gruppo arcaico, non ancora entrato nella modernità:

  • Bisogni primari: mangiare, dormire, sopravvivere.
  • Valori: onore, virilità, appartenenza al gruppo.
  • Regole: non scritte, trasmesse per imitazione.
  • Tempo: non progettuale, ma ciclico, ripetitivo.
  • Azione: non scelta, ma impulso.

È un mondo senza futuro, senza “domani”, senza la categoria del progetto. La sopravvivenza è l’unico valore, ma senza fatica: il lavoro è percepito come degradazione, come perdita di identità.

Accattone come figura antropologica

Accattone non è un individuo psicologico: è un tipo umano. È l’uomo che vive solo nel presente, senza interiorità, senza memoria, senza progetto. Un uomo che non sceglie: è scelto dal suo ambiente.

 2. L’INCONTRO CON STELLA: NASCITA DEL PROGETTO

Stella è l’elemento antropologico nuovo:

  • non appartiene alla logica della borgata
  • non è corrotta dal codice maschile del dominio
  • non è oggetto di scambio economico
  • non è “funzionale” alla sopravvivenza

Con lei Accattone scopre due categorie nuove per il suo mondo:

1. Cura

Per la prima volta si prende cura di qualcuno senza sfruttarlo. È un gesto rivoluzionario nella sua antropologia.

2. Progetto

Prova a immaginare una vita diversa:

  • lavorare
  • vivere insieme
  • non sfruttare
  • non rubare

Ma il progetto è contro la sua natura antropologica. È come chiedere a un personaggio dell’Iliade di diventare un borghese.

 3. IL LAVORO: IL VINCOLO ALLA PULSIONE

Il lavoro, per Accattone, è:

  • umiliazione
  • perdita di identità
  • rottura del codice virile
  • sottomissione alla fatica
  • ingresso nella modernità (che Pasolini vede come corruzione)

Il lavoro è l’unico modo per entrare nel mondo del progetto. Ma Accattone non ha gli strumenti culturali per sostenerlo. Il suo corpo stesso lo rifiuta: si ammala, sviene, fugge.

 4. IL FURTO FALLITO: L’ULTIMO TENTATIVO DI ESSERE SE STESSO

Quando prova a rubare, non lo fa per avidità: lo fa per tornare a un codice che conosce, quello della borgata.

Ma fallisce anche lì. Il mondo è cambiato, la borgata non è più quella arcaica di un tempo. Accattone è fuori posto ovunque:

  • troppo “puro” per la modernità
  • troppo “stanco” per la tradizione

 5. LA MORTE COME TRAGEDIA GRECA

La fine di Accattone è tragica nel senso classico:

Conflitto insolubile

  • Destino: la tradizione della borgata, la vita senza progetto.
  • Progetto: la vita con Stella, la cura, il lavoro.

Non può scegliere. Ogni scelta lo distrugge.

Anagnorisis

Nel momento della morte, riconosce la sua verità: non poteva essere altro da ciò che era.

Catarsi

La sua morte non è punizione morale: è la conclusione necessaria di un conflitto antropologico irrisolvibile.

 SINTESI OPERATIVA : levigato/ruvido)

LEVI GATO — la struttura

  • Borgata = gruppo umano arcaico
  • Accattone = uomo senza progetto
  • Stella = nascita della cura
  • Lavoro = ingresso nella modernità
  • Morte = impossibilità di conciliare destino e progetto

RUVIDO — la materia

  • Fame, corpo, impulso
  • Codice virile, onore, sopravvivenza
  • Tradizione come destino
  • Progetto come violenza antropologica
  • Tragedia come unica forma di verità

Se vuoi, posso costruire una mappa visiva che mostri:

  • antropologia della borgata
  • categorie (bisogno, impulso, tradizione, progetto, cura)
  • traiettoria tragica di Accattone
  • confronto con Mamma Roma e Uccellacci e uccellini

mappa genealogica che colleghi Accattone → Mamma Roma → Uccellacci e uccellini → Salò come evoluzione dell’antropologia pasoliniana.

GENEALOGIA RUVIDA — DALL’UOMO POPOLARE ALL’UOMO CATASTROFICO

FaseFilmCorpoComunitàAntropologia emergenteEsito
I. Origine arcaicaAccattone (1961)Corpo impulsivo, fame, sopravvivenzaBorgata come tribùUomo pre-moderno, senza progettoTragedia: destino vs progetto
II. Tentativo di redenzioneMamma Roma (1962)Corpo materno, cura, sacrificioMicro-comunità familiareNascita del progetto e della colpaMorte del figlio: fallimento del riscatto
III. Crisi del linguaggioUccellacci e uccellini (1966)Corpo errante, fame di sensoCoppia padre-figlio, viaggioUomo che cerca un linguaggio nuovoIronia tragica: parola impossibile
IV. Dissoluzione del corpo politicoSalò o le 120 giornate di Sodoma (1975)Corpo come merce, tortura, consumoComunità del potereUomo post-antropologico, corpo come oggettoCatastrofe: fine dell’umano

LINEA EVOLUTIVA

ACCATTONE → MAMMA ROMA → UCCELLACCI E UCCELLINI → SALÒ

   (corpo popolare) → (corpo materno) → (corpo errante) → (corpo politico)

1. Corpo popolare

  • Sopravvive per impulso
  • Vive nel presente
  • Non conosce la cura

2. Corpo materno

  • Introduce la cura e la colpa
  • Vuole il riscatto sociale
  • Scopre la violenza del progetto

3. Corpo errante

  • Cerca un linguaggio nuovo
  • Attraversa il vuoto tra tradizione e modernità
  • L’intellettuale (Totò) diventa pellegrino del senso

4. Corpo politico

  • È ridotto a oggetto di potere
  • Non ha più voce né progetto
  • La società divora il corpo stesso

⚙️ ANTROPOLOGIA PASOLINIANA (RUVIDA)

  • Dal bisogno alla colpa
  • Dall’impulso alla parola
  • Dalla comunità alla solitudine
  • Dal corpo vivo al corpo consumato

SPAZIO TEMPO

Nella borgata di Accattone, lo spazio e il tempo non sono coordinate geometriche o storiche: sono materie antropologiche, deformate dal bisogno e dall’assenza di progetto. Pasolini li trasforma in segni di una Spazio: il recinto della sopravvivenza

  • Chiuso, circolare, ripetitivo. La borgata non è periferia urbana, ma tribù: un territorio che si ripiega su se stesso. Strade, baracche, ponti, fossi — tutto è orizzontale, senza prospettiva. Non c’è “altrove”: ogni movimento è ritorno.
  • Spazio come corpo. L’ambiente non è sfondo, ma estensione del corpo di Accattone: sporco, ferito, affamato. La borgata è una topografia della fame, dove ogni gesto è difesa o conquista.
  • Assenza di cura. Nessuno costruisce, nessuno coltiva, nessuno progetta. Lo spazio è abitato, non trasformato. È un luogo dove si sopravvive, non si vive.

Tempo: il presente eterno

  • Tempo senza futuro. Non esiste il “domani”: solo il ritmo del bisogno. Il tempo è biologico, scandito da fame, sonno, sesso, paura. È ritmico, non cronologico.
  • Tempo come ripetizione. Ogni giorno è uguale al precedente. La memoria non produce storia, ma eco. Il passato non insegna, il futuro non promette.
  • L’incontro con Stella introduce un’altra temporalità: il tempo della cura, lento, progettuale, che chiede attesa. Ma Accattone non sa abitarlo: il suo corpo è tarato sul tempo dell’impulso.

 Sopravvivenza vs Vita

DimensioneSopravvivenzaVita
MotoreFame, impulsoCura, progetto
TempoPresente biologicoFuturo narrativo
SpazioRecinto, borgataApertura, mondo
EticaNecessitàResponsabilità
CorpoStrumentoSoggetto
EsitoDestinoScelta

Comunità pre-moderna, dove la sopravvivenza è l’unico orizzonte possibile.

Accattone tenta di passare dalla sopravvivenza alla vita, ma il suo corpo e il suo spazio non lo permettono. La borgata è un ecosistema chiuso, dove il tempo non scorre ma ristagna. La vita, per lui, è una categoria impossibile: richiede progetto, e il progetto è già una forma di morte.

EVENTO

l’esistenza di Accattone incontra davvero l’Evento nel senso badiouiano — ma lo incontra come impossibilità, come RìEvento mancato, come apertura che non riesce a diventare fedeltà. E proprio per questo è un caso antropologicamente potentissimo.

 1. Che cos’è l’Evento per Badiou (in breve e con rigore)

Dalle fonti disponibili emerge che per Badiou l’Evento è:

  • una rottura del dato, qualcosa che accade e non si deduce dallo stato di fatto
  • una novità reale, che introduce una configurazione nuova di elementi già presenti nel sito
  • l’inizio di una procedura di verità, che richiede un soggetto capace di fedeltà all’Evento
  • una possibilità di cambiamento, legata a un “punto” che decide tra continuità e trasformazione

In altre parole: l’Evento è ciò che apre un mondo nuovo, ma solo se qualcuno gli resta fedele.

 2. L’Evento nella vita di Accattone: Stella come RìEvento

Nel mondo chiuso della borgata — spazio ciclico, tempo senza futuro — l’incontro con Stella è un’irruzione assoluta:

  • introduce cura in un mondo di impulso
  • introduce progetto in un mondo senza domani
  • introduce responsabilità in un mondo di necessità
  • introduce lavoro come possibilità di trasformazione

È, letteralmente, ciò che Badiou chiamerebbe un Evento del Nuovo: una configurazione inedita di elementi già presenti nel “sito” (la borgata), ma mai combinati così.

Stella non è solo una ragazza: è la possibilità di un altro mondo.

 3. Perché è un RìEvento e non un Evento compiuto

Per Badiou, l’Evento diventa reale solo se qualcuno gli resta fedele. Accattone non riesce.

Perché?

  • il suo corpo è tarato sul tempo dell’impulso, non sul tempo della fedeltà
  • il suo spazio è recinto, non apertura
  • la sua identità è tribale, non soggettiva
  • il lavoro è vissuto come umiliazione, non come costruzione
  • la tradizione della borgata è un destino, non un’opzione

Accattone vede l’Evento, lo sente, lo sfiora, ma non può sostenerlo. È come se l’Evento fosse troppo grande per il suo mondo.

4. L’Evento come conflitto tragico

La tragedia nasce proprio qui: Accattone è diviso tra due mondi incompatibili.

Destino (borgata)Evento (Stella)
impulsocura
sopravvivenzavita
presentefuturo
tradizioneprogetto
onore virileresponsabilità
gruppocoppia

L’Evento apre un mondo nuovo, ma il vecchio mondo lo richiama come una forza gravitazionale. Accattone non può restare fedele all’Evento senza morire simbolicamente. E infatti muore realmente.

 5. La morte come “punto” badiouiano

In Logique des mondes, Badiou definisce il punto come il luogo in cui si decide la possibilità o meno del cambiamento .

La morte di Accattone è esattamente questo: il punto in cui il cambiamento diventa impossibile.

Non è punizione morale. È la forma tragica della non-fedeltà all’Evento.

 6. Sintesi operativa (ruvida, nel tuo stile)

RìEvento = Evento che accade ma non si compie.

Accattone vive un RìEvento perché:

  • l’incontro con Stella è un’irruzione del nuovo
  • ma il suo mondo non può sostenerlo
  • e il suo corpo non può trasformarsi
  • e la sua fedeltà non può durare

L’Evento c’è, ma non diventa verità.

EROS&CURA

LA CURA NON ESISTE NELLA ANTROPOLOGIA DELLA SOPRAVVIVENZA (FIGLI, MOGLIE, MADDALENA). E’ ANCORA L’ANIMAL. MA L’ANIMAL SYMBOLICUM FA EMERGERE L’UMANO COME CURA, COME ‘INNAMORAMENTO’, COME DEDIZIONE A STELLA

.Questa è una delle chiavi antropologiche decisive per capire Accattone e, più in generale, l’intera genealogia pasoliniana: la cura non esiste nella sopravvivenza. E non può esistere. Perché la cura non è un istinto: è una costruzione simbolica.

1. ANTROPOLOGIA DELLA SOPRAVVIVENZA = ANIMAL

Nella borgata, l’essere umano non è ancora umano nel senso pieno: è Animal, cioè organismo che risponde a bisogni immediati.

Caratteristiche dell’Animal:  vive nel presente biologico, agisce per impulso, riconosce solo il gruppo (maschile) e il suo codice d’ “onore”, non elabora progetto, non conosce cure e non distingue desiderio da bisogno

Perché non c’è cura?

Perché la cura richiede tempo lungo, responsabilità, rinuncia all’impulso, costruzione di un legame e soprattutto la simbolizzazione dell’altro

Tutto ciò è impossibile nell’antropologia della sopravvivenza.

Esempi nel film

  • Figli: non oggetti di cura, ma di destino.
  • Moglie: non relazione, ma vincolo.
  • Maddalena: non persona, ma risorsa economica.

Nessuno di questi rapporti è “cura”: sono funzioni dentro un ecosistema di necessità.

 2. L’ANIMAL SYMBOLICUM = NASCITA DELL’UMANO

L’umano non nasce dal corpo: nasce quando il corpo produce simboli.

E il primo simbolo umano è la cura.

Cosa introduce l’Animal Symbolicum?

il tempo lungo (attesa, progetto), la capacità e la pratica di dedizione, di fatto la responsabilità con la rinuncia all’impulso e soprattutto la capacità di vedere l’altro come altro (di accettare di avere una ‘teoria della mente’ che consente di intuire le idee e le emozioni dell’altro, di intrpretarne i problemi, di parteciparvi, di sentirsene in qualche modo corresponsabile).

È qui che nasce l’humanitas.

 3. STELLA COME SOGGETTO DELL’EVENTO

Stella non è solo una ragazza: è l’irruzione dell’Animal Symbolicum nel mondo dell’Animal.

Cosa porta Stella? La possibilità della cura ovvero del progetto. La possibilità stessa dell’innamoramento apre alla possibilità della vita (non solo sopravvivenza)

Accattone, per la prima volta, vede un mondo possibile.

4. L’INNAMORAMENTO COME RÌEVENTO

L’innamoramento non è un sentimento romantico: è un dispositivo antropologico.

Per Pasolini (e per Badiou), l’innamoramento è un Evento che rompe la ripetizione, un’apertura verso un mondo nuovo quindi una chiamata alla fedeltà, la possibilità quindi di trasformazione del soggetto

Accattone lo sente. Lo riconosce. Lo desidera.

Ma non può sostenerlo.

5. PERCHÉ L’ANIMAL NON REGGE L’ANIMAL SYMBOLICUM

Accattone è ancora Animal. il suo corpo è tarato sul bisogno, il suo tempo è il presente, il suo spazio è la borgata, la sua identità è tribale, il lavoro è vissuto come umiliazione e ogni progetto è vissuto come violenza

L’Evento-Stella apre un mondo che il suo corpo non può abitare.

6. LA MORTE COME COLLASSO TRA DUE ANTROPOLOGIE

La morte di Accattone non è morale: è antropologica.

È il punto in cui:

  • l’Animal non può più essere Animal
  • l’Animal Symbolicum non può ancora essere umano

È la tragedia del passaggio mancato. SINTESI RUVIDA

ANIMALANIMAL SYMBOLICUM
 impulso  sopravvivenza  presente   gruppo necessità   Maddalena come funzione cura  innamoramento  progetto  futuro  responsabilità  Stella come Evento

Accattone è quindi il racconto di un  corpo (individuo diremmo nella denominazione della cultura archivio della modernità) che tenta di passare da Animal a Animal Symbolicum, di diventare umano nel senso che il nome prende dalla cultura umanistica classica,  ma muore nel varco.

LO STATO MODERNO

La presenza della polizia è indizio della presenza di uno stato ,quello sorto dalla modernità come mezzo per garantire la coesistenza nell’incrocio di comunità e antropologie diverse. che vuol dire lo sguardo del poliziotto che segue Accattone nel corso dei tentativi di ri-evento? perché legge Candido?

Mettendo in relazione antropologia pasoliniana, nascita dello Stato moderno, sguardo poliziesco, fallimento del RìEvento, Candido come figura filosofica: è  esattamente il punto dove Accattone smette di essere “neorealismo” e diventa filosofia politica incarnata.

1. La polizia come segno dello Stato moderno

Nella borgata, tutto è arcaico: tempo ciclico, spazio tribale, relazioni personali e funzionali, insomma antropologia della sopravvivenza

Ma c’è un elemento che non appartiene a quel mondo: la polizia.

La polizia è il segno minimo dello Stato moderno, cioè di un ordine che nasce per garantire la coesistenza di comunità diverse, cioè regolare conflitti tra antropologie incompatibili imponendo un codice unico dove prima c’erano codici tribali, introducendo di fatto  la legge come astrazione

Se la borgata è pre-moderna e la polizia è moderna, quando la polizia entra in scena, entra la modernità.

 2. Che cosa fa lo sguardo del poliziotto?

La scelta dell’autore è quella di una presenza silente ma attenta. Il poliziotto non interviene quasi mai: on punisce, non salva, non educa, non reprime.

Guarda.

È uno sguardo che non appartiene alla borgata, non partecipa quindi al suo codice (non riconosce cioè principi regolativi come onore, fame, impulso) perché vive fuori del bisogno fondamentale della sopravvivenza.

Certamente però non è dentro la cura: è  lo sguardo impersonale dell’istituzione, astratto, neutro, distante, moderno.(che pretende cioè di decidere e  agire in nome di principi assoluti, validi ovunque, oggi diremmeo universali)

Cosa vede?

Vede un uomo che tenta di diventare altro. Vede un corpo che tenta di uscire dal proprio destino. Vede un RìEvento che non si compie.

Lo sguardo del poliziotto è lo sguardo dello Stat- Istituzione che osserva un soggetto che tenta di nascere — e fallisce.

3. Perché segue Accattone proprio nei tentativi di RìEvento?

Perché lo Stato moderno vede ciò che la borgata non vede: vede il tentativo di trasformazione, ha una idea del tempo di lunga durata, e intende prevenire l’imprevisto, vuole dirigere verso una ‘retta via’ che è quella della Legge che lo stato si è dato nell’interesse della res publica..

La borgata vede nell’agire di Accattone il tradimento del codice, in pratica una dimostrazione di debolezza, addirittura la perdita stessa di virilità

Lo Stato vede un possibile cittadino, cioè un soggetto moderno che si dà un progetto di trasormazione (un diventare altro da quello che è nato), insomma un possibile ingresso nella legge

Accattone, tentando di lavorare, di prendersi cura, di amare Stella, si avvicina allo Stato. Non per scelta politica, ma per antropologia. Implicita :homo sapiens percepisce la differenza tra le potenzialità che le situazioni propongono e tende a cogliere il kairòs di una esistenza che sia più routinaria, più ripetitiva, meno ricca di imprevista e di dipendenza continua. È l’idea della Cura come passo fondamentale che innesca la metamorfosi.

E lo Stato lo guarda. Come si guarda un animale che tenta di diventare umano.

4. Perché il poliziotto viene presentato dall’autore mentre si muove mentre legge Candido, immediatamente una rivista della destra conservatrice dell’epoca, di fatto una citazione del romanzo di Voltaire?

Questo è il punto più raffinato.

Il poliziotto che legge Candido di Voltaire è ovviamente  un gesto che non descrive la realtà (secondo il codice formale dell’epoca neorealistica) ma introduce uno sfondo filosofico straniante..

Candido è

  • una ribvista degli anni del secondo dopoguerra
    • ma l nome della testata rinvia al romanzo dell’ingenuo che attraversa il mondo

In pratica Pasolini in tal modo critica l’ottimismo metafisico della modernità dell’uomo moderno che deve “coltivare il proprio giardino”. È già indizio della fine delle illusioni (cfr. le ceneri di Gramsci) e conseguentemente l’ingresso nella responsabilità del singolo

Candido è l’anti-Accattone.

Candido attraversa il mondo e diventa adulto. Accattone attraversa la borgata e muore.

Candido costruisce un progetto. Accattone non può.

Candido entra nella modernità. Accattone resta nell’arcaico.

Il poliziotto che legge Candido rappresenta la modernità che osserva (freddamente, senza empatia9 l’arcaico.

5. Lo sguardo del poliziotto come “sguardo della verità” (Badiou)

Per Badiou, la verità non è psicologica: è procedurale. Richiede: Evento, Fedeltà, Costruzione, Mondo nuovo

Il poliziotto è lo sguardo che vede la possibilità di una procedura di verità — e vede che non si compie.

È lo sguardo che registra il fallimento del Rì-Evento: non giudica, come detto, non punisce, e quindi non non salva. Si limita a Constatare.

È lo sguardo della modernità che si limita a registrare i tentativi di un soggetto che non riesce a nascere.

 6. Sintesi

A

BORGATA  =AnimalSTATO = Animal Symbolicum
impulso fame presente destino gruppolegge progetto responsabilità futuro individuo

B

POLIZIOTTO= sguardo della modernitàACCATTONE = soglia tragica
osserva il tentativo di nascita del soggetto vede il RìEvento vede la non-fedeltà legge Candido perché è il romanzo della nascita dell’uomo modernotenta di passare da Animal a Animal Symbolicum tenta la cura tenta il progetto tenta la vita fallisce muore nel varco

C

TRIANGOLO ANTROPOLOGICO DI ACCATTONE

(ruvido, sistemico, con vettori di forza)

                                           1      BORGATA (ANIMAL)

  ACCATTONE

                                            

                                           ACCATTONE

2 STELLA (RI –EVENTO)                                                       3 STATO –CANDIDO (modernità)

🔻 VERTICE 1 — BORGATA (ANIMAL)

Antropologia: impulso, fame, sopravvivenza, presente biologico, codice virile, gruppo come tribù, tradizione come destino

Funzione nel triangolo: È il punto di origine: l’Animal. Qui non esistono cura, progetto, responsabilità. È il mondo che trattiene Accattone.

Vettore: → Trascina verso il basso → Riassorbe ogni tentativo di trasformazione

🔻 VERTICE 2 — STELLA (RÌEVENTO)

Antropologia: cura, dedizione, innamoramento, tempo lungo, possibilità del progetto, responsabilità verso l’altro

Funzione nel triangolo: È il punto di apertura: il RìEvento. Non è ancora Evento compiuto (Badiou), ma irruzione del nuovo.

Vettore: → Tira verso l’alto → Apre il varco tra Animal e Animal Symbolicum

🔻 VERTICE 3 — STATO / CANDIDO (MODERNITÀ)

Antropologia: legge astratta, individuo senza cura, coesistenza tra comunità diverse, Progetto come norma astratta separata dall’hic et nunc, responsabilità civile, quindi sguardo neutro, istituzionale

Perché Candido? Perché è il romanzo della nascita dell’uomo moderno: l’ingenuo che attraversa il mondo, perde le illusioni, e alla fine coltiva il proprio giardino.

Il poliziotto che legge Candido è la modernità che osserva l’arcaico.

Vettore: → Stabilizza → Norma → Osserva senza intervenire

🔺 AL CENTRO DEL TRIANGOLO: ACCATTONE

Accattone non è un vertice: è il corpo che si lacera tra i tre vertici.

Tensioni che lo spezzano: Borgata ( lo richiama al destino) vs Stella (lo chiama alla cura) vs Stato (lo osserva come possibile soggetto moderno)

Accattone è il corpo-soglia: troppo Animal per diventare umano, troppo umano per restare Animal.

Perché si spezza?

Perché i tre vettori sono incompatibili:

  1. Animal non può sostenere la cura
  2. Cura non può radicarsi senza progetto
  3. Progetto richiede un ingresso nella modernità
  4. Modernità richiede un soggetto che Accattone non è

Il triangolo è una macchina tragica

D

MAPPA RUVIDA (testuale, operativa)

                                            STATO / CANDIDO

                                               (modernità)

                                                         ▲

                                        sguardo, legge,

                                        individuo, progetto

             BORGATA ◄─────────┼─────────► STELLA

                              (Animal)           │          (RìEvento)

                              impulso,           │          cura, dedizione,

                         fame, destino      │          innamoramento

                                                       │

                                                     ▼

                                       ACCATTONE

                              corpo-soglia che si spezza

E

 SINTESI RUVIDA

  • Borgata = Animal → trattiene
  • Stella = RìEvento → apre
  • Stato/Candido = modernità → osserva
  • Accattone = corpo che tenta il passaggio e muore nel varco

La tragedia nasce perché nessuno dei tre vertici può essere conciliato.

ANALOGIA ACCATTONE- FANDOM di OGGI

Perché rivedere Accattone oggi? Perché mettere in relazione due mondi che sembrano lontani — la borgata arcaica di Accattone e i fandom digitali contemporanei — ci consente di osservare come quei due mondi  condividono la stessa struttura antropologica di fondo: un corpo collettivo che tenta di diventare soggetto e si spezza nel passaggio.

Accattone è un potente “cannocchiale aristotelico” con notare quanto percepiamo e accettiamo come fenomeni naturali ineluttabili fenomeni costruiti dalla stesa plasticità di homo sapiens. due tipi di comunità che tentano di costruirsi una forma umana controllata ma falliscono.

1. La condizione di Accattone: un corpo che tenta di nascere

Accattone vive in un mondo dove lo spazio è recinto, il tempo è presente biologico, l’identità è tribale, la sopravvivenza è l’unico valore, la cura per l’altro non esiste e il progetto di lunga scadenza è impossibile

Quando incontra Stella, si apre un Rì-Evento: la possibilità di diventare soggetto: ma il suo corpo, la sua comunità e il suo mondo non reggono questa trasformazione.

Accattone è un corpo-soglia che tenta di passare da Animal a Animal Symbolicum e si spezza.

 2. La condizione dei fandom contemporanei: comunità che tentano di diventare soggetti

I fandom sono comunità affettive, gruppi identitari, vere e proprie tribù digitali che si costituiscono organismi collettivi, costituiti da popolazioni emotive

Vivono in un ecosistema dove lo spazio è la piattaforma, il tempo è il feed continuo, l’identità è performativa e la sopravvivenza è visibilità. Di fatto la cura è simulata (supporto, hype, difesa) e il progetto è instabile

Anche i fandom, come Accattone, vivono in una condizione pre-soggettiva: sono comunità che sentono, reagiscono, si muovono, ma non diventano mai pienamente soggetti politici.

Sono Animal collettivi che tentano di diventare Animal Symbolicum.

 3. Il punto di contatto: il Rì-Evento che non si compie

Accattone incontra Stella che gli si propone come  possibilità di diventare soggetto. Il fandom incontra l’oggetto amato quindi coglie la  possibilità di diventare soggetto collettivo.

Ma in entrambi i casi la trasformazione non si compie. La fedeltà all’Evento non regge perché il corpo (individuale o collettivo) non sostiene il progetto: la comunità richiama sempre indietro alla de- soggettività (al destino). E la modernità (le istituzioni nate in teoria per offrire cura alla res publica) osserva senza intervenire

Accattone fallisce il passaggio, il fandom fallisce il passaggio: entrambi restano a metà.

 4. La struttura comune: il triangolo antropologico

La situazione di Accattone e quella dei fandom hanno la stessa geometria:

VERTICE 1 — Comunità arcaica

  • Borgata
  • Fandom come tribù emotiva

VERTICE 2 — Evento

  • Stella
  • Oggetto amato (idol, creator, serie, artista)

VERTICE 3 — Modernità / Stato / Piattaforma

  • Poliziotto che legge Candido
  • Algoritmo che osserva, misura, regola

AL CENTRO — Corpo che si spezza

  • Accattone
  • Fandom come corpo collettivo

Entrambi vivono una tensione impossibile tra:

  • impulso e progetto
    • appartenenza e soggettività
    • sopravvivenza e vita
    • destino e Evento

 5. La piattaforma come “poliziotto che legge Candido”

Nel film, il poliziotto osserva, non interviene: rappresenta la modernità nella sua forma di Istituzioni terze, che fanno da ponte tra comunità varie. Legge Candido  come a dire che il suo progetto è in fondo quello della nascita dell’uomo moderno come coltivatore del ‘proprio orticello’ (empatia selettiva quindi).

Nella contemporaneità, la piattaforma osserva e non interviene (se non per regolare). Rappresenta la modernità algoritmica che legge i dati (non Candido, ma è la stessa funzione) come mezzi per creare ordine.

È lo sguardo neutro che vede la comunità tentare di diventare soggetto — e fallire. Perché di fatto persegue il suo scopo di autoregolazione positiva: creare dipendenze dall’uso, dal determinare la percezione di “esistenza “ in luogo della “sopravvivenza” dal fatto stesso di essere  presente in rete

🔥 6. Conclusione ruvida: Accattone è il prototipo del fandom

ACCATTONE èIl FANDOM è
un corpo che vive nel flusso un’identità senza progetto una comunità che lo trattiene un Evento che lo chiama uno Stato che lo osserva un soggetto che non nasceun corpo collettivo che vive nel feed un’identità performativa senza progetto una comunità che lo trattiene un Evento (idol) che lo chiama una piattaforma che lo osserva un soggetto collettivo che non nasce

In conclusione Accattone è il primo “fandom” della storia italiana. Il fandom è la borgata digitale del XXI secolo.

PIATTAFORMA, WEB, AI: DAVVERO NEUTRA?

La piattaforma nelle forme più o meno innovative del web e dell’IA, non è semplicemente “lo sguardo neutro” che osserva (come si racconta) ma  uno sguardo che produce dipendenza mentre finge neutralità. È lo sguardo che non vuole che la comunità diventi soggetto, perché la sua funzione è mantenere la comunità in uno stato di sopravvivenza percepita come vita.

E qui l’analogia con Accattone diventa chirurgica.

1

La piattaforma come poliziotto che legge Candido

Nel film, il poliziotto che osserva e non interviene rappresenta la modernità come segnala il dettaglio del leggere Candido (nascita dell’uomo moderno)

Ma soprattutto è chiaro che, per risolvere il suo compito (far coesistere comunità diverse) non si assume il compito di far diventare Soggetto Accattone : Pasolini ha sperimentato per anni come nella scuola (istituzione moderna9 si miri a trasformare quelli che vengono da comunità varie in semplici Esecutori di Regole, in passivi portatori di protocolli,. Lo stato, quello che si autodefinisce ‘democratico’ negli anni Cinquanta e Sessanta, si assegna il compito è mantenere l’ordine, nondi  generare emancipazione del singolo.

La piattaforma fa lo stesso, ma in modo più sofisticato:

  • si presenta come spazio di vita (“Qui esisti, qui sei visto, qui sei riconosciuto.”)
    • ma funziona come dispositivo di sopravvivenza (ti tiene in vita solo se resti dentro il flusso.(di fatto la tua esistenza dipende dalla tua presenza nella rete: la rete diventa un Destino necessario)
    • produce dipendenza come forma di autoregolazione positiva: ogni interazione è un micro-premio, ogni notifica è un richiamo,ogni like è un nutrimento. È la fame di Accattone, ma digitalizzata.
    • trasforma la sopravvivenza in percezione di vita: non vivi ma  sei mantenuto in uno stato di attivazione continua.La piattaforma non vuole che tu diventi soggetto che si permetta si sperimentare l’Altro, l’Altrove (in questo caso paradossalmente il Rumore del Reale). Vuole che tu resti utente del Flusso

2.Perché la piattaforma non vuole un soggetto?

Perché un soggetto ha progetto, autonomia, tempo lungo e soprattutto può uscire (decidere di uscire) dal sistema disattivando il flusso. La piattaforma, come lo Stato moderno nel film, vuole prevedibilità, continuità, autoregolazione ma soprattutto la permanenza nel flusso. Un soggetto che si guarda e guarda e interpreta il Rumore del mondo, che si sposta su altri spazi – tempo, che conquisti altri fini e metodi, è un rischio. L’utente del web è un valore.

 4. La piattaforma come “Stato algoritmico”

La piattaforma è lo Stato moderno portato al suo limite. non ha corpo o volto, non ha intenzioni dichiarate quindi  morale, tanto meno i  fini della  politica moderna che punta a realuzzare l’interesse generale, grazie alle procedure di impersonalità.

Ha solo una funzione: mantenere il flusso. È lo Stato che non garantisce la vita, ma la sopravvivenza attiva, è  lo Stato che non vuole cittadini, ma presenti.

5. Perché la piattaforma crea dipendenza?

Perché la dipendenza è la forma perfetta di autoregolazione, permanenza e prevedibilità, assicurando sempre la continuità del flusso. Insomma la piattaforma non ti chiede di vivere ma di esserci.

E l’esserci diventa la tua forma di vita[1].

 6. Accattone e il fandom: stessa struttura

AccattoneIl fandom
Spaziosopravvive nella borgatasopravvive nella piattaforma
Tempotenta il RìEvento con Stellatenta il RìEvento con l’idolo
Gruppoosservato dal poliziottoè osservato dall’algoritmo
Soggettivazionenon diventa soggettonon diventa soggetto
Vivere-siìopravviverevive in un mondo dove la sopravvivenza è travestita da vita.Vive in un mondo dove la sopravvivenza è travestita da vita.

7. Sintesi ruvida

– La piattaforma è lo sguardo neutro che non vuole soggetti.

– Trasforma la sopravvivenza in percezione di vita.

– Produce dipendenza come forma di autoregolazione.

– Mantiene la comunità in stato di Animal, non di Animal Symbolicum.

– L’esistenza digitale diventa “esserci”, non vivere.

– Il fandom è la borgata digitale.                                        

– L’algoritmo è il poliziotto che legge Candido.

La cultura del flusso rivela che l’esserci di  Heidegger  – vero mito fondativo dell’esistenzialismo del Novecento e delle pratiche estetiste di oggi – se ci si sottrae al Rumore del Mondo Concreto, è solo un algoritmo.

E Accattone è una Figura di soglia di questa trasformazione

La forma. Come lo dice?

1

La Musica

PERCHE’  BACH?

Perché un film ruvido, primitivo, “basso”, sceglie come controcanto la musica più alta, più pura, più celeste della tradizione occidentale?

La risposta non è estetica. È antropologica. E riguarda l’armonia delle dissonanze che Pasolini costruisce tra:

  • un corpo che sopravvive  e una musica che salva
    • un mondo chiuso e una trascendenza che non arriva
    • un destino che schiaccia e un’idea di grazia che sfiora

La scelta di Bach non è decorativa. È un gesto violento, quasi scandaloso

A. Bach come “lingua del sacro”

Per Pasolini, Bach è la forma più pura del sacro occidentale: ordine, necessità, trascendenza, grazia.

La musica di Bach è la voce di Dio in un mondo che Dio ha abbandonato.

B. Bach come controcampo antropologico

Accattone vive in un universo pre-morale, pre-borghese, pre-moderno: impulso, fame, bisogno, sopravvivenza.

Mettere Bach sopra questo mondo significa non elevare la borgata, ma rivelarne la sacralità perduta.

Accattone non è un delinquente:  un personaggio sacro senza religion, una mescolanza di forze come ogni organismo vivente.  Un Cristo rovesciato che non ha resurrezione.

C. Bach come “grazia che non salva”

La musica non coincide mai con un riscatto. È sempre fuori posto, come un angelo che arriva tardi.

È la grazia che potrebbe salvare, ma non salva. È la trascendenza che potrebbe aprire, ma non apre.

 2.

Pasolini costruisce una dissonanza strutturale, non musicale.

A.  tra corpo e spirito

  • il corpo di Accattone è fame, sudore, ferita
  • la musica è ordine, necessità, perfezione

Questa frizione crea un effetto potentissimo: il sacro non è dove dovrebbe essere.

B. tra destino e progetto

Accattone non ha progetto. Vive nel presente assoluto della sopravvivenza.

Bach invece è teleologia pura: ogni nota va verso un fine.

La musica mostra ciò che Accattone non può essere: un soggetto che costruisce il proprio destino.

C.  tra tragedia e liturgia

La morte di Accattone non è un fatto di cronaca. È un rito.

Bach trasforma la tragedia in liturgia. Ma una liturgia senza chiesa, senza comunità, senza salvezza.

È un requiem per un mondo che non ha più un altare.

3

Perché il contrappunto è decisivo per capire Bach in Accattone?

Perché il contrappunto è l’opposto antropologico della borgata.

 BORGATABACH
VoceUnamolte
Interioritànessunacomplessa
progettoNessuna metaTeleologia (divino)
ArmoniaInciampi, ostacoli, conflittiOrdine Superiore da Imitare, Rappresentare, Scoprire, Ripetere
tempoSolo presenteTempo orientato
   

Quando Bach entra in Accattone, succede una COLLISIONE ANTROPOLOGICA: un mondo a una voce viene attraversato da un mondo a molte voci.

2

PERCHÉ DANTE?

Pasolini sceglie proprio Bonconte perché è il paradigma del corpo abbandonato.

A. Bonconte: il corpo perduto

Nel canto V del Purgatorio, Bonconte muore solo, nel fango, senza sepoltura. Il suo corpo è trascinato dal fiume, disperso, dimenticato.

È la stessa condizione antropologica della borgata: corpi senza storia, senza memoria, senza luogo.

B. Bonconte: la grazia dell’ultimo istante

Bonconte si salva con un solo gesto: “una lagrimetta”.

Accattone non ha neppure questo. La sua morte è senza gesto, senza conversione, senza lacrima.

La citazione serve a mostrare la differenza tragica:

Bonconte ha un’anima che si salva. Accattone ha solo un corpo che cade.

C. Bonconte come figura del “quasi-salvato”

Pasolini usa Bonconte per dire:

  • la grazia esiste
  • ma non per questo mondo, non per questa antropologia, non per chi vive senza progetto, senza futuro, senza interiorità

Accattone è l’uomo prima dell’anima. Bonconte è l’uomo che l’anima la trova all’ultimo.

Sintesi

  1. Musica di Bach:
    1. La  ri-costruzione dell’ordine nascosto all’umano nel Sacro
    1. La sostituzione della grazia mancata, la trascendenza immessa nell’immanente (fuori luogo)
  2. Dissonanza quindi
    1. corpo vs spirito
    1. presente vs teleologia
    1. tragedia vs liturgia
    1. sopravvivenza vs salvezza

C. Dante – Bonconte. Per  entrambi il corpo è abbandonato. Ma la quasi-salvezza arriva dalla lacrima che manca ad Accattone: antropologia dell’immanente, l’uomo corpo- senza anima

 Formula genealogica

  • Bach è la voce della grazia che sfiora Accattone senza toccarlo;
    •  Bonconte è il modello della salvezza che Accattone non può avere.

3

L’INIZIO

la primissima scena ( uno della borgata con un mazzo di fiori in mano, incontra altri borgatari, quelli  del nulla fare / nulla dare e scambia parole sul lavoro, sul senso dell’esistenza) è una chiave di volta dell’intero film. È un micro‑rito, un’apertura “minima” che contiene già tutta l’antropologia di Accattone.

La leggo con te in tre strati: il fiore – il lavoro – il senso dell’esistenza. E poi ti mostro perché Pasolini la mette prima di

3.1

Un uomo della borgata con un mazzo di fiori è un’immagine stonata, quasi impossibile.

Nella borgata non ci sono riti, nè celebrazioni o gesti simbolici. La sopravvivenza materiale riempie di senso l’hic et nunc: non c’è futuro, quindi non c’è promessa

Il fiore è un oggetto simbolico in un mondo senza simboli.

È come se Pasolini dicesse: “Ecco un frammento di mondo che non dovrebbe esserci qui.”

Il fiore è un segno di vita, di cura, di relazione. Ma nelle mani di un borgataro diventa un oggetto estraneo, quasi comico, quasi tragico.

3.2

Quando l’uomo con i fiori incontra gli altri borgatari, la conversazione scivola subito sul lavoro, sul senso del fare, insomma sul valore dell’esistenza

Ma attenzione: non è una discussione morale. È una discussione antropologica.

Nella borgata il lavoro non è un dovere e tantomeno un valore che nasca da un progetto e dia un’identità

Il lavoro è un mondo altro, un linguaggio che non appartiene a loro.

Per Accattone e i suoi simili il lavoro è impossibile,  è gesto estraneo e incomprensibile. Il lavoro è una forma di vita che non li riguarda: non perché siano pigri, ma perché vivono in un ecosistema chiuso, dove il tempo è solo presente e il corpo è solo bisogno.

Il lavoro richiede pensare al futuro, disciplina, capacità di progetto e soprattutto interiorità, la riflessione sul chi o cosa si sia o si voglia essere.

Tutte cose che la borgata non produce.

3.3

Quella conversazione è una filosofia spontanea, una metafisica da sottoproletari.

I borgatari parlano del senso dell’esistenza come qualcosa che non si costruisce e non si sceglie: l’esistenza è semplicemente qualcosa che “capita” e  si subisce

È una visione pre-moderna, quasi arcaica: l’esistenza non è un progetto, è un destino.

E qui Pasolini fa un gesto geniale: mette in bocca a questi uomini una sapienza tragica, non borghese.

Non è nichilismo. È fatalismo antropologico.

3.4.

Perché Pasolini apre il film con questa scena. Perché in 30 secondi ti dice tutto:

A. La borgata è un mondo senza simboli: il fiore è un intruso, la grazia è fuori posto, la bellezza non appartiene a quel mondo.

B. La borgata è un mondo senza lavoro, non per scelta, ma per struttura. Il lavoro è un linguaggio che non possono parlare.

C. La borgata è un mondo senza progetto: il senso dell’esistenza non è costruito, è subito. È destino, non libertà.

D. La borgata è un mondo che non può essere salvato. Ecco perché Bach arriva come un angelo fuori luogo, ecco perché Bonconte è citato come modello impossibile.

3.5.

 La funzione della scena nella grammatica del film

Quella scena è un prologo rituale, come il coro nella tragedia greca.

Serve a

  • definire il mondo
    • stabilire le regole antropologiche
    • mostrare la distanza tra sacro e vita
    • introdurre la dissonanza che Bach amplificherà
    • preparare la tragedia

È un incipit di antropologia, non di trama.

3. 6. Sintesi operativa

OGGETTO ESTRANEO : il fiore = simbolo in un mondo senza simboli.

LAVORO IMPOSSIBILE Il lavoro = progetto in un mondo senza progetto.

ESISTENZA COME DESTINO La vita = sopravvivenza, non costruzione.

PROLOGO TRAGICO La scena = dichiarazione di poetica e antropologia.

3.7

MAPPA RUVIDA DELLA PRIMA SCENA

Fiore – Lavoro – Destino – Grazia

        ┌───────────────┐

        │     FIORE     │

        │ simbolo fuori │

        │     luogo     │

        └───────┬───────┘

                │ attrito

                ▼

┌───────────────┐        ┌───────────────┐

│    LAVORO     │◀──────▶│    DESTINO    │

│ impossibile   │ scontro│   fatalità    │

│ non parlato   │        │   premoderna  │

└───────────────┘        └───────────────┘

                ▲

                │ frizione

        ┌───────┴────────┐

        │     GRAZIA     │

        │   promessa che │

        │   non arriva   │

        └────────────────┘

Logica ruvida

  • Il fiore è un simbolo che non appartiene alla borgata → intrusione del senso.
  • Il lavoro è un linguaggio che la borgata non può parlare → impossibilità strutturale.
  • Il destino è la forma di vita della borgata → fatalismo, non progetto.
  • La grazia è ciò che sfiora ma non salva → assenza di trascendenza.

3.8

 COLLEGAMENTO A BACH

Bach come controcampo sacro della mappa

Ora sovrapponiamo Bach alla mappa:

Codice

        FIORE ←———    BACH

         │             │

         ▼             │

  LAVORO ————×———— DESTINO

         ▲             │

         │             ▼

        GRAZIA ←———   BACH

Che cosa fa Bach in questa struttura?

  1. Rende il fiore un sacramento mancato La musica sacra amplifica l’estraneità del fiore: un simbolo in un mondo senza simboli.
  2. Mostra il lavoro come teleologia impossibile Bach è ordine, finalismo, costruzione. La borgata è presente assoluto, senza scopo. La musica rivela la distanza tra due antropologie.
  3. Contrasta il destino con la necessità armonica Il destino della borgata è cieco, caotico. Bach è necessità matematica, ordine cosmico. La dissonanza è totale.
  4. Trasforma la grazia in un’assenza sonora La musica sacra non salva Accattone. È la grazia che non arriva, la trascendenza fuori luogo. È un angelo che passa, non che interviene.

 3.9

COLLEGAMENTO A BONCONTE

Bonconte come modello di salvezza negata

Inseriamo Bonconte nella mappa:

Codice

        FIORE

         │

         ▼

  LAVORO ———— DESTINO ———— BONCONTE (salvezza con lacrima)

         ▲

         │

        GRAZIA (mancata per Accattone)

Perché Bonconte?

  1. Bonconte ha un gesto minimo che salva “una lagrimetta” → un atto di interiorità.
  2. Accattone non ha interiorità Vive nel corpo, nel bisogno, nell’impulso. Non ha accesso alla lacrima che salva.
  3. Bonconte ha un’anima che si apre all’ultimo Accattone ha solo un corpo che cade.
  4. Bonconte è il paradigma della grazia possibile Accattone è il paradigma della grazia impossibile.

La citazione dantesca serve a dire:

Ecco un modello di salvezza. Ma questo mondo non può produrlo.

 3.10

SINTESI RUVIDA

4 nodi – 2 controcampi – 1 impossibilità

1. Fiore

Simbolo fuori luogo → promessa di senso.

2. Lavoro

Linguaggio non parlabile → impossibilità del progetto.

3. Destino

Forma di vita chiusa → fatalismo antropologico.

4. Grazia

Presenza sonora (Bach) → assenza reale.

Controcampo Bach

Ordine che non salva → sacro fuori posto.

Controcampo Bonconte

Lacrima che salva → modello irraggiungibile.

Impossibilità finale

Accattone è l’uomo prima dell’anima: non può accedere né al lavoro, né al progetto, né alla grazia.

4

TRILOGIA DANTE BACH PASOLINI

La formazione di PPP è strettamente moderna: la sua visione del mondo è costruita dall’approccio all’archivio dell’humanitas che si ritiene capace di correggere la Natura.

Il focus profondo di questa impresa collettiva è il Sacro: la mescolanza appartiene alla natura delle cose, l’uomo pretende di separare e dirimendo dare una struttura stabile al suo rapporto con gli eventi.

Dante è il primo laico che sfida il privilegio dei chierici di poterne parlare, e ristruttura a modo suo lo spazio tempo sacro ridefinendo soprattutto il percorso di “correzione” dell’umano nei termini di conflitti costanti , pur se sempre alla luce di una meta fissa, ultraterrena.

Bach compone musiche per cerimonie religiose e introduce la modalità del Contrappunto, a sottolineare la complessità delle cose che accadono. l’armonia è una conquista dell’homo faber.

Pasolini dopo i disastri del 900, sperimenta che i grandi progetti moderni di miglioramento del vivere umano qui in terra sono falliti, almeno per la miriade degli esclusi, di quelli che senza libri continuano a non avere davvero direzioni tra cui scegliere.

4.1

Tre forme del sacro, dunque tre forme del corpo e  della grazia:  tre modi diversi in cui l’umano incontra (o manca) la salvezza.

Triade antropologica della grazia impossibile

DANTE (grazia che salva)

        │

        ▼

BACH (grazia che ordina)

        │

        ▼

PASOLINI (grazia che manca)

 DANTEBACHPASOLINI
GRAZIALa grazia che salva il corpo perdutoLa grazia come ordine cosmicoLa grazia che manca
 Bonconte da Montefeltro come paradigma  La musica come teologia senza parole  Accattone come uomo prima dell’anima  
ANTROPOLOGIA  l’uomo è corpo + anima   la colpa può essere redenta   la grazia può intervenire all’ultimo istante   il destino non è chiusol’uomo è parte di un ordine superiore   la grazia è armonia, necessità, teleologia   ogni nota ha un fine   il mondo ha un senso, anche quando l’uomo non lo vede  l’uomo è corpo senza interiorità   vive nel presente assoluto   non ha progetto, solo destino   non ha accesso alla lacrima che salva  
FIGURA CHIAVEBONCONTE muore solo, nel fango il corpo è disperso ma una lagrimetta lo salva la grazia entra nel mondo come evento minimo  CONTRAPPUNTO Far convivere più voci indipendenti che: hanno ciascuna una propria linea melodica autonoma   ma insieme producono un’armonia necessaria   senza che nessuna voce domini o annulli le altre    INCIDENTE IN MOTO   Reazione pulsionale   Moto senza direzione   Ostacolo   Chiusura della cornice senza come processo senza direzione (omeostasi)
FUNZIONE NELLA TRIADEDante rappresenta la possibilità della salvezza. La grazia è efficace, attiva, interveniente.  Bach rappresenta la grazia come struttura, non come evento. È la trascendenza che ordina, non che interviene.   In Accattone: La musica sacra non salva. È un contro-campo: mostra ciò che manca.    Pasolini rappresenta la grazia negata, la trascendenza fuori luogo. Il sacro è presente come assenza.   Accattone: non può lavorare non può progettare non può salvarsi muore come Bonconte, ma senza lacrima muore con Bach, ma senza grazia    

Tensioni ruvide

  • Dante → Bach: dalla grazia-evento alla grazia-struttura
  • Bach → Pasolini: dalla grazia-struttura alla grazia-assenza
  • Bonconte → Accattone: dal corpo salvato al corpo abbandonato

4.2

LE RISONANZE ANTROPOLOGICHE

 DANTEBACHPASOLINI
CORPOcorpo disperso ma salvato: corpo come parte di un ordine cosmicocorpo come unica realtà, senza anima  
TEMPOtempo aperto alla conversione  tempo teleologico, orientato  tempo chiuso, presente assoluto
GRAZIAgrazia efficaceGrazia armonicaGrazia impossibile
MORTEMorte come passaggioMorte come compimento (cornice)Morte come caduta

4.3

COME LA MUSICA DI BACH TIENE INSIEME LA TRIADE

Bach è il ponte tra Dante e Pasolini.

  • Da Dante eredita il sacro.
  • Da Pasolini riceve il mondo senza salvezza.
  • In mezzo, costruisce un sacro senza intervento.

In Accattone, Bach è:

la grazia che non arriva, ma che continua a suonare.

È IL FANTASMA DELLA SALVEZZA.

4.4

COME BONCONTE RIVELA L’ANTROPOLOGIA DI ACCATTONE

Bonconte è il modello. Accattone è il fallimento del modello.

  • Bonconte: un gesto minimo → salvezza
  • Accattone: nessun gesto → caduta
  • Bonconte: corpo disperso ma accolto
  • Accattone: corpo che cade e basta
  • Bonconte: lacrima
  • Accattone: fame

La citazione dantesca serve a dire:

Questo mondo non può produrre la lacrima che salva.

 4.5

SINTESI OPERATIVA

DanteBachPasolini
Grazia come evento → salvezza possibile.  Grazia come ordine (artificio umano) → salvezza sospesa.  Grazia come assenza → salvezza negata
Bonconte Figura del salvabile Accattone Figura dell’insalvabile.  

5

LA CITAZIONE IMPLICITA

Intelligenti pauca..analogie e differenze

Faust e Margherita come ‘fonte’ di Accattone e Stella 

5.1. LO SCHEMA FAUST–MARGHERITA (Goethe)

Faust

  • uomo che vive nel limite della propria forma di vita
    • incontra Margherita, figura di purezza e mondo-altro
    • l’incontro è un evento che apre un’altra possibilità
    • l’amore è trasformazione, ma anche tragedia
    • la donna è soglia tra due mondi (sapere/innocenza, spirito/corpo)

Pasolini riprende questo schema, ma lo porta nel mondo arcaico della borgata, dove l’evento non può essere sostenuto.

5.2. ACCATTONE–STELLA COME VARIAZIONE POPOLARE DEL MODELLO FAUSTIANO

SCENA 1 — Accattone vede Stella per la prima volta

(equivalente: Faust vede Margherita alla finestra)

  • Accattone è nel suo mondo chiuso, ripetitivo, senza progetto
    • Stella appare come figura di luce, di purezza, di alterità
    • L’inquadratura la isola, come Margherita: non appartiene alla borgata.
    • Accattone è colpito da qualcosa che non capisce: non desiderio sessuale, ma stupore.

 Funzione faustiana: l’apparizione dell’Altro che rompe il mondo.

SCENA 2 — Accattone la segue, la osserva, la protegge

(equivalente: Faust che cerca Margherita, la segue, la interroga)

  • Accattone non sa cosa vuole: è attratto, ma non nel modo animale.
    • La segue come si segue un miracolo.
    • La protegge senza motivo: gesto gratuito, non economico.
    • È la nascita del desiderio non-animale, del simbolico.

👉 Funzione faustiana: il desiderio come inizio di soggettività.

SCENA 3 — Il primo dialogo: Stella parla, Accattone ascolta

(equivalente: la scena del rosario e della timidezza di Margherita)

  • Stella parla con una timidezza infantile, come Margherita.
    • Accattone ascolta: cosa rarissima nella borgata
    • Il linguaggio cambia: non più gergo, ma attenzione
    • Accattone si scopre capace di cura, come Faust si scopre vulnerabile.

 Funzione faustiana: l’amore come trasformazione del linguaggio.

SCENA 4 — Accattone lavora per Stella

(equivalente: Faust che vuole diventare degno di Margherita)

Questa è la scena decisiva.

  • Accattone, che ha sempre rifiutato il lavoro, lavora.
    • Non per necessità, ma per dignità (costruire una base stabile di cooperazione<: cura)
    • Il lavoro diventa progetto, non sopravvivenza
    • È il momento in cui Accattone tenta di diventare soggetto (mostra di assumersi il compito di CURA)

 Funzione faustiana: l’amore come inizio di un mondo nuovo.

SCENA 5 — La caduta: Accattone non regge l’evento

(equivalente: la tragedia di Margherita, la colpa, la distruzione)

  • La borgata lo richiama.
    • Il corpo animale lo richiama.
    • Il destino lo richiama
    • L’evento-Stella è troppo grande per lui.
    • Accattone non può diventare Faust: non ha gli strumenti simbolici.

 Funzione faustiana rovesciata: l’evento non si compie, resta emergenza impossibile.

5.3. LA FORMULA ANTROPOLOGICA

Faust + Margherita = Evento che apre un mondo

Accattone + Stella = Evento che non può essere sostenuto

Perché?

  • Faust è già soggetto moderno (ha studiato libri, ha un archivio di verità)
    • Accattone è ancora corpo animale
    • Margherita è innocenza cristiana
    • Stella è cura e simbolo
    • Faust può scegliere
    • Accattone può solo essere trascinato

 L’innamoramento è emergenza (il kairòs9, ma non diventa forma di nuova vita (perché Accattone non ha libri a guidarlo, formalo, determinare emozioni, desideri, progetti).

5. 4. LA  FORMULA che sintetizza tutto)

Accattone incontra Stella come Faust incontra Margherita, ma in un mondo dove l’evento non può diventare destino.

È l’innamoramento come rottura del reale, come epifania, come chiamata, ma senza la possibilità di una fedele trasformazione.

5

La citazione non è qui se non occasione di rivelare la distanza tra una situazione antropologica e l’altra. A parità di condizioni fattuali (la Figura, il primo piano è l’incontro di un maschio che non sa cosa fare con una ragazza Semplice e diversa che si pone come Meta , come punto di stabilità nelle relazioni umane )

  • chi conosce il mondo attraverso gli schemi dei libri è Soggetto che, avendo subito e reso consapevoli a sé i limiti dell’esistere, è di fatto un Sub+  Jectus, un Soggetto, uno che sa muoversi entro i limiti appresi
    • chi si limita a re-agire agli stimoli del conflitto della sopravvivenza biologica (retroazione di precaria instabilità nel controllo delle’energia che consente la continuazione della vita) non ‘sa’ (non riconosce situazioni in qualche modo ‘studiate) e si abbandona sempre alla ripetizione banale dei gesti e delle azioni della borgata chiusa nel Destino

6

STRAPAESE, AUTENTICO E CRRITICA DI PASOLINI

Nella cultura del primo Novecento Paese (cioè Borgo) so oppone a Nazione: ma nella strategia di comunicazione che il potere borghese attiva dall’Ottocento si costruisce una comunicazione adattata al Paese. col fascismo emerge la cultura (riista9 di Strapaese. Accattone ne è una critica. evidenzia o limiti di questa semplificazione del reale che il fascismo e le destre attuali narrano come Autenticità.

Ecco la distinzione strutturale— Paese/Borgo vs Nazione — e soprattutto il suo punto critico: come il fascismo (e oggi le destre neo‑populiste) trasformano il Paese in un dispositivo di autenticità che semplifica il reale fino a renderlo governabile come narrazione.

Paese vs Nazione nel primo Novecento

Paese (Borgo)

  • comunità ristretta, premoderna, organica
  • relazioni faccia-a-faccia
  • identità locale, non ideologica
  • tempo lento, ciclico, contadino

Nazione

  • costruzione moderna, astratta, amministrativa
  • apparato statale, scuola, esercito
  • identità immaginata (Anderson)
  • tempo lineare, progressivo, industriale

Nel primo Novecento la cultura letteraria e antropologica italiana (da De Amicis a Tozzi, da Papini a Prezzolini) contrappone Paese e Nazione: il Paese è “vero”, la Nazione è “astratta”.

2. L’Ottocento borghese prepara la trappola

La borghesia ottocentesca capisce che per governare masse alfabetizzate serve una comunicazione adattata al Paese:

  • semplificazione narrativa
  • figure riconoscibili (il contadino, il soldato, la madre, il parroco)
  • moralità elementare
  • linguaggio vicino all’oralità
  • estetica del “naturale”

È la nascita della cultura popolare mediata: giornali, romanzi d’appendice, teatro dialettale, iconografie nazional-popolari.

Questa estetica del Paese è già una costruzione artificiale, ma funziona perché appare “vicina”.

3. Il fascismo: Strapaese come dispositivo di potere

Strapaese (Maccari, Longanesi, Malaparte) non è nostalgia: è ingegneria culturale.

Funzioni operative:

  • ridurre la complessità della modernità industriale
  • produrre identità immediata: l’italiano “vero”, “di terra”, “di sangue”
  • neutralizzare il conflitto sociale: il Paese come comunità armonica
  • legittimare il potere: il Duce come “uomo del popolo”

Strapaese è un filtro: prende la realtà plurale e la restituisce come favola identitaria.

4. Accattone come critica radicale

Pasolini smonta l’intera operazione.

Perché Accattone è una critica di Strapaese:

  • mostra un “popolo” non organico, non armonico
  • il borgo non è comunità: è sopravvivenza, fame, violenza, desiderio
  • il corpo popolare non è sano: è ferito, esposto, tragico
  • la lingua non è folklore: è lingua di classe, di esclusione
  • non c’è autenticità: c’è miseria reale, non estetizzata

Pasolini restituisce il Paese senza la retorica che lo rendeva funzionale al potere.

5. I limiti della semplificazione fascista (e delle destre attuali)

La narrazione dell’Autenticità — ieri fascista, oggi populista — ha quattro limiti strutturali.

5.1. Riduzione antropologica

Trasforma la pluralità dei soggetti in un’unica figura:

  • “la gente”
  • “il popolo vero”
  • “la tradizione”

Questa figura non esiste: è un avatar comunicativo.

5.2. Negazione del conflitto

Il Paese viene rappresentato come comunità armonica. Ma il reale è fatto di:

  • classi
  • interessi
  • fratture
  • desideri divergenti

La narrazione dell’autenticità cancella la politica.

5.3. Estetizzazione del reale

Il Paese diventa un set:

  • sagre
  • dialetti
  • cibo
  • folklore

È un Paese da cartolina, non vissuto. Il fascismo lo usava per propaganda; oggi lo usano marketing politico e influencer.

5.4. Uso strumentale della nostalgia

La nostalgia è un dispositivo di governo:

  • semplifica il passato
  • lo rende innocuo
  • lo usa per bloccare il futuro

Il risultato è un Paese immobile, infantile, rassicurato.

6. Perché questa narrazione funziona ancora oggi

Perché la cultura del Flusso e dell’Intrattenimento (come dicevi tu) amplifica esattamente ciò che Strapaese aveva già intuito:

  • immediatezza
  • riconoscibilità
  • emozione semplice
  • identità senza conflitto
  • autenticità come performance

Il Paese diventa un format: dal talk show alla politica social, dal turismo esperienziale al sovranismo.

7. Sintesi operativa (levigata)

PAESE = COMUNITÀ IMMAGINATA, SEMPLIFICATA, ESTETIZZATA NAZIONE = COSTRUZIONE MODERNA, COMPLESSA, AMMINISTRATIVA

 STRAPAESE = DISPOSITIVO FASCISTA CHE USA IL PAESE PER PRODURRE IDENTITÀ

ACCATTONE = RESTITUZIONE DEL REALE CHE ROMPE LA FAVOLA DESTRE ATTUALI = RIPRENDONO STRAPAESE IN VERSIONE POP‑DIGITALE

8

IL SOGNO

Il sogno come dispositivo rivelatore — non psicologico, ma antropologico. Pasolini lo usa per mostrare che il vivere “popolare” (nel senso arcaico, pre-moderno) è inadeguato alla modernità che avanza. Il sogno è la fenditura dove questa inadeguatezza diventa visibile: mostra che il desiderio di Accattone è strutturato per non essere mai soddisfatto, perché appartiene a un mondo che non ha gli strumenti culturali per trasformare il desiderio in progetto.

1

Il sogno non è un momento “interiore”: è la prima e unica volta in cui Accattone entra in un linguaggio che non è quello della borgata.

Nel sogno appare la morte come figura ordinata, quasi borghese, il paesaggio è levigato, non ruvido e il tempo è lineare, non ciclico. C’è anche un rituale (il funerale) che la borgata non possiede. Infine Accattone è spettatore di sé stesso, cosa impossibile nella vita reale

Il sogno è quindi l’irruzione della modernità nella sua antropologia arcaica.

2

Il sogno mostra che il desiderio di Accattone è strutturalmente non realizzabile.

Perché? Perché il desiderio richiede progetto, cioè continuità nel lavoro, cura e una prospettiva lineare del tempo: tutte categorie assenti nella borgata.

Accattone desidera Stella, desidera una vita diversa, desidera “stare bene”. Ma il suo mondo non ha gli strumenti per trasformare il desiderio in forma di vita.

Il sogno lo dice chiaramente: il desiderio conduce alla morte, non alla trasformazione.

3

Le scene

La materia del sogno (coesione)

  • Accattone cammina in un paesaggio vuoto, quasi metafisico
    • incontra la processione funebre
    • scopre che il morto è lui stesso
    • nessuno lo guarda, nessuno lo riconosce
    • la morte è pulita, ordinata, distante dal caos della borgata

Accattone è fuori posto anche nella propria morte. Il ruvido qui è la discontinuità: il sogno non appartiene al suo mondo, lo espelle.

Il significato del sogno (coerenza)

  •  l sogno è costruito come rito
    •  ha un inizio, un percorso, una rivelazione
    •  è l’unico momento del film con una forma simbolica chiara
    •  è un dispositivo di anagnorisis: Accattone vede la sua verità

La verità è tragica: non può cambiare destino

4

COSA SVELA IL SOGNO

  1.  Inadeguatezza antropologica: Accattone non può vivere nel mondo moderno. Il sogno glielo mostra con una forma che lui non possiede: il rito.
  2. Desiderio senza oggetto: il suo desiderio non ha un luogo dove incarnarsi. Stella non può salvarlo. Il lavoro non può salvarlo. La borgata non può salvarlo.
  3. La morte come unica forma di ordine: è l’unico spazio dove Accattone appare “in ordine”. È l’unico luogo dove il suo destino trova forma. segna il limite all’illimitato caos del quotidiano sopravvivere

5

Le scene che preparano e seguono il sogno, come un montaggio antropologico:

  1.  La fame e il corpo (inizio film: il corpo è tutto. Il desiderio è immediato, non progettuale
  2.  Il lavoro fallito, l’impossibile del l corpo che rifiuta la modernità
  3.  L’incontro con Stella: nasce il desiderio “nuovo”, ma senza strumenti culturali per sostenerlo.
  4.  Il sogno è appunto il dispositivo che rivela la verità: il desiderio non può diventare vita
  5. Il furto finale ovvero il ritorno al codice arcaico. Il mondo moderno lo punisce
  6.  La morte reale che ripete il sogno: il sogno era la verità, la vita era l’illusione.

In sintesi

LEVI GATO (coerenza implicita, allegoria, da ipotizzare con l’abduzione)

  • Il Sogno = rito moderno
    • Borgata = arcaico senza progetto
    • Desiderio = impossibile
    • Morte = unica forma di ordine
    • Sogno = anagnorisis tragica

RUVIDO (coesione tematica in primo piano, i Dati)

  • Corpo, fame, impulso
    • Paesaggio vuoto, processione, estraneità
    • Desiderio come ferita
    • Modernità come violenza
    • Morte come rivelazione

[1] la formula heideggeriana dell’“esserci” viene smascherata dalla cultura del flusso e dell’intrattenimento. Non perché Heidegger “sbagli”, ma perché la piattaforma mostra il limite antropologico di quella formula. Per Heidegger, l’esserci (Dasein) è apertura al mondo, possibilità, progetto, cura (Sorge), gettatezza + trascendenza, insomma essere-nel-mondo come modo originario dell’umano

L’esserci è l’opposto della sopravvivenza: è la condizione per cui l’umano non è solo un animale, ma un essere che si comprende e si progetta. L’esserci è vita, non mera esistenza.

La piattaforma prende la parola “esserci” e la svuota. Nella cultura del flusso:

  • esserci = essere presenti
  • essere presenti = essere visibili
  • essere visibili = essere riconosciuti
  • essere riconosciuti = esistere

È un esserci senza mondo, senza progetto, senza cura, senza trascendenza. È un Dasein ridotto a presenza continua.

L’esserci heideggeriano diventa: “sei solo se appari”,  “esisti solo se sei nel feed”,  “sei umano solo se sei attivo”

È la caricatura dell’esserci. La piattaforma mostra che:

  •  L’esserci può essere simulato (Non serve apertura al mondo. Basta un profilo)
  • L’esserci può essere automatizzato (Non serve progetto: basta un algoritmo che ti tiene dentro)
  • L’esserci può essere prodotto artificialmente. Non serve cura concreta per persone in carne e ossa: basta un like.
  • L’esserci può essere ridotto a sopravvivenza: non serve la ita coi suoi rischi di destabilizzazione, basta esserci.

La piattaforma rivela che l’esserci, se separato dalla cura, non è vita, ma sopravvivenza travestita da vita.

Heidegger pensa l’esserci come apertura al mondo, ma la piattaforma non apre al mondo de Rumore, ma lo sostituisce col mondi del Flusso, dove non è pensabile progetto e la cura è simulata dai numeri dei dati, dai numeri delle interazioni. La piattaforma è l’anti-mondo, è un ambiente che produce esserci senza essere.

LA NOTTE DEL DRIVE IN di Joe Landsdale

La storia

La trama de La notte del Drive‑In secondo il modello narrativo classico (situazione iniziale → rottura → peripezie → nuova situazione), ma letta come figura delle dinamiche della Società del Flusso. È una doppia mappa: narrativa + sistemica.

  1. Situazione iniziale — La normalità già “cornicizzata”

Nel romanzo

  • Un gruppo di ragazzi va al drive‑in per una maratona di film horror.
  • È un rito collettivo, un consumo di massa, un luogo di intrattenimento.
  • Tutto è familiare, prevedibile, rassicurante.

Nella società del Flusso

Il drive‑in è già una cornice chiusa:

  • consumo collettivo
  • passività
  • piacere come anestesia
  • identità costruita su spettacolo e routine

È la nostra “normalità”: scroll, binge watching, feed, comfort digitale.

 2. Rottura dell’equilibrio — La Barriera Nera

Nel romanzo

  • Una misteriosa barriera nera avvolge il drive‑in.
  • Nessuno può uscire.
  • Il mondo esterno scompare.
  • Le risorse iniziano a scarseggiare.
  • La folla si disgrega e si riorganizza in micro‑tribù.

Nella società del Flusso

La barriera è la metafora perfetta del Flusso digitale:

  • feed infinito
  • algoritmi che chiudono il campo percettivo
  • perdita del fuori
  • dipendenza da stimoli
  • dissoluzione del tempo reale
  • fine dell’ideale umanistico della Cura verso ogni altro uomo

È la rottura invisibile: non ci accorgiamo che la cornice si è chiusa.

 3. Peripezie — Tentativi di ritorno o di creazione di un nuovo ordine

Le peripezie del romanzo sono tre grandi movimenti, che corrispondono alle tre strategie dell’identità contemporanea.

3.1 Tentativo di tornare alla situazione iniziale (impossibile)

Nel romanzo

  • I protagonisti cercano di capire cosa è successo.
  • Tentano di mantenere routine, ruoli, normalità.
  • Provano a ricostruire un ordine simile a quello di prima.

Ma la normalità non torna: il sistema chiuso non restituisce ciò che ha catturato.

Nella società del Flusso

È la nostra illusione quotidiana:

  • “uso i social ma non mi condizionano”
  • “posso smettere quando voglio”
  • “torneremo alla vita di prima”

La verità: il Flusso non restituisce il mondo aperto.

 3.2 Creazione di micro‑ordini (tribalizzazione)

Nel romanzo

  • Nascono gruppi, sette, leader carismatici.
  • Willard diventa profeta.
  • Il drive‑in si trasforma in un ecosistema di potere, violenza, culto.

Nella società del Flusso

È la dinamica delle piattaforme:

  • bolle informative
  • fandom
  • influencer come profeti
  • identità tribali
  • polarizzazione
  • micro‑comunità che sostituiscono il reale

Il sistema chiuso produce tribù, non individui.

 3.3 Tentativo di fuga (creare una nuova situazione)

Nel romanzo

  • Jack e pochi altri provano a uscire dalla cornice.
  • La fuga è rischiosa, incerta, quasi impossibile.
  • Non si torna al mondo di prima: si entra in un altro mondo, diverso, non garantito.

Nella società del Flusso

È la ricerca di:

  • agency
  • consapevolezza
  • disconnessione
  • nuovi modi di abitare il reale
  • nuove forme di comunità non algoritmiche

Non si torna indietro: si può solo creare un nuovo rapporto con il reale.

3. 4. Situazione finale — Il mondo dopo la cornice

Nel romanzo

  • La fuga porta a un mondo diverso, non necessariamente migliore.
  • Il drive‑in resta come trauma, come sistema chiuso che ha riscritto identità e relazioni.

Nella società del Flusso

La situazione finale è la nostra condizione:

  • non esiste più un “prima del digitale”
  • il Flusso è la nuova ecologia mentale
  • l’identità è ibrida, instabile, narrativa, adattiva, desiderante, ideologica
  • la libertà non è data: va costruita come pratica quotidiana

Il finale non è una liberazione: è l’inizio di un nuovo modo di stare nel mondo.

3.5  La struttura completa

Fase narrativaEvento nel romanzoDinamica del Flusso
Situazione inizialeDrive‑in come rito collettivoNormalità già chiusa: consumo, spettacolo
RotturaBarriera neraAlgoritmo, feed, perdita del fuori
Peripezie 1Tentativo di normalitàIllusione del “torno come prima”
Peripezie 2TribalizzazioneBolle, fandom, influencer
Peripezie 3Tentativo di fugaRicerca di agency e nuovi mondi
Situazione finaleNuova realtà post‑drive‑inIdentità nel Flusso: instabile, ibrida

4.  Perché questa struttura è potente

Perché La notte del Drive‑In diventa:

  • una parabola della cattura
  • una genealogia della cornice chiusa
  • una mappa delle identità nel Flusso
  • un modello operativo per leggere la contemporaneità

2 I PERSONAGGI

I quattro personaggi principali de La notte del drive in (Jack, Bob, Randy Willard) sono figure delle diverse modalità con cui i singoli pensano il reale (Campo di Lewin): situazione familiare, visione del mondo, valori, desideri, agency. quattro figure di identità contemporanee nella società del Flusso

Jack, Bob, Randy e Willard incarnano quattro modi contemporanei di “pensare il reale” dentro una cornice chiusa (il Drive‑In → la Società del Flusso). Ognuno rappresenta una diversa configurazione di:

  • situazione familiare (radici, ferite, dipendenze)
  • visione del mondo (schema cognitivo)
  • valori (ciò che orienta l’azione)
  • desideri (ciò che muove)
  • agency (ciò che si può fare dentro la cornice)

Sono quattro identità tipiche del presente, quattro modi di reagire al sistema chiuso del Flusso.

1. JACK — L’Identità Narrativa (il Soggetto che resiste)

“Io sono quello che racconto di me stesso.”

Situazione familiare

  • proviene da un contesto ordinario, non eroico
  • identità costruita su micro‑relazioni e routine

Visione del mondo

  • il reale è comprensibile se lo si narra
  • la storia personale è ancora un’àncora

Valori

  • lealtà
  • continuità
  • memoria

Desideri

  • mantenere un senso di sé
  • proteggere i legami

Agency

  • resistenza narrativa: Jack agisce mantenendo coerenza, raccontando, interpretando
  • è il soggetto che tenta di non farsi riscrivere dal sistema

Figura contemporanea

→ Il soggetto autobiografico che cerca di restare integro nel flusso continuo di stimoli, feed, notifiche. È l’identità che tenta di “tenere insieme” la propria storia.

🧩 2. BOB — L’Identità Adattiva (il Funzionale)

“Mi adatto, sopravvivo, ottimizzo.”

Situazione familiare

  • struttura fragile, poco definita
  • abituato a “cavarsela”

Visione del mondo

  • il reale è un ambiente da gestire
  • ciò che conta è funzionare

Valori

  • pragmatismo
  • efficienza
  • riduzione del danno

Desideri

  • sicurezza
  • stabilità
  • evitare il dolore

Agency

  • adattamento continuo: Bob si modella sul contesto
  • non sfida il sistema, lo usa per sopravvivere

Figura contemporanea

→ L’identità performativa del capitalismo cognitivo: flessibile, adattabile, sempre in modalità “problem solving”. È l’individuo che si conforma all’algoritmo per non essere espulso.

 3. RANDY — L’Identità Desiderante (il Dionisiaco del Flusso)

“Voglio tutto, subito, senza limiti.”

Situazione familiare

  • mancanza di contenimento
  • desiderio come unica legge

Visione del mondo

  • il reale è un parco giochi
  • ciò che conta è l’intensità

Valori

  • piacere
  • eccesso
  • immediatezza

Desideri

  • consumo
  • eccitazione
  • dissoluzione dei limiti

Agency

  • espansione impulsiva: Randy agisce per intensità, non per progetto
  • è il soggetto perfetto per il sistema del Flusso: scrolla, consuma, reagisce

Figura contemporanea

→ L’identità dopaminica: l’utente ideale delle piattaforme, sempre in cerca di stimoli, incapace di pausa. È l’individuo che vive nel presente eterno del feed.

4. WILLARD — L’Identità Ideologica (il Profeta del Sistema)

“Io so la verità. Io interpreto il mondo per gli altri.”

Situazione familiare

  • bisogno di controllo
  • ferita narcisistica trasformata in potere

Visione del mondo

  • il reale è un testo da decifrare
  • lui possiede la chiave

Valori

  • ordine
  • purezza
  • autorità

Desideri

  • dominio simbolico
  • riconoscimento
  • obbedienza

Agency

  • cattura ideologica: Willard crea un culto, una narrazione totalizzante
  • trasforma il Drive‑In in una teocrazia del flusso

Figura contemporanea

→ Il leader carismatico digitale: influencer, guru, ideologo, manipolatore. È l’identità che usa il sistema per governare le menti.

 La mappa sintetica (Levigata)

PersonaggioTipo di identitàVisione del realeValoriDesideriAgencyFigura contemporanea
JackNarrativail reale va interpretatomemoriacontinuitàresistenzasoggetto autobiografico
BobAdattivail reale è un ambienteefficienzasicurezzaadattamentoidentità performativa
RandyDesideranteil reale è un parco giochipiacereintensitàimpulsoidentità dopaminica
WillardIdeologicail reale è un testoordinedominiocontrolloleader carismatico

 Perché questa tipologia è potente

Perché mostra che La notte del Drive‑In non è solo un romanzo horror: è una mappa delle identità possibili dentro un sistema chiuso.

Il Drive‑In è la cornice. I personaggi sono le strategie di sopravvivenza.

E nella Società del Flusso queste quattro forme sono ovunque.

3 IL RE DEL POP CORN

l Re del Popcorn in La notte del Drive‑In è una delle figure più potenti mai create da Lansdale proprio perché incarna la doppia natura del potere nella Società del Flusso. Non è solo un antagonista narrativo: è un modello operativo del potere contemporaneo.

 Il Re del Popcorn come doppia dimensione del potere nella Società del Flusso

1. Potere come causa (origine del dominio)

Il Re del Popcorn rappresenta la genesi del potere nel Flusso: non nasce da un progetto politico, ma da un’ecologia di condizioni.

  • Eccedenza di stimoli → il pubblico è già predisposto alla passività.
  • Desiderio di intrattenimento → la domanda di piacere genera il terreno del dominio.
  • Delegazione dell’attenzione → chi controlla lo schermo controlla la mente.
  • Sospensione del reale → il Drive‑In è già un mondo chiuso, pronto per essere colonizzato.

 Il Re del Popcorn è l’effetto di un sistema che ha già rinunciato alla realtà. È il prodotto emergente  della società‑spettacolo + società‑flusso.

2. Potere come finalità (perché domina)

Il suo scopo non è governare, ma mantenere il flusso.

  • Non vuole ordine: vuole continuità del consumo.
  • Non vuole fedeltà: vuole attenzione permanente.
  • Non vuole identità: vuole corpi che reagiscono agli stimoli.
  • Non vuole decisioni: vuole pubblico.

 Il suo fine è la riproduzione infinita del sistema: un ciclo chiuso di stimolo → risposta → dipendenza → stimolo.

3. Potere come metodo (come esercita agency)

Qui il Re del Popcorn diventa un modello perfetto della agency neoliberale:

  • Seduzione invece di coercizione.
  • Spettacolo invece di argomentazione.
  • Ricompensa immediata invece di progetto.
  • Paura + piacere come doppio vincolo.
  • Simulazione come ambiente totale.
  • Controllo del ritmo (accelerazione, saturazione, shock).

 Il suo metodo è la cattura dell’attenzione: non ti costringe, ti avvolge.

 Sintesi operativa: la doppia dimensione del potere

DimensioneFunzioneEffetto sulla società‑flusso
CauseIl potere nasce da un ambiente già predisposto alla delegaIl pubblico diventa materia prima
FinalitàIl potere vuole mantenere il flusso, non governareLa realtà viene sostituita dalla continuità dello spettacolo
MetodiSeduzione, ritmo, simulazione, emozioneL’agency individuale si dissolve in reazioni automatiche

 Perché questa figura è centrale nella  genealogia della Società del Flusso

Il Re del Popcorn è il punto di convergenza tra:

  • i frame cognitivi (emozione, visibilità, simulazione, accelerazione)
  • le dinamiche identitarie (Jack, Bob, Randy, Willard)
  • la struttura del potere contemporaneo (soft control, attention economy)
  • la perdita di agency come condizione antropologica del presente

È il sovrano perfetto della società‑flusso perché non governa: gestisce il flusso che governa tutti. Viene raccontata con la parola GOVERNANCE che sostituisce quella moderna di GOVERNO

LO SFONDO

La società del  FLUSSO

1. Percezione dello Spazio nella Società del Flusso

Lo spazio non è più un luogo, ma una rete di flussi.

  • Spazio come rete: non più cerchi concentrici (famiglia → comunità → nazione), ma intersezioni mobili di relazioni, connessioni, piattaforme.
  • Distanziamento spazio‑temporale: le relazioni non dipendono più dalla prossimità; la presenza è spesso mediata.
  • Spazio come interfaccia: ciò che conta non è dove sei, ma da quali flussi puoi accedere (informativi, affettivi, economici).
  • Confini porosi: non esistono più confini stabili; tutto è attraversabile, aggiornabile, riconfigurabile.

👉 Lo spazio diventa un ambiente di navigazione, non di appartenenza.

🕒 2. Percezione del Tempo nella Società del Flusso

Il tempo non è più durata, ma compressione.

  • Contrazione del tempo: tecnologie e comunicazione creano la sensazione che il tempo “scompaia”.
  • Presente continuo: il passato è archiviato, il futuro è incerto; domina un presente espanso fatto di notifiche, aggiornamenti, feed.
  • Accelerazione: ritmi sempre più veloci, decisioni immediate, urgenza costante.
  • Temporalità soggettiva: il tempo non è più un quadro esterno, ma un’esperienza cognitiva e culturale.

👉 Il tempo diventa un flusso da inseguire, non una struttura da abitare.

👤 3. Rappresentazione dell’Individuo

L’individuo è un nodo in una rete di relazioni, non un’unità autonoma.

  • Identità relazionale: la posizione dell’individuo dipende dai flussi e dalle risorse accessibili.
  • Identità performativa: si costruisce attraverso visibilità, narrazioni, immagini.
  • Soggetto flessibile: deve adattarsi continuamente, aggiornarsi, ottimizzarsi.
  • Fragilità strutturale: l’identità è instabile, esposta a feedback continui.

👉 L’individuo è un processo, non un’essenza.

 4. Rappresentazione della Società

La società è un sistema complesso di interdipendenze, non un insieme di gruppi stabili.

  • Società come rete di flussi: relazioni, informazioni, risorse scorrono in modo non lineare.
  • Strutture mobili: istituzioni e comunità non sono più contenitori stabili, ma configurazioni temporanee.
  • Interdipendenza: ogni attore è immerso in un tessuto di vincoli e opportunità.
  • Ordine instabile: la società mantiene un’apparenza di ordine nel mezzo di mutamenti costanti.

👉 La società è un ecosistema dinamico, non una struttura fissa.

5. Sistema di Valori (Bene/Male; Bello/Brutto)

I valori non sono più trascendenti, ma funzionali al flusso.

Bene / Male

  • Bene = ciò che mantiene il flusso (efficienza, visibilità, connessione).
  • Male = ciò che lo interrompe (lentezza, complessità, opacità).
  • Etica della prestazione e dell’ottimizzazione.

Bello / Brutto

  • Bello = ciò che è levigato, immediato, condivisibile.
  • Brutto = ciò che è ruvido, complesso, non immediatamente consumabile.
  • Estetica della superficie e della circolazione.

👉 I valori diventano algoritmici: ciò che funziona, vale.

6. Modelli di Comportamento: Cause, Fini, Metodi

Cause (perché si agisce)

  • Rispondere agli stimoli del flusso.
  • Mantenere la propria visibilità e rilevanza.
  • Ridurre l’ansia generata dall’incertezza.
  • Cercare riconoscimento immediato.

Fini (cosa si vuole ottenere)

  • Continuità del flusso personale (relazioni, lavoro, identità).
  • Stabilità emotiva attraverso micro‑ricompense.
  • Posizionamento nella rete (status, reputazione).
  • Accesso a risorse (informative, sociali, economiche).

Metodi (come si agisce)

  • Accelerazione: fare prima, rispondere subito.
  • Visibilità: mostrarsi, comunicare, performare.
  • Semplificazione: ridurre la complessità a narrazioni brevi.
  • Adattamento: cambiare forma, ruolo, identità secondo il contesto.
  • Ottimizzazione: migliorare continuamente sé stessi come “progetto”.

👉 L’agency diventa reattiva, non progettuale: si risponde al flusso più che guidarlo.

 Sintesi finale (mappa levigata)

Società del Flusso

   ├─ Spazio: rete di flussi

   ├─ Tempo: presente continuo accelerato

   ├─ Individuo: nodo instabile e performativo

   ├─ Società: sistema complesso di interdipendenze

   ├─ Valori: funzionali al flusso (visibilità, efficienza)

   └─ Comportamenti:

         • cause: stimoli, ansia, riconoscimento

         • fini: continuità, status, stabilità emotiva

         • metodi: accelerazione, visibilità, adattamento

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