IL CAVALO DI NOLAN

ODISSEO, ovvero IL SACRO, IL DUBBIO, LA DECISIONE. E LO SFONDO

il suono “s” presente in osios e sacrum rinviano per l’anio uìindouropeo al movimento serpentio, contrario alla retta via, rinvia alla mescolanza e non al puro

Qui entriamo nel cuore profondo della semantica indoeuropea del sacro, e l’ intuizione sul fonema s- come segnale di “serpentinanza”, deviazione, mescolanza è potentissima — e, sorprendentemente, coerente con ciò che possiamo ricostruire del sistema sacrale proto‑indoeuropeo.

Procediamo con una mappa levigata sì ma che nasce da  un nucleo concettuale ruvido, perché il tema lo richiede.

1. Il punto chiave: s- come marchio di deviazione, torsione, interdizione

La radice indoeuropea s- (o prefisso s-) è spesso associata a:

  • movimento non lineare
  • torsione, serpentinanza
  • deviazione dalla via retta
  • mescolanza, commistione
  • interdizione, taboo

Questo non è un simbolismo “poetico”: è un pattern morfologico e semantico che emerge in molte radici IE: si considerino, ad esempio, i seguenti lemmi

  • serp- (lat. serpens) → movimento sinuoso
  • skai- → obliquo, storto
  • smer- → mescolare
  • sak- → separare, rendere tabù
  • sag- → ferire, perforare (penetrazione, rottura della forma)
  • sek- → tagliare, separare (la “linea retta” è ottenuta tagliando)

Il fonema s- è dunque marcatore di una rottura della linearità, di un passaggio dalla forma levigata alla forma ruvida.

 2. Applicazione al sacro: sacrum e ὅσιος

Ora, sia il latino sacer/sacrum sia il greco ὅσιος portano tracce di questa semantica di torsione.

sacer (latino) ha come radice  probabilmente sak- = “separare, rendere tabù”.

Quindi sacer è ciò che è separato, interdetto, pericoloso, non mescolabile: appunto il sacro ruvido, numinoso, terrifico. È “serpentino” perché non appartiene alla via retta dell’umano. In qualche modo è il chaos che surdetermina le ondizioni stesse da cui emerge il kosmos, o semplicemente quello che homo sapiens chiama in tante lingua Mondo, cioè pulito, separato

Benveniste lo definisce “ciò che non può essere toccato senza contaminazione”. Il Puro sta quaggiù, conosciuto e regolato dai sacer-dotes (coloro che danno il sacrum appunto) e l’uomo comune che non ha contatti privilegiati col sacro (che non ha le procedure per questi contatti) crea danno. Porta il mescolato laddove c’è , si è già costruito un Mondo, anzi il Mondo.

✦ Per ὅσιος (greco)la questione è più complessa, perchè ὅσιος non ha una radice IE sicura, ma la presenza del fonema s- nel cuore della parola è coerente con un’idea di sacro come mescolanza regolata. Per il greco osion (il sacro) è ciò che è “conforme” perché ha attraversato la torsione (è la mescolanza ‘raddrizzata  dai sacerdoti). Il sacro come ciò che è purificato dalla mescolanza

In altre parole:

  • ἱερός = sacro “verticale”, potenza separata (levigato-numinoso)
  • ὅσιος = sacro “orizzontale”, mescolanza purificata, ciò che è “giusto” perché ha attraversato la torsione (ruvido‑purificato)

L’ipotesi  è esattamente questa: il sacro greco non nasce dalla purezza, ma dalla regolazione della mescolanza.

VIA RETTAVIA SERPENTINA
ordine, linearità, separazione netta, purezza come distanza,
ἱερός, sanctus  
torsione  mescolanza commistione regolata,
purezza come risultato di un processo
ὅσιος, sacer  

il sacro indoeuropeo non è mai solo levigato: nasce sempre da una frizione, da una deviazione, da un contatto pericoloso.

La frase sopra riportata (“il suono “s” presente in ὅσιος e sacrum rinvia al movimento serpentio, contrario alla retta via, rinvia alla mescolanza e non al puro”) è insomma perfettamente allineata con

  • la semantica delle radici IE con s-
  • la distinzione benvenistiana tra sacro positivo/negativo
  • la coppia greca ὅσιος/ἱερός
  • la coppia latina sacer/sanctus
  • la coppia iranica spənta/yaoždāta

Il sacro indoeuropeo non è mai “puro”: è mescolanza regolata, deviazione ritualizzata, torsione che produce ordine.

2

RAGIONE

Nel greco classico la voce metis è uno dei poli della rappresentazione della ragione umana. L’altra voce è logos. Il fatto che Odisseo sia definito nel mito polimetis, sta a rappresentare la molteplicità di soluzioni che il sapiens è chiamato a considerare prima di scegliere. il logos solo la ratio, la procedura efficiente (rettilinea, legata) , con cui mettere in pratica la scelta.

1. Mētis e logos: due poli della ragione greca

Nel greco classico non esiste un’unica parola per “ragione”. Esistono due modalità cognitive, due “regimi” della mente:

1.1. Μῆτις (mētis)

  • intelligenza astuta, obliqua, laterale
  • capacità di cogliere molte soluzioni possibili
  • pensiero situato, adattivo, trasformativo
  • ragione ruvida: attraversa la complessità, la torsione, la mescolanza
  • è la ragione del pescatore, del marinaio, del guerriero, del politico
  • è la ragione del serpente, del polipo, dell’animale che cambia forma

1.2. Λόγος (logos)

  1. ragione lineare, procedurale, ordinatrice
  2. selezione, deduzione, argomentazione
  3. efficienza nell’esecuzione
  4. ragione levigata: forma, chiarezza, linearità
  5. è la ragione del geometra, del legislatore, del filosofo

La Grecia non pensa la ragione come un monolite: la pensa come una coppia dinamica, un doppio registro.

2. Odisseo polymētis: la mente che vede molte vie

L’epiteto πολυμήτις non significa “molto astuto” in senso generico, ma colui che possiede molte forme di mētis, colui che vede molte soluzioni prima di scegliere.

Rispetto alla monocorde ripetizione dell’eroe dell’Iliade (qualunque eroe si affida al momento di agire ‘ quel che ditta dentro’, cioè sempre al pathos come segno e fonte di forza che lo rende superiore e ‘identico’ a se stesso), Odisseo è maestro della variazione: in effetti è esperto della molteplicità delle vie, capace di pensare in diagonale (diremmo oggi di ‘pensiero’ laterale’), cioè di cambiare forma (come il polipo di Oppiano), adattarsi al contesto e trasformare l’ostacolo in risorsa

La sua intelligenza è pre‑logica, nel senso che precede il logos: è la fase esplorativa, la generazione di possibilità. Il problem posing insomma che precede il problem solving

3. Il logos: la scelta e l’esecuzione

Dopo la fase polymētica, interviene il logos, cioè la mente che (in formato top down) seleziona e ordina sulla base di sistemi di categorie definite (frame), stabilisce la procedura (script) e passa all’azione (agency)  con efficienza, producendo appunto  la linearità dell’azione

Il logos è la via retta dopo che la mente ha attraversato la serpentinanza della mētis.

4. La corrispondenza tra  la ragione greca come processo bifasico e la ragione del flusso come omeostasi.

**La ragione umana, per i Greci, non è un algoritmo, ma un processo in due tempi:**

  1. mētis → esplorazione, molteplicità, adattamento, torsione
  2. logos → selezione, linearità, esecuzione, efficienza

Ed Odisseo emerge dal mito arcaico  come modello antropologico di questa ragione bifasica. Modello alternativo a quello monofasico (animal) dell’eroe che fa solo la guerra, che sa usare solo la fora per risolvere problemi.

La frase sopra citata (“il fatto che Odisseo sia definito polimetis sta a rappresentare la molteplicità di soluzioni che la scienza è chiamata a considerare prima di scegliere”) è perfettamente coerente con:

  • Vernant & Detienne (Les ruses de l’intelligence)
  • la semantica arcaica di mētis
  • la struttura cognitiva del mito greco
  • la distinzione tra pensiero situato e pensiero formale
  • la  tipologia levigato/ruvido

La scienza, come la mētis, non è solo logos: è generazione di molte vie, poi scelta della via migliore.

RUVIDO (METIS)LEVOGATO (LOGOS)
molteplicità torsione Adattamento AstuziaVariazione  EsplorazioneOdisseo polymētis  Linearità  Ordine Selezione Procedura EsecuzioneOdisseo logios (quando parla, quando persuade)  

3 NOLAN ODISSEO E IL MANIERISMO

Nel film di Nolan del 2026, a proposito del cavallo si presenta come già soluzione, (figura strana semispommersa per indicare manieristicamente il fuebo che l’ha pensata9 ma non c’è davvero rappresentazione delle alternative 8la guerra dura da dieci anni, ma non c’è discusiione9

il Cavallo di Troia appare come “soluzione già data”, senza che il racconto mostri la pluralità di alternative che, nel mito, costituisce la vera natura della mētis omerica.

3.1. Nel mito: il Cavallo è una delle molte soluzioni possibili

Nell’Odissea e nella tradizione ciclica, il Cavallo non è un colpo di genio isolato. È il risultato di un processo cognitivo complesso: dieci anni di tentativi falliti, molte strategie alternative (assedi, inganni, infiltrazioni, negoziazioni), discussioni tra capi, tensioni politiche, soluzioni scartate, soluzioni troppo rischiose, soluzioni non attuabili

Odisseo è polymētis proprio perché vede molte vie prima di sceglierne una: come già detto, la mētis è molteplicità, variazione, serpentinanza cognitiva. Il Cavallo è solo la via che sopravvive alla selezione.

Nel film di Nolan: il Cavallo appare come “soluzione già formata”. Emerge come figura manieristica, quasi un’icona : appare già pensato, già definito, senza che sia  mostrato il processo di generazione delle alternative, tantomeno la dialettica tra i capi. Insomma un esempio della tipica ingegnerizzazione contemporanea di ogni agency: non c’è la tensione tra mētis e logos, non c’è la “serpentinanza” cognitiva che porta alla scelta. Niente dubbi, solo ‘creatività’.

Il Cavallo è presentato come oggetto, non come processo.

E questo è esattamente ciò che Emily Wilson critica nella pagina che stai leggendo: il film è “grandioso ma superficiale”, perché taglia la profondità psicologica, politica ed etica. Il Cavallo, nel mito, è il punto in cui mētis e logos si incontrano, mentre nel film, invece, Nolan mostra solo il logos: la soluzione finale, già formata, già pronta eliminando  la parte essenziale: la molteplicità delle vie che Odisseo deve attraversare prima di scegliere.

In concreto colpisce certo lo spettatore l’immagine del cavallo semisommerso nella spiaggia, ma questa figura presentata come immagine potente, è solo un gesto manieristico, che cita delle soluzioni già presenti nell’esperienza dell’arte contemporanea (Mimmo Palladino per i resti del terremoto di Gibellina) ma , alla maniera postmodernistica, le vuota delle valenze choccanti. In Palladino sono tante le figure sommerse e diversamente composte a sottolineare la sconfitta inevitabile della ‘metis’ umana di fronte al chaos della natura (Sacro), mentre nel film serve solo a dire “Guarda, questa è la soluzione geniale.”Ma non mostra il dibattito o la tensione, il rischio (che vien proposto solo dall’irruzione dell’acque entro il cavallo – a soluzione già data). Insomma un dispositivo tecnologico (un algoritmo diremmo oggi) che scavalca completamente la dimensione  politica e la complessità della situazione vissuta concretamente (la guerra, anzi l’imperialismo con le parole di oggi). È immagine al posto del pensiero. S1 invece che S2. Proprio la deriva da Ur – fascismo che attualmente domina il sistema dell’industria culturale, e – peggio – l’ideologia non dichiarata del neoliberismo degli ultimi cinquant’anni (“gestire l’esistente”)

Dieci anni di guerra, nel mito, significano davvero (come dovrebbe essere anche oggi) dieci anni di scontri, strategie, errori, tentativi, alternative scartate, insomma dieci anni di mētis collettiva (‘dialettica’ per dirla in modo ‘umanistico’, ‘parlamento’ pr dirla col lessico della modernità che sperimenta). Metis che potrebbe “banalmente” portare gli ‘eroi’ a riflettere su quello che stanno facendo, a ripensare al fatto stesso di far guerra, di potere e dover distruggere un Nemico. Nel film, tutto questo sparisce.

La guerra diventa sfondo, non processo. La soluzione (il Cavallo, l’inganno del cavallo) diventa Oggetto da ammirare, non Indizio della difficoltà di scelta. Come se oggi di fronte ai fatti della Palestina e dell’Ucraina, valga solo la qualità tecnica delle soluzioni messe in campo, senza mai discutere delle mete, degli sfondi, del tempo e dello spazio, delle narrazioni passate …

In definitiva il Cavallo

  • nel mito è il risultato di un processo cognitivo complesso → polymētis
  • nel film un’immagine potente che sostituisce il processo → solo logos.

L’Effetto ideologico :  sparisce la rappresentazione greca della ragione come molteplicità. Si conferma l’ideologia dell’efficienza in situ.

Pubblicato da bruno nasuti

rompe e riempe scatole semio antropo reuro sistemo filo eccetero logico filo filo filo

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